giovedì 4 marzo 2010

Ecco le nuove dinamiche del Pdl

Intervista a Pierluigi Castagnetti
di Lanfranco Palazzolo
Voce Repubblicana del 5 marzo 2010

Gli errori del Pdl sono il frutto delle nuove dinamiche del Pdl che è diventato un partito vero, le cui regole non sono ancora governate. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l’onorevole Pierluigi Castagnetti del Partito democratico.
Onorevole Castagnetti, cosa pensa delle polemiche sulla mancata accettazione delle liste alle elezioni regionali che ha colpito il Popolo delle Liberta e i candidati presidenti alla Regione Lazio e Lombardia?
“Mi pare che ci siano problemi di natura politica in un partito che non riesce a reggere la prova dell’unità di front a passaggi importanti come sono questi. C’è un partito con un conflitto interno non governato. E questa la ragione fondamentale, a cui si aggiunge anche l’imperizia del ceto dirigente periferico. Credo che la ragione principale sia la prima. Questi sono gli effetti della situazione che ho descritto. Il rischio è che i problemi del Pdl si scarichino di fatto sulle istituzioni, che stanno rendendo incandescenti. La responsabilità di questa situazione è loro. Questa è una campagna elettorale nella quale non si riesce a discutere dei problemi che interessano i cittadini e che riguardano le varie realtà regionali, e che dobbiamo discutere di queste cose. Il tutto è abbastanza inquietante perché si inserisce in una fase di sbriciolamento del Paese. Il paese è attraversato da una crisi profondissima, che è stata negata fino a ieri”.
Crede che Berlusconi si sia fatto da parte in questa fase e che questa situazione abbia provocato qualche sbandamento?
“Intanto c’è un cambio della natura genetica del partito di maggioranza. Nel momento in cui sono passati al Popolo delle libertà, il partito è diventato un vero partito. Prima era un’associazione di fan intorno ad un leader. Adesso Berlusconi fa i conti con la dinamica di un partito vero. Prima aveva un soggetto nel quale Berlusconi si comportava come il capo di un’azienda. Adesso ci troviamo di fronte ad un partito con logiche di partecipazione vera. Queste regole devono essere riconosciute, rispettate e governate. Non c’è una struttura di comando, ma solo tre coordinatori appesi al centro e nella periferia. Non si ha la possibilità di conoscere dove questo partito esista e dove siano gi organi di questo partito”.
Pensa che il risultato delle regionali sarà falsato da questi errori tecnici del Pdl o pensa che sia giusto che gli errori debbano avere un prezzo?
“A me pare che l’Italia non è tutto il Lazio. L’incidete clamoroso è accaduto nel Lazio dove ci sono state le dinamiche più inquietanti. La candidatura della Polverini non era stata accettata da tutto il Pdl. Gli incidenti che abbiamo visto sono il frutto di un conflitto che è diventato più forte. Ora ci troviamo di fronte ad un momento decisivo. Queste polemiche spaventano gli elettori”.

Più funzionalità per le liste e le firme

Intervista a Giovanni Guzzetta
Voce Repubblicana del 4 marzo 2010
di Lanfranco Palazzolo

