mercoledì 20 ottobre 2010

Qui qualcuno non ha vigilato

Voce Repubblicana del 20 ottobre 2010
Intervista a Marco Perduca
di Lanfranco Palazzolo

A Genova qualcuno non ha fatto il suo dovere in vista della partita tra Italia e Serbia. Lo ha detto il senatore radicale, eletto nelle liste del Pd, Marco Perduca.
Senatore Perduca, che tipo di valutazioni possiamo fare ad una settimana dagli scontri di Marassi provocati dai tifosi serbi prima della partita, poi sospesa, tra Italia e la Serbia? Qualcuno ha anche invocato la tessera internazionale del tifoso.
“In questa vicenda ci sono alcuni aspetti che nessuno ha preso in considerazione. Per arrivare da Belgrado a Genova con un mezzo di trasporto è necessario attraversare delle frontiere. Nell’Unione europea si deve passare la frontiera. Se qualcuno dei tifosi che erano nel gruppo che si è recato a Genova, se era già stato segnalato dalla polizia serba – cosa che le autorità serbe hanno garantito di aver fatto loro sponte – sarebbe stato identificato dalle autorità della polizia italiana. Chi passa la frontiera provenendo dalla Serbia deve essere comunque identificato. Quindi c’è stato un problema di mancato coordinamento tra lo stato di allerta – che non si capisce se l’osservatorio sulle manifestazioni sportive abbia proclamato o meno – e la nostra polizia di frontiera”.
Come si è comportato il ministero dell’Interno nella gestione di questa vicenda?
“Negli ultimi anni il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha messo in piedi una struttura molto attenta e molto coordinata per controllare chi entra in una manifestazione sportiva, tanto nazionale quanto internazionale. Lo vediamo anche attraverso lo spiegamento di forze nel corso delle manifestazioni sportive. Conoscendo anche la storia recente della Serbia, che certo non è fatta di confronti pacifici, e conoscendo il nazionalismo che agita i tifosi di quel paese, mi chiedo perché non è stato chiesto alle autorità serbe una lista di possibili persone pericolose. Poi mi chiedo perché sia stato scelto lo stadio di Marassi, che certo non è il posto migliore dove far disputare una partita che si ritiene a rischio. A questo punto viene il dubbio se tutte le cose dette da Maroni siano state propaganda o altro”.
Qual è il problema relativo alla sicurezza che avrebbe dovuto essere garantita nello stadio di Marassi?
“Lo stadio di Marassi cerca di fare il verso agli stadi inglesi, mancando di tutte le strutture di cui sono dotati gli stadi inglesi per garantire un certo tipo di partecipazione. La città di Genova non è nuova a problemi di ordine pubblico. Lo abbiamo visto anche nel 2001 nel corso del G8. Mi chiedo come mai la Figc, che ha investito tempo e iniziative per la sicurezza, non si sia posto il problema della situazione. E’ probabile che in questo caso qualcuno non ha fatto il suo dovere oppure qualcuno si aspetta che ci sia il morto per blindare ancora di più gli stadi italiani”.

L'integrazione è l'unica via

Voce Repubblicana del 20 ottobre 2010
di Lanfranco Palazzolo
Intervista a Fabio Rampelli

La Merkel ha ragione. Ma il centrodestra italiano ha sempre creduto nell’integrazione degli immigrati nella nostra cultura. Lo ha detto alla "Voce" l'onorevole Fabio Rampelli del Pdl.
Onorevole Rampelli, la morte di Maricica, la ragazza romena uccisa da un pugno scagliato da un ragazzo italiano nel corso di una lite in una stazione della metropolitana, ha colpito tutti. Che tipo di riflessione possiamo fare su questa vicenda e su tanti episodi di violenza che avvengono nel silenzio generale?
“Ovviamente siamo rimasti tutti colpiti da quello che è accaduto a Roma nella stazione della metropolitana di Anagnina. Credo che sarebbe un grave errore considerare la vittima come una cittadina straniera. Noi la riteniamo a pieno titolo una cittadina italiana, perfettamente integrata nella nostra società. E credo che Maricica fosse allo stesso tempo fiera delle proprie radici e della propria identità. L’indignazione e il dolore sono pari a quello per ogni altro episodio analogo ad altri che avvengono anche in altre regioni italiane e nel pianeta”.
Quale elemento ha destato in lei maggiore preoccupazione oltre all’epilogo drammatico della vicenda?
“La scarsa capacità di reazione dei cittadini. L’assenza di senso civico che ormai si riscontra da forse troppo tempo. E’ una questione che andrebbe affrontata attraverso una campagna massiccia di sensibilizzazione, di informazione e di formazione. Dovrebbe proprio essere la scuola ad insegnare questi valori. E proprio la scuola dovrebbe dedicare maggiore spazio all’educazione civica. E’ stato terribile constatare che, quasi svegliandosi come da un incubo, constatare che i cittadini romani non abbiano sentito in quel momento la necessità di intervenire a difesa di quella donna, assumendosi la responsabilità di un gesto comunque indispensabile per salvare la salute di questa ragazza. Purtroppo abbiamo scoperto che si trattava anche di salvare la vita di Maricica”.
Perché la metropolitana viene considerato come un luogo a rischio per questi episodi?
“Credo che sia irrilevante che questo e altri episodi siano avvenuti proprio nella metropolitana di Roma. I luoghi fortemente frequentati da un numero alto di persone sono a rischio. E proprio in luoghi come questi possono verificarsi episodi di violenza e di intolleranza”.
Crede che la strada migliore per evitare certi fenomeni di intolleranza sia l’integrazione? In Germania la Cancelliera tedesca Angela Merkel invoca questa strada. Che ne pensa? E cosa hanno fatto le istituzioni?
“Noi abbiamo fatto molto. Ritengo che la Merkel abbia ragione. Fin dal principio, questo governo ha investito per l’integrazione, che non significa certo la cancellazione dell’identità italiana. Penso che la Merkel abbia fatto bene a esprimere questo concetto. Ma per il centrodestra questa non è mai stata una novità”.