venerdì 23 luglio 2010

Ma cosa vogliono questi?

Intervista a Luigi Compagna
Voce Repubblicana del 24 luglio 2010

di Lanfranco Palazzolo


Non sono riuscito ancora a capire cosa vogliono i finiani. Di certo non riesco ad interloquire con Bocchino e Granata. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il senatore Luigi Compagna del Popolo delle libertà.
Senatore Compagna, cosa succederà al Pdl? Ce la farà Berlusconi a superare le difficoltà interne?
Ho l’impressione che sotto certi aspetti c’è qualcosa di più di una crisi del Pdl e nel Pdl. C’è uno schema del tutto inedito nella storia politica italiana. C’è un conflitto tra il Presidente del Consiglio e il Presidente della Camera. Ci sono stati tempi passati in cui questa carica c’erano esponenti politici comunisti come Pietro Ingrao e Nilde Iotti mentre il Presidente del Consiglio era democristiano, socialista o repubblicano. Ma non c’erano polemiche politiche come quelle che vediamo oggi. Direi che con queste polemiche si va ben oltre lo scontro interno al partito. Se invece si vuole stare nella dimensione partito, allora, evidentemente, c’è bisogno che molte decisioni delle scorse settimane non abbiano il seguito minaccioso con il quale sono state annunciate”.
Questa situazione era analoga a quella che si era creata tra il 2001 e il 2006 tra il presidente della Camera Casini e Berlusconi?
No, direi di no. Se ci sono state delle conflittualità erano tra il partito del Presidente della Camera, che era Marco Follini, il quale ricopriva anche la carica di vicepresidente del Consiglio con Berlusconi. Queste polemiche avvenivano con un certo bon-ton e nell’ambito di una polemica politica leale. Il comportamento di Fini è diverso. Mi è sembrato che a Palermo il Presidente della Camera facesse riferimento ideale ad una piazza che aveva un atteggiamento squadrista e minaccioso contro il Presidente del Senato Renato Schifani. Vedremo cosa ci diranno le cronache politiche dei prossimi giorni. Se l’immagine che ho evocato è esagerata nessuno ne sarà più contento di me. Ma se questa immagine avrà degli sviluppi vedo ben altro che una discussione interna al Pdl. Anzi, sono certi termini giacobini che rendono difficile la discussione in un confronto pacato”.
Ci sarà una conta nel Pdl?
"Non capisco su chi, su cosa e quando dovrebbe avvenire questa conta. Non credo che possa esserci una conta su Berlusconi e Dell’Utri mandanti di stragi. Mi sembra difficile che sia il caso di contarsi. Se Berlusconi e Dell’Utri sono dei mandanti di stragi non è il caso di fare interviste allusive. Queste lasciamole fare ad altri”.
Ha capito cosa vogliono i finiani?
"Non l’ho capito. Se avessi capito cosa hanno in mente lo commenterei. Al momento vedo solo parole che pesano più di pietre, tentazioni di giacobinismo. Sono termini che rendono molto difficile il confronto politico. Ho grosse difficoltà ad interloquire con Bocchino e con Granata”.

Quella legge non ha senso

Voce Repubblicana del 23 luglio 2010
Intervista a Carlo Taormina
di Lanfranco Palazzolo


Non aveva senso fare una legge sulle intercettazioni per limitare la stampa. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l’ex sottosegretario agli interni Carlo Taormina.
Avvocato Taormina, cosa pensa delle polemiche sul ddl relativo alle intercettazioni telefoniche?
“Mi sembra che in questa vicenda si debba prendere atto dell’assoluta incapacità del Pdl di portare avanti le riforme. Quella sulle intercettazioni è stata considerata una delle più importanti riforme sulla giustizia. Anche se in realtà non lo era. Il ddl sulle intercettazioni è stato interpretato come una sorta di emblema della capacità di riformare la giustizia in Italia. Se dopo tutto questo tempo dobbiamo constatare che Fini è le ‘toghe rosse’ hanno avuto la meglio, dobbiamo certificare che il Popolo delle libertà non è in grado di fare le riforme. Non è riuscito a fare questa, a maggior ragione non sarà nemmeno in grado di fare le altre, addirittura le riforme costituzionali. Siamo giunti ad un situazione di sfascio di cui dobbiamo prendere atto. Berlusconi ha fatto bene a dire: ‘teniamoci quello che abbiamo’. Ho visto che l’Anm plaude a queste modifiche e ne chiede altre. L’atteggiamento dell’Anm è vergognoso perché chiede di togliere la collegialità nell’autorizzazione delle intercettazioni per lasciare la decisione delle intercettazioni al giudice per le indagini preliminari. A questo punto è meglio tenersi quello che c’è oggi. La legge non serve a nulla”.
Pensa sia meglio tutelare l’articolo 15 della Costituzione o l’articolo 21 della nostra legge suprema? Come ha trovato l’atteggiamento della stampa?
“La mia convinzione è che i due blocchi del Pd e del Pdl sono entrambi incapaci di fare politica. Dobbiamo trovare una nuova mediazione per un nuovo sistema politico. Sono totalmente contrario a qualsiasi limitazione delle intercettazioni che alla pubblicabilità delle intercettazioni. In questi giorni sono state pubblicate cose pertinenti e meno pertinenti ai processi. I cittadini devono capire quello che succede nei palazzi della politica. E’ evidente che è stato un errore fare un’operazione di ridimensionamento delle intercettazioni. Credo che vadano cambiate le modalità per la decisione delle intercettazioni. La decisione deve essere affidata ad un collegio di giudici e non ad un Gip. Lasciare questa scelta alla discrezionalità del Gip significa lasciarla nelle mani del Pubblici ministeri”.
Cosa pensa degli attacchi rivolti al sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo?
“Trovo scandaloso che Caliendo non si sia ancora dimesso. Quando ero sottosegretario agli Interni mi dimisi perché contemporaneamente continuavo a svolgere la professione di avvocato. Io che sono di centrodestra dico a Berlusconi di non difendere queste persone che soffocano il liberalismo”.