sabato 11 settembre 2010

L'attentato del 1993 al World Trade Center

Corriere della Sera del 27 febbraio 1993
Dopo lo shock, Manhattan si e' trovata faccia faccia con la grande paura. Una di quelle paure che lievitano col passare delle ore e sono destinate a lasciare un marchio indelebile su una citta' indurita e difficile da impressionare. Ma questa volta la scarica di adrelina non ha risparmiato nessuno. "Preferirei che mi dicessero che si e' trattato dell' esplosione di un trasformatore . ha detto singhiozzando una donna alla Cbs, dal novantesimo piano di una delle due torri maledette . non riesco ad accettare che sia stata una bomba". E invece si' , conferma in modo ufficioso l' Fbi, sembra proprio che si sia trattato di un attacco terroristico. Un accento jugoslavo "Quindici minuti prima dell' esplosione abbiamo ricevuto una telefonata anonima: faremo esplodere un' auto nei pressi del World Trade Center". La voce aveva un forte accento jugoslavo. Serbi o croati, impossibile capirlo. Certo, non e' la prima volta che New York e' alle prese con attacchi terroristici e bombaroli. Negli Anni 50 era perseguitata dal famoso "Mad Bomber", il bombarolo pazzo: un anonimo impiegato della compagnia telefonica che per oltre quattro anni si e' divertito a nascondere bombe dietro gli apparecchi telefonici pubblici dell' isola di Manhattan. Ma si trattava di piccoli ordigni, piu' simbolici che altro (era il suo modo di protestare contro la ditta che odiava) e non ci fu nessuna vittima. Negli anni 70, poi, sbarcarono i terribili terroristi portoricani che in nome dell' indipendenza (che non ottennero mai) si dilettavano a porre esplosivi negli edifici di proprieta' dello stato. Ma anche per loro fu piu' fumo che arrosto: un paio di morti in tanti anni. Ma l' attentato di ieri, dicono gli esperti, e' diverso. "Non si tratta di un edificio qualunque ma del secondo grattacielo al mondo . spiega il criminologo David Kramer . e del piu' importante centro commerciale internazionale". Il bersaglio, il tipo di bomba usata e la metodologia seguita presuppongono una mente ingegnosa e super organizzata. "In altre parole . incalza Kramer . non si tratta di un gruppo di dilettanti qualsiasi ma di efficienti terroristi, con un programma ben preciso in mente". All' inizio si e' pensato ai cartelli sudamericani che piu' volte hanno minacciato attentati terroristici, se l' America continuava a ficcare il naso nelle faccende di droga altrui. La Cbs parla di terroristi serbi, la gente della strada incolpa Hamas, ognuno sembra avere una opinione precisa in merito. Perche' tutti, improvvisamente, sono vulnerabili: "Tre milioni di persone, ogni giorno, vanno a lavorare nei grattacieli di Manhattan. commenta Mike Hershman, esperto di terrorismo . ognuno di loro, adesso, e' una vittima potenziale". Nella maggior parte di questi edifici il servizio di sicurezza e' pressoche' inesistente: mettere una bomba e' uno scherzo da ragazzi. "E' assolutamente impossibile trasformare New York in una citta' a prova di bomba" incalza Hershman. Scherzi cattivi Il problema piu' grave per la citta' , adesso, e' difendersi dall' attacco degli impostori. Ad un paio di ore dalla tragedia del World Trade Center, una telefonata anonima ha costretto ad evacuare l' Empire State Building con la minaccia di una bomba. Era uno scherzo di cattivo gusto, naturalmente. Ma i nervi sono troppo tesi per correre rischi. "I prossimi giorni saranno un incubo . incalza Hershman . con una telefonata anonima si potra' marinare la scuola o far saltare un' importante riunione di lavoro". Insomma: anche senza un grammo di esplosivo, bastera' un telefono per paralizzare la piu' importante metropoli del mondo. Ieri il servizio dei soccorsi e' stato incredibile. Il 40 per cento delle ditte in grado di portare aiuto ha mobilitato i suoi uomini e i suoi mezzi. Le squadre di specialisti e volontari hanno battutto tutta la zona ripetendo: "State tranquilli, sappiamo che siete li' ".
Farkas Alessandra




