martedì 4 maggio 2010

Lazio Inter arriva anche in Parlamento

Il Tempo 4 maggio 2010
di Lanfranco Palazzolo


Il palazzo diviso dal pallone. La partita di domenica sera tra Lazio ed Inter disputata all'Olimpico ha lasciato il segno in Parlamento. Invece di tornare ad occuparsi dei problemi del paese, ieri il Parlamento si è trasformato in una curva unica dove sono costretti a convivere tifosi di opposti schieramenti. Ad aprire il fuoco di fila dello scontro parlamentare sulla discussa vittoria dei nerazzurri è stato l'ex deputato dei verdi, ma giallorosso nel cuore, Paolo Cento. “Quello che è successo ieri sera all'Olimpico – ha detto 'er piotta' alludendo al comportamento della Lazio - è incommentabile. Il vero problema riguarda la gestione del calcio”. Il capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri, anche lui giallorosso, salta lo steccato politico che lo divide da Cento e grida: “Ieri è stata scritta una pagina di vergogna. L'Inter potrà vincere lo scudetto, ma per quello che si è visto ieri all'Olimpico, sarà uno scudetto simile a quello ottenuto con le telefonate di Facchetti agli arbitri”. Il riferimento di Gasparri al mitico difensore nerazzurro Giacinto Facchetti manda su tutte le furie il deputato interista del Pd Roberto Zaccaria: “Prendere spunto dalla partita per diffamare l'Inter e diffamare l'onorabilità di un grande uomo come Giacinto Facchetti è disgustoso”. Il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto si schiera con Gasparri: “I calciatori della Lazio, con un unica eccezione del portiere, hanno dato per scontato il risultato in maniera esplicita, poi i tifosi possono fare ciò che vogliono”. E aggiunge: “Secondo me non si aprirà nessuna inchiesta, ma se ci fosse un'occasione per farla sarebbe questa”. Il fuoco di fila di queste dichiarazioni non deve essere piaciuto all'onorevole nerazzurro Mario Landolfi (Pdl), che “sconfessa” il suo capogruppo alla Camera. Secondo il parlamentare campano, quello che è successo all'Olimpico “era scontato: l'ipotesi dello scudetto alla Roma è vista come il fumo negli occhi dai laziali. E non certo da ieri”. Ma il ministro della Difesa Ignazio La Russa vede neroazzurro: “La Lazio nel primo tempo è stata eroica, se qualcuno vuole sospettare... sospettiamo e ridiamo con loro”. Il questore della Camera Francesco Colucci (Pdl), Presidente dell'Inter club di Montecitorio, non si scompone: “Se le tifoserie di Roma e Lazio hanno problemi fra di loro – dice - non ci riguarda”. Il portavoce del Pdl Daniele Capezzone, anche lui romanista, decreta la morte del calcio: “Quello che è accaduto ieri a Roma, all'Olimpico, è un vero e proprio 'spot' contro il calcio, contro lo sport, contro i principi della lealtà sportiva”. Di fronte a questa conflitto non poteva restare indifferente il Presidente del Lazio club di Montecitorio Armando Dionisi (Udc), che sapere ai colleghi giallorossi che nel risultato di domenica sera non c'è nessuna sorpresa: “Mi rendo conto come l'esito della partita fosse comunque segnato, data la diversità di motivazioni tra le due squadre”. Il deputato dipietrista Antonio Borghesi chiede la ripetizione della partita a “porte chiuse”. Ma ad arrabbiarsi non sono stati solo i romanisti. Il senatore milanista Alessio Butti (Pdl) usa il linguaggio televisivo per spiegare che all'Olimpico “è andata in onda la morte del calcio, dello sport fatto di impegno, sacrificio, lealtà e sportività”. Il presidente dello Juve club di Montecitorio Maurizio Paniz (Pdl), deluso dai bianconeri, denuncia che “Lazio Inter ha offeso lo sport vero”. I comunisti italiani abbandonano la lotta di classe per denunciare lo “spettacolo indecente dell'Olimpico” e l'avvio di “un'indagine della Federcalcio”. E meno male che ieri alla Camera non si votava....

