venerdì 17 settembre 2010

Il decreto su Roma capitale. Come funziona Berlino capitale

L’istituzione di Berlino capitale
La normativa e lo status giuridico
A partire dal 3 ottobre 1990, giorno dell'unificazione tedesca, Berlino è nuovamente la capitale della Germania, secondo quanto stabilito dall’art. 2 del Trattato sulla riunificazione tedesca del 31 agosto 1990. È pertanto una normativa esterna alla Legge fondamentale (Grundgesetz) dello Stato federale a stabilire lo status di capitale della città e a prevedere, seppur indirettamente, il trasferimento da Bonn a Berlino di organi ed amministrazione federali.
Il regime amministrativo della città è previsto, invece, dalla sua Costituzione, emanata il 1° settembre 1950. Tale Costituzione ha subito una prima riforma nel 1995 ed è stata successivamente sostituita dalla Costituzione del 23 novembre 1995, a sua volta riformata nel 1996, nel 1998, nel 2005, nel 2006 e, infine, nel 2009 allo scopo di adeguare il testo costituzionale alle notevoli trasformazioni intercorse.
Le modifiche apportate hanno mantenuto sostanzialmente inalterato il testo originario del 1950, mentre hanno ricevuto maggiore rilievo le sezioni concernenti i diritti fondamentali, le competenze del Land (diritto al lavoro, all'istruzione e alla casa), il Borgomastro in carica (der regierende Bürgermeister),la Camera dei Rappresentanti di Berlino (Abgeordnetehaus), nonché l’Assemblea distrettuale dei delegati (Bezirkverordnetenversammlung). Principi quali la tutela dell'ambiente e la riservatezza dei dati individuali hanno fatto ingresso nella Costituzione, mentre sono stati ampliati i diritti dei cittadini a forme di democrazia diretta quali iniziative popolari, petizioni e referendum. Ulteriore innovazione ha costituito l’istituzione del Tribunale costituzionale (Verfassungsgerichtshof), il quale ha competenza per controversie attinenti alla Costituzione della città.
A norma dell'art. 1, comma 1, della Costituzione, Berlino è allo stesso tempo una città e un Land federale ("Berlin ist ein deutsches Land und zugleich eine Stadt"); essa deve assolvere, pertanto, a funzioni statali e comunali. Il secondo comma dello stesso articolo specifica che "Berlino è un Land della Repubblica Federale di Germania": essa ha, dunque, la configurazione di una "città-stato" (come Amburgo e Brema; quest’ultima – a differenza delle altre due – comprende due comuni), nella quale Land e comune coincidono dal punto di vista sia territoriale che politico. L'amministrazione della città e del Land non sono dunque separate, bensì esercitate dai medesimi organi. Tale dato è confermato dal testo dell’art. 3, comma 2, della Costituzione, il quale stabilisce che “l’Assemblea rappresentativa, il Governo e l’Amministrazione, anche a livello distrettuale, esercitano le competenze spettanti a Berlino in qualità di comune, unione di comuni e Land”.
Va, infine, sottolineato che lo status costituzionale di Berlino le garantisce quattro voti nel Bundesrat, nonché una diretta rappresentanza in seno al Comitato delle Regioni dell’Unione Europea, alla stregua degli altri 15 Länder.

Le competenze
La ripartizione di competenze fra Bund e Länder è prevista dal Grundgesetz all’art. 30, il quale attribuisce ai Länder ogni competenza residuale che non sia stata espressamente assegnata al Bund dal dettato costituzionale.
Sul piano amministrativo, l'autonomia è ancora maggiore: ad eccezione di alcune materie fondamentali (tra le quali rientrano il servizio diplomatico-consolare, l'amministrazione militare, il traffico aereo, la banca federale e le assicurazioni sociali), ai Länder o ai comuni compete tutta l'amministrazione interna. Notevole è, dunque, l'ampiezza dell'autonomia di cui gode Berlino, in qualità di Land e comune al tempo stesso.
Gli organi istituzionali: il Parlamento e il Governo
In quanto Land federale, Berlino gode della potestà di dotarsi di una propria forma di governo, nel rispetto dei limiti previsti dall'art. 28 del Grundgesetz.
La Camera dei rappresentanti di Berlino (Abgeordnetenhaus) è l’organo di rappresentanza popolare eletto dai tedeschi aventi diritto al voto (art. 38, comma 1, Cost. di Berlino).
La Camera è composta da almeno 130 deputati (art. 38, comma 2, Cost. di Berlino), non comprensivi dei membri eletti con sistema proporzionale. I deputati sono eletti con suffragio universale, uguale, segreto e diretto. È prevista una clausola di sbarramento del 5 %, salvo i casi di mandato diretto (art. 39, commi 1 e 2, Cost. di Berlino). Hanno diritto al voto tutti i tedeschi che abbiano compiuto il diciottesimo anno di età il giorno delle elezioni e che siano domiciliati da almeno tre mesi nello Stato di Berlino. Eleggibili sono tutti gli aventi diritto al voto che, il giorno delle elezioni, abbiano compito il diciottesimo anno di età (art. 39, commi 3 e 4, Cost. di Berlino).
La durata della legislatura è di cinque anni (art. 54, comma 1, Cost. di Berlino), ma è possibile lo scioglimento anticipato se richiesto dai due terzi dei deputati o tramite referendum (art. 54, comm1 2 e 3). L’Assemblea dei rappresentanti ha competenza legislativa ordinaria (a maggioranza semplice) (art. 43, comma 2, Cost. di Berlino) e costituzionale (a maggioranza dei due terzi dei membri del Parlamento) per la modifica della Costituzione (art. 100, Cost. di Berlino).
Il Governo di Berlino (esercitato attraverso il Senat) è composto dal Borgomastro in carica, che viene eletto dalla maggioranza dei membri della Camera dei rappresentanti (art. 56, comma 1, Cost. di Berlino) e la cui carica equivale a quella di capo di Governo della città-stato, e dagli altri membri (Senatoren), in numero massimo di otto (art. 55, comma 2, Cost. di Berlino), i quali sono nominati e rimossi dal Borgomastro (art. 56, comma 2, Cost. di Berlino).
A norma dell'art. 57 della Costituzione di Berlino, per esercitare le sue funzioni il Borgomastro deve avere la fiducia della Camera dei rappresentanti di Berlino, che può, altresì, revocarla attraverso una votazione nominale (comma 1 e 2). La mozione di sfiducia deve ottenere la maggioranza dei membri dell’Assemblea (comma 3).
Il Borgomastro rappresenta Berlino verso l'esterno; presiede il Governo e le sue sedute. Stabilisce le linee guida della politica governativa che necessitano dell’approvazione dell’Assemblea dei rappresentanti (art. 58, comma 2, Cost. di Berlino). All'inizio di ciascuna legislatura, egli pronuncia una dichiarazione di Governo di fronte all’Assemblea. In questo documento espone gli obiettivi del Governo entrante per la legislatura in corso.
L’amministrazione centrale e i distretti
L'amministrazione si suddivide in amministrazione centrale e distrettuale.
L'amministrazione centrale, costituita prevalentemente dal Senat, delibera sui principi generali e su temi connessi alla programmazione e allo sviluppo globale della città. Ad essa competono gli incarichi direttivi (progettazione, questioni di principio, sorveglianza, controllo), le amministrazioni di polizia, fiscale e giudiziaria ed altre questioni che sotto il profilo dell’interesse generale siano da ricondurre alla competenza del Governo (art. 67, comma 1, Cost. di Berlino). Ogni altra materia residuale è di competenza dell’amministrazione distrettuale (art. 67, comma 2, Cost. di Berlino).
