martedì 9 marzo 2010

Pdl: in tar dice ancora "No"

Sulle liste potevamo trattare prima

Intervista ad Enrico Morando
Il Tempo del 9 marzo del 2010
di Lanfranco Palazzolo

Enrico Morando lo aveva detto fin dall'inizio: un conto è Roberto Formigoni in Lombardia, un altro la lista Pdl nel Lazio. E ora che è arrivata la sentenza del Tar del Lazio il senatore Pd rilancia: «Non ho letto documenti ufficiali e quindi non posso giudicare nel merito, ma mi sembra che si sia verificato quello che alcuni di noi avevano detto». Cioè? «Che non era affatto vero che la lista Pdl venisse pacificamente sanata dal decreto varato dal governo. Il giudizio del Tar non mi meraviglia: la lista non era stata presentata perché non ce l'avevano. Ora vedremo cosa succederà».
In ogni caso a questo punto ogni altra soluzione risulta impraticabile?
«In una mia intervista al Corriere della Sera ho detto per tempo che cosa fosse proponibile. Sarebbe stato meglio se la maggioranza avesse detto: "Abbiamo fatto degli errori sui listini di Formigoni e della Polverini, ce ne scusiamo, non c'è alcun complotto, cerchiamo una soluzione". Il problema della lista Pdl è diverso e irrisolvibile. E adesso sono nei guai».
La vostra protesta contro il decreto va avanti?
«Certo. Si tratta di una questione di principio seria. Il consenso elettorale non dà la legittimità per fare qualsiasi cosa». Come vi muoverete? «Nel coordinamento del Partito democratico di domenica abbiamo discusso della necessità di un colloquio con tutti per avere una reazione molto ferma alla scelta inaccettabile del governo di cambiare le regole del gioco mentre la partita è ancora aperta. E di sviluppare i risultati ottenuti e la funzione svolta dal Presidente della Repubblica. La nostra iniziativa si svilupperà su questi due punti».
Ancora convinti di andare in piazza con chi ha insultato Napolitano?
«Gli attacchi a Napolitano sono profondamente sbagliati. Il Capo dello Stato ha fatto quello che doveva per garantire equilibrio e un esito positivo di questa vicenda. La responsabilità politica di questo provvedimento è solo del governo». Parliamo dei Radicali. Crede che a questo punto si ritireranno? «Non ho mai preso in considerazione questa ipotesi. Se questa battaglia finisce con pezzi del centrosinistra che si ritirano, mentre Berlusconi si riammette da solo alla partita forzando le regole, ci troveremmo di fronte ad una situazione paradossale. I Radicali sono impegnati con noi. Continueranno a battersi in questa competizione come hanno fatto finora».
Secondo lei, dopo la vicenda Marrazzo, la giunta regionale del Lazio ha fatto bene ad entrare nella disputa giuridica sulla lista del Pdl?
«Penso che la vicenda Marrazzo non c'entri nulla con quello che sta succedendo. Non sono un giurista. Se la Regione ha deciso di porre il conflitto di attribuzione aveva ragione di farlo. Le Regioni hanno competenza in materia elettorale. Se il centrodestra avesse cercato un'intesa politica e avesse riconosciuto i suoi errori, invece di parlare di attentato, il Pd non avrebbe potuto sottrarsi al confronto. In questo guaio il Pd e le opposizioni non c'entrano nulla».

Il Capo dello Stato ha fatto bene

Intervista a Francesco D'Onofrio
Voce Repubblicana del 10 marzo 2010
di Lanfranco Palazzolo

