martedì 16 marzo 2010

Non siamo il partito delle mummie

Intervista a Nicola Latorre
Il Tempo del 16 marzo 2010
di Lanfranco Palazzolo

Il senatore Nicola Latorre non ha dubbi: il Partito democratico ha un ruolo insostituibile e centrale. I successi di Nichi Vendola e di Emma Bonino non cambiano le carte in tavola dell'alleanza. Però, aggiunge, la nuova classe politica del Pd non fa notizia.
Senatore Latorre, siete stati pensionati da Nichi Vendola?
“Ma no, no! Mi sembra che non ci sia nulla di nuovo rispetto alle cose che Vendola ha detto anche in altre occasioni pubbliche. Credo innanzitutto che Vendola convenga sul ruolo centrale ed insostituibile che ha il Partito democratico nella futura coalizione che dovrà proporsi come alternativa al centrodestra. E in secondo luogo, seppure in forme e luoghi che si possono discutere, si pone il problema della necessità di farci promotori di una nuova classe dirigente, di una nuova generazione di dirigenti politici del centrosinistra e dei suoi partiti che sostanzialmente ci vede concordi. Questa è la linea sulla quale sta lavorando questo gruppo dirigente del Pd e il suo segretario Bersani”.
La strategia entrista di D'Alema, tentata in passato con Di Pietro, ha provocato la risposta di Vendola che, di fatto, ha pensionato il Pd. Ritiene che da questa linea possa nascere un nuovo soggetto alternativo al Pd?
“Non mi pare che questo dibattito possa essere messo sullo stesso piano di quello fatto con Di Pietro alcuni anni fa. Il nostro ragionamento è diverso. Noi guardiamo al Partito democratico come al partito centrale della coalizione di centrosinistra. E dunque un partito in grado di esprimere una ricchezza di orientamenti culturali che non esclude, ma deve annoverare una componente più di sinistra. Questa componente deve essere incarnata da Nichi Vendola e che ha voce in capitolo nel campo di una pluralità di sensibilità”.
La candidata del centrosinistra nel Lazio Emma Bonino è risultata essere la più applaudita nel corso della manifestazione in Piazza del Popolo. Lei e Vendola 'rischiano' di essere i vostri salvatori della patria? Questo significa che il Pd non ha una nuova classe dirigente?
“Tanto Emma Bonino quanto Nichi Vendola sono due straordinari candidati al ruolo di candidati nelle Regioni Lazio e Puglia, che guidano delle coalizioni nelle quali il Partito democratico resta la forza politica centrale. Noi non abbiamo avuto difficoltà ad individuare candidati che hanno una popolarità e una forza che aiutano il centrosinistra a vincere. Il successo di questi due candidati sarebbe un'opportunità per quelle regioni”.
Li avete individuati voi questi due candidati o sono stati candidati dopo un duro scontro politico?
“Quello che lei definisce un duro scontro politico è stato un confronto politico serrato che deve essere considerato positivamente. Anche perchè in una coalizione dove non ci sono padroni è giusto che ci sia un confronto trasparente. Alludo a quello che è accaduto in Puglia, dove Nichi Vendola riteneva prioritaria la sua candidatura e noi che pensavamo di allargare la coalizione. Alla fine, per un disegno provvidenziale – come qualcuno ha detto - si sono create le condizioni per vincere. Alla fine il confronto è stato utile”.
Allora voi non siete il partito delle mummie, come dice Vendola?
“Nel Pd non ci sono mummie. Ma ci sono tante risorse. Altro che mummie! C'è una nuova generazione che non fa notizia che faranno parlare di se nei prossimi anni....”.

Olof e quel partito italiano di destra

Voce Repubblicana del 16 marzo 2010
Intervista a Monica Quirico
di Lanfranco Palazzolo

Il leader socialdemocratico Olof Palme guardava con attenzione allo sviluppo dell'Eurocomunismo negli anni '70, ma riteneva che il Pci attuasse una politica di destra rispetto a quella dei socialdemocratici svedesi. Lo ha spiegato alla “Voce” la professoressa Monica Quirico, curatrice del libro”Olof Palme e il socialismo democratico”, pubblicato da Editori Riuniti University press.
Professoressa Quirico, come è nata l'idea di raccogliere gli scritti di Olof Palme?
“L'idea di questa raccolta di discorsi è nata in concomitanza con l'uscita del libro di Aldo Garzia dal titolo 'Olof Palme, vita e assassinio di un socialista europeo”. Con l'uscita di quel libro ho scoperto che non erano state pubblicate biografie di Olof Palme, ma che non erano nemmeno disponibili in italiano i discorsi e gli scritti dello statista svedese, se non il carteggio con Willy Brandt e Bruno Kreisky. Era una grave lacuna”.
Perchè questa lacuna?
“Credo che questa mancanza sia dovuta alla debolezza dell'idea socialdemocratica in Italia. Questo limite è legato alla forza politica del Partito comunista italiano tra le forze di opposizione. E quando il Pci è diventato qualcosa di diverso dal vecchio partito comunista non è stata presa in considerazione l'opzione socialdemocratica”.
Perchè nel libro ha sentito la necessità di sgombrare il campo sui luoghi comuni su Olof Palme?
“Si è sempre cercato di concentrare l'attenzione sull'omicidio di Olof Palme perché si è trattato di un giallo irrisolto. Poi si parla sempre del ruolo internazionalista di Palme e dei suoi rapporti con i paesi del Terzo Mondo. Ma mancava una seria riflessione su Palme come politico riformatore. L'attenzione su Palme si è concentrata sulle illazioni che lo hanno riguardato che lo volevano al servizio del Kgb o dei servizi segreti americani. Non mi era mai capitato di incontrare un politico che si era attirato giudizi così radicalmente contrapposti”.
Quali innovazioni ha portato la figura di Olof Palme rispetto alla tradizione della tradizione di Tage Erlander?
“Palme è un prosecutore della tradizione socialdemocratica. Penso al circolo virtuoso tra crescita economica e sicurezza sociale. Palme assume in pieno questo progresso e cerca di adattarlo alle nuove sfide degli anni '60 e '70. Ma si tratta di una discontinuità relativa. Il suo merito è stato quello di trovare un rapporto con i movimenti della nuova sinistra come l'ambientalismo, il movimento operaio e il femminismo”.
Cosa pensava Palme del comunismo italiano?
“Nel mio libro ho citato un passo di un'intervista del 1977 di Olof Palme in cui Palme parla dell'Eurocomunismo come di un esperimento al quale guardare con grande attenzione. Ma riteneva che il Pci che 'per la sua politica di 'legge e ordine' direi che sono più a destra di noi'”.