Alcune modifiche apportate alla Costituzione di Berlino nel 1998 hanno dato il via ad una riforma dell'amministrazione distrettuale: dal 1° gennaio 2001 sono stati accorpati alcuni distretti, con la conseguente formazione di unità amministrative più ampie di circa 300.000 abitanti ciascuna, riducendo pertanto il numero dei distretti da 23 a 12.
A partire dal 1995, i distretti sono destinatari di uno stanziamento globale all'interno del bilancio dello Stato federale per l'adempimento delle loro funzioni. Essi godono di ampia autonomia finanziaria, ferma restando la supervisione esercitata dall'amministrazione centrale.
L'amministrazione distrettuale è articolata nell'Assemblea distrettuale dei delegati (Bezirksverordnetenversammlung) e nell'Ufficio distrettuale (Bezirks-amt). L'Assemblea distrettuale dei delegati viene eletta, in ogni distretto, con suffragio universale, uguale, segreto e diretto. Le elezioni si svolgono nel medesimo giorno di quelle del Parlamento nazionale. Hanno diritto al voto tutti i tedeschi che abbiano compiuto i 16 anni di età e che abbiano il loro domicilio nel distretto da almeno 3 mesi. Hanno diritto al voto e possono essere eletti, alle medesime condizioni dei cittadini tedeschi, anche i cittadini di uno Stato membro dell’Unione europea. Non hanno diritto ad essere rappresentati i partiti che ricevano una percentuale inferiore al 3% dei voti.
L’Assemblea distrettuale è composta da 55 delegati (art. 70, commi 1 e 2, Cost. di Berlino). La legislatura dell’Assemblea distrettuale dei delegati termina con la conclusione della legislatura della Camera dei rappresentanti di Berlino (art. 71, Cost. di Berlino). L’Assemblea esercita il controllo sull’amministrazione del distretto e delibera sul relativo bilancio (art. 72, comma 1, Cost. di Berlino).
L’Assemblea distrettuale elegge i membri dell’Ufficio distrettuale (art. 69). Fanno parte dell'Ufficio distrettuale il Borgomastro distrettuale (Bezirksbürgermeister) e i consiglieri distrettuali. I Borgomastri di tutti i distretti, insieme al Borgomastro della città e al suo vice, costituiscono il Consiglio dei Borgomastri. Il Governo è tenuto ad acquisire il parere del Consiglio dei Borgomastri su argomenti di rilievo a livello legislativo o amministrativo. L’Ufficio distrettuale è l’autorità amministrativa del distretto e rappresenta Berlino negli affari del suo distretto (art. 74, comma 2, Cost. di Berlino).
Il trasferimento della capitale e il finanziamento
Il 20 giugno 1991 il Bundestag ha stabilito, al fine di avviare la realizzazione del processo unitario tedesco, che Berlino divenisse sede del Parlamento e del Governo della Repubblica federale di Germania. Nel mese di ottobre del 1993 il Governo federale ha annunciato di voler attuare il trasferimento della propria sede entro l'anno 2000.
Il dibattito intorno alla scelta di Berlino quale capitale ha continuato tuttavia con toni vivaci, per la questione ancora aperta se Berlino dovesse costituire una capitale in senso meramente simbolico o reale. Il trasferimento a Berlino degli organi e degli uffici federali già siti in Bonn ha provocato, infatti, una serie elevatissima di problemi, che hanno finito per monopolizzare per lungo tempo i rapporti tra Berlino e il Bund.
Alla risoluzione del Bundestag ha fatto seguito la Legge per l'esecuzione della risoluzione del Parlamento tedesco del 20 giugno 1991 per il completamento dell'unità della Germania (Berlin-Bonn-Gesetz), del 26 aprile 1994, che si prefigge l'obiettivo di attuare il trasferimento della capitale. Gli articoli 2 e 3 stabiliscono che le sedi di Parlamento e Governo federali siano trasferite a Berlino. L'articolo 4 specifica che i ministeri si trovano sia a Berlino sia a Bonn e demanda al Cancelliere federale il compito di stabilire quali ministeri continuino a restare a Bonn e quali si trasferiscano. In ogni caso, è previsto che ogni ministero mantenga un suo ufficio nella città nella quale non ha sede il complesso principale della sua organizzazione. L'articolo 6 specifica i provvedimenti adottati dal Governo federale nei confronti della città di Bonn, al fine di operare una compensazione per la perdita delle sedi parlamentare e governativa.
Per quanto concerne i rapporti tra Bund e il Land di Berlino, la legge indica negli "accordi contrattuali" lo strumento per regolamentare tali rapporti (art. 5, comma 3). Il 25 agosto 1992 è stato stipulato un Accordo di cooperazione (Hauptstadtvertrag) tra Governo federale e il governo di Berlino, al fine di regolamentare la collaborazione tra le due parti nelle questioni legate al trasferimento della capitale. Nell'accordo si è costituito un comitato congiunto quale soggetto operativo volto ad assicurare la cooperazione.
Il 30 giugno 1994, la Repubblica federale tedesca e il Land di Berlino hanno sottoscritto il primo Accordo sul finanziamento di Berlino capitale (Hauptstadtfinanzierungsvertrag), riguardante il finanziamento nel settore culturale e gli investimenti in ambito infrastrutturale.
Con l’accordo del 1994, il Governo federale si è impegnato a stanziare 1,3 miliardi di marchi per consentire alla città di esercitare le sue nuove funzioni. In quanto Land a tutti gli effetti Berlino rientra, infatti, nel sistema finanziario, sancito dal Grundgesetz, in base al quale si attua una ripartizione dei fondi federali secondo le diverse possibilità proprie dei Länder. Il fondo, che era destinato a importanti progetti infrastrutturali, è stato poi parzialmente impiegato per finanziare istituzioni culturali e altre attività della nuova capitale.
Nel 2001, tra il Governo federale e il governo di Berlino sono stati raggiunti due accordi concernenti, rispettivamente, gli stanziamenti alla città di Berlino per oneri particolari connessi allo status di capitale (Folgevereinbarung zur Abgeltung von Sonderbelastungen der Bundeshauptstadt), e gli investimenti nel settore culturale (Vertrag zur Kulturfinanzierung in der Bundeshauptstadt 2001 bis 2004).
Nell'accordo di finanziamento del 1994 il Governo federale si era impegnato a destinare negli anni dal 1995 al 1999 la somma di 60 milioni di marchi per il finanziamento di opere particolari destinate prevalentemente ad attuare misure di sicurezza nella città di Berlino e aveva preannunciato che a partire dall'anno 2000 sarebbe stato siglato un ulteriore accordo. L’accordo firmato nel 2001 prevede, invece, l'assunzione di un onere maggiormente gravoso da parte del Governo federale, che inserisce nel proprio bilancio uno stanziamento annuale di 75 milioni di marchi alla città di Berlino per gli anni 2001-2004.
Il secondo accordo, concluso nel 2001 tra Governo federale e città di Berlino, impegna il governo ad uno stanziamento annuale di 100 milioni di marchi per il settore culturale per gli anni 2001-2004, dei quali 80 milioni da destinarsi a interventi per istituzioni ed enti (art. 2) e 20 milioni a manifestazioni culturali (art. 3). Il 9 dicembre 2003 è stato stipulato un nuovo accordo sul finanziamento culturale di Berlino capitale(Vertrag über die aus der Hauptstadtfunktion Berlins abgeleitete Kulturfinanzierung, ). L’accordo, in vigore dal 1° gennaio 2004 in sostituzione del regolamento fino ad allora vigente, prevede l’istituzione di un Fondo (Hauptstadtkulturfonds) che, annualmente, mette a disposizione della capitale circa 10 milioni di euro per promuovere progetti culturali e manifestazioni.
