mercoledì 3 novembre 2010

Quando i rifiuti diventano una ricchezza

Voce Repubblicana del 3 novembre 2010
Intervista a Riccardo Casale
di Lanfranco Palazzolo

L’industria dei rifiuti porta occupazione e ricchezza. Ecco perché è stata una follia mandare i rifiuti all’estero. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l’amministratore delegato dell’AMIU di Genova Riccardo Casale.
Dott. Casale, cosa pensa di quello che sta accadendo in Campania, per l’emergenza rifiuti?
“Quello dei rifiuti è un problema di lungo periodo che deve essere affrontato con politiche di lungo periodo. Questa è l’origine del problema napoletano. E questa può anche essere la soluzione dello scontro che stiamo vedendo in questi giorni. Negli anni ’90, mi occupai di identificare siti per discariche nel napoletano. Purtroppo devo constatare che quei siti non sono stati trovati o non identificati. In questi venti anni, i rifiuti sono stati gestiti in maniera illegale, a volte illegittima. E comunque sempre nella logica delle emergenze. E mai nella logica della pianificazione. Quello che siamo riusciti a fare a Genova ormai da parecchi anni è stato di pianificare la gestione dei rifiuti per vedere i bisogni, impostare le soluzioni che ovviamente sono pianificate: la raccolta differenziata, gli impianti e, in parte, la discarica”.
Qual è il livello amministrativo giusto per affrontare un’emergenza legata al problema dei rifiuti?
“Tutti e tre i livelli locali (Regione, provincia e comune) sono implicati nella gestione e raccolta dei rifiuti. Ognuno lo fa in base alle proprie competenze. E’ importante uscire dalle logiche dei cosiddetti veti incrociati, andare oltre la scadenza del prossimo mandato elettorale. In Italia si vota tutti gli anni. Questo incide sul percorso della pianificazione. E’ importante assumersi la responsabilità sulla produzione dei rifiuti. Questi rifiuti non sono difficili da gestire. Il quadro legislativo non è complesso. Le norme devono essere applicate”.
Quando negli anni ’90 ha avuto a che fare con la realtà campana che tipo di difficoltà ha incontrato?
“Parlo di un periodo molto lontano. Le difficoltà erano quelle legate alle autorità locali. Le amministrazioni locali non vedevano di buon occhio il nostro lavoro. Avevano tutti paura di vedere i loro territori sfregiati dai rifiuti. Il mondo dei rifiuti però produce ricchezza e occupazione. E’ una follia pensare di aver mandato centinaia di migliaia di tonnellate prodotte in Italia all’estero”.
La città di Genova e quella di Napoli hanno una geomorfologia regionale simile. I problemi da affrontare in queste due realtà sono molto diversi?
“Evidentemente la morfologia ha un impatto. In Liguria abbiamo le discariche di valle e non quelle di pianura. Stiamo avviando le pratiche per un impianto di termotrattamento dei rifiuti. Il problema italiano è che il 40 per cento dei rifiuti finisce ancora in discarica. Ecco perché dobbiamo gestire diversamente i rifiuti”.

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