lunedì 8 febbraio 2010

Immunità: Discutiamone

Il Tempo del 9 febbraio 2010
Di Lanfranco Palazzolo

Per il senatore Felice Casson è possibile discutere della riforma dell’articolo 68 della Costituzione, ma in un quadro di riforme complessivo della giustizia. Ecco cosa pensa il vicepresidente del gruppo del Pd a Palazzo Madama e membro della Giunta e delle immunità parlamentari.
Senatore Casson, cosa pensa della proposta del vicepresidente del Csm Nicola Mancino di modificare l’articolo 68 della Costituzione e di reintrodurre l’immunità parlamentare abrogata nel 1993?
“La proposta da parte di Nicola Mancino è del tutto inattesa. Devo fare una premessa: C’è la necessità di riequilibrare i rapporti tra la politica e la magistratura. Detto questo, ritengo che questi rapporti vadano visti globalmente nel loro insieme. Per questo motivo è necessario procedere ad una riforma costituzionale ampia, non limitandoci ad un solo punto. Se dovessimo realizzare solo questo tipo di riforma correremo il rischio di voler creare delle norme di privilegio di una persona o di una categoria limitata di persone. E’ un’ipotesi da evitare”.
Cosa ne pensa il Pd?
“All’interno del Partito democratico c’è un dibattito molto ampio su questo tema. Vedremo di discuterne nei prossimi giorni in Senato anche in relazione agli altri disegni di legge di modifica costituzionale che sono già stati presentati”.
Si aspettava questa apertura da parte del responsabile delle riforme del Pd Luciano Violante?
“Anche io sono convinto che non debbano esserci dei tabù o delle chiusure su questo argomento. Deve essere discusso l’insieme delle riforma costituzionale che si deve fare. Ripeto che non possiamo limitarci ad un solo punto della riforma. C’è sicuramente la necessità di normalizzare i rapporti tra politica e magistratura. Bisogna solo trovare la strada più adeguata: oggi abbiamo la proposta di Nicola Mancino, l’indicazione di Luciano Violante, c’è una proposta di studio da parte del senatore Gerardo D’Ambrosio; ci sono i disegni di legge dei senatori Chiaromonte (Pd) e Compagna (Pdl). Questo è un tema all’ordine del giorno che dobbiamo affrontare per decidere cosa fare concretamente”.
Nel Partito democratico troverete un accordo?
“Nel nostro partito le posizioni sono diversificate. Sapevo della posizione di Luciano Violante perché se ne era parlato in alcuni convegni sulla giustizia. Siamo comunque d’accordo che non si può tornare al regime pre-vigente al 1993. Quell’articolo 93 della Costituzione era un privilegio più che un’immunità. I privilegi non possono essere concessi a quella che si chiama casta”.
Cosa pensa del quorum proposto da Mancino del 60-65% al termine delle indagini?
“E’ una domanda troppo specifica. Osservo che c’è un necessità di intervenire anche su chi deve concedere autorizzazioni di quel tipo. Sia in questa che nella precedente legislatura, nella Giunta per le immunità non si ragiona in ottica di diritto, ma in ottica di maggioranza. E questo non va assolutamente bene perché questo significa sconvolgere i principi di uno stato di diritto. Ecco perché ritengo che sia necessario un organismo autonomo che giudichi i politici e i magistrati. Ecco perché non mi va bene l’impostazione disciplinare del Csm e quello del sistema della Giunta delle immunità”.

Quel congresso è una farsa

Intervista ad Alberico Giostra
Voce Repubblicana del 9 febbraio 2010
di Lanfranco Palazzolo

E’ stata solo una parata plebiscitaria pro-Di Pietro. Lo ha detto, riferendosi al congresso dell’Idv, il giornalista Alberico Giostra, autore del libro su Antonio Di Pietro dal titolo “Il Tribuno” (Castelvecchi). Ecco cosa ha detto alla “Voce Repubblicana”.
Alberico Giostra, qual è il suo giudizio sul congresso dell’Italia dei Valori che si è concluso domenica a Roma?
“Il congresso, a parte le polemiche della vigilia, è stato quello che mi aspettavo: una parata plebiscitaria pro-Di Pietro. E’ stata una vera e propria farsa organizzativa e politica. Sulla scorta di un’inchiesta che ho condotto prima di questo congresso, in questo congresso non c’è stata una vera e propria elezione dei delegati in tutta Italia. Io ho sondato tutta l’Italia e tutte le regioni. Quella di Antonio Di Pietro è stata una vera e propria nomina. I delegati sono stati nominati e mandati e mai votati nelle assemblee provinciali dell’Idv che si sono affettivamente celebrate. Ma si sono celebrate ratificando una serie di nomi che sono stati scelti dai coordinatori cittadini, dai circoli con una percentuale di dissidenti irrisoria che non permetteva la presentazione di una candidatura alternativa. Questo è quello che accade in un partito dominato da verticismo e dall’autoritarismo dispotico di Di Pietro”.
Cosa è accaduto nei piani bassi del partito?
“A parte l’acclamazione craxiana con la quale è stato eletto Di Pietro, ci sono altri due fatti da sottolineare. L’acclamazione di Rudi Russo come segretario dei Giovani dell’Italia dei Valori, che è un uomo che possiamo definire come in quota a Luigi De Magistris. L’altro evento significativo del congresso è stata la non elezione della coordinatrice delle donne. La candidata era la senatrice Patrizia Bugnano, la quale non è stata votata da 94 delegati su 180. Ben 94 delegati hanno deciso di astenersi dal voto. La Bugnano ha preso solo 84 voti. Un fatto politicamente molto significativo, che ha costretto Antonio Di Pietro a rimandare l’elezione della coordinatrice delle donne dell’Italia dei valori. La Bugnano è stata presentata senza alcuna alternativa”.
Come si è comportato Francesco Barbato?
“Abbiamo assistito ad una sorta di sceneggiata da parte di Francesco Barbato, che aveva annunciato di volersi candidare come presidente del partito contro Di Pietro. Poi abbiamo assistito alla sua decisione di ritirare la candidatura dalla guida del partito. Questo significa che, anche per chi lo critica, Di Pietro è un tabù intoccabile”.
Cosa farà Luigi De Magistris?
“De Magistris è la più grossa preoccupazione di Di Pietro, perché è una sorta di Alter Ego di quello che il leader dell’Idv non è mai stato. Ritengo che quando De Magistris comprenderà che non potrà fare nulla nell’Idv cambierà partito e fonderà un suo movimento”.