Il meccanismo per la presentazione delle liste dovrebbe essere più funzionale. Questa è l’opinione del costituzionalista Giuseppe Guzzetta dopo la mancata presentazione della Listino della Polverini.
Professor Guzzetta, cosa pensa del pasticcio delle liste alle elezioni regionali? Nel Lazio il Pdl è stato escluso. Anche il listino della Polverini corre qualche rischio.
“L’utilità di queste regole c’è. L’interesse che si vuole perseguire è che ci sia un’abilitazione civile sulle presentazione delle candidature. Io che ho raccolto 800mila firme per un referendum, pur riconoscendo la fatica che questo lavoro comporta, penso che queste regole siano un segno ineludibile di democrazia. A non funzionare è il sistema degli adempimenti. C’è un evidente problema legato ad una doppia criticità: la presentazione delle liste e la corretta raccolta delle firme per la presentazione delle candidature. Attualmente esiste l’obbligo di presentare le candidature per le liste con le firme per il sostegno alle liste. Questo tipo di sistema raddoppia i problemi per i partiti. Allora credo che la pista da seguire sia di presentare una lista. E poi, su quella lista, si raccolgono le sottoscrizioni per la lista e si presentano prima del voto”.
Che idea si è fatto sulle responsabilità degli errori?
“Credo che sia un dovere civico, proprio mentre i fatti sono in contestazione, affidarsi alle decisioni delle sedi giurisdizionali. Sono previste diverse sedi alle quali si può far ricorso. E contro le quali si può ulteriormente fare ricorso. Visto che il problema che si presenta è quello dell’accertamento dei fatti, penso che spetta ai giudici amministrativi chiarire tutto. Sul piano generale vedo che nei partiti ci sono pressioni contraddittorie tra le varie correnti interne. Ma queste sono valutazioni particolari che forse non è opportuno fare ora”.
Cosa pensa dell’appello fatto dal centrodestra al Presidente della Repubblica dopo l’esclusione della lista del Pdl?
“Mi è sembrata una soluzione inefficace. Penso che il Presidente della Repubblica non abbia alcun potere in questa materia. Se l’appello al capo dello Stato è stato fatto per segnalare che ci sono delle conseguenze politiche in queste vicende. Quello che decideranno i giudici avrà una ricaduta sul piano politico”.
Si ricorda un caso di fallimento di presentazione delle liste poi rientrato?
“Alle ultime elezioni regionali del 2005, quando la lista dell’onorevole Alesandra Mussolini venne esclusa e poi riammessa attraverso un provvedimento cautelare del Consiglio di Stato per ragioni legate all’autenticità delle sottoscrizioni”.
Ci sono casi che hanno riguardato i radicali?
“Nel 2005 ci fu un decreto mai convertito per posticipare di 48 la presentazione delle liste. Mi auguro che l’episodio non si ripeta”.

Il Capo dello Stato non c'entra nulla

Voce Repubblicana del 3 marzo 2010
Intervista ad Ileana Argentin
di Lanfranco Palazzolo

E’stato un errore per il Pdl rivolgersi al capo dello Stato dopo la mancata accettazione della lista del Pdl alle prossime elezioni regionali. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” la principale esponente della mozione Marino nel Lazio, l’onorevole Ileana Argentin del Pd.
Onorevole Argentin, cosa è successo all’interno del Partito democratico nel Lazio tra voi e il segretario regionale Mazzoli in merito alle candidature?
“Noi avevamo stabilito, insieme all’attuale segretario regionale del Pd, dei criteri per fare il listino e per fare le liste proporzionali nel Lazio. Non c’è stato il rispetto del criterio di pluralità, né il rispetto numerico delle mozioni. Noi siamo stati messi fuori dal listino e soprattutto siamo stati presi in giro. Altrimenti l’onorevole Laurelli, unica consigliere uscente che è rimasta fuori dalle liste, sarebbe stata spostata per tempo in una delle liste proporzionali. Non c’era stato nessun tipo di problema visto che il posto che ci hanno dato era dato per scontato. Noi abbiamo dato i nominativi a Mazzoli, ma evidentemente gli accordi erano altri. La nostra mozione non è stata tenuta presente. Quando non si ha più fiducia negli organi dirigenti è chiaro che noi usciamo fuori da ogni incarico che abbiamo nell’esecutivo perché non vogliamo essere complici di un metodo politico che certo non ci appartiene”.
Crede che Mazzoli abbia trovato un accordo con i sostenitori dell’area Franceschini?
“No, credo che se la siano suonata e cantata in casa. Credo che l’accordo sia stato fatto con il coordinatore della campagna elettorale della Bonino Riccardo Milana. Ho sempre rispettato il lavoro di chiunque, ma non tollero l’incapacità di gestire i propri ruoli. Se Mazzoli aveva delle difficoltà doveva farle presenti. In quel caso avremmo fatto delle scelte diverse”.
Quali sono le ragioni che hanno portato Mazzoli a tagliare fuori la candidatura della vostra mozione?
“Non credo che Mazzoli ci abbia tagliato fuori. Sono convinta che sia stato incapace di gestire questa fase. Farsi sfuggire una situazione che era stata predeterminata. Ho seguito tutte le riunioni. Tutti erano d’accordo. E all’ultimo è saltato tutto”.
Come ha trovato la richiesta del Pdl di rivolgersi al capo dello Stato per la presentazione della loro lista?
“Quella del Popolo delle libertà è stata una mossa dettata dalla disperazione. Non vedo altra alternativa alla disperazione. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano non ha competenze in materia. Quello che è successo al Pdl è una conseguenza della loro boriosità. Ancora una volta pensavano di cambiare tutto fino all’ultimo. Ecco come si trovano oggi. Mi auguro che tutto rientri quanto prima. Mi dispiacerebbe che un partito forte come il Pdl non ci sia. Alle prossime elezioni regionali”.