giovedì 15 luglio 2010

Separati alla nascita: Antonio Padellaro e Joe Di Maggio

Antonio PadellaroJoe Di Maggio



Apriamo all'UDC di Casini

Voce Repubblicana del 15 luglio 2010
Intervista a Mario Baccini
di Lanfranco Palazzolo

Il confronto con i finiani deve essere riportato all’interno del Pdl. Lo ha spiegato alla “Voce” il deputato Mario Baccini, deputato del Pdl e presidente dei Cristiano popolari.
Onorevole Baccini, cosa pensa dei numerosi attacchi delle opposizioni e dei finiani contro il governo?
“Mi sembrano attacchi del tutto ingenerosi, impropri e fuori luogo. Nella vicenda delle intercettazioni e nelle questioni dell’agenda politica il governo Berlusconi sta facendo bene soprattutto guardando al contesto della crisi economica e finanziaria internazionale. Questo è un governo del ‘fare’, che è riuscito a mettere il nostro paese al riparo da più di una crisi. E’ la prima volta che si verificano contemporaneamente una crisi economica, una crisi sociale e politica insieme”.
Cosa pensa della manovra che è all’esame del Senato?
“Non dico che ci troviamo di fronte ad una manovra sotto dettatura dell’Europa, ma credo ci troviamo di fronte ad un provvedimento che risponde a delle linee europee alle quali non possiamo sottrarci. Non è più il tempo di vecchie pratiche parlamentari. I saldi di questa manovra sono per sostenere soprattutto l’eurozona”.
Un relatore dell’Onu si è schierato contro il disegno di legge sulle intercettazioni.
“Un’Italia così forte ed europea dà fastidio a tutti. Negli anni passati eravamo abituati ad assistere ad un saccheggio culturale da parte di molte organizzazioni internazionali e paesi nei confronti della nostra Italia. Adesso che c’è un governo molto forte, molti funzionari internazionali non gradiscono questa situazione visto che erano abituati a vederci come il paese dei balocchi”.
Cosa pensa del dialogo della maggioranza con l’Udc?
“Non solo è possibile, ma è anche auspicabile. Di fronte all’omogeneità di un progetto politico vanno messi da parte egoismi e primati politici. Ritengo che oggi l’Udc sia fuori dalla maggioranza. Spero che questo partito possa convergere sul nostro progetto politico”.
Cosa pensa di Gianfranco Fini?
“La strada di Gianfranco Fini è obbligata dal suo punto di vista. Spero che il Presidente della Camera rifletta sulla necessità di portare il dibattito sulle posizioni dei finiani nel partito del Popolo delle libertà”.
L’immagine dei finiani è gonfiata mediaticamente?
“Credo che un dibattito di questo tipo sia stato portato all’esasperazione da parte della stampa. Tutti i grandi giornali trovano ogni elemento, anche il più banale per sottolineare spaccature e fratture che non sono evidentemente raccordabili alla pura realtà. Questo dibattito non deve essere sottovalutato. Il nostro principale obiettivo è deve essere quello di riportare questo confronto all’interno del nostro partito. Anche la nascita di nuove fondazioni e associazioni collaterali al Pdl sono il sintomo che nel partito si dibatte poco”.

I finiani moltiplicati per cento

Voce Repubblicana del 14 luglio 2010
Intervista a Renato Farina
di Lanfranco Palazzolo

