mercoledì 22 settembre 2010

Silvio Berlusconi presenta la Relazione sulla Cooperazione

Silvio Berlusconi presenta la relazione sulle Cooperative in Italia. E poi dicono che Berlusconi non fa bene il lavoro di ministro dello Sviluppo economico. I cooperatori di sinistra sono serviti.

Quando la destra toglie voti ai socialdemocratici

Intervista a Monica Quirico
Voce Repubblicana del 22 settembre 2010
di Lanfranco Palazzolo

La destra de i Democratici di Akesson ha portato via tanti voti ai socialdemocratici. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana”, parlando delle ultime elezioni svedesi, Monica Quirico, giornalista e saggista. La studiosa collabora con alcune riviste svedesi. E ha pubblicato numerosi testi sulla politica e la società svedese come il recente “Tra utopia e realtà: Olof Palme e il socialismo democratico” (Editori Riuniti. University press).
Professoressa Quirico, cosa pensa dell’esito “olandese” delle elezioni in Svezia che ha visto l’affermazione del centrodestra, che ha però perso la maggioranza assoluta dei voti? L’esito di questo voto e il successo della destra xenofoba era imprevisto?
“L’esito di questo voto non era imprevisto perché i sondaggi sono stati coerenti e chiari dall’inizio delle elezioni fino alla fine del confronto che ha portato al voto. I sondaggi svedesi sono stati affidabili nel dare la vittoria del centrodestra e nel prevedere l’ingresso dei Democratici di Jimmie Akesson in Parlamento. Non mi aspettavo uno scarto così forte tra centrodestra e centrosinistra. E non mi aspettavo che il partito di Akesson arrivasse quasi al 6 per cento”.
L’affermazione dei Democratici ci induce a pensare che la Svezia è diventato un paese meno tollerante?
“Io non credo che la Svezia stia diventando un paese meno tollerante. Il problema è nato a seguito della concentrazione degli immigrati in alcune aree. In alcune città come Malmoe sono nati dei veri e propri ghetti di immigrati. Un sobborgo di Stoccolma si è trovato ad avere una percentuale di iracheni superiore rispetto a quanti non siano stati accolti negli Stati Uniti. Questa concentrazione di immigrati ha creato indubbiamente un caso. Il leader dei Democratici Akesson è stato molto abile a fomentare l’allarme immigrazione, adducendo statistiche sulla criminalità in quelle zone che poi si sono rivelate infondate e sono state smentite da altri esponenti politici moderati. I Democratici hanno pescato molti voti tra i disoccupati. Pare che il profilo standard del loro elettore sia: maschio, giovane e disoccupato. Ecco perché hanno portato via voti ai socialdemocratici. Il fallimento della politica dei socialdemocratici sul mercato del lavoro si è fatto sentire”.
Come farà il centrodestra svedese a trovare i voti che mancano per trovare una maggioranza in Parlamento? Si tornerà alle urne in tempi brevi?
“Non penso che si tornerà alle urne. E’ probabile che il centrodestra tenti la strada di un accordo con i Verdi. Per quest’ultimo partito sarà davvero imbarazzante spiegare la nuova alleanza con il centrodestra. Ma nello stesso tempo diranno che lo faranno per senso di responsabilità nazionale. E per evitare che i Democratici di Svezia diventino l’ago della bilancia della politica svedese”.

Bettino e i limiti di quel partito debole

Voce Repubblicana del 21 settembre 2010
Intervista a Giorgio Galli
di Lanfranco Palazzolo

Bettino Craxi guidava un partito troppo debole per realizzare una politica riformatrice. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il professor Giorgio Galli, che ha curato l'introduzione di “Dossier Craxi” (Kaos Edizioni).
Professor Galli, cosa ha rappresentato Bettino Craxi?
“E' presto per dare un giudizio storico. Il volume curato dalla Kaos conferma che la storia di Bettino Craxi è stata molto complessa. Nel volume ci sono gli interventi di Craxi in Parlamento, quelli di leader politico, i programmi del Psi durante la sua segreteria. E poi c'è tutta la parte giudiziaria relative alle accuse che gli sono state imputate. Credo che nella vicenda politica di Craxi si siano intrecciate la tradizione riformista del Partito socialista. Craxi è stato il continuatore di una tradizione, di un modo di pensare che ha il suo antecedente più lontano in Turati. E la sua esperienza più recente nel Nenni dopo la rottura dell'alleanza con il Partito comunista. Craxi ha interpretato l'esperienza del riformismo socialista che ha cercato di aggiornare le idee di Proudhon a quelle laburiste del secolo scorso. Questo è un aspetto dell'azione politica di Craxi”.
Come ha realizzato questo progetto politico Craxi?
“Ha cercato di realizzarlo in un partito molto minoritario. Quando ha assunto la segreteria del Psi, Craxi aveva preso per mano un partito che aveva meno del 10 per cento dei voti. Nel corso della sua gestione, Craxi ha portato il suo partito ad una percentuale del 14 per cento. Questo partito non è stato in grado di tradurre questa azione politica con sufficiente peso. Craxi ha ritenuto di ovviare a questa situazione utilizzando al massimo i mezzi finanziari. Ma la crisi involutiva del Psi era cominciata dieci anni prima con la segreteria De Martino. Quel peso politico non era sufficiente ad avviare un'azione riformatrice. I quadri intermedi del Psi ovviarono a questo con una promozione sociale collettiva del gruppo dirigente. Craxi accentuò questa situazione con il ricorso ai mezzi finanziari. Il problema di Craxi fu quello di avere uno strumento politico relativamente debole utilizzando al massimo un tipo di potenziamento basato sulla conquista del potere. Mi pare difficile che nei prossimi anni possano emergere nuovi elementi che possano cambiare questo giudizio”.
Perché nella sua introduzione ha scritto che non ci furono riforme significative negli anni della presidenza del Consiglio di Craxi?
“Nella mia storia socialista dal titolo 'Da Turati a Craxi' ho approfondito meglio questi temi. Il momento più alto della presidenza Craxi fu l'episodio di Sigonella. Non c'è dubbio che Craxi cercò di mantenere alta la dignità nazionale. Ma molti di questi atti, come ad esempio il Concordato, non furono un elemento di azione politica positiva”.