Infine, il 30 novembre 2007, la Federazione e il Land di Berlino hanno sottoscritto un ulteriore Accordo sul finanziamento di Berlino capitale (Hauptstadtfinanzierungsvertrag 2007) che prevede investimenti in ambito culturale e infrastrutturale, tra cui la costruzione della linea metropolitana U-Bahnlinie 5. L’accordo ha una durata di dieci anni ed è pertanto valido fino alla fine del 2017.
La possibile fusione con il Land Brandenburgo
Un’ultima questione riguardante il Land Berlino, dibattuta ormai da molti anni, è la possibile fusione con il Land Brandenburgo, il cui territorio circonda totalmente la capitale tedesca. A tal proposito è stato rilevato che seppure tale processo comporterebbe la soluzione di determinati problemi, non ultimo quello del pendolarismo che dal 1990 crea notevoli inconvenienti alla città di Berlino, esso potrebbe dar luogo ad ulteriori problematiche, quali quelle legate alla nuova rappresentanza in seno al Bundesrat e alla distribuzione delle risorse. In merito a quest’ultimo aspetto occorre sottolineare che il Brandenburgo e Berlino dispongono di finanziamenti rispettivamente in quanto ex-Land orientale e in quanto città-stato; una loro fusione darebbe luogo ad ulteriori contestazioni da parte degli altri Länder finanziatori.
Allo stato attuale il progetto di fusione si trova ancora in fase di mera proposta. Nel 1996 un accordo di fusione non è stato ratificato dal referendum popolare, essendo stato bocciato dalla popolazione del Brandenburgo e accolto favorevolmente da quella di Berlino. Tale accordo prevedeva il trasferimento della capitale del Land a Potsdam, attuale capitale del Brandenburgo, e la permanenza della capitale federale nella città di Berlino. Berlino dunque non sarebbe stata più né città-stato né capitale del Land, pur restando capitale del Bund.
Va anche ricordato che la fusione avrebbe portato ad un nuovo Land con precise conseguenze fiscali ed istituzionali. Il Brandenburgo è Land dell’ex-DDR ed è beneficiario netto del contestato sistema di perequazione fiscale della riunificata Germania. La nuova popolazione risultante dalla riunificazione avrebbe poi dato luogo a una minore rappresentazione nel Bundesrat rispetto alla somma dei due.
Occorre sottolineare che esistono numerosi accordi che regolano la cooperazione delle autorità amministrative e giudiziarie dei due Länder e che creano istituzioni e settori di attività comuni, in particolare in materia urbanistica e culturale.
Giova, infine, sottolineare che, in merito alla fusione tra Berlino e Brandenburgo, il Grundgesetz prevede una procedura semplificata rispetto a quella richiesta per la creazione di un nuovo Land. L’art. 118a, infatti, prevede che, in deroga all’art. 29 che richiede una legge federale, la fusione possa compiersi mediante un accordo dei due Länder e con la partecipazione del corpo elettorale.

La politica di un uomo pragmatico

Intervista Valerio Bosco
Voce Repubblicana del 18 settembre 2010
di Lanfranco Palazzolo

Richard Nixon fu un presidente molto pragmatico. Fu grazie a lui che gli Usa misero fine alla guerra in Vietnam. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Valerio Bosco, autore de L’amministrazione Nixon e l’Italia, volume edito da Eurilink.
Valerio Bosco, come è nata l’idea di questo libro sull’amministrazione Nixon e i rapporti con l’Italia. E che tipo di valutazione possiamo fare su questo presidente degli Stati Uniti molto discusso?
“E’ stato determinante il mio interesse per l’evoluzione della situazione della situazione politica italiana alla fine degli anni ’60 rispetto agli studi che avevo svolto durante i corsi universitari. Proprio nel periodo in cui maturava questo mio interesse venivano aperti gli archivi americani relativi al periodo dell’amministrazione Nixon. Vi era quindi la necessità di scrivere questa parte della storia italiana attraverso della documentazione inedita”.
Quali valutazioni possiamo fare sui due mandati di Nixon?
“Quando ho iniziato il mio lavoro si discuteva molto sull’approccio ideologico della Presidenza di George W. Bush nella politica estera, che voleva concentrare il suo dialogo con i paesi democratici e promuovere, per questi paesi, il superamento di forme di governo tiranniche. La Presidenza Nixon invece si caratterizzò per il suo forte pragmatismo, forse ai limiti estremi di quella che possiamo definire come realpolitik, che non esitava ad utilizzare regimi come la Grecia e la Spagna nella lotta contro il comunismo. La stessa amministrazione Nixon guardava anche con grande simpatia l’evoluzione del Movimento sociale italiano di Giorgio Almirante”.
Perché in Italia ci fu un’ondata di odio e di violenza contro Nixon? Ancora oggi si trovano delle scritte sui muri di Roma con frasi come queste “Nixon boia”.
“Ho avuto la fortuna e la possibilità di studiare e ricostruire il lavoro dello staff che era intorno al Presidente Nixon. Credo che dalle carte possa uscire l’immagine di un personaggio molto cinico, se rapportato alla pubblicistica dell’epoca. Sulla questione del Vietnam si è fatta strada questa ipotesi. Ma se guardiamo bene gli atti della Presidenza Nixon scopriamo che l’idea di mettere fine alla guerra in Vietnam fu sua e del Segretario di Stato Henry Kissinger. E’ stato proprio Nixon a chiudere questo capitolo della storia americana che lacerava il gli Stati Uniti. Parte del giudizio che abbiamo oggi su Nixon è determinato dallo scandalo del Watergate. Ma credo che sia necessario andare oltre queste valutazioni e di guardare anche alla lungimiranza di Nixon su alcune questioni come la legittimazione della Cina a livello internazionale e il controllo delle armi nucleari. Infatti, è proprio durante questa presidenza che viene firmato il trattato di non proliferazione nucleare”.

Il decreto per Roma Capitale. Come funziona a Londra

Londra – che per lungo tempo, in passato, è stata identificabile solo come aggregato delle sue componenti territoriali – ha oscillato a lungo tra un modello accentrato (“la Grande Londra”) di dimensione, se non di tipo, semi-regionale ed un modello associato di entità ed enti minori, dove un ruolo di coordinamento sembrava, almeno in parte, esercitato dal governo centrale.
L'esigenza di un "governo speciale" per la città di Londra era stata avvertita già nel sec. XIX. Il problema si era posto quale ricerca di un compromesso tra le esigenze unitarie della capitale del Regno e le esigenze locali, dovuto alla diversità delle comunità che popolavano il territorio londinese. La dialettica che ne è scaturita ha dato luogo ad un sistema di governo della città a due livelli che da allora ne costituisce una peculiarità. A partire dalla seconda metà dell'800 al primo livello si collocava il governo dei distretti, dei consigli parrocchiali e della City (un'area di un miglio quadrato coincidente col centro della città), al secondo livello un'autorità con competenze generali su tutta l'area metropolitana, che dal 1889 aveva preso il nome di London County Council (LCC).
Agli inizi del '900 il governo locale londinese era ancora strutturato su due livelli: al London County Council si erano affiancati i ventotto distretti (Boroughs), che avevano preso il posto delle precedenti, disomogenee, comunità locali, mentre la City non era stata toccata dalla risistemazione dei distretti.
