mercoledì 14 aprile 2010

Ultima chiamata per le riforme

Intervista a Giovanni Guzzetta
Voce Repubblicana del 14 aprile 2010
di Lanfranco Palazzolo

Questa è l’ultima occasione per la grande riforma della Costituzione. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il costituzionalista Giovanni Guzzetta, che accusa le forze politiche di ipocrisia sulla legge elettorale. Ecco perché.
Prof. Guzzetta, cosa pensa del dibattito sul semipresidenzialismo che si è aperto in questi giorni?
“Il tema delle riforme istituzionali in Italia è sempre stato molo difficile da affrontare. Se ne parla ormai da 40 anni senza che accada nulla. I cittadini sono ormai stufi di quello che sta accadendo. E’ inevitabile che i dibattiti di questo genere, su temi così delicati, producano grandi schermaglie, soprattutto all’inizio del confronto. Nessuna riforma è neutra. Detto questo, ritengo che questa sia l’ultima occasione che abbiamo. La seconda Repubblica è in un equilibrio molto precario anche se è in vita da oltre 20 anni. Se non completiamo la cornice istituzionale che corrisponde ad ogni paese rischiamo di andare a sbattere”.
Berlusconi ha presentato il semipresidenzialismo che vorrebbe attuare in termini sbagliati?
“Vedo molta ipocrisia in questo dibattito. Come lei sa, noi abbiamo votato un referendum che è stato votato lo scorso anno proprio sulla legge elettorale. E siamo stati letteralmente abbandonati da tutti i partiti fatta eccezione del Presidente della Camera Gianfranco Fini, che ha coerentemente sostenuto il referendum fin dall’inizio. Invece il centrosinistra è stato praticamente assente. Queste preoccupazioni sulla legge elettorale sanno molto di lacrime di coccodrillo”.
Da parte delle opposizioni vede una certa apertura sul semipresidenzialismo o crede che il principale obiettivo delle forze di minoranza sia quella di mantenere l’attuale forma di governo parlamentare?
“Credo che nell’opposizione siano in tanti a giocare questa partita tatticamente. E’ chiaro dire che dobbiamo confrontarci con delle proposte che non sono state delineate e richiedono un esame molto attento. Il semipresidenzialismo è una forma di governo molto delicata perché si regge su un equilibrio molto delicato. Anche il cambiamento di una virgola rischierebbe di far crollare tutto e di portarci un modello che funziona ancora su schemi parlamentari pur avendo l’elezione diretta del Presidente della Repubblica (l’Austria). Noi dobbiamo preoccuparci di aggiungere nell’architettura costituzionale quello che è stato registrato in questi ultimi anni”.
Lei pensa che la forma di governo parlamentare sia stata abbandonata? In quale tipo di forma di governo siamo?
Oggi ci troviamo in un sistema presidenziale di fatto. Ma un sistema presidenziale di fatto è peggiore di un sistema presidenziale di diritto soprattutto per le opposizioni perché non è costruito con quell’equilibrio determinato da un sistema presidenziale di diritto”.

Nessun conflitto con i Pm

Voce Repubblicana del 13 aprile 2010
Intervista a Luigi Manconi
di Lanfranco Palazzolo

Tra la parte civile e la procura che si occupa della morte di Stefano Cucchi non esiste alcun conflitto. Lo ha spiegato alla “Voce Repubblicana” il senatore Luigi Manconi, Presidente del Comitato per la verità sulla morte di Stefano Cucchi dopo che è stata presentata la perizia voluta dalla famiglia del ragazzo morto lo scorso anno in condizioni ancora da chiarire all’ospedale Sandro Pertini di Roma dopo il suo arresto.
Senatore Manconi, dopo che sono state rese note le conclusioni dei periti nominati dalla famiglia Cucchi e quelle chieste dai Pm si sta per giungere alla verità sul caso del ragazzo morto all’ospedale Sandro Pertini di Roma?
“Sabato abbiamo presentato la perizia voluta dalla famiglia e realizzata da un’equipe guidata dal professor Fineschi. Quello che è stato reso noto è uno straordinario documento scientifico che porta un contributo importantissimo all’accertamento della verità”.
Cosa emerge da questa perizia?
“Vengono messi in rilievo due fatti importantissimi, che credo siano ormai acquisiti: il primo è che il segno delle lesioni, le fratture subite da Stefano Cucchi, rivelano che si tratta di fratture recenti; c’è una relazione strettissima, intima, indissolubile, tra il pestaggio di Stefano Cucchi nel periodo della detenzione e la sua morte. Finora ha prevalso un’impostazione che riconosceva le violenze avvenute su Stefano Cucchi, ma le isolava, le rendeva scollegate all’agonia di Stefano Cucchi. La perizia dimostra la correlazione tra lo stato di abbandono di Stefano Cucchi e le percosse subite”.
Quali sono le difficoltà che adesso avete di fronte nell’accertare la verità oggettiva su quello che è accaduto a Stefano Cucchi?
“Oggi vedo quello che viene definito comunemente come un polverone. Ogni notizia sulla morte di Stefano Cucchi viene accompagnata da una ridda di interpretazioni, di insinuazioni, di vere e proprie manipolazioni, che tendono ad alterare una vicenda che invece è decisamente limpida nella successione dei fatti, nella concatenazione dei fatti”.
C’è un conflitto con la Procura su questo?
“No, mi guardo bene dal dire questo. Non voglio affatto alimentare questa idea. Vorremmo che tutto fosse indagato con grande attenzione. Credo che sia stato approfondito ben poco della primissima fase del fermo di Cucchi in una caserma dei Carabinieri, quando gli fu impedito di vedere il suo avvocato di fiducia. Da quella prima caserma il ragazzo fu portato in un’altra caserma. Vorremmo sapere con maggiore precisione cosa è accaduto in quelle ore. Tutto questo non è stato documentato. Vogliamo far luce proprio su queste fasi e sul comportamento dei medici che nulla hanno nulla fatto, di fronte ad una protesta esplicita del ragazzo, per metterlo in condizione di difendersi parlando con il suo difensore”.