venerdì 29 gennaio 2010

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Per Termini Imerese quasi tutto è perduto

Intervista ad Angelo Capodicasa
Voce Repubblicana del 29 gennaio 2010
di Lanfranco Palazzolo

Non tutto è perduto per Termini Imerese. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l’ex Presidente della Regione Sicilia Angelo Capodicasa, deputato del Partito democratico.
Onorevole Capodicasa, è preoccupato dell’atteggiamento negativo della Fiat sulla trattativa relativa sulla sopravvivenza dello stabilimento di Termini Imerese (Pa)?
“Vista la determinazione con la quale l’Ad Marchionne ha dichiarato che lo stabilimento di Termini Imerese non serve e che non rientra nei programmi della Fiat, a me sembra molto difficile salvare questa fabbrica. Secondo me il tentativo si può ancora fare con il Governo e con il Presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo, i quali stanno facendo un ultimo tentativo. Io credo che bisognerà essere determinati se si vuole strappare qualcosa alla Fiat. Non si può pensare di abbandonare un territorio dopo che si è spremuto il limone per tanti anni. Quando un governo della Regione e quello nazionale si presentano deboli alla trattativa, la Fiat non ha grosse difficoltà a confermare la sua posizione iniziale. Questo succede proprio mentre altre aziende decidono di confermare la loro presenza in Sicilia”.
Pensa che il caso di Termini Imerese spingerà molte altre aziende a puntare sulla delocalizzazione?
“I danni al territorio siciliano sarebbero enormi soprattutto per l’indotto. Non credo alle soluzioni alternative perché li ritengo dei pannicelli caldi. Un territorio come quello di Termini Imerese non può essere abbandonato così. Il Governo aveva inizialmente alzato la voce con il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola. Il ministro aveva anche ipotizzato investimenti consistenti per mantenere la Fiat a Temini Imerese. Mano a mano il Governo si è ritratto lasciando il via libera alle decisioni di Marchionne”.
La Regione Sicilia potrà fare qualcosa per questa fabbrica?
“L’Ars può fare qualcosa nella misura in cui la Fiat chiede che si faccia. La Regione ha mezzi finanziari che può mettere in campo in sinergia con il governo nazionale attraverso i fondi comunitari. Si può rimodulare il piano operativo allo scopo di mantenere lo stabilimento. Ma oggi non vedo motivi per essere ottimisti. Vedo che la situazione volge al negativo”.
Nell’ultima Finanziaria sono stati stanziati molti fondi per gli ammortizzatori sociali. Come giudica questa ipotesi?
“Con la Finanziaria sono stati fatti molti interventi in questo campo. Le misure anticrisi non potevano ridursi agli ammortizzatori sociali. Gli operai della Fiat non vogliono gli ammortizzatori sociali. La prospettiva dei siciliani deve essere lo sviluppo. Oggi si gettano le basi per rendere quella zona un deserto. Parlare di ammortizzatori sociali oggi significherebbe accontentarsi solo di una piccola consolazione mentre il lavoro abbandona la Sicilia”.