venerdì 4 giugno 2010

Francesco Barbato SHOW in stile Vasco Rossi

L'assoluzione di Rino Formica vista dalla Camera e dal Senato



Ecco come è stata vista l'assoluzione di Rino Formica alla Camera e al Senato. Vi invito a vedere con attenzione l'intevento dell'onorevole Baran (pdl) alla Camera e la reazione della vicepresidente dell'assemblea Rosi Bindi, che certo non ha brillato per signorilità. Giudicate voi.

Una crociata inutile contro la massoneria

Intervista a Sandro Gozi
Voce Repubblicana del 5 giugno 2010
di Lanfranco Palazzolo

Il Partito democratico non deve mettere all’indice né ostracizzare nessuno, nemmeno chi è iscritto ad associazioni legittime come la massoneria. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il deputato del Partito Democratico Sandro Gozi.
Onorevole Gozi, nel Pd si è sviluppata un’accesa polemica contro la massoneria. A cosa sono dovute queste critiche?
“Ho avuto modo di dire che queste polemiche mi sembrano poco utili. Sono ormai diversi giorni che nel Pd si dibatte su questo. Ritengo che ci siano problemi ben più rilevanti, sui quali dobbiamo dare delle risposte alternative a quelle del governo in carica. La questione della massoneria deve essere affrontata nella sede adeguata, negli organismi del partito, senza andare a finire sui giornali per quattro giorni con queste vicende. Se ci sono delle cose da chiarire sulle condizioni per aderire al Partito democratico si chiariscano. Ma senza farne un dibattito pubblico, che è lontano anni luce dai problemi della gente. E lontano da quello che la gente si aspetta dica e faccia in questo periodo”.
Non crede che il Pd stia facendo passare l’idea che l’iscrizione alla massoneria sia qualcosa di poco lecito? Esiste il rischio che si possa generare questo pericoloso luogo comune?
“Questa polemica non contribuisce a sfatare dei luoghi comuni. E a fare maggiore chiarezza. Mi sembra anche un dibattito strumentale. E soprattutto non ho l’impressione che vengano chiariti i termini della questione. Io credo che il Pd non debba mettere all’indice e ostracizzare nessuno. Il Pd deve solo chiedere a ciascuno, per esigenze di trasparenza, di dichiarare l’elenco delle associazioni di cui fa parte. Secondo me, il problema non è aderire alla massoneria o aderire ad altre associazioni. La questione che deve essere posta è quella della segretezza delle associazioni. Ma questo discorso non vale solo per la massoneria. L’articolo 18 della Costituzione vieta l’iscrizione ad associazioni segrete. Su questo non c’è bisogno di aprire un dibattito interno al Pd, né di un codice etico del partito. Sappiamo bene che le associazioni segrete sono vietate dalla Costituzione. Trovo che sia evidente la strumentalità di questo dibattito”.
Trova giusto che un esponente del vostro partito sia stato cacciato per la sua appartenenza alla massoneria?
“Vorrei che il mio Partito democratico fosse una forza politica plurale, democratica, aperta, che ostracizza nessuno, nemmeno chi è iscritto ad associazioni massoniche pienamente legittime, né chi appartiene ai boy-scouts o all’Opus dei. Ritengo che sia opportuno chiarire meglio le regole interne ed essere tolleranti”.
Questo è uno scontro tra laici e cattolici nel Pd?
“No, non credo. I cattolici del Pd possono essere rappresentati da chi si è espresso contro la massoneria nel partito”.

Evviva le regioni a due velocità

Intervista a Nicolò Zanon
Voce Repubblicana del 4 giugno del 2010
di Lanfranco Palazzolo

Oggi non sarebbe sbagliato proporre uno schema a due velocità per le Regioni Lo ha detto alla “Voce” il costituzionalista Nicolò Zanon.
Professor Zanon, quale bilancio possiamo tracciare dei 40 anni delle Regioni?
“Il bilancio non è negativo. Dal 2001 le Regioni hanno ampliato le loro competenze. Il loro limite è che non tutte le regioni hanno avuto la stessa crescita. La velocità di sviluppo e di efficienza di alcune regioni è stata superiore ad altre. Ci sono diverse situazioni presenti sul territorio. Credo che non sia sbagliata l’idea di proporre un regionalismo differenziato secondo quanto è previsto dall’articolo 116 della Costituzione per consentire alle Regioni con maggiore capacità di avere maggiori competenze. L’uniformità di regole prevista per tutte le regioni è un tema che mostra la corda in un momento come questo. Ci sono situazioni molto diverse, ci sono regioni che hanno capacità dirigenziali, amministrative, particolarmente forti. Mentre ce ne sono altre che non hanno queste caratteristiche. Le regioni più sviluppate ed efficienti sono costrette a seguire la lentezza delle altre regioni. Se dovessi dire qual è il problema delle Regioni, direi che il tema della differenziazione dovrebbe essere affrontato”.
Perché ci fu il grave ritardo per l’istituzione delle Regioni?
“Durante i lavori dell’Assemblea costituente, i più diffidenti nei confronti delle Regioni furono le sinistre perché temevano la creazione di poteri limitati che frenavamo l’azione riformatrice, la quale non doveva trovare ostacoli territoriali nella sua realizzazione. Poi ci fu una resistenza centrista perché si sapeva che in alcune zone del nostro paese le sinistre erano praticamente forti. Le ragioni furono molte. Dopo 40 anni questi problemi sono stati superati. Anche se un problema sul tappeto resta sempre: la conflittualità tra Stato e Regioni, dovuta a diverse cause come la complicazione per il sistema delle rispettive competenze. E poi anche a causa della conflittualità politica, per cui regioni che si oppongono al governo nazionale sono più disponibili al contenzioso con la Corte costituzionale”.
La finanza pubblica vive un momento drammatico. Il federalismo fiscale è realizzabile?
“Questo è difficile dirlo. Non ho un quadro preciso dei costi. Andrebbe innanzitutto fatta un’operazione di pulizia linguistica. Parlare di federalismo fiscale è improprio. Spazi per l’imposizione fiscale delle regioni ce ne sono pochi. E’ difficile trovare basi imponibili libere per le scelte delle regioni. Non sarà un federalismo tributario. Si tratta di capire se questo passaggio porterà dei benefici. Il passo più importante di questo processo sarà il federalismo demaniale. Ma la congiuntura e la riduzione della spesa pubblica sono aspetti che preoccupano molto”.