venerdì 15 gennaio 2010

Noi cattolici decisivi

Intervista a Publio Fiori
Voce Repubblicana del 16 gennaio 2010
di Lanfranco Palazzolo

Dalle prossime elezioni regionali mi aspetto un grande cambiamento nella sanità del Lazio. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l’onorevole Publio Fiori, segretario di Rifondazione Dc e Presidente di Rinascita popolare.
Onorevole Puglio Fiori, cosa farete in vista delle prossime elezioni regionali nel Lazio?
“La scorsa settimana abbiamo riunito la Direzione regionale di Rifondazione Dc, al termine della quale abbiamo deciso di non presentare una nostra lista e un nostro candidato alla Presidenza in vista delle elezioni nel Lazio. Lo abbiamo fatto perché non ci sono le condizioni politiche ed organizzative per fare una prova del genere. Però abbiamo anche deciso di appoggiare una lista. E per fare questo abbiamo deciso non prendere una decisione in base a pregiudiziali ideologiche, ma di scegliere il nostro candidato alla Presidenza in base al suo programma politico e alla compatibilità con le nostre posizioni. Per questa ragione ho chiesto a Renata Polverini e ad Emma Bonino e agli altri candidati alla regione di fare un incontro con una nostra piccola delegazione”.
Cosa pensa della candidata del centrosinistra Emma Bonino?
“E’ una candidatura seria. La Bonino è un personaggio politico di primo piano. Per noi cattolici ci sono delle problematiche nei confronti dei radicali. Ma abbiamo anche problemi con il centrodestra sul tema dell’immigrazione. I problemi ci sono dei due schieramenti. L’elettorato cattolico sarà molto importante per queste consultazioni”.
Cosa pensa della situazione della Sanità nel Lazio. Piero Marrazzo ha chiuso tante strutture pubbliche. Cosa si aspetta dai due candidati?
“Mi aspetto un profondo cambiamento. Nel Lazio, l’assistenza sanitaria è quella che conosciamo. Basta leggere i documenti del Tribunale del malato. La presenza dei privati è ingombrante perché non è incentivata a migliorare la qualità dell’assistenza, ma al proprio tornaconto. Credo che la situazione imponga l’accorpamento dei nosocomi e delle attività di assistenza, incentivando molto l’assistenza domiciliare. E utilizzando il principio esposto dall’articolo 18 della Costituzione che nessuno ha applicato”.
Dopo che ha lasciato Alleanza Nazionale non ha avuto contatti con quel partito?
“Ho tanti amici in Alleanza Nazionale. Ho abbandonato quel partito perché ritenevo che An non si fosse mossa in coerenza con quanto aveva annunciato nella svolta di Fiuggi. E ho deciso di tornare all’esperienza della Democrazia cristiana”.
E’ rimasto sorpreso della svolta progressista di Fini?

“No, me l’aspettavo. Secondo me, Fini non è un uomo di destra. E non accetterebbe mai di fare il secondo a Berlusconi. Credo che il Presidente della Camera potrà essere un interlocutore molto importante in vista di una futura scomposizione del sistema politico italiano”.

Quando le istituzioni diventano merce di scambio

Voce Repubblicana del 15 gennaio 2010
Intervista a Riccardo Villari
di Lanfranco Palazzolo

Le istituzioni di garanzia non possono essere utilizzate come dei “postifici”. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il senatore Riccardo Villari, del gruppo misto, componente Mpa, che denuncia quello che è accaduto intorno sulla presidenza del Copasir.
Senatore Villari, cosa pensa di questo giro di valzer di poltrone intorno al Copasir?
“Ho solo rilevato che, dalla vicenda della Commissione di Vigilanza sulla Rai ad oggi c’è stato un susseguirsi di iniziative molto discutibili che hanno riguardato organismi delicati e di garanzia per le istituzioni. Il Copasir è l’ultimo atto. A me non risulta che in passato ci sia stata la disinvoltura che ho visto in questa legislatura da parte dei partiti nell’utilizzare le istituzioni e commissioni particolarmente delicate come ‘postifici’, nelle quali si procede ad innesti e a spostamenti forzati. Questo metodo è molto pericoloso. A mio avviso la democrazia comincia ad essere ferita quando si interviene nel processo democratico senza rispetto. Lo abbiamo visto anche nella vicenda relativa alla nomina dei segretari d’aula al Senato. A me non sembra che nel passato ci siano state situazioni analoghe”.
La nomina di D’Alema alla guida del Copasir è una scelta risarcitoria?
“Non voglio affrontare il tema del rispetto delle istituzioni con la personalizzazione di questa discussione. La mia era un’osservazione rivolta alla salvaguardia della delicatezza delle istituzioni. Il problema è che questa scelta ed altre sono state fatte fuori dalle istituzioni. Poche volte è stata rispettata la libera volontà di questi organismi. Si procede attraverso le rimozioni e le revoche. Quello che sta accadendo è molto grave”.
Cosa è successo nella vicenda dei segretari d’aula?
“All’inizio della legislatura sono stati eletti i segretari d’aula. Un anno dopo l’inizio della legislatura, una forza politica, l’Idv, ha fatto giustamente notare che non era nell’ufficio di presidenza del Senato a vantaggio di un altro gruppo parlamentare. Il gruppo che aveva avuto un rappresentante in più non ha voluto rinunciare al suo rappresentante. Come provocazione avevo proposto in aula di utilizzare lo stesso metodo che era stato usato contro di me alla Presidenza della Vigilanza Rai, proponendo le dimissioni di tutti i segretari d’aula. Alla fine si è deciso di aumentare il numero dei segretari d’aula per non scontentare nessuno”.
Non ha avuto rapporti con la nuova segreteria del Pd?
“No, ho chiuso i rapporti con il Pd. Anche se i miei amici restano nel Partito democratico. I miei amici del Pd non mi hanno difeso dagli attacchi di Antonio Di Pietro, che mi aveva accusato di aver fatto accordi sottobanco con il Pdl. Con il tempo questa si è dimostrata una falsità. Questo è accaduto perché nel Dna del Pd manca il senso del garantismo”.

Enrico Pianetta ricorda Fausto Coppi alla Camera dei deputati