mercoledì 10 febbraio 2010

Fermate Vasco se potete

Voce Repubblicana dell'11 febbraio 2010
di Lanfranco Palazzolo
Intervista a Lanfranco Turci

Vasco Errani non doveva candidarsi per la terza volta alle elezioni regionali in Emilia Romagna. Lo sostiene l’ex Presidente della Regione Emilia Romagna ed ex presidente della Lega delle Cooperative Lanfranco Turci.
Onorevole Turci, il modello politico dell’Emilia Romagna sta vivendo una nuova crisi dopo quella del 1999?
“Faccio molta fatica a parlare di modello politico. Il termine aveva un senso quando ero Presidente della Regione Emilia Romagna, alla fin degli anni ’70. In quel periodo il governo locale coincideva con il modello partitico del Pci al governo in tutte le principali realtà della Regione. Il Pci emiliano aveva le caratteristiche che conosciamo nell’Italia dominata dalla Democrazia cristiana. Allora si parlava di modello. Oggi siamo in una situazione in cui è improprio parlare di modello. Gli errori che sono stati commessi recentemente potrebbero determinare la perdita di una città come Bologna. Questo rischio non è da escludersi. Lo dico da uomo politico lontano dalla mischia”.
E’ giusto che Vasco Errani si sia candidato per la terza volta alle regionali, mentre in Umbria non è stato permesso alla Lorenzetti. Lo stesso statuto del Pd vieta una terza candidatura. E anche la legge.
“Ci sono delle puntualizzazioni da fare. Il Pd è molto più unito intorno ad Errani in Emilia Romagna, che alla Lorenzetti in Umbria. Per quello che ne so, non c’è stata nessuna polemica nel Pd emiliano romagnolo sulla terza ricandidatura di Errani. Avendo fatto il presidente della Regione Emilia Romagna per dieci anni posso dire che due mandati sono più che sufficienti perché inevitabilmente subentrano elementi di stanchezza e di ripetitività. Presentare nomi nuovi è funzionale al rinnovamento della classe politica e all’apporto di nuove energie. Ritengo che la conferma di Errani sia la prova di una certa difficoltà di cambiamento del Pd emiliano e del Pd in generale”.
Perché Prodi non si è buttato nella mischia candidandosi al comune di Bologna dopo il fallimento del sindaco dimissionario Delbono?
“Penso che se Prodi si fosse candidato e si fosse votato in tempi molto stretti, la sua candidatura sarebbe stata una scelta vincente per Bologna. Tuttavia, questa candidatura avrebbe dato la sensazione che il centrosinistra sarebbe ricorso all’extrema ratio. E che si rivolge ai propri santi per salvarsi. Non sarebbe stato un bel segnale per il Pd. Il mio non vuole essere un giudizio critico su Prodi”.
Qual è il principale avversario del Pd in Emilia: la Lega o il Pdl?
“La Lega. Questo partito ha conquistato l’elettorato popolare del Pd su temi che sono obiettivamente difficili da trattare e su cui il Pd non ha dato risposte come il tema dell’immigrazione e la vita nelle città. La Lega ha saputo approfittare di questa incertezza”.

Come entra Bruno Vespa alla Camera dei deputati?



Non ascoltate Ciancimino Junior

Voce Repubblicana del 10 febbraio 2010
Intervista a Giancarlo Lehner
di Lanfranco Palazzolo

Giancarlo Lehner ritiene che un personaggio come Ciancimino Junior non sarebbe stato nemmeno ascoltato in un paese con una civiltà giuridica. Ecc cosa ha detto alla “Voce” il deputato del Popolo delle libertà.
Onorevole Lehner, cosa pensa delle accuse di Ciancimino Junior sulle presunte collusioni tra Forza Italia e la Mafia? Il figlio del sindaco di Palermo sostiene che gli azzurri nacquero a seguito di un accordo con la criminalità mafiosa.
“In un paese che avesse una civiltà giuridica media un personaggio del genere non sarebbe stato nemmeno ascoltato in un’aula di un tribunale. Ciancimino Junior è la testimonianza del degrado della nostra civiltà giuridica. Questa è una profezia che si è avverata che in passato aveva fatto Giovanni Falcone. Il giudice assassinato dalla mafia nel 1992 aveva detto: ‘temo che da culla del diritto questa Italia possa diventarne la tomba. E credo che Ciancimino sia la testimonianza che oggi siamo la tomba del diritto. Io credo che questo personaggio sia stato usato”.
Chi sarebbero i suoi manovratori?
“Diciamo che Ciancimino Jr fa parte del progetto per distruggere e demonizzare Silvio Berlusconi e quello che ha rappresentato Forza Italia. E’ un obiettivo talmente banale. E’ arcinoto. E’ la mafia stessa che srta usando Ciancimino oltre che certe derive togate. L’obiettivo è quello di far fuori Silvio Berlusconi. Fra l’altro, se non si tratta di mafia, se il mandante non è qualche boss, ma qualche istituzione ci troviamo di fronte ad una situazione molto grave. Anche un bambino è in grado di comprendere che un’eventuale cacciata di Silvio Berlusconi, in questo momento, significherebbe un marasma politico per tutti. Ricordo a tutti che Silvio Berlusconi non serve solo al suo partito e ai suoi alleati, ma serve soprattutto agli oppositori, i quali imploderebbero un secondo dopo la fine politica di Silvio Berlusconi. Penso a Di Pietro, che certo non avrebbe più nulla da dire politicamente se non come avversario mortale di Silvio Berlusconi. Penso anche allo stesso Pd che, senza Berlusconi imploderebbe. Avremmo una situazione politica pericolosa aperta ad ogni avventura”.
Cosa pensa del congresso dell’Italia dei Valori che si è svolto a Roma e della Benedizione data dall’ex Pm a Vincenzo De Luca in Campania?
“Un personaggio che ha una trentina di coni d’ombra sulla sua vita si lega con un personaggio molto discusso. De Luca è un falso avversario di Bassolino. De Luca ha utilizzato la critica contro Bassolino solo per crescere politicamente e per raccogliere qualche facile consenso. Sono convinto che Vincenzo De Luca non prenderà molti voti in Campania. Ne prenderà solo qualcuno dalle parti di Salerno, dove l’esponente politico del Partito democratico ha il suo bacino di voti e le sue clientele consolidate”.