I finiani sono moltiplicati per cento dal potere dell’informazione. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l’onorevole Renato Farina del Popolo delle Libertà.
Onorevole Farina, cosa pensa della possibilità di allargare la maggioranza all’Udc?
“Io ritengo queste aperture positive. Constato come il quadro dei valori di riferimento dell’Udc sia assolutamente analogo a quello del Popolo delle Libertà. E lo si vede anche in Europa. Il distacco dell’Udc dal Popolo delle Libertà è dovuto più ad una questione personale di potere di Pierferdinando Casini, peraltro legittima. Ma la strategia di Casini non aveva ragioni strategiche. Se vogliamo, lo sappiamo bene che Casini è stato preso in contropiede da Fini. Il leader dell’Udc era convinto di poter fare un gioco ‘in coppia’ con Fini per impedire la costruzion del Pdl porsi di fronte a Berlusconi come interlocutore paritario. Invece Fini ha ceduto. Detto questo, so benissimo – e capisco di poter sembrare un matto per questo – che l’attacco alla maggioranza e al governo non è un attacco di faide interne quanto un attacco che viene dall’esterno. E’ come se all’interno del Pdl avessimo preso sul serio, come se fossero oro colato, gli annunci di disfatta che arrivano dall’esterno. In questo senso, la questione dei finiani è molto più seria di quanto rivelino i numeri. La questione dei finiani non è una questione di numeri. Non è vero che i finiani abbiano numeri sufficienti per far cadere il governo. Il fatto è che sono moltiplicati per cento dal potere dell’informazione, che è un potere di destabilizzazione molto grande. Sono convinto che la Lega accetterà il contributo di Casini e dell’Udc. Anche l’Udc darà per scontato il federalismo che abbiamo già votato”.
C’è il rischio di uno scenario simile a quello che affrontò Prodi nel 1998?
“Ricordo bene quella vicenda anche se mi trovavo a Cuba. All’epoca, il Presidente del Consiglio Prodi si affidò ad Arturo Parisi nella conta dei voti. L’esponente prodiano calcolò male i voti conteggiando la Pivetti che invece era a casa con il suo bambino. Non credo che questo tipo di incidente possa capitare dalle nostre parti. Adesso non si avverte il clima di caduta del governo che vedevamo due mesi fa”.
Però non possiamo dimenticare che Fini e Casini erano alleati contro Berlusconi.
“Fini e Casini sono diversi sia come sistema di pensieri sia come storia personale. Quindi non vedo questa affinità. La loro affinità è stata quella di sentirsi delfini di Berlusconi. Ma il tradimento che Casini ha subito da Fini nel 2008 è stato micidiale. Non è stato tanto Casini ad aver abbandonato Berlusconi, quanto Fini ad aver lasciato Casini per salpare sulla nave di Berlusconi. E Casini ha guardato quella scena esterrefatto. Ecco perché quei due non si rimetteranno insieme”.

Quel blocco proibizionista è pericoloso

Intervista a Marco Perduca
Voce Repubblicana del 13 luglio 2010
di Lanfranco Palazzolo

La Russia è alleata con il blocco arabo nelle politiche proibizioniste mondiali. Lo ha spiegato alla “Voce Repubblicana” il senatore radicale, eletto nelle liste del Partito democratico, Marco Perduca, criticando la nomina di Yuri Fedorov all’UNODOC.
Senatore Perduca, cosa pensa della nomina di Yuri Fedotov come Direttore esecutivo Onu nella lotta contro la droga e il crimine (UNODOC)? Vi aspettavate la nomina di un russo?
“Le nomine di queste cariche avvengono attraverso il criterio della rotazione geografica. L’agenzia di cui stiamo parlando, che ha sede a Vienna, è sempre stata retta da un europeo occidentale. Negli ultimi venti anni la carica è andata ad un italiano. Gli ultimi due direttori esecutivi sono stati Pino Arlacchi ed Enrico Maria Costa. L’assegnazione di questa carica alla Russia è avvenuta dopo che questo paese ha aumentato in maniera significativa il suo contributo all’agenzia stessa”.
Chi è Fedotov?
“Lo conosciamo molto bene. Nel 2000, quando l’attuale ministro degli Esteri russo era ambasciatore a New York, Fedotov era il suo vice negli anni in cui il Partito radicale fu accusato proprio dalla Russia di essere con connivenze con il terrorismo ceceno. E aveva accusato i radicali di aver ricevuto finanziamenti dalle cosiddette narcomafie per le campagne antiproibizioniste nelle quali eravamo impegnati, negli anni in cui chiedevamo la modifica delle Convenzioni in questa materia. A questo punto possiamo pensare che la Russia abbia puntato tutto su questa agenzia dell’Onu che si occupa anche di criminalità”.
Come si è comportata la Russia nella lotta al crimine?
“In questo paese manca una vera e propria leadership nella lotta al crimine. Ma sicuramente manca una linea politica che metta in discussione le politiche proibizioniste mondiali. Negli anni in cui il Partito radicale partecipava alle Convenzioni di Vienna abbiamo visto fortificarsi un’alleanza tra russi e blocco arabo nelle politiche proibizioniste. La Russia non si è mai distinta per un minimo di neutralità. Se mettiamo insieme tutti questi pezzi del mosaico, il disegno diventa particolarmente preoccupante”.
Come avete accolto il giudizio lusinghiero di Pino Arlacchi, che voi avete criticato duramente, nei confronti di Fedotov?
“Arlacchi è stato protagonista di un grande fallimento. Aveva lanciato la lotta alla coltivazione delle droghe affermando che entro il 2008 si potevano sconfiggere tutte le droghe. Non è andata così. All’interno dell’ufficio di Arlacchi c’erano molti diplomatici russi e georgiani non più appartenenti all’allora governo. In quel periodo si è parlato di alcune nomine non fatte in modo trasparente da parte di Arlacchi. E abbiamo scoperto una serie di piccoli progetti finanziati fuori bilancio da Arlacchi, che si è dovuto fare da parte”.