Corriere della Sera del 28 febbraio 1993

ROMA . Le drammatiche immagini che le televisioni di tutto il mondo hanno mostrato sull' attentato contro una delle due torri del World Trade Center nel cuore di New York hanno ricordato a molti "L' inferno di cristallo", uno dei piu' celebri film del cosiddetto filone "catastrofico" caro a Hollywood negli anni ' 70. Nel 1974 il grande pubblico ebbe per la prima volta la percezione di come le torri simbolo dell' America potessero trasformarsi in trappole mortali. A raccontare questo incubo fin troppo realistico fu John Guillermin, regista specializzato in grandi film d' azione e di effetti speciali. Ne "L' inferno di cristallo" (The towering inferno) il protagonista e' il capo dei pompieri, l' indimenticabile Steve McQueen, che deve far fronte a un devastante incendio che si sviluppa all' interno del piu' alto grattacielo del mondo. Il film, sul modello di altri titoli come "Airport", ma anche di un celebre antesignano come "San Francisco" di Van Dyke (1936), coinvolgeva le star piu' note da Paul Newman a William Holden, da Faye Dunaway a Fred Astaire. Nel 1988, un altro regista, John Mctiernan, ha usato i grattacieli come sfondo per un' avventura mozzafiato ricca di colpi di scena e situazioni violente. Nel suo film "Trappola di cristallo" (Die Hard) un gruppo di terroristi internazionali . ci sono tedeschi, giapponesi e americani . tenta di impadronirsi di un colosso di vetro e acciaio per ricattare il mondo. Gli estremisti, armati fino ai denti e con una alta preparazione tecnologica, riescono a tenere a bada teste di cuoio e agenti seminando morte e distruzione. Vince alla fine l' eroico poliziotto, interpretato da Bruce Willis, che in una cornice di esplosioni e battaglie a colpi di mitra mette fuori combattimento i "cattivi". R.E.

Centristi sostenete il governo

IL TEMPO 11 settembre 2010
Intervista a Francesco Pionati
di Lanfranco Palazzolo

E anche nell'Udc molti esponenti politici lo hanno compreso». Lo ha detto il segretario di Alleanza di Centro (Adc) Francesco Pionati.
Onorevole Pionati, questi giorni sono importanti per la verifica della maggioranza. Cosa farà l'Udc di Casini?
«Mi auguro che si formi un'area di responsabilità a favore del governo. Farò di tutto per assecondare questo tentativo. Tra l'altro, sono uscito dall'Udc per formare l'Adc che ha raccolto più voti del partito di Rutelli. Vogliamo consentire ad altri di avvicinarsi all'area del governo senza lucrarci sopra. Credo che il tentativo di Berlusconi vada assecondato anche se alla distanza questo tentativo potrebbe essere non sufficiente».
Cosa c'è in gioco oltre alla legislatura?
«La partita è importantissima. In ballo c'è la sopravvivenza del bipolarismo. Berlusconi e Bersani devono rifondarlo sulla base di alleanze credibili prima che il terzo polo li spazzi via. Il rischio è quello di un salto nel vuoto pauroso». Ci sono esponenti politici dell'Udc che non vogliono allearsi con Fini? «Molti esponenti dell'Udc me lo hanno detto. So che quando Casini forzerà sulla nascita del "Terzo polo", come scelta strategica, il partito avrà un trauma profondo. Non so che tipo di prospettiva politica abbiano i deputati e senatori dell'Udc. I parlamentari di Casini non verranno rieletti perché il loro leader ha cercato di mettere in atto un ricambio orientato verso il Pd. L'Udc pagherà queste scelte. Lo ha già fatto alle ultime regionali, quando ha perso 300mila voti nonostante l'esposizione mediatica di Casini».
Nei gruppi parlamentari dell'Udc cosa sta succedendo?
«I nomi delle persone che criticano le scelte politiche di Casini sono circolati sui giornali. Ho visto la loro reazione sdegnata a queste indiscrezioni. Li capisco. Ma consiglio a tutti di tenere da parte i ritagli dei giornali di questi giorni per vedere cosa succederà nelle prossime settimane. L'Udc e Casini pagheranno le loro ambiguità. Ormai tutti pescano nel centro: lo stanno facendo Fini e Rutelli. Con questa prospettiva si perdono voti. In regioni come la Campania l'interlocutore dell'Udc è un esponente politico come De Mita, la cui unica preoccupazione è quella di trovare un posto al nipote».