sabato 3 luglio 2010

Una legge illiberale

Voce Repubblicana del 3 luglio 2010
di Lanfranco Palazzolo
Intervista a Mario Staderini

Riteniamo che ci siano dei risvolti illiberali nel ddl sulle intercettazioni. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il segretario di Radicali Italiani Mario Staderini.
Mario Staderini, perché avete deciso di partecipare alla manifestazione della FNSI contro la legge sulle intercettazioni telefoniche?
“La nostra presenza alla manifestazione di Piazza Navona si spiega con i limiti di questo ddl sulle intercettazioni. Ci sono dei risvolti illiberali nelle norme che sono state votale al Senato. L’obiettivo che si sono posti sostenitori del disegno di legge è quello di cercare di impedire la denigrazione della classe dirigente italiana attraverso dei divieti alla libertà di stampa. Questa è un’operazione tipica da regime totalitario. Negli anni passati abbiamo vissuto un momento in cui la pubblicazione di alcuni aspetti della vita privata hanno consentito agli italiani, non solo a quella stretta cerchia che aveva in mano quei documenti, le responsabilità politiche, ma anche situazioni nelle quali nascono situazioni di malaffare. Gli eccessi di questo tipo di notizie evidentemente ci sono. Sappiamo benissimo che in questi decenni la diffamazione è stata usata come strumento di lotta politica con la complicità della magistratura. E inserire nelle richieste di rinvio a giudizio inserendo paginate e paginate di intercettazioni non utili è qualcosa che favorisce la diffamazione a mezzo stampa. E proprio su quello avrebbe senso intervenire nella limitazione degli atti che poi possono essere trasferiti nel mondo dell’informazione. Il cuore di un intervento legislativo dovrebbe essere quello della tutela e dell’immagine di tutti gli italiani. E non solo di tutta la classe dirigente”.
Nell’articolato del ddl però non c’è una norma che punisce chi attacca la classe politica.
“No, non c’è. Ma noi parliamo di un effetto della legge. Le intercettazioni politiche vengono fatte quando riguardano la classe dirigente. Questo ddl interviene a tutela delle oligarchie che temono di essere colpite. Ecco perché chiediamo un rito immediato per il reato di diffamazione e la pienezza del diritto di rettifica. Il Governo Berlusconi non vuole inserire queste riforme. Il ddl deve essere modificato”.
Questa legge mira a tutelare il diritto alla riservatezza stabilito dall’articolo 15 della Costituzione?
“La costituzione è violata nel momento in cui si pone l’obiettivo di risolvere con un toppa lo svuotamento dei principi della Costituzione. Il fallimento della tutela dell’immagine dell’individuo mette in crisi sia il cittadino e il giornalista che devono essere tutelati. Il giornalista deve sottostare alle richieste di risarcimenti miliardari. Se la stampa viene limitata nell’informazione questo è un atto che non la tutela. Ecco perché è necessario garantire tutti”.

Non abbiamo aumentato le tasse

Intervista a Maurizio Fugatti
di Lanfranco Palazzolo
Voce Repubblicana 3 luglio 2010

Il Governo Berlusconi non ha aumentato le tasse. E' stata la diminuzione del Pil a determinare la crescita dell'imposizione fiscale in Italia. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l'onorevole Maurizio Fugatti della Lega Nord.
Onorevole Fugatti, sembra che il governo voglia rivedere la manovra. Cosa ne pensa delle polemiche sollevate dalle regioni?
“In termini assoluti, i tagli di questa manovra devono ancora essere fatti. E chiaro che non possiamo accettare che le regioni più virtuose, quelle che hanno utilizzato meglio di fondi a loro disposizione, che hanno dato più servizi ai cittadini, siano penalizzate. Non è giusto che queste regioni subiscano lo stesso taglio orizzontale di altre regioni che hanno gestito male le loro finanze. Credo che le critiche espresse dal governatore della regione Veneto Zaia siano più che legittime in merito alla penalizzazione subita dal Veneto”.
Nei giorni scorsi, dopo che sono stati diffusi i dati Istat sull'imposizione fiscale in Europa, lei ha sottolineato che il governo Berlusconi non ha abbassato le tasse.
“Il peso dell'imposizione fiscale deve essere valutato con la crescita del Prodotto Interno lordo. Se il Pil cala è chiaro che il peso dell'imposizione fiscale aumenta. Ecco perchè riteniamo che questa sia una polemica del tutto strumentale. Noi crediamo che questa notizia sia il frutto di un calcolo matematico e non di un effetto delle politiche dell'attuale governo. Anzi, questo esecutivo si è ben guardato dall'aumentare la pressione fiscale. Gli anni scorsi abbiamo perso una grande occasione. Mi riferisco in particolare agli ultimi anni della crescita economica, tra il 2005 e il 2007, quando il Pil ha avuto l'ultima impennata. In quegli anni c'è stata davvero l'occasione per diminuire l'imposizione fiscale. Ma quelli sono stati gli anni del governo del centrosinistra. In quei due anni, il Governo Prodi non ha sfruttato l'occasione di diminuire le tasse. Invece, l'unica preoccupazione di Romano Prodi è stata quella di aumentare le tasse”.
In questa manovra esiste una contrapposizione tra le spese delle regioni e quelle dei ministeri?
“Credo che il grande dilemma di questa manovra è che si chiedono grandi sacrifici a regioni diverse. Ci sono regioni abituate ad essere pagate con il concetto delle spese a piè di lista, con il concetto della spesa storica. E quei tagli sono gli stessi che subiscono le regioni virtuose, che evitano gli sprechi. Ci sono regioni che hanno un buco del bilancio nella Sanità di due miliardi e che vedono i propri pazienti andarsi a curare in altre regioni e devono rimborsare i propri pazienti che si curano in altre regioni. Questo significa che spendiamo di più per favorire una sanità meno efficiente. Questa è la grande discriminazione che subiscono alcune regioni”.