mercoledì 6 gennaio 2010

Mancini, voglio le elezioni primarie

(AGI) - Roma, 6 gen. -"La Bonino è una candidatura potenzialmente molto forte, che andrebbe sottoposta dal centrosinistra al percorso delle primarie. E alle primarie non escludo che potrei sostenere la Bonino". Lo ha detto Claudio Mancini, assessore regionale del Lazio, che è stato sostenitore della mozione Bersani, intervistato da Radio Radicale sulla candidatura di Emma Bonino alla Regione Lazio. "Credo che in questo momento abbiamo bisogno di una coalizione larga, sostenuta da un'ampia partecipazione diretta dei cittadini. Noi ci rivolgiamo all'Udc che esclude la partecipazione a consultazioni primarie. E' chiaro che in una situazione in cui l'Udc non facesse parte della coalizione di centrosinistra, non ci sarebbero difficoltà a fare le primarie", ha detto Mancini. Quanto al nome della Bonino e alla contrarietà di Casini, Mancini ha risposto: "So che l'Udc ha sempre detto che avrebbe guardato ai programmi e alle personalità in campo. Sarebbe curioso che non attendessero la scelta del centrosinistra". Sulla ipotesi di un accordo con l'Udc che prevedesse lo scambio tra Regione e Provincia con la candidatura di Zingaretti, Mancini ha risposto: "Non si è mai parlato di patti per la provincia con l'Udc. La coalizione larga attorno ad un candidato come Zingaretti ha come condizione la partecipazione dell'Udc alla coalizione stessa e l'accordo per la presidenza della provincia. Queste due cose al momento non ci sono. Quando si viene votati da oltre un milione di cittadini, come è il caso di Zingaretti, si è molto legati al mandato elettorale, e non si può certo decidere a cuor leggero. Ma anche Zingaretti sa che vincere alla regione è questione molto importante. Non vedrei dunque nulla di scandaloso se lui accettasse di candidarsi, lasciando la presidenza della Provincia". (AGI)
Bru 061407 GEN 10

Nicola di Bari, Amore non farmi piangere


CLIFF RICHARD - Devil Woman (1976)

Feeling - Sewn (Live)

Cosa vuole Bersani?

Intervista a Massimo Donadi
Il Tempo, 6 gennaio 2010
Di Lanfranco Palazzolo
*Nota, il testo apparso sul "Tempo" è diverso da questo in quanto si tratta della versione inviata al quotidiano romano.

A distanza di tre mesi dall'elezione di Bersani alla segreteria del Pd non ho capito qual è la sua politica. Mi pare che Bersani non abbia le idee molto chiare. Lo spiega il capogruppo dell'Idv alla Camera Massimo Donadi.
Onorevole Donadi, cosa pensa delle perplessità espresse da Marina Sereni su alcune iniziative dell'Idv?
“Le parole di Marina Sereni ci hanno amareggiato perché sono le parole di un alleato che non ha ancora capito qual è la posta in gioco. Si possono fare tutte le riforme del mondo, ma non ci sarà una vera pacificazione fino a quando non si risolve il vero problema del Paese: quello del Quarto potere. Questo potere è nelle mani di una parte politica. E' come se in una partita di calcio l'arbitro, il Quarto potere, fosse il dodicesimo giocatore in campo. Questo è il vero problema. Fino a quando il Pd non capirà questo si farà trascinare in fantomatici tavoli delle riforme”.
Lei ha compreso cosa pensa il segretario del Pd Pierluigi Bersani dell'alleanza con l'Idv a tre mesi dalla vittoria congressuale?
“Questo lo dovrebbe chiedere a Bersani”.
Ma sono tre mesi che Bersani è il segretario del Pd. Qualcosa dovrebbe aver capito della sua linea...
“Finora non è dato sapere quali sono gli elementi portanti che dovrebbero caratterizzare la politica di Bersani. Finora abbiamo preso atto che Bersani ha fatto prendere le distanze del Pd dall'Italia dei valori. A noi interessa la chiarezza e la riforma sui mezzi di informazione televisivi”.
Come si fa a parlare di questo tipo di riforme con voi quando un esponente del vostro partito, l'on. Luigi De Magistris, vorrebbe mandare Berlusconi in esilio come se fosse Napoleone?
“Chi lo ha detto ha precisato di aver fatto una battuta. Non credo abbia senso cercare di dare un'interpretazione diversa a queste parole”.
Pensate di essere degli alleati affidabili per il Pd?
“Noi siamo molto affidabili. Si deve trovare un accordo su come andare avanti insieme. Se vogliamo essere un'alternativa a Berlusconi dobbiamo esserla domani. Bersani continua a dire che il più antiberlusconiano sarà quello chi lo batterà nelle urne. Ma questo accadrà tra tre anni. Un'opposizione seria è anche un'opposizione che evita di fare danni permanenti alla democrazia e alle istituzioni del paese. Mi pare che Bersani non ha ancora le idee molto chiare”.
Chi è l'interlocutore più affidabile nel Pd?
“E' Bersani. Lui è il solo interlocutore con il quale cercheremo il dialogo. Il Pd dovrebbe comprendere le ragioni dell'Idv come alleato, invece di cercare di ridimensionarci. Altrimenti il Pd rischia di fare la fine di Massimo D'Alema con la Bicamerale e quella di Walter Veltroni all'inizio della scorsa legislatura. Speriamo che Bersani non segua la stessa strada”.