martedì 27 aprile 2010

Il 25 aprile come nuovo Risorgimento

Voce Repubblicana del 28 aprile 2010
Di Lanfranco Palazzolo
Intervista a Francesco Casoli

Le celebrazioni del 25 aprile devono essere un nuovo Risorgimento nel quale superare ogni contrapposizione. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il senatore del Pdl Francesco Casoli.
Senatore Casoli, domenica scorsa ha subito una durissima contestazione da parte di alcuni gruppi di estrema sinistra nel corso di una manifestazione per il 65° anniversario dalla Liberazione. Come spiega queste aggressioni contro esponenti del centrodestra che vengono omologati come fascisti?
“E’ la seconda volta che ho subito una contestazione del genere. Era accaduto anche lo scorso anno. In quella occasione mi ero meravigliato. Stavolta mi sono spaventato. La contestazione è stata violenta. Le forze dell’ordine sono state molto brave nel fermare questi scalmanati. Sono riuscito a portare a termine il mio discorso sotto una selva di fischi e di insulti. L’insulto che mi ha fatto male è stato quello di ‘fascista, scendi da quel palco’. La mia non è una storia di destra. Non mi sento omologato a nessun tipo di appartenenza a destra. La lotta di Liberazione ha permesso a tutti di parlare liberamente. Coloro che hanno fatto questa azione sono i veri fascisti. Se vogliamo ragionare sulla semantica il fascismo è stato sconfitto per garantire il diritto alla libera espressione per tutti. Quello che è accaduto è stato abbastanza grave”.
L’estrema sinistra vuole mantenere una sorta di diritto di esclusiva su questa celebrazione?
“Penso che l’estrema sinistra voglia strumentalizzare queste occasioni per riprendere in mano la situazione, dopo la sconfitta delle elezioni politiche del 2008. Questo atteggiamento sulle celebrazioni del 25 aprile è molto strumentale”.
Qual è il suo rapporto con l’Anpi?
“Mi hanno offerto la tessera onoraria, che ho accettato con grande entusiasmo ed onore. Questo riconoscimento è molto importante. Da quando sono stato eletto senatore, l’Associazione nazionale dei partigiani mi ha sempre invitato alle sue iniziative. Io ho sempre partecipato a queste iniziative con sincero piacere perché rispetto la storia e quelli che hanno sacrificato la loro vita per tutti noi. Il 25 aprile è una bella festa per tutti gli italiani”.
Dopo la vile aggressione contro Renata Polverini a Piazza San Paolo crede che il 25 aprile non sia ancora la festa di tutti gli italiani?
“Domenica scorsa ricorreva il 65° anniversario dalla Liberazione. Sono tanti anni. E’ giunto il momento di pensare con un unico cuore. E’ passato abbastanza tempo per dire che questa è la festa di tutti gli italiani. Lo ha detto anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Ecco perché sono convinto che le celebrazioni del 25 aprile debbano essere un nuovo Risorgimento per tutti gli italiani. Ecco perché dobbiamo fare di tutto per evitare queste inutili contrapposizioni”.

Ecco come gli alleati hanno sostenuto la Resistenza italiana

Intervista a Tommaso Piffer
di Lanfranco Palazzolo
Voce Repubblicana del 27 aprile 2010


Gli Alleati hanno tenuto in vita la Resistenza italiana sostenendola in ogni occasione. Lo ha detto alla “Voce” Tommaso Piffer, autore del libro “Gli alleati e la Resistenza italiana” (Il Mulino).
Tommaso Piffer, nel suo libro lei ha citato molte fonti documentarie relative agli archivi americani ed inglesi sostenendo che non vi fu nessuna diffidenza da parte degli Alleati verso la Resistenza italiana.
“Nel dopoguerra la storiografia ci ha parlato spesso di un movimento partigiano fortemente avversato dagli Alleati, i quali avrebbero fatto di tutto per impedirne il rafforzamento per motivi politici. Al contrario dalla carte risulta che non vi fu alcun pregiudizio ideologico degli Alleati nei confronti della Resistenza, che fu sostenuta in quanto in grado di dare un contributo militare all’avanzata alleata”.
Perché si era affermata questa convinzione?
“Da una parte si voleva mettere l’accento sull’autonomia militare della Resistenza italiana, che si sarebbe sviluppata senza alcun apporto esterno. Dall’altra parte questa immagine era un’importante veicolo di antiamericanismo nel contesto della ‘guerra fredda’. Già alla fine degli anni ’80 gli storici che avevano avuto accesso agli archivi americani avevano ridimensionato questa valutazione. Ora è stato possibile approfondire ulteriormente il tema attraverso i documenti provenienti dagli archivi segreti americani ed inglesi. Gli Alleati fecero di tutto per potenziare la Resistenza senza alcun pregiudizio. Quello delle discriminazioni delle forze partigiane di sinistra si è rivelato un vero e proprio mito storiografico”.
Chi si avvantaggiò maggiormente di questi aiuti?
“I documenti dimostrano che nella maggioranza dei casi furono le brigate garibaldine composte guidate comunisti ad avvantaggiarsi di questi aiuti, perché erano ritenute più aggressive. Questo comportamento fu in linea con la politica degli Alleati verso tutti i movimenti di Resistenza in Europa. Ritenendolo militarmente conveniente, gli Alleati non esitarono a consegnare la Jugoslavia a Tito e a abbandonare movimenti nazionalisti come i cetnici. Lo stesso accadde con i Grecia, dove prima dell’insurrezione del dicembre 1944 i comunisti avevano ricevuto aiuti e armi dagli agenti dei servizi segreti inglesi”.
Come dobbiamo leggere il significato storico del Proclama di Alexander?
“Certamente non come un atto di ostilità nei confronti dei partigiani. Non dobbiamo dimenticare che dopo l’invito del generale britannico di bloccare le iniziative partigiane su larga scala, fu stipulato a Roma un accordo importante per i partigiani che garantiva alle forze partigiane un sostanzioso finanziamento. Lo stesso Ferruccio Parri disse che senza quell’aiuto e altri aiuti finanziari la Resistenza italiana avrebbe dovuto chiudere bottega”.