martedì 15 giugno 2010

Vogliono solo sfiancare Berlusconi

Voce Repubblicana del 16 giugno 2010
Intervista a Giancarlo Lehner
di Lanfranco Palazzolo

Lo scopo di Fini e dei finiani è quello di sfiancare Berlusconi e il Pdl per farli arrivare a pezzi nel 2013. Lo ha detto alla “Voce” l’onorevole Giancarlo Lehner, deputato del Popolo delle Libertà.
Onorevole Lehner, dopo l’approvazione della ddl sulle intercettazioni al Senato il Presidente della Camera Gianfranco Fini ha detto che il Regolamento della Camera verrà rispettato.
“Ormai non riesco a trovare un senso semantico alle parole del Presidente della Camera. Al di la degli argomenti che vengono trattati, le parole di Fini mi sembrano finalizzate a fare il controcanto a Silvio Berlusconi. L’interesse principale di Gianfranco Fini non è altro che quello di creare imbarazzi e problemi a Berlusconi. Questo è l’unico scopo. Non credo che Fini sia preoccupato del miglioramento del testo della legge sulle intercettazioni. Anche se fosse stata approvata al Senato una legge diversa Fini avrebbe trovato da ridire qualcosa. Bisognerebbe essere solo dei tonti per non capirlo. Purtroppo sono in molti a dare credito a Fini e ai finiani. Il loro scopo è quello di sfiancare il Pdl e Berlusconi per fare arrivare il centrodestra nel 2013 a pezzi”.
Però lei è stato molto critico sulla legge che riguarda le intercettazioni.
“Sono stato critico fin dall’inizio su questa legge. In Commissione Giustizia, nel 2008 dissi che quella legge è un errore perché chi si sarebbe preso la responsabilità di farla approvare si sarebbe messo contro tutto il mondo dell’informazione. Quando i giornalisti ricevono dalla procura degli stralci delle intercettazioni, devono solo preoccuparsi che sia autentico. Detto questo, loro non possono far altro che pubblicare queste intercettazioni se sono giornalisti. Una buona legge avrebbe dovuto colpire, semmai, la fonte e non la ‘foce’. Ma in questo paese fa sempre paura andare a colpire le procure”.
Quale fu la reazione dei finiani alle sue parole?
“Non dissero nulla. Tacquero. Rimasi veramente solo. L’unica persona che capì quello che pensavo fu la Presidente della Commissione Giustizia Giulia Bongiorno. Ma lei fu l’unica persona, tra i finiani, ad ascoltare quello che pensavo. Ecco perché non credo a quello che dicono oggi i finiani. Per me, quello che dicono Fini & soci vale zero. Non voglio entrare nel merito delle questioni che sollevano persone che parlano strumentalmente, la cui intenzione è solo quella di indebolire Berlusconi”.
Come trova la strategia di Berlusconi verso i mezzi di informazione?
“E’ assolutamente sbagliata. Ma Berlusconi aveva proposto una legge molto più semplice e chiara: le intercettazioni erano consentite solo per reati gravissimi. Ma la legge è stata inpecettata dai giuristi. In gioco non c’era la privacy, ma al circo mediatico giudiziario, che è un vero pericolo per la nostra democrazia”.

Opposizioni divise sul ddl intercettazioni

Voce Repubblicana del 15 giugno 2010
Intervista a Domenico Benedetti Valentini
di Lanfranco Palazzolo

Sulle intercettazioni le opposizioni hanno dimostrato di essere divise. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il senatore Domenico Benedetti Valentini del Pdl, membro della Commissione giustizia del Senato.
Senatore Valentini, cosa pensa del ddl sulle intercettazioni votato dal Senato?
“La valutazione complessiva del nostro lavoro è positiva per il testo finale che abbiamo approvato. Inoltre c’è stata una condivisione sulle finalità che la legge si propone di perseguire e di mettere in equilibrio. Naturalmente il risultato finale non può certamente essere il massimo della soddisfazione per tutti e anche per me. Lo sforzo che abbiamo fatto è stato grande. Non potevamo lasciare tutto fermo al Senato”.
Come ha trovato l’atteggiamento delle opposizioni che, come l’Idv, hanno occupato l’aula, mentre altri, come il Pd, se ne sono andati?
“Ho ironizzato su questo atteggiamento dicendo che in aula abbiamo visto i falchi e le colombe. Naturalmente i falchi erano coloro che hanno occupato l’aula, mentre le colombe sono stati coloro che volevano dare solo voce al popolo isterico ‘viola’ facendo solo ostruzionismo. La loro logica era quella del tanto peggio tanto meglio. Poi abbiamo visto coloro che hanno fatto un semiopposizione strisciante. E quelli che se ne sono andati dall’aula. L’opposizione ha fornito un quadro disorganico, per nulla responsabile. La maggioranza non ha fatto altro che accettare quello che poteva accettare dall’opposizione. Ecco perché abbiamo fatto bene ad andare avanti”.
Cosa ne pensa del “Vietnam” annunciato alla Camera?
“Chi si prende la briga di scatenare un Vietnam significa che ha delle ragioni per scatenare il Vietnam. Penso che ciò non dovrebbe avvenire. Chi lo farà si prenderà le sue responsabilità. Io credo di aver dato, da uomo libero, un esempio di lealtà, di concretezza e di personalità. Al Senato ho cercato di fare la mia battaglia per migliorare questa legge ed evitare un errore: quello di conferire il potere di autorizzare le intercettazioni al Gip del tribunale procedente. A mio giudizio, questo potere doveva essere attribuito al tribunale in composizione collegiale del capoluogo del distretto. Quella che è stata scelta è una politica di accentramento che paralizzerà gran parte dei tribunali, rompe il sistema, creando gravi problemi di disuguaglianza non so quanto costituzionalmente accettabili. Era una norma da cancellare. Ho portato avanti questa battaglia senza scatenare nessun Vietnam o Delta del Mecong”.
Cosa pensa della reazione della Stampa sulla legge?
“Il mio giudizio è negativo. Fanno il gioco delle tre carte. Parlano tanto di autodisciplina e di etica. Ma nessuno è disposto a sanzionare quei comportamenti dei giornalisti che sulle intercettazioni si comportano scorrettamente”.