giovedì 15 aprile 2010

Il partito delle elites

Voce Repubblicana del 15 aprile 2010
intervista a Daniele Marantelli
di Lanfranco Palazzolo

Il problema del Partito democratico sono le elites di partito, che non vengono scelte in base alla competenza politica e al consenso. Questa selezione avviene solo in base alla fedeltà a questo o a quell’esponente. Lo ha spiegato alla “Voce Repubblicana” l’onorevole Daniele Marantelli del Partito democratico, che boccia la proposta del Pd federale di Prodi.
Onorevole Marantelli, cosa pensa della sconfitta del Pd a Mantova e in Lombardia alle regionali?
“La sconfitta è il frutto di una tendenza che si era manifestata con la perdita di importanti amministrazioni come Pavia, Cremona e Brescia. Questa tendenza ci ha riservato un’amara sconfitta a Mantova, dove però l’esito è dipeso molto dalle incomprensibili divisioni del centrosinistra. Però ci sono stati alcuni risultati positivi a Lecco e Saronno. In queste elezioni amministrative il centrodestra non ha pagato pegno per una politica economica che non ha affrontato il problema della mancata crescita del Paese. Le mie non sono considerazioni eccentriche. A fronte di questa plateale evidenza il governo ha cincischiato, ma ha raccolto consensi ovunque. Ma questo non dipende dal fattore Lega perché il centrosinistra ha perso anche nel Sud, in importanti regioni come il Lazio, la Campania e la Calabria”.
Cosa pensa dell’astensione degli elettori in questa fase politica? Cosa deve fare il Partito democratico per affrontare la sua crisi politica?
“Noi ci troviamo di fronte ad un paese diviso e frammentato in mille corporativismi. Qualsiasi sondaggio che si fa nei confronti delle principali istituzioni del nostro paese come il Papa, la magistratura e il Presidente della Repubblica collocano implacabilmente i partiti all’ultimo posto. Del resto, il livello di astensione che abbiamo raggiunto anche nelle ultime regionali sono una conferma impietosa. Di fronte a questa crisi del sistema politico, quindi non solo del centrosinistra, un partito come il Pd deve trasmettere valori e ideali chiari e comprensibili. Il Pd non deve pensare alla sua identità, ma trovarla nella cultura che ci ha permesso di ottenere grandi conquiste economiche e sociali”.
Romano Prodi, che non ha mai inciso nelle scelte del Partito democratico dopo averne propiziato la nascita, propone un Pd federale. Cosa ne pensa?
“Ritengo che il Partito democratico non possa che essere organizzato su basi federali perché il pluralismo di un partito conta se ha radici nella società italiana. Il nostro problema sono le cosiddette elites di partito. La necessità del Partito democratico è quella di premiare chi è capace di innovare, di rischiare e di fare dei risultati. Bisogna fare questo. La proposta di Prodi mi sembra di scegliere i 20 segretari regionali e basta. Trovo la proposta dell’ex Presidente del Consiglio molto improvvisata”.

Capezzone, i vecchi tempi giustizialisti

Voce Repubblicana del 15 aprile 2010
di Lanfranco Palazzolo

La contraddizione di Daniele Capezzone. L’ex segretario di Radicali italiani è un grande amante del calcio italiano. Le sue apparizioni nelle trasmissioni di Biscardi lo testimoniano ampiamente. In questi giorni Daniele Capezzone ha commentato gli sviluppi dell’inchiesta sul calcio italiano spiegando che, “alla luce del lavoro di ricerca, della vera e propria controinchiesta efficacemente compiuta dai legali di Luciano Moggi, guidati dall’avvocato Prioreschi, quella che fu chiamata ‘calciopoli’ si rivela una campagna parziale, incompleta, e quindi inaccettabile”. Lo afferma proprio Capezzone, portavoce del Pdl, dopo l’udienza del processo di Napoli su Calciopoli. “Per anni, il giustizialismo montante, specialmente nei media, si è basato su un teorema: bisognava colpire Moggi, Giraudo e la vecchia dirigenza della Juve, con ciò salvando troppi altri, improvvisamente proclamati (e in qualche caso anche autonominatisi) onesti e corretti”, prosegue Capezzone in una nota. “Ora questa discutibilissima costruzione sta franando. E tutto ciò accade grazie all’opera della difesa: e, in assenza di questo ‘imprevisto’, tutto sarebbe stato condizionato dalla scelta arbitraria di includere o escludere migliaia e migliaia di intercettazioni rilevantissime. Ma ormai il ‘teorema’ si sta sgretolando, e i tifosi di calcio non sono più disposti ad essere ingannati da campagne mediatiche faziose e a senso unico”, conclude. L’ex segretario di Radicali italiani si contraddice. Il portavoce del Pdl dovrebbe ricordare i suoi strali giustizialisti contro il calcio italiano. Quando, ad esempio, aveva denunciato la mano leggera dei giudici contro il Milan. Nella sua dichiarazione del 15 luglio del 2006 aveva detto, senza avere elementi di prova: “Mi pare che i giudici abbiano usato una mano leggera nei confronti del Milan, a fronte della severità riservata alle altre società. Eppure, dal fronte berlusconiano – aveva denunciato Capezzone in versione anti - Berlusconi - si prosegue sulla linea del pianto: ‘pianto preventivo’ prima della sentenza, ‘pianto successivo’ ora, immagino anche con l’obiettivo di ‘creare un clima’ per il giudizio d’appello”. Volevamo ricordarglielo prima della prossima dichiarazione sulla tangentopoli calcistica.