giovedì 18 febbraio 2010

Lo scontro di ieri al Senato su Termini Imerese







Cosa c'entrano con il cattocomunismo?

Intervista a Donato Robilotta
Voce Repubblicana del 18 febbraio 2010
di Lanfranco Palazzolo

Emma Bonino e Renata Polverini sono due candidate di grande livello. Lo ha detto il consigliere regionale Socialista riformista del Lazio Donato Robilotta (Pdl).
Consigliere Robilotta, come si annuncia la campagna elettorale per le Regionali nel Lazio?
“Lo scontro è senza dubbio tra due candidate di grande livello: Emma Bonino e Renata Polverini. Io tifo per la candidata del Popolo delle Libertà anche se ho grande rispetto per Emma Bonino. Mi auguro che ben presto si scenda nel confronto sui grandi temi della politica regionale come la riforma della Sanità, i rifiuti, le infrastrutture e il lavoro. Sono questi i temi di grande competenza della Regione”.
Perché sulla Sanità si è discusso molto del lavoro fatto dalla Giunta Storace e poco di quello che ha fatto la Giunta Marrazzo?
“Ognuno cerca di sollevare le polemiche nel lavoro delle altre amministrazioni. Nel corso della gestione Marrazzo nel settore della Sanità la Regione ha perso molte risorse. E’ stata proprio la gestione Marazzo a portarci a questo livello di disavanzo. Eppure Marrazzo ha avuto una sua grande occasione senza riuscire ad utilizzare i mezzi finanziari che erano stati stanziati dal Governo. La Regione ha ricevuto sette miliardi per chiudere il debito strutturale nel campo della Sanità e due miliardi per accompagnare il piano di rientro del disavanzo. Stiamo parlando di una cifra di ben 10 miliardi di euro, che la Regione ha avuto e che non riceverà mai più. Il più grande errore della Giunta Marrazzo-Montino è stato quello di non aver utilizzato questa occasione per mettere mano alla Sanità”.
Come giudica gli attacchi ricevuti dalla Polverini su temi che non riguardano la campagna elettorale delle regionali come le iscrizioni all’Ugl?
“Ritengo che questi attacchi alla persona siano stati inutili e che non fanno certo onore alla politica. Un certo tipo di politica mira ad attaccare la persona della Polverini per non parlare delle cose da fare. Invece il confronto dovrebbe svolgersi anche sulle cose fatte. Emma Bonino dice di volere una squadra discontinua rispetto al passato, ma poi si ritrova con tutta la giunta uscente candidata nuovamente. Sinceramente non vedo questa discontinuità con il passato”.
Che ruolo svolge il Pd in queste regionali? Tutto il Partito democratico sosterrà Emma Bonino?
“So per certo che Emma Bonino c’entra poco con il Partito democratico. Trovo che Pannella sia stato bravissimo ad ottenere nove eletti alla Camera e al Senato nonostante le false garanzie che gli erano state date da Veltroni. Il Pd nasce come un partito cattocomunista. I radicali non c’entrano nulla con quel tipo di storia. Alcuni dirigenti del Pd hanno lasciato il partito dopo la candidatura della Bonino. E questo la dice lunga su come questo partito ha accolto i radicali”.

Magistrato per forza

Intervista a Domenico Mennitti
Voce Repubblicana del 17 febbraio 2010
di Lanfranco Palazzolo

Antonio Di Pietro continua a fare il suo mestiere di magistrato in politica perché non è capace di essere un politico in grado di svolgere mediazioni. Ecco perché candida Nicastro. Lo ha spiegato alla “Voce Repubblicana” Domenico Mennitti, fondatore di “Ideazione” e sindaco di Brindisi. Ecco cosa pensa dell’ex Pm.
Onorevole Mennitti, cosa pensa della decisione di Antonio Di Pietro di presentare alle regionali in Puglia un magistrato come Lorenzo Nicastro che dovrebbe controllare il comportamento dei politici?
“Il problema è della politica. Fino a quando la politica non riuscirà ad esprimere l’autorevolezza e la dignità che ad essa fa capo finiremmo con il vivere sempre in questa situazione, dove poteri esterni pretendono sempre di controllare la politica. E il potere esterno che ormai da quindici anni svolge questo ruolo è la magistratura. La tesi di Di Pietro è nella pretesa di controllare la politica attraverso organi che sono non politici: la magistrature o i preti, a seconda delle occasioni. Ma questa situazione si verifica perché dopo 15 anni la politica non è riuscita a recuperare la sua dignità e la sua funzione. Quando si crea un vuoto politico c’è un altro tipo di potere che occupa quello spazio. Stiamo assistendo proprio a questo”.
Questo permette a Di Pietro di svolgere questo ruolo all’infinito?
“Antonio Di Pietro fa il suo mestiere. Nessuno è ancora in grado di dire come Di Pietro si sia trovato nella condizione di poter svolgere il ruolo che oggi ha assunto nella politica italiana. Su questo argomento circolano ancora tante ipotesi. L’ex magistrato è stato ‘fortunato’ perché ha infierito su una politica debole e corrotta. E’ arrivato lui a fare politica, ma non è riuscito a svolgere politicamente quel ruolo che aveva assunto ai tempi della magistratura. Da quando è entrato in politica, Di Pietro non ha mostrato capacità di mediazione. Anzi, non è stato in grado di fare molto da questo punto di vista. Ecco perché vediamo Di Pietro eternamente calato in questo ruolo che gli aveva portato tanta fortuna”.
Il patto stabilito recentemente con il Partito democratico è destinato a reggere politicamente?
Il rapporto con il Pd è basato sulla debolezza di questo soggetto politico. Veltroni ha preteso di fare troppe cose in una volta: isolare l’estremismo di sinistra e vincere le elezioni. Non c’è riuscito. Questo testimonia che il Pd, dopo la morte di Berlinguer e la fine della Dc è un partito che non ha una storia”.
Chi vincera alle prossime elezioni regionali in Puglia?
“Non sono nelle condizioni di dire chi vince. Vincerà chi interpreterà meglio quello che i cittadini di questa regione vogliono per il futuro della Regione. I dati che abbiamo non lasciano pensare che ci sia un grande scarto tra i due schieramenti.