venerdì 5 febbraio 2010

Anche per Luca Sofri due mandati possono bastare

Due mandati possono bastare

Voce Repubblicana del 6 febbraio 2010
Intervista a Michele Ainis
di Lanfranco Palazzolo
(A sinistra V. Errani)

Alcuni governatori in carica non sono ricandidabili al terzo mandato. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il costituzionalista Michele Ainis.
Professor Ainis, i due schieramenti sono alle prese con la scelta di alcuni governatori per il terzo mandato. Ma l’interpretazione della legge è controversa perché l’entrata in vigore della legge attuativa sui principi fondamentali in materia elettorale regionale (legge165 del 2004) escluderebbe dal calcolo dei mandati i precedenti incarichi degli attuali candidati.
“Secondo il mio giudizio ci sono ragioni di principio e di diritto che depongono a favore della non eleggibilità al terzo mandato perché esiste un legge che lo impedisce. La legge è certamente quella che ha citato lei. La questione si articola sulla presunta irretroattività di questa legge”.
L’irretroattività è un principio valido per le norme sull’elettorato passivo?
“Ricordo che il governatore della Lombardia Roberto Formigoni e quello dell’Emilia Romagna Vasco Errani hanno ricevuto il loro primo mandato diretto durante le elezioni regionali del 2000. Qualcuno sostiene che la norma non coprirebbe questa elezione pregressa. I sostenitori di questa tesi parlano della violazione di un’aspettativa da parte del candidato, che nel 2000 si era presentato alle elezioni regionali senza sapere nulla del vincolo relativo al secondo mandato. E poi perché c’è un principio di non retroattività delle leggi”.
Come ha trovato queste argomentazioni?
“L’argomento che fa leva sull’aspettativa di chi si aspetta di ottenere la terza candidatura. Non credo che se gli attuali candidati al terzo mandato avessero saputo nel 2000 di non candidarsi al voto per le regionali del 2010 non si sarebbero mai candidati in quella circostanza. Non mi sembra un’argomentazione molto ragionevole. Non mi pare che esista un’aspettativa a ricoprire un terzo mandato”.
Ritiene giusto stabilire un limite di due mandati?
“Sì. Quando la democrazia nasce 25 secoli fa ad Atene c’era un principio rigido di rotazione delle cariche. Aristotele diceva che in democrazia si governa a turno. Proprio per questo si poteva far parte del massimo organo deliberativo della polis soltanto per due volte nella vita. E il mandato durava soltanto per un anno. E sempre per questa ragione, gli americani hanno posto la regola di due mandati alla carica di Presidente degli Stati Uniti dopo i quattro mandati di Roosvelt perché questa regola è connaturata ai principi della democrazia”.
E’ giusto parlare di irretroattività in materia di elettorato passivo?
“Le legge deve regolare le situazioni esistenti. Su ‘La Stampa’ ho scritto sulla stampa che, se viene approvata una legge che impedisce ai ciechi di guidare l’autobus, non posso impedire di guidare l’autobus a chi diventa cieco solo da domani”.

Rosi Bindi contro "La Padania"

Intervista a Davide Caparini

Voce Repubblicana del 5 febbraio 2010
di Lanfranco Palazzolo

Non siamo molto simpatici a Rosi Bindi. Ecco perché la Vicepresidente della Camera ha fatto rimuovere ‘La Padania’ dai banchi della Lega alla Camera dei deputati. Lo ha detto alla “Voce” l’onorevole Davide Caparini, deputato della Lega Nord.
Onorevole Caparini, la vicepresidente della Camera Rosi Bindi, emulando “Fahrenheit 451”, ha fatto togliere un giornale di partito dai banchi della Lega.
“L’esempio di Fahrenheit 451 è molto calzante. Questa mattina (l’intervista è stata realizzata mercoledì pomeriggio, ndr) la Vicepresidente della Camera Rosi Bindi ha chiesto ai commessi della Camera dei deputati di rimuovere i giornali che, tutte le mattine, sono sui nostri banchi nell’aula di Montecitorio. Sto parlando del quotidiano del nostro partito: ‘La Padania’. Ogni mattina, il primo deputato che arriva in aula distribuisce ai colleghi che arriveranno in aula. Non so cosa sia passato nella mente della vicepresidente della Camera dei deputati Rosi Bindi. I modi della Presidente Bindi sono stati scortesi. Non riusciamo a comprendere cosa abbia la Bindi contro la libera espressione di un giornale di partito. Trovo questo episodio davvero grave”.
Pensa che la Bindi avrebbe avuto un altro comportamento se il caso di fosse verificato con ‘l’Unità’ o con ‘La Padania’?
“Noi paghiamo il dazio di esserci trovati di fronte ad una vicepresidente di turno alla quale siamo poco simpatici. Guardandomi intorno, alle 09.30 del mattino, c’erano tanti colleghi che stavano sfogliando i rispettivi quotidiani. Era evidente che quell’attacco era mirato a noi. In politica, come nella vita, i simboli hanno un grosso significato per tutti. La nostra reazione è stata veemente perché noi vogliamo difendere la nostra libertà e anche quella degli altri”.
Quando la Bindi ha fatto togliere dai banchi della Camera “La Padania” i deputati stavano votando?
“No, affatto. Quello era un momento molto calmo della seduta. La vicepresidente della Camera Rosi Bindi aveva aperto la seduta per dare il preavviso elettronico del voto. E quindi stava per sospendere la seduta per 20 minuti. Questo rende l’episodio ancora più grave. Se la Bindi era preoccupata del decoro dell’aula sarebbe stato necessario sospendere la seduta e chiedere cortesemente di mettere in ordine i giornali per quello che la Bindi ritiene sia il decoro dell’aula. Non credo che qualcuno si sarebbe risentito per una richiesta di quel tipo”.
La vicepresidente della Camera vi ha chiesto scusa per l’episodio che si è verificato?
“No, affatto. Ma questo è in linea con il personaggio”.
La Bindi ha citato un precedente che era accaduto in aula, nel quale anche il vicepresidente Leone aveva fatto rimuovere dei giornali in aula?
“Questo precedente lo abbiamo chiesto all’ufficio di presidenza. Aspettiamo una risposta”.