Intanto il boom demografico di Londra imponeva nuovi aggiustamenti: il LCC aveva infatti autorità su una fetta ormai limitata della città (Inner London), rimanendo esclusa la cosiddetta Outer o Greater London, comprendente un'area con raggio di quindici miglia dal centro della città. Subito fu avvertita l'esigenza di creare organismi che avessero competenze su tutta l'area metropolitana. La Metropolitan Police Force aveva competenza su tutta l'Outer London; a questa venne affiancata un'autorità per i trasporti, il London Passengers Transport Board (1933).
La creazione, nel 1944, dell'anello di sobborghi londinesi pose ulteriori problemi di pianificazione del territorio. La necessità di un coordinamento di area vasta fu recepita dal London Government Act 1963, che mantenne l'assetto del doppio livello, procedendo ad una risistemazione territoriale (i Boroughs divennero trentadue, più la City) e istituì, come organo di governo di livello superiore, il Greater London Council. Tra gli aspetti notevoli della nuova organizzazione deve essere ricordata la mancanza di organi esecutivi specifici: ogni Borough ha un suo consiglio elettivo, i cui membri durano in carica per sei anni; il consiglio elegge un Mayor, che ha compiti di presidenza, ma non è organo esecutivo; le funzioni esecutive vengono di volta in volta delegate a commissioni o gestite direttamente dal consiglio. La riforma stabiliva un riparto di competenze con una doppia lista di compiti spettanti ai Boroughs o al Council. La riforma del 1963 può essere letta come l’emersione – sopra o comunque accanto i tradizionali Boroughs – di un’istanza più propriamente londinese, onnicomprensiva.
Se questa è la lettura, la successiva riforma del 1985 segna il ritorno al precedente modello ed alla ripresa di ruolo del Governo inglese sul governo di Londra. Nel 1985 furono aboliti il London Council ed i sei Metropolitan Council istituiti nel 1972 in seguito ad una delle numerose riforme del governo locale di Londra. Sebbene la riforma del 1985 proclamasse un "ritorno ai Boroughs", fu necessario istituire una serie di agenzie e commissioni allo scopo di coprire il vuoto di potere lasciato dal Council. Di fatto, venivano a costituirsi due livelli indipendenti di governo, in relazione non gerarchica: un livello elettivo costituito dai Boroughs e un livello non elettivo specializzato per compiti. All'interno di quest'ultimo livello andavano distinti: le Quasi Governamental Agencies, enti nominati dagli organi del governo centrale, e le Quasi Elected Local Government Organisations, enti dipendenti dagli organi elettivi del governo locale. Dopo il 1986 Londra era così gestita da vari organi, alcuni dei quali dipendenti dal Governo centrale, mentre altri rappresentavano i Boroughs. Emergeva un terzo livello, quello del governo centrale. Mancava un organo di governo centrale a competenza generale per tutta l'area londinese.
L'abolizione del Greater London Council fu seguita dall'abolizione dell'organo per l'istruzione pubblica (ILEA), le cui competenze vennero trasferite ai Boroughs dell'Inner London nel 1988.
Il sistema così delineato prevedeva una forte partecipazione del Governo centrale all'amministrazione della città: potere di vigilanza generale, associato alla facoltà di avocare alcune importanti decisioni; potere di controllo dei flussi finanziari; potere di gestione diretta di alcuni servizi, in particolare i trasporti, l'ordine pubblico, la pianificazione territoriale e lo sviluppo viario. Per quanto riguarda l'ordine pubblico, è da sottolineare come la Metropolitan Police sia stata sempre diretta dal governo centrale. La City Police, invece, risponde direttamente alla City, in vista delle esigenze particolari derivanti dalla presenza, nel centro della città, delle sedi del governo nazionale e dell'alta finanza britannica.
La normativa e lo status giuridico
La situazione descritta nel paragrafo precedente durò solo fino all'approvazione del Greater London Authority Act 1999, che ha introdotto l'assetto attuale nel governo della città ed ha istituito la Greater London Authority (GLA). La legge del 1999 è stata successivamente modificata, in relazione a specifici aspetti, dal Greater London Authority Act 2007 (sintetizzato nel paragrafo conclusivo della scheda).
“Londra” come soggetto istituzionale ad ampio spettro riprendeva consistenza. Come l'abolizione del GLC ed il "ritorno ai Boroughs" aveva costituto, negli anni '80, un punto forte del programma politico dei Conservatori, così l'introduzione di un organo a competenza generale su tutta l'area dei distretti e della City fu uno dei punti qualificanti delle riforme annunciate dal nuovo Labour degli anni ‘90.
Non va dimenticato che, nel complesso rapporto tra ordinamento londinese e governo inglese, espresso in termini altalenanti di maggiore o minore autonomia, non è mai stato estraneo l’elemento squisitamente politico dell’omogeneità o meno della rappresentanza politica tra Westminster e City Hall.
Il progetto sul nuovo assetto dell'amministrazione londinese fu divulgato nel documento "The white paper - A Mayor and Assembly for London" e sottoposto a referendum il 7 maggio 1998, riscuotendo la maggioranza dei consensi (72% dei sì con la partecipazione del 35% degli aventi diritto). Le prime elezioni degli organi della GLA si sono tenute il 4 maggio del 2000.
Obiettivo principale della legge del 1999 era quello di eliminare inutili e pesanti sovrapposizioni di competenze, istituendo un'autorità agile, con compiti di programmazione, controllo e coordinamento, lasciando il più possibile intatte le funzioni dei Boroughs.
Allo stato attuale la Greater London costituisce un'entità territoriale separata, equiparabile alle otto regioni del Regno Unito e dotata di un proprio ordinamento specifico, disciplinato dalla leggedel 1999. A differenza della suddivisione delle regioni in contee e distretti, la Greater Londoncomprende oggi 32 Boroughs e la City.
Gli organi di governo
La Greater London Authority è composta dal Sindaco (Mayor) e da un’Assemblea (London Assembly) di venticinque membri. Il Sindaco e l’Assemblea vengono eletti contemporaneamente ogni quattro anni, ma in maniera disgiunta. Ciò può rendere possibile l'elezione di un Sindaco di provenienza politica diversa rispetto alla maggioranza dell'Assemblea.
Il Sindaco ha un potere generale di impulso della vita della città. Egli deve stabilire le strategie generali di azione in merito a quattro aree così determinate: trasporti, pianificazione del territorio, sviluppo economico, ambiente (con particolare riferimento alla qualità dell'aria, all'inquinamento acustico e alla biodiversità). In tali materie il Sindaco deve approntare dei piani strategici integrati riguardanti tutta l’area di competenza della Greater London Authority. I piani devono essere tra loro coerenti e a tal fine il Sindaco può elaborare un unico documento comprensivo delle quattro aree. Sebbene i documenti strategici non siano soggetti ad un’approvazione formale da parte dell’Assemblea, il Mayor è tenuto a consultarla, insieme alle Agenzie funzionali che devono dare attuazione ai piani, in uno spirito di leale collaborazione. Una possibilità concreta di negoziazione di tali piani strategici da parte dell’Assemblea si realizza in sede di approvazione dei bilanci.
Nello stabilire la pianificazione del territorio il Sindaco deve sempre riferire ai Boroughs che mantengono la competenza nel campo dell'edilizia. Inoltre, egli ha un potere speciale di controllo diretto dei due spazi pubblici più importanti di Londra, Trafalgar Square e la Piazza del Parlamento.