Quel Presidente è troppo egocentrico

Intervista a Francesco Storace
Voce Repubblicana del 4 maggio del 2010
di Lanfranco Palazzolo

I finiani stanno aspettando il momento giusto per uscire allo scoperto. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il senatore Francesco Storace, leader de “la Destra”, Presidente della Regione Lazio ed ex ministro della Salute.
Senatore Storace, cosa pensa delle polemiche all’interno del gruppo parlamentare del Popolo delle Libertà dopo le dimissioni presentate dal Vicepresidente Italo Bocchino?
“Credo che queste polemiche siano un’esagerazione totale. Credo che non ci sia una ragione valida per sollevare questo tipo di scontro nel gruppo parlamentare e nel Pdl”.
Il gruppo vicino ad Italo Bocchino ha voluto creare un caso ad ogni costo?
“Non ho alcun dubbio sull’intenzione che si sia voluto alzare il tono dello scontro nel Pdl. E i responsabili di questa situazione non sono certo gli esponenti vicini a Silvio Berlusconi. Credo che qualcuno abbia la memoria corta. Si dovrebbe ricordare a tutti quello che succedeva all’interno di Alleanza Nazionale ai tempi in cui Fini era il leader di quel partito e non ammetteva che vi fossero discussioni interne. Trovo che sia singolare la scoperta della democrazia da parte degli esponenti politici vicini al Presidente della Camera”.
La corrente finiana all’interno del Pdl durerà o pensa che gli obiettivi di questo gruppo di parlamentari siano altri?
“Non credo che questo gruppo abbia delle prospettive politiche. Le proposte lanciate da Gianfranco Fini sono strategicamente collocate fuori dal Popolo delle libertà. Adesso bisognerà attendere. Credo che i cosiddetti ‘finiani’ stiano solo aspettando il momento giusto per manifestare le loro vere posizioni”.
Come mai lei ed altri esponenti politici ex di An si sentono più vicini alle posizioni di Berlusconi e lontanissimi da Fini?
“Noi della Destra abbiamo stretto un’alleanza politica con il Popolo delle Libertà. Non esiste un fattore ‘Fini’ che ha determinato questo tipo di avvicinamento. L’alleanza con il Pdl è stato il frutto di un naturale meccanismo politico. Non esiste alcuna forma di personalismo in questa scelta. Certo, con Fini sarebbe stato tutto molto più difficile”.
Ritiene che Fini dovrebbe riflettere sul suo ruolo di Presidente della Camera?
“Il Presidente della Camera Gianfranco Fini farà quello che vuole. Ma sono convinto che prima o poi il problema politico della sua permanenza alla presidenza della Camera si porrà. L’articolo 88 della Costituzione prevede che il Presidente della Repubblica sciolga anticipatamente le Camere sentiti i presidenti dei due rami del Parlamento. Ma se il Presidente della Camera scatena una sorta di Vietnam dentro il suo partito quale terzietà potrà esprimere”.
Qual è il più grosso limite caratteriale di Fini, che lo ha reso l’eterno secondo di Berlusconi?
“La smania di egocentrismo. Alla fine questo diventa un limite”.

"L'ex fascista del 2000" (Kaos Edizioni)

Oggi avevo voglia di occuparmi di un tema di attualità. Credo di averlo fatto realizzando per Radio Radicale questa intervista sull'Ex fascista del 2000, il Presidente della Camera Gianfranco Fini. Ero interessato a ricordare agli ascoltatori di Radio Radicale quanto fosse importante capire le radici politiche del nemico numero uno di Berlusconi all'interno del Popolo delle libertà. Non l'ho fatto con cattiveria, ma solo con la dovuta curiosità giornalistica. Ecco che cosa ho combinato insieme a Lorenzo Ruggiero della Kaos edizioni.