sabato 1 maggio 2010

Il partito fondato sulla disoccupazione

La vigilia del mio 1° maggio è stata turbata da una da un manifesto del Partito democratico. Si tratta dell'ennesima bugia del Pd attaccata sul muro. Questo soggetto politico si è dichiarato il "Partito fondato sul lavoro" identificandosi con l'articolo 1 della Costituzione. Il leader di questo partito, Pierluigi Bersani, si è strappato le vesti per dimostrare nel corso della giornata che si sta per concludere per ricordare che con Berlusconi non si è visto nemmeno un posto di lavoro in più e che quelle del leader del Pdl sono state solo bugie. Sarà anche vero. Io non lo nego. Ma un politico serio dovrebbe occuparsi di quello che è stato capace di fare. E non dei presunti fallimenti degli altri. Vorrei ricordare all'onorevole Bersani che il suo Pd, quello che lo ha fatto diventare ministro dello Sviluppo economico, non ha fatto niente sul fronte dell'occupazione. A coronamento del "lavoro" fatto dal Pd vorrei ricordare quello che hanno combinato Bersani e i suoi amici l'ultima volta che sono stati al potere. Quello sotto è un ritaglio del Sole 24 Ore del 20 giugno del 2008 su quello che aveva fatto il Pd nei mesi precedenti. Il titolo de "Il Sole" parla da solo. Per il Partito del Lavoro però non ci siamo.....


Il Partito "Repubblica"

Ecco il Partito "Repubblica"

Intervista a Maurizio Stefanini
di Lanfranco Palazzolo
Voce Repubblicana del 1 maggio 2010

In Italia si parla moto dell’anomalia di Berlusconi, ma si parla assai meno del partito ‘Repubblica’. Lo ha detto alla “Voce” il giornalista Maurizio Stefanini, autore de “Il partito ‘Repubblica’”. Boroli editore.
Maurizio Stefanini, come è nata l’idea di scrivere questo libro?
“L’idea non è mia. E’ stata la casa editrice a commissionare questo libro. L’idea originale era quella di dare un titolo diverso a questo libro. L’idea iniziale era di titolare questo libro così: ‘‘Repubblica’, il giornale che vuole comandare tutti’. Questo titolo aveva una spinta eccessivamente polemica. Più che fare delle critiche soggettive, abbiamo pensato di fare un’analisi oggettiva su ‘Repubblica’”.
Quali sono le caratteristiche di questo ‘partito’?
“In Italia parliamo spesso dell’anomalia mediatica di Silvio Berlusconi e del ‘partito di Mediaset’. La provocazione che faccio è che dall’altra parte esiste un altro partito, che è quello di ‘Repubblica’. In questo senso ho notato un’importante asimmetria. Mentre i partiti moderati di centrodestra sono collassati alla fine della Prima Repubblica, il partito di Berlusconi ha ricostruito le strutture che erano venute a mancare a questi partiti, le cui ideologie di riferimento non sono crollate, con il partito Mediaset. Mentre il Pci, nonostante la crisi mondiale del comunismo, non è crollato. Anzi, le strutture del Pci sono rimaste intatte. Il post-Pci è riuscito ad inglobare una parte della Dc. Eugenio Scalfari ha fornito il nuovo software al post-Pci”.
Il suo libro si apre con un paragrafo dal titolo “Volontà di potenza’ nel quale lei ha messo in evidenza le doti trasformistiche di Scalfari.
“Quella di cui lei parla è una citazione di Giancarlo Perna, che si è fermato all’inizio degli anni ’90. Questa situazione si è protratta anche successivamente con i complimenti di Scalfari al Presidente della Camera Gianfranco Fini. Il libro è stato chiuso a dicembre. Ma poi è stato ricorretto. Ma il sostengo di ‘Repubblica’ a Fini era già evidente. Il caso ha voluto che il libro è uscito proprio mentre scoppiava lo scontro tra Fini e Berlusconi. Scalfari ha sempre detto che le idee non restano ferme ed è necessario adeguarsi all’evoluzione delle idee”.
Esiste un effetto diretto tra la crescita di ‘Repubblica’ e il crollo de ‘l’Unità’?
“Questo è stato un fenomeno particolare. ‘Repubblica’ aveva creato un modello che era considerato vincente. E allora il modo migliore per trasmettere questo modello vincente era quello di mandare i giornalisti di ‘Repubblica’ nelle altre testate. Tutti i giornali hanno preso il personale di ‘Repubblica’ e il suo modello. Non solo ‘l’Unità’. Il modello di ‘Repubblica’ è stato capace di influenzare l’opinione pubblica italiana delegittimando gli altri. E questa strategia si è imposta”.