Il Mayor appronta il bilancio della GLA e dei suoi quattro organi funzionali. La consultazione sui piani strategici deve necessariamente comprendere una riflessione sulle esigenze di bilancio espresse dalle Agenzie. Il bilancio ed i piani vengono presentati contemporaneamente ed esaminati dall’Assemblea in una seduta pubblica. L’Assemblea ha facoltà di emendare il bilancio; in base agli emendamenti proesentati, il Mayor presenta la sua proposta finale. Un bilancio alternativo in tutto od in parte a quello del Sindaco deve, allora, essere approvato da una maggioranza del 66% dei componenti dell’Assemblea. Il sistema vuole sottolineare fortemente il momento della negoziazione nella predisposizione dei bilanci.
Il Sindaco gestisce direttamente la Transport for London e la London Development Agency.
L’Assemblea è composta da venticinque membri, di cui quattordici sono espressione delle circoscrizioni elettorali, mentre undici rappresentano l'intera area metropolitana. L'Assemblea ha un potere di controllo generale sull'azione del Sindaco. Oltre alla facoltà di modificare il bilancio, essa nomina lo staff della GLA, in particolare i capi esecutivo e delle finanze (Chief Executive e Chief Finance Officer) e compie indagini sulle maggiori problematiche della città. L’Assemblea deve essere ascoltata su tutte le decisioni più importanti del Sindaco. Tra i membri del Consiglio vengono scelti il Vicesindaco e alcuni membri delle agenzie funzionali MPA, LFEPA e LDA, nominati dal Sindaco.
Gli organi funzionali
Dalla GLA dipendono quattro organi funzionali (functional bodies):
· il Transport for London (TfL),che si occupa dei mezzi pubblici, delle ferrovie leggere, della manutenzione delle strade, della regolamentazione delle licenze dei taxi e della metropolitana (per quest'ultima, solo quando la competenza viene delegata dal Governo centrale, che ha la responsabilità generale del suo mantenimento);
· la London Development Agency (LDA), che si occupa di Londra quale centro economico e commerciale;
· la Metropolitan Police Authority (MPA), che si occupa dell’ordine pubblico;
· la London Fire and Emergency Planning Authority (LFEPA), che si occupa dei servizi di emergenza e antincendio.
I membri dei consigli dell'Agenzia per lo sviluppo economico (LDA) e dell'Agenzia per i trasporti (TfL) sono scelti dal Sindaco sentita l'Assemblea. Si deve notare che solo alcuni membri delle due agenzie provengono dalla London Assembly, mentre gli altri vengono scelti nel mondo degli affari, nel mondo accademico o in altri settori della pubblica amministrazione. La LDA e la TfL sono da considerarsi veri organi esecutivi della GLA: il loro compito è quello di dare attuazione alle strategie elaborate dal Sindaco e dall’Assemblea.
La London Development Agency ha precisi corrispettivi nelle altre grandi realtà locali inglesi e ha assorbito enti preesistenti dediti alla programmazione della vita economica londinese. Tuttavia, data la complessità e l’importanza a livello nazionale dell’economia londinese, il Sindaco riceve direttamente dal governo centrale fondi per lo sviluppo di Londra, divisi tra fondi per piani strategici di area vasta e fondi per programmi locali. Il Mayor è responsabile dell’allocazione di tali fondi nell’ambito di direttive nazionali. Particolare attenzione deve essere dedicata al settore del turismo, nel quale il Sindaco e la LDA devono lavorare in collaborazione con la BTA (British Tourism Authority), che si occupa dell’impatto di Londra sulle strategie nazionali riguardanti il turismo, nel suo ruolo di “porta del Regno”.
La Metropolitan Police Authority è stata creata con il preciso scopo di organizzare la polizia londinese in modo da rispondere ai peculiari problemi di ordine pubblico che la città pone. La zona di competenza della MPA si estende a tutti i Boroughs ma non alla City, che mantiene una propria organizzazione per la tutela dell'ordine pubblico.
Occorre rilevare come il ruolo particolare del Metropolitan Police Service (MPS), derivante dall’essere Londra la capitale del Regno, sia stato esplicitamente tematizzato anche in passato. Tuttavia la legge in esame, pur riconoscendo tale ruolo, realizza un avvicinamento al sistema di polizia delle altre città inglesi e gallesi, mediante la creazione di una Authority che mantenga un collegamento stabile con gli organi di governo democraticamente eletti di Londra. In tal senso, si realizza, anche a Londra, il rapporto tripartito fra servizio di polizia, governo centrale ed autorità di polizia, tipico del sistema inglese e gallese ed introdotto dal Police Act 1994 (emendato, poi, nel 1996). La nomina del Capo del MPS resta comunque prerogativa del governo centrale, sentito il Mayor. La MPA assicura gli standard delle prestazioni della Polizia Metropolitana, è responsabile della gestione del bilancio, predispone dei piani annuali di azione, sentite le autorità locali. Il Consiglio della MPA è composto da 23 membri: 11 provenienti dalla London Assembly; 1 dalle autorità di polizia esterne alla Greater London; 4 magistrati; 7 indipendenti. Uno dei membri provenienti dalla GLA deve essere, necessariamente, il Vicesindaco. I membri provenienti dall’Assemblea vengono nominati dal Sindaco; gli altri dal Ministro dell'Interno.
La MPA si configura, così, quale organismo indipendente con un controllo degli organi politici del governo cittadino di Londra assicurato dalla quota di membri provenienti dall’Assemblea. Inoltre l’Assemblea detiene un potere di controllo sulle politiche della MPA. Occorre infine ricordare che il Mayor appronta il bilancio preventivo del MPS.
La London Fire and Emergency Planning Authority consta di 17 membri, di cui nove provenienti dalla London Assembly, mentre i rimanenti dai Boroughs. Essa è l’altra Agenzia funzionale indipendente della GLA. Il finanziamento della LFEPA avviene attraverso GLA per il tramite del Sindaco. Occorre ricordare che tale situazione costituisce una novità per Londra nel senso di un ulteriore avvicinamento alla situazione esistente nelle altre città di Inghilterra e Galles.
Le competenze
A norma dell'art. 76 del Greater London Authority Act 1999, alla Greater London Authority spetta la potestà di adottare atti normativi, denominati byelaws, i quali hanno forza di legge nell'ambito della loro sfera di operatività. Il successivo art. 77 dell'atto istitutivo le conferisce la facoltà di presentare proposte di legge (local o private bills), volte alla tutela e alla promozione degli interessi della collettività.
Conformemente al dettato della legge istitutiva spetterebbe alla GLA un ruolo esponenziale, ovvero "una competenza generale alla cura degli interessi della collettività amministrata". Tuttavia, stante la comune resistenza inglese ad accettare una competenza di carattere generale in testa agli enti locali, i poteri attribuiti alla GLA preferiscono essere interpretati dalla dottrina quali poteri-quadro (framework powers), che forniscono le linee-guida per l'attività di erogazione dei servizi da parte dei Boroughs.
La Greater London Authority esplica la propria attività nei settori del trasporto, della pianificazione urbana, dell’ambiente, dei servizi di emergenza e antincendio, della polizia, dello sviluppo economico, nonché del tempo libero e della cultura. La Greater London Authority viene investita esplicitamente anche di compiti di portata generale, quali la promozione dello sviluppo socio-economico e la "creazione della ricchezza". Rimangono competenza dei Boroughs e della London Health Agency (agenzia per la sanità) la salute, i servizi sociali, l'edilizia e l'istruzione. In tali settori la Greater London Authority non offre servizi in modo diretto: ad esempio, il London Ambulance Service rimane esterno alla GLA.
