martedì 29 giugno 2010

Nessun rancore verso Di Pietro

Intervista ad Elio Veltri
Voce Repubblicana del 30 giugno 2010
di Lanfranco Palazzolo

Non ho nessun rancore verso Di Pietro. Lo ha detto alla “Voce” Elio Veltri, ex vicepresidente dell’Idv.
Onorevole Veltri, cosa può dire delle polemiche scoppiate dopo l’avviso di garanzia ricevuto dal leader dell’Idv Antonio Di Pietro per truffa, che riguardano l’Associazione Italia dei valori? Da quanto tempo aveva denunciato quei fatti?
“Ci sono stati due fatti avvenuti in tempi diversi. Sono state dette delle inesattezze. Il primo problema con Di Pietro è sorto con le elezioni politiche del 2004, quando un raggruppamento politico con me, Achille Occhetto, Giulietto Chiesa e Diego Novelli, ha fatto un accordo per le Europee con la lista Di Pietro-Occhetto. Le elezioni sono andate male: abbiamo avuto solo il 2,1%. A quel punto abbiamo pensato che il finanziamento pubblico andasse a tutti e due i raggruppamenti. Invece il finanziamento pubblico lo ha preso l’Italia dei valori perché avevamo dato una delega a riscuoterlo all’Idv. Ma la delega non era perché dovevano prenderselo tutto. Io non avrei dovuto presentarmi a quelle elezioni perché ero uscito dall’Idv nel 2001. Per questa vicenda, io, Giulietto Chiesa e Achille Occhetto abbiamo promosso due cause civili non concluse. E questo è un fatto”.
La sua denuncia in cosa consiste?
“Io ho fatto una denuncia penale per la gestione dei finanziamenti dell’Italia dei valori. La gestione viene svolta da un’associazione privata, costituita da tre persone. Nella trasmissione “8 ½” Antonio Di Pietro ha negato che ci sia questa associazione. Basta andare a vedere – non capisco perché i giornalisti non lo facciano – lo statuto di questa associazione, dove c’è scritto tutto chiaramente. L’associazione è stata fondata nel 2000 - nel 2000 io ero vicepresidente dell’Idv - con una delega davanti al notaio. Di quell’associazione a tre non ne sapevo niente. In quell’associazione si può entrare solo con il placet del Presidente, che è anche Presidente del partito. Nello Statuto c’è scritto che i soldi del finanziamento pubblico vanno a questa associazione. A mio parere, e a parere di altri legali, e forse anche dei giudici, questo comporta una sostituzione di soggetto giuridico, anche se il nome è lo stesso, per quanto riguarda l’attribuzione dei fondi. La legge specifica che il finanziamento pubblico è destinato solo ai partiti destinatari. I magistrati giudicheranno”.
Di Pietro dice che lei ha dei rancori verso di lui.
“Io non ho nessun rancore. Non prendo mai posizione per ragioni personali. Nel 1981 ho lasciato il Psi di Craxi. Me ne andai per ragioni politiche. Non ho aspettato ‘Mani pulite’ nel 1992. E allora nessuno era indagato nel Psi. Con l’Idv ho fatto la stessa cosa che feci con Craxi perché ho visto che in quel partito si allargava la forbice tra ciò che si diceva e ciò che si faceva”.

Sulle fondazioni liriche era necessario cambiare

Intervista ad Emerenzio Barbieri
Voce Repubblicana del 29 giugno 2010
di Lanfranco Palazzolo

Sono convinto che il Senato non cambierà una virgola del decreto sulle fondazioni liriche. Il testo non è perfetto, ma è migliore di quello licenziato dal Senato. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l’onorevole Emerenzio Barbieri del Popolo delle Libertà e relatore del disegno di legge sulle fondazioni liriche che è stato approvato la scorsa settimana dalla Camera dei deputati.
Onorevole Barbieri, come è andata la lunga maratona parlamentare che ha visto l’approvazione del provvedimento sulle fondazioni liriche?
“Come tutte le leggi non sono perfette anche, questa legge non è perfetta. Il mio giudizio è che, data la situazione e la necessità, dell’intervento, dalla Camera è uscita una buona legge. Questo è avvenuto anche grazie ad un confronto molto faticoso e fattivo tra maggioranza ed opposizione del Partito democratico e dell’Udc”.
Perché tra le opposizioni non ha citato l’Italia dei valori? Cosa pensa dell’opposizione svolta dal partito di Di Pietro?
“Questo gruppo parlamentare ha assunto una posizione pregiudiziale nei confronti di questo provvedimento. Considerate le posizioni alle quali noi non eravamo disposti a rinunciare, c’era però la possibilità di rinunciare ad un confronto e ad un dialogo. Questo non è accaduto perché i deputati di questo gruppo hanno subito adottato il filibustering. Quando si sceglie quella strada è molto difficile dialogare”.
Con questo provvedimento la maggioranza si è messa contro il mondo della cultura? Quali saranno i danni occupazionali derivanti da questa legge?
“Non ho capito perché il mondo della cultura si sia mosso in termini così pesanti nei confronti di questo provvedimento. Chi è contro questa legge vuole mantenere lo statu quo. Questa situazione non è più possibile. Lo stato finanziava con gli enti locali la maggior parte del bilancio di quasi tutte le fondazioni liriche”.
C’è stata la tentazione di porre la fiducia sul provvedimento durante l’ostruzionismo dei giorni scorsi?
“Fin da quando il disegno di legge è approdato nell’aula della Camera il ministro della Cultura Sandro Bondi ha fatto di tutto per evitare di porre la fiducia su questo provvedimento”.
La maggioranza ha dato una prova di coesione con questa prova parlamentare?
“In questo caso ha funzionato tutto molto bene. La Lega Nord si è astenuta, differenziandosi da noi, su un emendamento soppressivo, presentato da ‘Noi Sud’ che chiedeva l’abrogazione dell’articolo 7 bis sul 150° anniversario dell’Unità d’Italia”.
Anche in Senato vedremo lo stesso copione della Camera?
“Credo che al Senato non cambierà una virgola sul decreto. Se non altro perché il testo che mandiamo al Senato è migliore di quello che ci è arrivato da Palazzo Madama”.
Lei si è addormentato in aula?
“No, assolutamente. Sono rimasto sempre sveglio”.