giovedì 14 gennaio 2010

Il look dell'onorevole Francesco Barbato



Lunedì sera sera stavo guardando una seduta della Camera dei deputati quando mi sono imbattuto nel look dell'onorevole Francesco Barbato. Il parlamentare dell'Italia dei Valori è noto per essere un personaggio che non passa inosservato. Qualche giorno aveva provato ad occupare la Camera e prima ancora aveva proposto agli operai di Termini Imerese di utilizzare il "metodo Tartaglia" per difendere il loro posto di lavoro. Ovviamente Barbato aveva fatto immediatamente retromarcia rispetto a quelle dichiarazioni. Io non voglio parlare dei metodi dell'Idv, ma sono interessato al look di Barbato. Notate i capelli ricci del parlamentare che si espandono da est ad ovest. La sua pettinatura ricorda un popolare personaggio dei cartoni animati degli anni '70 che andava in onda su Telecapodistria: Toofffsy. Ma il nostro deputato dell'Idv si fa ammirare per il fazzoletto sul taschino, simbolo di grande eleganza, associato ad un magnifico giaccone di lana sopra la camicia. Il parlamentare si presenta in aula senza cravatta e con la camicia sbottonata. Notate gli occhiali del parlamentare, abbassati fino alla metà del naso, nel disperato tentativo di imitare il suo leader e antagonista nel partito Antonio Di Pietro. Voto 10: look irripetibile. Un'ultima cosa. Non vi perdete questo indimenticabile intervento sulla crisi finanziaria mondiale e italiana. Qui sotto il cartone animato di Toofffsy.

La gravità che avanza

Intervista ad Eugenio Sarno
Voce Repubblicana del 14 gennaio 2010
di Lanfranco Palazzolo

La situazione delle carceri italiane peggiore giorno dopo giorno. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Eugenio Sarno, Segretario della Uil Penitenziari.
Eugenio Sarno, la situazione delle carceri italiane è drammatica.
“L’unica certezza che riguarda il sistema penitenziario è l’avanzamento della gravità della situazione. Martedì mattina abbiamo fatto un sit in per sollecitare il Parlamento e il Governo alla discussione, auspicando che vi siano soluzioni per questa situazione. Noi parliamo di un sistema penitenziario alla deriva, che rischia di trasformare la pena in supplizio. E non è un’affermazione generica o allarmista: nella carceri italiane si trovano 63mila detenuti in luogo dei 43mila di capienza. Inoltre, c’è una carenza di almeno 6mila agenti penitenziari. Ben 800 agenti penitenziari sono finiti in ospedale per lesioni subite da parte dei detenuti negli ultimi 24 mesi. Nel solo 2009 ci sono stati 72 suicidi i carcere, per un totale di 160 morti in carcere. Questi sono numeri che testimoniano la criticità della situazione nelle carceri”.
Qual è il carcere lager per antonomasia, dove le condizioni di sopravvivenza sono più difficili?
“Se dovessi tradurre in un’icona il sistema penitenziario italiano non potrei non fare riferimento al carcere milanese di San Vittore. Ho visitato quasi tutti gli istituti penitenziari d’Italia. Ma il degrado e la bruttura di San Vittore sono riferibili alle favelas brasiliane”.
Esiste un istituto di pena definito come il carcere dei suicidi?
“E’ il sistema penitenziario italiano ad essere mortifero. A questo genere di aggettivazioni cerco di dare poco conto. Ci sono diversi istituti di pena che hanno assunto questa denominazione. Uno di questi è il carcere di Sulmona. Anche l’ex direttrice di quel carcere si è suicidata oltre ad otto detenuti nell’arco di sei anni. Non c’è un istituto che genera le condizioni del suicidio, ma è il sistema carcerario. E’ difficile coabitare con nove persone, quando la cella è pensata e costruita per contenerne solo tre”.
Cosa pensa del piano dell’edilizia carceraria che vorrebbe portare avanti Governo?
“Al ministro della Giustizia Alfano ho spiegato che il piano carceri non è così necessario come si vuole far credere. Più che nuove carceri, vorremmo carceri diverse, in un sistema penitenziario diverso. I tempi per la costruzione delle carceri sono biblici. L’emergenza invece è oggi. Crediamo che non sia da escludere un altro provvedimento di clemenza o il ricorso alle pene alternative. La certezza della pena non significa mettere una persona in carcere e buttare via le chiavi. Ecco perché è necessario aumentare gli organici della polizia penitenziaria anche per garantire un maggior controllo ai detenuti ammessi alle pene alternative”.