domenica 14 febbraio 2010

Operazione spiagge tranquille

Il Tempo del 14 febbraio 2010
Intervista ad Andrea Ronchi

di Lanfranco Palazzolo

Quella sulla proroga delle concessioni marittime degli stabilimenti balneari fino al 2015 è una vittoria del governo Berlusconi. E la Legacoop deve ringraziarci per gli sforzi che abbiamo fatto per tutelare anche i loro interessi e di tutto il comparto degli operatori degli stabilimenti balneari. Il ministro delle Politiche Comunitarie Andrea Ronchi è soddisfatto della vittoria italiana sulla Commissione europea.
Ministro Ronchi, come siete riusciti a convincere l'Unione europea a prorogare le concessioni marittime degli stabilimenti balneari fino al 2015?
“Quella del governo è stata una vittoria molto importante per tutelare il settore del turismo. Era molto dura sconfiggere l'opposizione della Commissione europea che ci chiedeva di avviare subito il sistema delle gare di concessioni. Questo significava mettere in ginocchio il sistema italiano. L'Ue aveva accolto un ricorso contro la Regione autonoma Friuli Venezia Giulia che aveva emanato una sua legge regionale sulle concessioni balneari estendendo l'infrazione a tutta l'Italia”.
Quali erano i rischi che correva l'Italia?
“Abbiamo rischiato una condanna per infrazione sulla normativa europea in questa materia. Il nostro obiettivo è stato quello di arrivare a prorogare il sistema delle concessioni marittime fino al 2015. Il Commissario europeo al Mercato interno, il francese Michel Barnier, non voleva dare nessuna proroga. Per chiudere l'infrazione, l'Italia avrebbe dovuto togliere il cosiddetto diritto di insistenza”.
In cosa consiste il diritto di insistenza?
“L'Ue non condanna il sistema che permette al titolare uscente della concessione di aggiudicarsi la nuova gara. Per la Commissione questo principio lede le regole della libera concorrenza. Se questo istituto fosse stato cancellato subito, coloro che hanno realizzato investimenti ingenti nelle spiagge, di cui avevano avuto la gestione, avrebbero visto andare in fumo il loro lavoro. Si sarebbe trattato di danni di milioni di euro. Sarebbe stato un dramma per chi aveva speso lavoro e impegno in questo settore. Noi abbiamo dato respiro al settore”.
Cosa succederà nel 2015?
“In base al principio del federalismo fiscale, dal 31 dicembre del 2015 dovranno essere in vigore le norme adottate dalle regioni, le quali saranno le uniche responsabili del demanio marittimo. Insieme al ministro degli Affari Regionali Raffaele Fitto dovremmo lavorare ad un accordo tra Governo e regione per armonizzare giuridicamente quella 'cornice' sulla quale dovranno lavorare gli enti regione, senza entrare in contrasto con l'Ue”.
La Legacoop teneva molto a questi risultato. Vi hanno ringraziato?
“La Lega delle cooperative ci ha attaccato in modo molto strumentale. Il governo si è mosso tempestivamente e ha tutelato anche i loro interessi. La verità è che noi abbiamo fatto il nostro dovere per mantenere il sistema-Italia in questo settore a garanzia di tutti i 25mila operatori del settore che lavorano sugli 8000 km delle coste italiane”.

Non ci hanno lasciato nemmeno un posto

Il Tempo, 14 febbraio 2010
Interista al inistro Ganfranco Rotondi
Di Lanfranco Palazzolo

Il ministro per l'Attuazione per il programma Gianfranco Rotondi critica il Patto tra Forza Italia e Alleanza nazionale: “Si sono presi tutto e alla Democrazia cristiana non hanno lasciato nessuna candidatura alle elezioni regionali. Ma questo è uno stimolo per rafforzare il governo”.
Ministro Rotondi, perché ha criticato i partiti che hanno fondato con lei il Pdl un anno dopo aver siglato quell'accordo?
“Nella Seconda Repubblica vale quello che scrivi dal notaio. Io che vengo dalla Prima Repubblica mi ero fidato della politica. E quando Silvio berlusconi e Gianfranco Fini mi dissero di non preoccuparmi del fatto che dal notaio erano andati loro due e che il partito era anche il mio. In quella circostanza ascoltai le loro parole. I dispiace ma non è andata così. Si sono fatti i coordinamenti in tutta Italia”.
E gli uomini del suo partito ci sono?
“No, li hanno fatti fuori dappertutto. Alle ultime elezioni europee non ci hanno dato nemmeno un candidato. Nei cosiddetti listini per le prossime elezioni regionali non c'è nemmeno un nostro candidato: fine del discorso. Le candidature sono l'anagrafe della politica. Nel Popolo delle Libertà c'è la caccia al democristiano”.
A cosa si riferisce?
“Ad alcuni episodi che sono accaduti recentemente. Uno che non faceva parte del mio partito, ma è democristiano, oggi se ne è andato dal Popolo delle Libertà. Sto parlando dell'onorevole Giuseppe Gargani, che è stato deputato europeo di Forza Italia e del Popolo delle Libertà. Se ne è andato dicendo che questa non è più la casa dei Democristiani, di quelli che hanno creduto alla Dc. Io grido a Silvio Berlusconi che Berlusconi che questi sono danni disastrosi. Lui schiaccia il partito nel “nuovismo” da ormai quindici anni”.
Al congresso di fondazione del Pdl a Roma avete ragionato sul sistema delle cosiddette 'quote'?
“Erano solo chiacchiere. Di queste chiacchiere ne abbiamo ascoltate molte. In questi anni di impegno nel partito ci resta solo la cortesia di Denis Verdini, al quale bisogna dare atto di aver sempre tenuto acceso un filo rosso. Ma è inutile perché il Popolo delle Libertà è diviso al 70 per cento in Forza Italia e il restante 30 per cento a Forza Italia”.
Ha fatto bene il Partito Repubblicano a non entrare nel Pdl?
“Secondo me hanno fatto la scelta più giusta. Devo dire che hanno avuto ragione loro”.
Quanti sono i vostri parlamentari oggi?
“Eravamo tre. Ad uno di loro hanno spiegato che se prendeva le distanze da me era meglio per lui”.
Chi è il parlamentare che ha preso le distanze da lei?
“Dell'onorevole Giampiero Catone”.
Cosa farà rispetto alla maggioranza in vista delle regionali?
“Sosterrò il centrodestra facendo il mio dovere visto che la gente ha creduto in me e nel nostro partito. Oggi abbiamo un governo che sta lavorando benissimo. Il Presidente del Consiglio sta lavorando benissimo e il 68 per cento dei consensi che riceve dagli italiani lo testimonia. Il rapporto tra Governo e maggioranza è di due a uno”.
Non teme che questa polemica possa essere strumentalizzata?
“Io non ho attaccato il governo. Dico solo che pensavo di essere entrato in un partito pensando di averlo fondato, invece mi hanno fatto capire che non c'entro nulla. Sono orgoglioso di essere stato l'ultimo segretario della Dc in Parlamento. Ma oggi non posso riportarla in vita. E' impensabile”.