venerdì 15 ottobre 2010

Il Pd non scende in piazza con la FIOM

Voce Repubblicana del 16 ottobre 2010
Intervista a Sergio D'Antoni
di Lanfranco Palazzolo

Credo che sia molto importante che il Partito democratico non sia presente alla manifestazione della Fiom con una sua delegazione. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l'ex segretario della Cisl Sergio D'Antoni, deputato del Partito democratico.
Onorevole D'Antoni, quali sono le sue valutazioni sulla palpabile tensione che si avverte alla vigilia della manifestazione della Fiom a Roma?
“Il clima teso riguarda non tanto la manifestazione, di cui non ho notizie dirette perché si tratta di un problema tra gli organizzatori e il ministero degli Interni. Posso parlare del clima politico generale. Il clima che si è creato con l'assalto alle sedi della Cisl, organizzato per la gran parte da esponenti della Fiom, è un elemento inquietante è sbagliato. Le sedi non si attaccano mai. Si tratta di una deriva rischiosa, che non è adeguata al confronto sindacale anche quando si è divisi su molti temi. Non ci sono precedenti di attacchi alle sedi sindacali”.
Riesce a comprendere le critiche della Cgil e della Fiom alla Cisl e alla Uil?
“Il punto è proprio questo. Si tratta di una fuga dalle responsabilità. Nel merito, la questione vera è la questione relativa alle regone contrattuali. Dividersi sulle regole contrattuali è un errore. Le ultime vicende sono state caratterizzate dalle polemiche su Pomigliano. In quella occasione il merito dell'accordo è tutto della Cisl e della Uil che si sono prese la responsabilità dell'accordo contrattuale a vantaggio degli operai. Quello è un banco di prova. Nel caso di Pomigliano, la produzione della Panda è stata spostata dalla Polonia a Pomigliano. Di solito succede il contrario. Gli esponenti della Fiom hanno criticato questo accordo dicendo che è la spia della mancanza di democrazia nei rapporti tra imprenditori e sindacati. Eppure a Pomigliano c'è stato un voto. E il lavoratori, con il 62 per cento hanno detto sì. L'atteggiamento della Fiom è frutto di una cultura dell'antagonismo che è fuori dal tempo”.
Come saprà, ci sono molti esponenti del Partito democratico che andranno alla manifestazione della Fiom. Cosa pensa dell'atteggiamento di alcuni suoi colleghi di gruppo parlamentare che hanno garantito la loro presenza in piazza?
“Per me è molto importante che il Partito democratico, nella sua ufficialità, non vada a questa manifestazione. Questo è un elemento che non deve essere trascurato. Il Partito democratico non sarà presente alla manifestazione della Fiom con una sua delegazione. Questo è il segno del rispetto in una fase molto delicata della vita sindacale. Sui singoli che vanno alla manifestazione, credo di aver dato il mio giudizio su chi sostiene questa manifestazione. Avallare la politica della Fiom andando alla manifestazione è un grave errore. E il Pd non avalla questo sbaglio”.

Una vicenda inquietante

Voce Repubblicana del 15 ottobre 2010
Intervista a Teodoro Buontempo
di Lanfranco Palazzolo


La vicenda degli affitti d’oro di Montecitorio è inquietante. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l’onorevole Teodoro Buontempo de “La Destra”.
Onorevole Buontempo, in questi giorni la Camera dei deputati ha fatto sapere che non vuole disdire gli affitti d’oro per Palazzo Marini, stipulati ala fine degli anni ’90 con l’immobiliarista Sergio Scalpellini. Ci ricorda come è nata questa vicenda ai tempi della presidenza della Camera di Luciano Violante?
“Negli anni scorsi ho ricoperto l’incarico di membro dell’Ufficio di Presidenza della Camera dei deputati e segretario di Presidenza. Era uno degli organi di governo della Camera. Poi, come lei sa, i questori sono coloro che poi redigono i contratti. Io feci una battaglia contro gli affitti d’oro sia quando c’era una maggioranza di centrodestra, che quando c’era una maggioranza di centrosinistra. Quella degli affitti d’oro era un’operazione trasversale, nella quale c’era tanta omertà. Non mi limitai solo a protestare, quando si discuteva in aula su questo. L’unico parlamentare che si dimostrò sensibile a questi sprechi fu Giancarlo Pagliari, anche lui lasciato solo dalla Lega”.
Cosa c’era di strano nella vicenda dei cosiddetti affitti d’oro?
“I costi erano anomali. La camera avrebbe potuto comprare Palazzo Marini pagando un mutuo invece di affittare a costi eccessivi Palazzo Marini. Nel corso del dibattito in aula fece notare un aspetto inquietante relativo al rogito notarile stipulato con la società ‘Milano 90’ che dava in locazione quel palazzo portava la data precedente alla effettiva stipula del rogito notarile. Io denunciai questa situazione. Poi scopriì che su quegli immobili c’erano delle ipoteche. La Camera non poteva permettersi quella spesa con il rischio che gli edifici fossero messi all’asta. Ma allora nessuno disse nulla. Non credo che Sergio Scarpellini abbia delle responsabilità. L’imprenditore ha fatto il suo dovere. Il problema è stato il comportamento dell’Ufficio di presidenza della Camera e della Presidenza della Camera”.
Quali erano le altre anomalie di questa vicenda?
“La società che aveva affittato i palazzi era la stessa che aveva organizzato i servizi interni, aprendo la mensa al piano terra. La Camera non aveva fatto gare pubbliche e aveva fatto gestire a questa società, ‘Milano 90’, i servizi di quel palazzo”.
Quando ha saputo che Sergio Scarpellini aveva finanziato i Democratici di sinistra di Roma con 49 mila euro cosa ha pensato?
“In questa vicenda ci sono state molte cose strane. Quell’edificio era di proprietà di una società pubblica. Questa società aveva venduto ad un privato quell’edificio. E Scarpellini lo affittò alla Camera. L’amministrazione della Camera avrebbe potuto prendere quel palazzo ad un prezzo agevolato invece di spendere tutti quei soldi”.