domenica 10 gennaio 2010

Assassinato dai fascisti o dai comunisti? Non dimentichiamo Carlo Tresca

L'11 gennaio cade un anniversario dimenticato da tutti. Si tratta del giorno dell'assassinio a New York, nel 1943, dell'editore italiano Carlo Tresca. Quest'uomo ebbe un grande coraggio pubblicando libri molto importanti sul fascismo come il celeberrimo "Come funziona la dittatura fascista" di Gaetano Salvemini, uscito negli Stati Uniti con la casa editrice "Il Martello". Sabato sera ho visto una puntata di "Correva l'anno" dedicata a quello stronzo di Galeazzo Ciano. Mi chiedo come mai la storiografia italiana si occupi sempre dei soliti personaggi. Ecco perchè ho pensato di ricordare la figura di questo grande italiano che fu ucciso prima di recarsi ad una riunione della "Mazzini Society" di New York (Vedi foto sotto), odiato dai fascisti e anche dai comunisti. Secondo molti, i mandanti di quell'assassinio furono la mafia italo-americana che fece "un favore" al regime fascista che voleva la morte di quest'uomo. I veri colpevoli di questo assassinio non saranno mai identificati nonostante l'impegno di un Comitato di intellettuali americani ad hoc. Tuttavia, qualcuno è arrivato anche a pensare che i mandati di quell'assassinio furono alcuni agenti comunisti, mandati da Mosca. Questa accusa è stata formulata nel libro scritto da Sergio Bertelli e Francesco Bigazzi dal titolo "Pci, la storia dimenticata", uscito con Mondadori nel 2001. Ovviamente io non ho ho una risposta a questi interrogativi. Su Wikipedia c'è una voce apposita su questo dibattito: leggetela.
Vita di Carlo Tresca
Nacque a Sulmona (l’Aquila) il 9 marzo 1879 da Filippo e da Filomena Fasciano. A causa del dissesto economico della famiglia dovette accontentarsi di frequentare l’Istituto tecnico senza proseguire oltre gli studi. Il trasferimento per punizione a Sulmona, a cavallo tra i due secoli, di alcuni dirigenti del personale di macchina delle ferrovie, che proprio nel centro abruzzese costituivano un sindacato conduttori locomotive, offrì al giovane Tresca l’occasione di entrare in contatto diretto con le idee socialiste e di dare una veste politica al suo istintivo ribellismo. Coinvolto nell’attività del citato sindacato e nell’organizzazione del proletariato agricolo locale, collaborò al periodico socialista “Il Germe”, sorto nell’ottobre 1901, distinguendosi soprattutto per il tono acre della polemica nei confronti degli ambienti clericali di Sulmona. Nel 1904 subì la sua prima condanna ad un anno di carcere e 6 mesi di domicilio coatto, per sfuggire alla quale emigrò prima in Svizzera e poi negli Stati Uniti.
Stabilitosi a Filadelfia assunse, nel settembre, la direzione de “Il Proletario”, l’organo della Federazione Socialista Italiana fondata nel 1902 da G. M. Serrati e dilaniata in quel momento dalle polemiche sul problema dell’eventuale affiliazione ad uno dei partiti socialisti americani. Grazie a Tresca, che invece con la nascita degli Industrial Workers of the World iniziò la propaganda dei principi del sindacalismo industriale, la FSI non venne travolta dalle scissioni. Ormai spostatosi su posizioni anarchiche e sempre più convinto delle potenzialità dell’azione diretta, Tresca rassegnava nel giugno 1906 le dimissioni da direttore de “Il Proletario” passando dapprima a “La voce del popolo”, diretta a Filadelfia da Giovanni Di Silvestro, poi dando vita a Pittsburgh nel 1908 ad un proprio settimanale: “La Plebe”.
Il suo impegno contro i mediatori di mano d’opera, i padroni, le autorità consolari, contro tutto ciò che si configurava come sfruttamento degli immigrati, e le sue dure polemiche anticlericali gli procurarono due condanne per diffamazione.
Nel 1909, dopo la soppressione de “La Plebe”, si trasferì a New Kensington in Pennsylvania dove diresse “L’Avvenire”. La sua collaborazione con gli IWW lo portò nel maggio 1912 a Lawrence, dove gli Industrial Workers, che alcuni mesi prima avevano guidato un grande sciopero dei tessili, sostenevano una intensa campagna per la liberazione di Ettor e Giovannitti, accusati di complicità morale nell’omicidio di una dimostrante per aver incitato al picchettaggio. In quella circostanza incontrò Elisabeth Gurley Flynn, “the rebel girl”, che gli fu compagna fino al 1925. Come ebbe a scrivere la stessa Gurley Flynn nella propria autobiografia: “Carlo Tresca trasferì il suo giornale a New York nel 1913. A quel tempo, era un uomo alto, snello, di bell’aspetto, tra i trenta e i quarant’anni (...)