Il comportamento di Napolitano sul decreto del governo sulle liste è stato ineccepibile. Lo ha detto alla “Voce” il costituzionalista Francesco D’Onofrio.
Senatore D’Onofrio, cosa pensa del decreto interpretativo varato dal Governo sulle liste?
“La mia impressione è che più passa il tempo, più si comprende quanto questa vicenda sia intricata. Si è discusso molto sulla natura del decreto che, lo ricordo, è di interpretazione autentica. Nel nostro ordinamento giuridico, l’interpretazione in via definitiva spetta alla Corte di Cassazione. Questa competenza non è del Parlamento o del governo o di un qualsiasi giudice ordinario. L’interpretazione spetta solo alla Cassazione”.
Cosa possiamo dire sulla responsabilità politica del Governo in questa materia?
“Dal punto di vista costituzionale non so se ci sia stata una sufficiente valutazione sul comportamento da assumere. Ci troviamo di fronte ad una questione di sostanza. Con il decreto legge il governo si assume delle responsabilità straordinarie sostituendosi al Parlamento in attesa della convalida da parte delle Camere. Firmando il decreto, il capo dello Stato non si assume la responsabilità dei contenuti, ma afferma la responsabilità costituzionale che quel contenuto riguarda la sostituzione del governo rispetto al Parlamento. Napolitano ha esercitato molto bene i suoi poteri perché si trovava presenza di una situazione costituzionalmente fluida. La Costituzione è stata scritta quando prevaleva il modello proporzionale di partito. E non vi era l’elezione diretta del Presidente della Regione”.
Di fronte a queste novità cosa cambia?
“Le novità costituzionale della nuova legge elettorale per le regionali richiede un’interpretazione autentica del significato originario delle norme sulla consegna delle liste. Ai tempi del sistema proporzionale era del tutto normale che i partiti presentassero le liste e ottenessero dei seggi pari al numero dei voti ricevuti. E poi il Consiglio regionale avrebbe eletto un Presidente della Giunta. Queste sono state le regole vigenti per 45 anni. Oggi si può cambiare il sistema, scrivere una cosa diversa, ma si possono anche interpretare le norme costituzionali originali alla luce dei cambiamenti sopraggiunti. Napolitano ha colto con estrema precisione il rischio che si correva dicendo che il nuovo sistema rende autosufficiente la maggioranza parlamentare che elegge il presidente della Regione. Napolitano ha opposto il principio che anche una interpretazione nuova richiede la sua compresenza. Il Presidente ha scelto la strada dell’adeguamento delle forme costituzionali e non del suo sovvertimento. Oggi è impensabile che il candidato Presidente possa presentare il suo listino e non si possa discutere della presentazione di una lista collegata che lo sostiene”.

Napolitano ineccepibile

Intervista a Maurizio Gasparri
Voce Repubblicana dell'8 marzo
di Lanfranco Palazzolo

Il comportamento del Presidente della Repubblica sul decreto varato dal Governo è stato ineccepibile. Lo ha spiegato alla “Voce Repubblicana” il Presidente dei senatori del Popolo delle libertà Maurizio Gasparri.
Presidente Gasparri, cosa pensa delle polemiche sollevate dalle opposizioni su decreto salvaliste?
“Io credo che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sia stato molto chiaro nella sua lettera che è stata pubblicata in merito alle ragioni della firma al decreto che è stato approvato sulle liste. L’operato del Capo dello Stato è stato ineccepibile. Adesso si tratta di prendere atto del giudizio obiettivo e leale dato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Adesso nessuno potrà criticare il Presidente della Repubblica. Tutti sanno perfettamente che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha avuto una storia diversa da quella del centrodestra. E nessuno potrà accusarlo di aver voluto favorire una lista in particolare in vista delle prossime elezioni regionali. La più alta carica dello Stato ha motivato ad una cittadina su Internet, con tranquillità ed equità, il suo assenso al decreto che è stato varato dal governo venerdì sera”.
Le opposizioni però non hanno preso bene la decisione del Presidente della Repubblica. L’Italia dei Valori pensa addirittura all’impeachment contro il capo dello Stato. E’ preoccupato?
“Ritengo che quella assunta dal partito di Antonio Di Pietro sia una posizione che non esito a definire inaccettabile. Noi abbiamo il dovere di respingere questa posizione assunta dal partito dell’Idv contro il nostro Presidente della Repubblica. Questo comportamento testimonia la faziosità del comportamento di Antonio Di Pietro e del suo partito in merito alle vicende politiche di questi giorni. Noi condanniamo senza esitazioni questa posizione e questo atteggiamento che mira a colpire il nostro Presidente della Repubblica”.
Crede che dopo quello che è accaduto in queste settimane sia il caso di ripensare alla revisione sulla raccolta delle firme?
“Credo che a questo punto sia opportuno rivedere la normativa attuale perché la rappresentatività politica nasce anche dai risultati ottenuti dalle forze politiche nelle elezioni precedenti. Quindi credo che sia necessaria un’attenta valutazione della normativa vigente in materia di presentazione delle liste. A questo punto si impone una riflessione”.
Chi ci rimetterà di più da queste polemiche?
“Bisognerà vedere la reazione degli italiani. Mancano venti giorni al voto. Mi auguro che dopo questa vicenda si parli dei temi veri delle elezioni regionali. Se vogliono parlare di altro allora possiamo domandarci perché si è dimesso Marrazzo. Ma noi preferiamo il terreno del confronto politico vero. Il resto lo lasciamo alle opposizioni”.