Il finanziamento
Il sistema di finanziamento della GLA in generale è simile a quello delle altre autorità locali inglesi, sebbene esso presenti alcuni aspetti peculiari, posta la specificità della situazione londinese. La GLA ha ereditato forme di finanziamento pubblico di cui godevano diversi organismi da essa assorbiti, che si occupavano di singole aree di intervento. Il governo centrale ha assunto il compito di riunire le attuali correnti di finanziamento e di trasferirle al Sindaco. Quei finanziamenti per attività ora rientranti nelle competenze della GLA, che costituivano una spesa diretta per il governo, vengono convertiti in finanziamenti specifici o in un’approvazione di credito supplementare. Al momento del lancio delle nuove proposte per Londra (1997/98), l’ammontare della spesa totale per le funzioni della GLA veniva calcolato in 3,3 miliardi di sterline.
Uno dei punti espliciti della riforma del governo della città è il mantenimento del sistema previgente delle fonti di finanziamento. In generale, le autorità locali godono di trasferimenti statali erogati in base ad un sistema di calcolo che tiene conto delle risorse a disposizione e delle politiche di spesa dei governi locali. Tale sistema viene adottato per controllare la crescita della spesa pubblica.
Le spese di esercizio sono finanziate da stanziamenti del governo centrale, dalla ridistribuzione delle entrate derivanti da non domestic rates e da una quota delle imposte nazionali sul commercio.
Le spese in conto capitale vengono finanziate da stanziamenti di capitale, uso di proventi del capitale e imputazioni al conto profitti e perdite.
La GLA, non avendo una capacità impositiva propria, ha accesso anche a quote delle tasse locali imposte dai Boroughs (si tratta di un sistema tipico del finanziamento locale britannico). Infine la GLA può chiedere finanziamenti supplementari per eventuali situazioni di emergenza.
Le leggi sul governo locale del 1999-2000 e la loro incidenza sulla GLA
La riforma del governo londinese si è inserita in un profondo contesto di riforme realizzate tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del secolo attuale in tema di governo locale. Sebbene la specificità della capitale non sia mai stata messa in discussione e abbia anzi condotto alla necessità di varare un apposito provvedimento che disciplinasse la nuova Autorità londinese, non si deve dimenticare che molte novità introdotte per Londra sono divenute patrimonio comune delle successive leggi sul Local Government del 1999 e del 2000.
La netta distinzione tra organo esecutivo e di controllo realizzatasi con l’introduzione del Mayor e della London Assembly ha ricevuto un’ampia estensione, pur con diverse modulazioni, ai governi locali inglesi con il Local Government Act 2000. In maniera analoga, l’elezione diretta del Sindaco, introdotta come novità a Londra, è stata estesa con le legge del 2000. Il superamento del sistema maggioritario secco realizzato con l’elezione della London Assembly, eletta con il sistema del membro addizionale aggiunto, aveva già precedenti notevoli nell'elezione delle assemblee scozzese e gallese. Il Local Government Act 1999 ha inoltre introdotto la disciplina degli intervention powers: in situazioni di particolare gravità, il Ministro degli affari regionali può decidere di esercitare direttamente determinate funzioni dell'ente senza nominare un proprio rappresentante.
Le novità introdotte dal Greater London Authority Act 2007
Nell’ottica di un consolidamento del modello organizzativo già instaurato ed anzi di un suo potenziamento, le nuove disposizioni normative approvate nel 2007 hanno apportato modifiche puntuali alla legge del 1999, innovandone la disciplina sotto molteplici aspetti. Di queste misure, alcune – raccolte nella prima parte del provvedimento – rilevano sul piano dell’organizzazione dell’Autorità metropolitana e dell’articolazione dei rapporti tra Sindaco ed Assemblea al suo interno (General Functions of the Authority). Si tratta, in particolare, delle previsioni concernenti le modalità, rimesse alla determinazione della stessa Greater London Authority, del trattamento economico da corrispondere al Sindaco e ai membri dell’Assemblea una volta scaduto il loro mandato; il rafforzamento delle procedure di consultazione pubblica in relazione alle politiche di cui il Sindaco sia promotore; i termini temporali della periodica relazione sottoposta dal Sindaco all’Assemblea; l’introduzione, nel procedimento di nomina di talune autorità da parte del Sindaco, di audizioni di conferma dinanzi all’Assemblea (confirmation hearings); l’obbligo referente posto sull’Assemblea, mediante la pubblicazione di un rapporto annuale sull’attività svolta; l’organizzazione amministrativa interna dell’Autorità; la previsione di bilanci separati per i due organi di cui essa si compone.
Delle successive dieci parti della legge (corredate di alcuni allegati) ciascuna è dedicata ad una delle materie di competenza dell’Autorità: trasporti, sviluppo economico locale, servizi sanitari, servizi di prevenzione degli incendi, politiche abitative, pianificazione urbanistica, funzioni in campo ambientale, della cultura e dello sport. Ai poteri già esercitati dal Sindaco nei singoli ambiti enumerati - e riformulati al fine di un loro rafforzamento - la legge ne aggiunge di nuovi con riferimento alle politiche per la formazione professionale e l’occupazione, come previsto dal Further Education and Training Act 2007. D’altra parte, in corrispondenza del maggior peso complessivamente attribuito al ruolo del Sindaco e al fine di un bilanciamento in seno all’Autorità metropolitana, la legge provvede a definire in termini aggiornati l’estensione e le modalità di esercizio delle funzioni di controllo di cui è investita l’Assemblea.

Roma capitale, approvato il decreto. Come funziona Parigi capitale

L’istituzione del “Grand Paris”
La normativa e lo status giuridico


La legge n. 2010-597 del 3 giugno 2010 ha istituito la nuova collettività territoriale del Grand Paris, definita come un progetto di sviluppo sostenibile d’interesse nazionale che unisce i grandi territori strategici della regione dell’Île-de-France - al primo posto dei quali colloca Parigi e il centro dell’agglomerato parigino - e che promuove lo sviluppo economico sostenibile, solidale e portatore di occupazione nella Regione-capitale (art.1).
Il progetto del Grand Paris è ritenuto in Francia un progetto urbano di tale importanza e portata innovatrice da aver comportato la designazione di un Segretario di Stato ad hoc, una legge specifica per la sua istituzione, la creazione di due nuovi enti pubblici nazionali, nonché la definizione di un particolare regime giuridico in deroga ad alcuni principi del diritto urbanistico.
La creazione della nuova collettività territoriale ha l’obiettivo di ridurre gli squilibri sociali, territoriali e fiscali a beneficio dell’insieme del territorio nazionale. Il progetto associa, inoltre, l’obiettivo della crescita economica al sostegno della Regione-capitale in concorrenza con le altre grandi metropoli mondiali. All’elaborazione e alla realizzazione del Progetto saranno associati le collettività territoriali e i cittadini (art. 1).
I mezzi regolamentari, finanziari ed operativi destinati al Progetto confermano l’interesse nazionale legato alla realizzazione di un’operazione di gestione del territorio che comporterà la creazione di reti di trasporto, di alloggi e di diverse infrastrutture.
Il progetto del Grand Paris si basa in gran parte sulla creazione di una rete di trasporto pubblico di passeggeri il cui finanziamento è assicurato dallo Stato.