Una barba gli nascondeva una brutta cicatrice sulla guancia, conseguenza di un’aggressione subita a Pittsburgh da parte di uno dei suoi innumerevoli nemici”.
Pur non entrando mai a far parte ufficialmente degli IWW Tresca continuò la sua opera di collaborazione propagandistica, in occasione di altri grandi scioperi, come quello di Paterson nel 1913, incorrendo spesso in arresti e processi, come nel 1916 durante lo sciopero dei minatori del ferro di Misabi Range, quando venne accusato, con il rischio dell’ergastolo, di complicità in omicidio per aver dato esca alla violenza con i propri discorsi. Le polemiche con Big Bill Haywood, successive alla sua assoluzione, portano Tresca a troncare i rapporti con gli IWW. Nel settembre del 1917, nel quadro di una grossa operazione contro gli IWW a Chicago, con l’incriminazione di 168 persone, Tresca e Gurly Flynn vennero arrestati, e con loro anche Ettor e Giovannitti. Dopo aver ottenuto il rilascio su cauzione, i quattro riuscirono ad ottenere la separazione delle cause e non vennero mai processati.
Nel frattempo, tuttavia, il giornale di Tresca, “L’Avvenire” venne soppresso.
Alla fine del 1917 Tresca, acquistava una nuova testata, “Il Martello”, “giornale politico letterario artistico”, che con il 1° dicembre doveva diventare rivista quindicinale per l’”educazione e l’elevamento intellettuale fra i lavoratori italiani”.
Nel primo dopoguerra l’attività giornalistica di Tresca si muove in diverse direzioni: dall’attiva campagna a favore di Sacco e Vanzetti alle polemiche interne al movimento anarchico italo-americano, dall’opposizione alla penetrazione fascista negli organismi degli emigrati all’appoggio ai tentativi autonomi di organizzazione sindacale dei lavoratori italiani. Tresca fu tra i più attivi promotori dell’Alleanza antifascista del 1923 ed i suoi violenti attacchi al fascismo sulle colonne de “Il Martello” indussero le autorità americane, su pressione dell’ambasciata italiana, a trovare un pretesto per metterlo fuori gioco. Nell’agosto 1923 infatti Tresca venne arrestato in base alla Federal Obscenity Law per aver pubblicato sul giornale pubblicità favorevole al controllo delle nascite. Condannato ad un anno e un giorno da scontare nel penitenziario di Atlanta, Tresca ebbe ridotta la pena a quattro mesi dallo stesso presidente Coolidge, sotto la spinta di una intensa mobilitazione e dell’intervento dello stesso Fiorello La Guardia.
Contemporaneamente, dopo una prima fase di entusiasmo per la rivoluzione russa, nel 1921 Tresca iniziò a muovere critiche al governo sovietico, che sfociarono successivamente in una netta presa di distanza dal leninismo prima ed in aperta condanna dello stalinismo poi. Se le vicende iniziali della guerra civile spagnola spinsero Tresca ad appoggiare il fronte unico ed anche la partecipazione degli anarchici al governo, la situazione prodottasi in seguito non fece che acuire il dissidio con i comunisti. Durissimi furono gli attacchi di Tresca ai comunisti sia per i processi staliniani sia per la repressione esercitata in Spagna nei confronti degli anarchici e degli aderenti al POUM.
Durante la seconda guerra mondiale, Tresca collaborò con l’Office of War Information per l’organizzazione dell’Italian-American Victory Council, un organismo sorto per stabilire la politica degli USA verso l’Italia liberata, e fu membro dell’organizzazione antifascista Mazzini Society. Decisamente intransigente sia nei confronti dei comunisti che degli antifascisti dell’”ultima ora”, degli ex fascisti cioè che l’intervento americano in guerra aveva ridotto a più miti consigli, Tresca accrebbe in modo considerevole il numero dei suoi nemici. Venne assassinato a colpi di pistola a New York l’11 gennaio 1943. Nonostante le diverse ipotesi formulate - chi sostenne la responsabilità dei comunisti, chi dei fascisti, chi della malavita - e dieci anni di indagini di un’ apposita commissione d’inchiesta, l’uccisione di Tresca è ancora avvolta nel mistero.