mercoledì 13 gennaio 2010

Quel principio del tetto è giusto

Intervista a Fabio Rampelli
Voce Repubblicana del 13 gennaio 2010
di Lanfranco Palazzolo

Il principio del tetto del 30 per cento degli alunni stranieri nelle classi italiane è giusto. Lo ha detto alla “voce” l’onorevole Fabio Rampelli, deputato del Pdl.
Onorevole Rampelli, come giudica l’iniziativa del ministro della Pubblica Istruzione Mariastella Gelmini di introdurre nelle scuole il tetto del 30% degli studenti stranieri?
“Tengo a precisare che il principio dell’equa distribuzione tra bambini italiani e bambini stranieri nelle scuole italiane è stato introdotto con un decreto del Presidente della Repubblica e seguito da altrettante circolari sia da parte di governi di centrodestra che di governi di centrosinistra. Queste circolari non sono state praticamente applicate e rimaste lettera morta dagli istituti scolastici. Per questo motivo, nonostante che il Capo dello Stato fin dal 1994 si rese conto della necessità di regolamentare l’accesso dei bambini immigrati nelle scuole italiane, si sono creati dei fenomeni degenerativi come quelli della scuola Carlo Pisacane di Roma, di alcune scuole di Prato, di alcuni istituti del Veneto e della Lombardia. E anche del Piemonte. Questo male interpretato concetto di autonomia scolastica ha generato dei problemi e delle patologie. Bisogna correggere il tiro perché c’è un problema di integrazione che non è soltanto di tipo linguistico. Se fosse solo questo il problema tutto sarebbe risolvibile. Bisogna garantire l’integrazione culturale e sociale di queste persone. Per dare questa garanzia è necessario garantire il principio dell’equa distribuzione, che è stato attuato già in alcuni comuni di centrosinistra”.
Con quali criteri verrà stabilito il tetto degli studenti?
“Da quello che leggo sui giornali vedo che non si comprende quale sia la valutazione su chi debba essere considerato come ‘bambino straniero’. Su questo la politica deve interrogarsi. Io penso che un bambino straniero possa essere definito tale in base alle norme sulla cittadinanza italiana. Quindi fanno parte di questa percentuale tutti i bambini che non hanno la cittadinanza italiana”.
Qual è la problematica della cosiddetta “classe ghetto”?
“Non c’è una classe ghetto. In Italia ci sono delle scuole dove ci sono delle classi monoetniche con una presenza residuale o nulla di bambini italiani contro il volere delle stesse famiglie straniere. Questi bambini si trovano in una scuola italiana per stranieri. E si ritrovano in una città italiana per frequentare scuole dove non c’è integrazione sociale e si formano delle realtà ghetto”.
Ci saranno maggiori problemi ad applicare questa norma in provincia, dove non ci sono molte scuole?
“Questo è scontato. Ma proprio perché c’è questo rischio abbiamo il dovere di affrontarlo potenziando il sistema del trasporto scolastico. Solo così si garantisce l’integrazione”.