La rete di trasporto si articolerà intorno a “contratti di sviluppo territoriale” definiti e realizzati congiuntamente dallo Stato, dai comuni e dai loro raggruppamenti; tali contratti di sviluppo territoriale parteciperanno all’obiettivo di costruire ogni anno 70.000 nuovi alloggi nell’Île-de-France, geograficamente e socialmente idonei ai luoghi, contribuendo così alla gestione dell’espansione urbana del territorio. Al tempo stesso il Progetto favorisce anche la ricerca, l’innovazione e la valorizzazione industriale attraverso i poli di competitività ed il polo scientifico e tecnologico dell’altipiano di Saclay, il cui spazio agricolo viene tutelato.
Il progetto del Grand Paris, per le sue caratteristiche sovracomunali e sovradipartimentali, ha comportato la creazione di due nuovi enti pubblici nazionali, la Société du Grand Paris e l’Établissement public de Saclay-Paris, incaricati della guida delle due rilevanti operazioni del grande progetto urbano, rispettivamente la realizzazione di una grande rete di trasporto pubblico e la creazione e sviluppo del polo scientifico e tecnologico del Plateau de Saclay.
La nuova rete di trasporto pubblico
Il Titolo I della Legge istitutiva della nuova collettività territoriale è dedicato agli strumenti per l’attuazione della rete di trasporto pubblico del Grand Paris. In particolare il legislatore:
· presenta la rete di trasporto pubblico del Grand Paris e in particolare della metropolitana automatica, la c.d. Grand Huit, che avrà grande capacità in termini di circonvallazione del perimetro territoriale del Grand Paris e consentirà l’uscita dall’isolamento di alcuni territori, collegando tra loro il centro dell’agglomerato parigino, i principali poli urbani, scientifici, tecnologici, economici, sportivi e culturali della regione dell’Île-de-France, la rete ferroviaria ad alta velocità e gli aeroporti internazionali (art.2);
· prescrive il contenuto dello Schema d’ensemble della rete di trasporto del Grand Paris (art.2);
· prevede le modalità di partecipazione e di consultazione delle collettività territoriali e degli enti pubblici coinvolti nel processo di elaborazione e di decisione della rete del Grand Paris (art. 3);
· disciplina la consultazione del pubblico, condotta dal rappresentante dello Stato nella regione, assistito dall’ente pubblico a carattere industriale e commerciale di nuova istituzione, denominato Société du Grand Paris (art. 3).
Il Titolo II è dedicato alla creazione della Société du Grand Paris e alla definizione dei relativi compiti.
La Société du Grand Paris avrà il compito principale di concepire ed elaborare lo schema complessivo (Schema d’ensemble) e i progetti di infrastrutture relativi alla rete di trasporto pubblico del Grand Paris e di assicurarne la realizzazione, che comprenderà la costruzione di linee, opere e installazioni fisse, la costruzione e la gestione delle stazioni, comprese quelle di interconnessione, l’acquisto del materiale rotabile concepito per tali infrastrutture, la relativa manutenzione e il rinnovamento del materiale usurato (art. 7).
Tra i diversi compiti del nuovo ente pubblico si segnalano:
· l’organizzazione e la committenza dei lavori della rete di infrastrutture del Grand Paris;
· la guida delle operazioni di gestione o di costruzione nelle zone sulle quali la Société disponga di un diritto di prelazione;
· l’assistenza del rappresentante dello Stato nella regione per assicurare il coerente allineamento dei diversi “contratti di sviluppo territoriale”.
Il Titolo III riguarda la realizzazione e la gestione della rete di trasporto del Grand Paris. La legge disciplina l’esercizio dell’organizzazione e della committenza dei lavori e delle operazioni d’investimento relative alla realizzazione delle infrastrutture della rete del Grand Paris, affidate alla Société du Grand Paris (art. 15). La Sociétéavrà la possibilità (art. 17) di affidare alla Régie autonome des transports parisiens (RATP), alla Sociétè nationale des chemins de fer (SNCF) o alla Réseau ferré de France (RFF) compiti di organizzazione e direzione dei lavori, di studio o di assistenza - sulla base delle attività che tali imprese nazionali di servizi pubblici esercitino a titolo esclusivo per la gestione delle linee e delle reti ferroviarie dell’Île-de-France - nei seguenti due casi:
· la realizzazione di infrastrutture e di materiali previsti all’art. 7;
· le operazioni d’investimento previste all’art. 7.
La rete di trasporto del Grand Paris sarà strettamente collegata con la rete preesistente nell’Île-de-France e si inserirà nella griglia della rete ferroviaria, fluviale e terrestre nazionale al fine di ridurre gli squilibri territoriali attraverso collegamenti più rapidi con tutte le regioni del territorio continentale del Paese ed l’eliminazione degli ingorghi derivanti dal transito attraverso la Regione dell’Île-de-France.
Le nuove disposizioni stabiliscono che, dopo la conclusione delle opere, la gestione tecnica delle linee e delle reti del Grand Paris venga assicurata dalla RATP, ad eccezione delle linee e delle reti incorporate alla rete ferroviaria nazionale e pertanto gestite da RFF.
Il Syndicat des transports de l'Île-de-France (STIF) sarà responsabile del materiale rotabile sulle infrastrutture ferroviarie urbane che metterà a disposizione dei gestori del trasporto pubblico.
La strategia di sviluppo territoriale del “Grand Paris”
La legge del 3 giugno 2010 si occupa, nel Titolo IV, dello sviluppo territoriale e dei progetti di gestione del territorio, definendo le modalità di sviluppo del territorio nel quadro della strategia globale di sviluppo del Grand Paris.
L’attuazione degli obiettivi del Progetto del Grand Paris sarà affidata in gran parte alla conclusione di “contratti di sviluppo territoriale” tra il Rappresentante dello Stato nella Regione, da un lato, e i comuni e gli enti pubblici di cooperazione intercomunale (établissements publics de coopération intercommunale - EPCI) per la materie di loro competenza, dall’altro. I “contratti” introducono uno strumento nuovo, diverso dai tradizionali “contratti di gestione”, in quanto definiranno, nel rispetto dei principi fissati dal Code de l’urbanisme (artt. L 110 e L 121-1), gli obiettivi e le priorità in materia di urbanistica, di sviluppo abitativo, di trasporto, di distribuzione e di lotta all’espansione urbana, di strutture commerciali, di sviluppo economico, sportivo e culturale e di protezione dell’ambiente (art. 21). I “contratti di sviluppo territoriale”, per il loro contenuto, potranno essere portatori di progetti di gestione del territorio assimilabili ai documenti urbanistici.
I progetti di gestione e di sviluppo urbano nelle zone strategiche e nei pressi delle stazioni della nuova rete di trasporto del Grand Paris vedranno la loro realizzazione accelerata dall’attuazione dei «contratti di sviluppo territoriale» che potranno autorizzare, se il comune interessato lo accetta, la creazione di zones d’aménagement différé (ZAD), nelle quali lo Stato avrà un diritto di prelazione principale, mentre il comune potrà esercitare tale diritto in caso di mancato esercizio da parte dello Stato (diritto di prelazione sussidiaria).
Sostanziali cambiamenti vengono infatti apportati anche alla disciplina delle zones d’aménagement différé (ZAD). In particolare per quanto riguarda le modalità di creazione di una ZAD, la legge istitutiva del Grand Paris ammette che un “contratto di sviluppo territoriale” possa prevederne la creazione, con l’indicazione della lista, la delimitazione del perimetro e la definizione dei beneficiari, dando luogo così ad una “contrattualizzazione” dell’iniziativa della creazione di una ZAD, completata da una procedura consultiva che si appoggia all’autorizzazione della firma del contratto (art. 21-III).
