venerdì 6 agosto 2010

Quella prassi positiva da seguire

Intervista a Isabella Rauti
Voce Repubblicana del 7 agosto 2010
di Lanfranco Palazzolo

Sperimentare il lavoro delle imprese nel carcere può essere una prassi molto positiva per inserire i detenuti nel mondo del lavoro. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Isabella Rauti, consigliere regionale del Popolo della libertà nel Lazio.
Consigliere Rauti, il 13 agosto ha deciso di visitare il carcere di Verona dopo aver svolto una visita a quello minorile di Casal del Marmo e a quello di Rebibbia.
“In questo periodo sto facendo insieme ai miei colleghi del Consiglio regionale un percorso di visite conoscitive nelle carceri italiane per avere diretta visione della condizione dei detenuti negli istituti di pena e della polizia penitenziaria. Ho visitato la sezione maschile e femminile del carcere di Rebibbia e l’istituto minorile di Casal del Marmo. Intendo anche visitare altre carceri presenti sul territorio regionale del Lazio. Il prossimo 13 agosto visiterò il carcere di Verona. Lo faccio perché mi ha colpito un’esperienza che si svolge nel carcere di Verona e che ritengo possa essere una buona prassi”.
Cosa è accaduto nel carcere di Verona?
“In quell’istituto esiste un’impresa del settore manifatturiero il cui imprenditore, dal 2005, e quindi non da oggi, assume solo detenuti in carcere. Il progetto di questo imprenditore è quello di utilizzare questa prassi anche in altri istituti: Vicenza, Trento e Ferrara. Questo imprenditore ha 68 dipendenti che lavorano per la sua impresa all’interno della struttura carceraria che godono di un regolare contratto di lavoro e ne hanno anche un guadagno. E imparano anche un mestiere che potrà essere utile nel momento in cui usciranno e dovranno affrontare il ritorno alla vita normale. Questa scelta rappresenta una buona prassi di inserimento nel mondo del lavoro per i detenuti. Ho ritenuto che questa fosse un’esperienza da conoscere direttamente. Quindi avrò anche l’occasione di poter vedere da vicino come realizzare questo modello di formazione e di inserimento nel mondo lavorativo”.
Che situazione ha trovato nelle carceri del Lazio?
“Ho avuto occasione di visitare due istituti molto diversi come quello minorile di Casal del Marmo e di Rebibbia. La struttura di Casal del Marmo è un modello per la rieducazione dei giovani detenuti. Qui abbiamo trovato dei laboratori che sono inoltre sostenuti dagli enti locali. Ho visto che le ragazze lavorano in una sartoria. Se dovessi sintetizzare, in breve, c’è una grande attenzione alla vita dei giovani reclusi per aiutarli a costruire il loro percorso verso quella che sarà la fine della pena. Invece per Rebibbia il discorso è diverso. La struttura è organizzata bene, ma l’attenzione verso la sezione femminile è minore. Ma a Rebibbia, come si sa, esiste il problema del sovraffollamento”.