martedì 2 marzo 2010

Quando Hitler anticipò l'Armata rossa

Il Clandestino del 2 marzo 2010
di Lanfranco Palazzolo

L’operazione mancata del compagno Stalin. Riscrivere la storia non è un impresa semplice per nessuno. Molti storici tentano di farlo attraverso l’utilizzo della propaganda o per asservire qualche tesi precostituita. Stefano Fabei non fa certo parte di questa schiera. Il giovane autore ha recentemente pubblicato con Mursia “Operazione Barbarossa”, saggio con il quale ha dimostrato come Stalin avesse preparato per il 1941 un progetto simile a quello progettato da Adolf Hitler nell’Operazione Barbarossa, attuata il 22 giugno del 1941. Il pregio del lavoro di Fabei è che lo storico non ha certo consultato fonti segretissime oppure ha trovato qualche testimone dimenticato. L’autore di “Operazione Barbarossa” non ha fatto altro che leggere il saggio di Victor Suvorov dal titolo “Stalin, Hitler: la Rivoluzione bolscevica mondiale” e leggere centinaia di fonti. In questa opera, l’autore russo spiega che l’idea di invadere l’Europa fosse stata messa in cantiere da Stalin fin dagli anni ’20. Suvorov mise in evidenza come Stalin era stato abilissimo ad apparire agli occhi dell’Occidente come una vittima di Adolf Hitler dopo aver stipulato con il nazismo, nel 1939, un patto di non aggressione grazie al quale l’Urss si sarebbe impossessata dei paesi baltici e di parte della Polonia. Suvorov era convinto che l’invasione nazista dell’Urss fosse stato l’estremo tentativo da parte di Hitler di evitare l’invasione stalinista dell’Europa orientale. L’autore di “Stalin, Hitler: la Rivoluzione bolscevica mondiale” era convinto che Stalin avesse fissato la data dell’invasione dell’Europa nella data del 6 luglio del 1941. L’incapacità dei Sovietici di difendersi dagli attacchi delle truppe naziste era dovuto al fatto che l’Armata Rossa aveva preparato una guerra offensiva invece di una guerra di offesa. Altre fonti hanno citato la volontà di Stalin di attaccare la Germania fin dal 15 maggio del 1941. Questa almeno era la tesi del maresciallo Zhukov, l’uomo che avrebbe conquistato Berlino nel 1945. Lo storico Costantin Pleshakov invece era convinto che il progetto di invasione della Germania fosse stato studiato per il 1942. Oggi non possiamo dire con certezza se Stalin aveva in mente di realizzare davvero questo attacco. Alcuni testimoni raccontano che il 5 maggio del 1941, parlando ad alcune migliaia di ufficiali dell’Armata Rossa, Stalin in persona disse: “Il nostro piano di guerra è pronto: abbiamo costruito gli aeroporti le piste di atterraggio. E gli aerei di prima linea sono sulle basi avanzate”. L’Unione sovietica era pronta a mettere in atto un piano del genere perché la logica delle due ideologie probabilmente era destinata a scontrarsi. Il piano del dittatore georgiano contro la Germania e il resto dell’Europa affondava le sue radici in Lenin, ma soprattutto in Marx, per il quale la rivoluzione marxista non poteva che essere mondiale. E lo stesso Stalin riteneva indispensabile la diffusione del comunismo in tutto il mondo. E Hitler lo avrebbe “aiutato”…

Di Pietro strumentale sull'Afghanistan

Voce Repubblicana del 2 marzo 2010
Intervista a Guido Crosetto
di Lanfranco Palazzolo

La posizione di Di Pietro sulle missioni internazionali è strumentale. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto.
Sottosegretario Crosetto, la scorsa settimana, prima dell’attentato di Kabul, il Senato ha approvato il decreto sulle missioni italiane all’Estero. Molti parlamentari hanno criticato il modo in cui sono state reperite le risorse per queste missioni togliendole ad altri ministeri.
“Le difficoltà alle quali dobbiamo far fronte sono quelle della situazione dei conti pubblici. Quella dei tagli che abbiamo attuato non è studiata per penalizzare altri ministeri. Il controllo dei conti pubblici è una scelta politica prioritaria per il governo. Noi dovevamo trovare delle risorse nei limiti che ci impone il bilancio. Quando è necessario fare delle scelte prioritarie alla fine ci rimettono altri ministeri”.
Perché l’Italia dei valori e i parlamentari radicali hanno votato contro questo decreto?
“La posizione dei radicali è coerente con quello che hanno sempre sostenuto in questi anni. La loro scelta non mi ha affatto stupito. La posizione dell’Italia dei valori ha avuto una genesi diversa. Questo partito sceglie sempre posizioni che sono strumentali. La loro scelta è dettata dagli umori di Antonio Di Pietro. Dipende da come il leader dell’Italia dei valori si sveglia al mattino”.
E’ stato giusto inserire in quel decreto la cosiddetta mini-naja? Qualcuno ha sostenuto che si trattava di un articolo che era fuori luogo in quel decreto.
“Il provvedimento conteneva anche disposizioni per la Difesa. La scelta di inserire la cosiddetta mini-naja era perfettamente legittima. Abbiamo tolto questa disposizione dal decreto per evitare le strumentalizzazioni delle opposizioni”.
Ci sarà qualche problema per il passaggio del provvedimento dal Senato alla Camera dei deputati?
“Non credo che ci sarà qualche problema”.
Neanche dopo l’attentato?
“A maggior ragione non dovrebbero esserci problemi politici. I gruppi parlamentare dovrebbero dare un maggiore sostegno ai nostri soldati all’estero”.
E’ un errore presentare questi provvedimenti relativi alle nostre missioni ogni sei mesi?
“Dal nostro punto di vista – mi riferisco al ministero della Difesa – sarebbe meglio avere l’esame di un provvedimento annuale. Ma il decreto semestrale ha un doppio vantaggio: ogni semi mesi le missioni vengono monitorate – ad esempio abbiamo previsto una riduzione dei soldati in Kosovo -; poi c’è anche una ragione economica che permette di impegnare le risorse seguendo l’andamento dei conti pubblici”.
E’ giusto impegnare dei militari in luoghi così lontani come Haiti e non lasciare questo impegno alle forze militari di quel continente?
“Noi abbiamo mandato nostri soldati su richiesta dell’Onu. Ad Haiti sono presenti serbi e spagnoli”.