Al fine dell’esecuzione di operazioni collegate al particolare progetto urbano del Grand Paris sarà possibile concludere un contratto di sviluppo territoriale, per l’attuazione del quale la legge prevede la possibilità per i comuni e gli EPCI di concludere a loro volta, con persone giuridiche di diritto pubblico o privato, contratti relativi alla concezione del progetto di gestione globale, all’elaborazione di proposte di revisione o modifica dei documenti urbanistici e alla direzione dei lavori d’infrastrutture concorrenti alla realizzazione del progetto di gestione (art. 22). Attraverso il contratto la persona pubblica competente in materia di documenti urbanistici (comune o intercomunalità) potrà impegnarsi a far evolvere il documento urbanistico (PLU, schema di coerenza territoriale, etc.) nella direzione desiderata dall’altro contraente, in deroga al principio generale che vieta la contrattualizzazione dell’esercizio delle competenze in materia di urbanistica.
La protezione dell’ambiente e lo sviluppo del polo scientifico e tecnologico di Saclay
Un progetto urbano, sociale ed economico dell’importanza del Grand Paris comporta un inevitabile impatto sull’ambiente determinato dalla creazione di una rete di trasporto pubblico di passeggeri, dalla costruzione di 70.000 alloggi all’anno geograficamente e socialmente adeguati ai luoghi, dalla costruzione di poli di competitività, scientifici e tecnologici, dalle operazioni di gestione, etc.
Il legislatore ha pertanto dettato le necessarie misure per conciliare lo sviluppo urbano con la protezione dell’ambiente. L’equilibrio tra le due esigenze si basa su un particolare impianto giuridico: da un lato, il perimetro territoriale dell’intero progetto del Grand Paris è soggetto a talune prescrizioni ambientali di diritto comune, dall’altro la legge del 3 giugno (Titolo VI) prevede la creazione di una Zone naturale, agricole et forestièreall’interno del perimetro dell’operazione d’interesse nazionale del Plateau de Saclay e della piccola regione agricola dell’altopiano. La nuova zona di protezione ambientale sarà sottoposta a tutela integrale, quale combinazione di “zona N” e “zona A”: la prima, la zona naturale e forestale, da proteggere per la qualità dei luoghi, degli ambienti naturali, dei paesaggi e del loro interesse sotto il profilo estetico, storico o ecologico o per la presenza di concentrazioni boschive e forestali ovvero per il loro carattere di spazi naturali; la seconda, la zona agricola, da tutelare per il potenziale agronomico, biologico o economico dei relativi terreni agricoli.
La Zona di protezione naturale, la cui superficie (non inferiore a 2.300 ettari di terreni destinati ad attività agricola) verrà determinata da un Decreto del Consiglio di Stato, è soggetta, secondo le nuove disposizioni, a divieto di urbanizzazione (Code de l’urbanisme, art. L141-1, primo comma). Ciò comporterà alcuni obblighi procedurali per i comuni situati nella zona di protezione:
· l’obbligo di adeguare i loro Piani locali urbanistici (PLU) al regime della Zona (entro sei mesi dalla pubblicazione del Decreto del Consiglio di Stato che fisserà il perimetro della Zona) (Code de l’urbanisme, art. L141-5, ultimo comma);
· l’inserimento del divieto di urbanizzazione da considerare come una servitù di utilità pubblica, da allegare ai PLU dei comuni coinvolti (Code de l’urbanisme, art. L141-5, comma 6).
Il legislatore ha previsto peraltro alcune eccezioni al divieto di urbanizzazione, purché esse non inficino in alcun modo l’economia generale delle misure di protezione. La legge del 3 giugno affida infatti all’altro Ente pubblico di nuova istituzione, denominato Établissement public de Saclay-Paris (art. 26) il compito di dare attuazione a tali eccezioni. Il nuovo Ente, che darà impulso e coordinerà lo sviluppo del polo scientifico e tecnologico dell’altopiano di Saclay e la sua influenza a livello internazionale, avrà la possibilità di definire, con obbligo di motivazione, una delimitazione secondaria interna alla zona protetta, individuando i settori indispensabili per lo sviluppo del polo scientifico e tecnologico, destinato a diventare l’archetipo in Francia dei grandi campus per la ricerca e l’innovazione tecnologica.
L’Établissement public de Saclay-Paris, nell’ambito dei suoi compiti,porterà avanti ogni azione suscettibile di favorire le attività d’insegnamento, ricerca e innovazione tecnologica, nonché la loro valorizzazione industriale, e realizzerà alcune operazioni di gestione del poloscientifico e tecnologico (Articolo 25-26).

Un anniversario difficile

Intervista ad Anna Maria Isastia
Voce Repubblicana del 17 settembre 2010
di Lanfranco Palazzolo

Il Vaticano non può guidare le celebrazioni per l’anniversario della Breccia di Porta Pia. Lo ha detto alla “Voce” la professoressa Anna Maria Isastia, docente di Storia Contemporanea all’università La Sapienza di Roma, che nel pomeriggio del prossimo 20 settembre ha organizzato il convegno dal titolo: “Un anniversario difficile: il XX settembre 1870”, organizzato dalla Consulta per la laicità delle istituzioni. L’appuntamento è alla Sala Di Liegro di Palazzo Valentini in via IV novembre 119/A.
Prof. Anna Maria Isastia, cosa pensa della celebrazione che intende fare il Comune di Roma per ricordare il XX settembre 1870?
“Il progetto della Consulta per la laicità dello Stato che si svolgerà il 20 settembre a Roma nasce prima ed indipendentemente dalle celebrazioni organizzate dal Campidoglio. Quindi sono due eventi che marciano indipendentemente uno dall’altro. Indubbiamente crea una qualche perplessità pensare che il comune di Roma permetta al Vaticano di guidare le celebrazioni del XX settembre 1870. Questo è un falso storico. Chi parteciperà a questi eventi sarà indotto a non comprendere quali sono le coordinate di riferimento di questo evento. Per i cattolici il XX settembre è stato un giorno di lutto e di sciagura. Purtroppo ci è cercato di ridimensionare e di relegare questo grande evento del nostro Risorgimento e si è fatto di tutto per contestarlo in ogni modo”.
In che modo si realizzò questo ostracismo?
“Quando la Santa Sede firmò il Concordato del 1929 con il regime fascista le autorità politiche del Vaticano chiesero al Presidente del Consiglio Benito Mussolini di annullare la festività del 20 settembre. Il Vaticano riteneva che quella fosse una festa inaccettabile. Noi non possiamo ignorare questo fatto sul piano storico”.
La Chiesa vuole modificare il senso storico di questo avvenimento?
“Questo lo sapremo solo ascoltando le conferenze che si svolgeranno quel giorno. L’impressione è che si voglia cancellare il senso storico del 20 settembre, che è stato un evento epocale. Con la fine del potere temporale dei papi si è chiusa una fase storica nella vita della Chiesa. Il 20 setttembre è stato un evento importantissimo per tutta la cattolicità in tutto il mondo. E’ evidente che i parametri di allora sono superati. Ma oggi non possiamo fare a meno di ritornare ad analizzare i parametri di allora e le valutazioni di allora”.
Come sono cambiate le celebrazioni di questo evento nel corso dei decenni?
“Direi che i primi anni erano manifestazioni cittadine molto sentite. Per anni, la memoria dei repubblicani e quella dei monarchici sul XX settembre non è stata condivisa. I repubblicani pensavano che la Breccia di porta Pia fosse un attacco alla Chiesa, ma anche alla monarchia sabauda. Ma quelle due memorie sono confluite insieme”.