giovedì 28 ottobre 2010

Perchè l'Unione europea vuole la tassa sulle transazioni e le attività finanziarie?

Il 7 ottobre 2010 la Commissione europea ha presentato una comunicazione sulla tassazione del settore finanziario (COM(2010)549) che, al fine di contribuire al dibattito già avviato in materia, prospetta l’introduzione di due strumenti: la tassa sulle transazioni finanziarie (TTF) e la tassa sulle attività finanziarie (TAF).
La comunicazione fa seguito alle conclusioni approvate dal Consiglio europeo del 17-18 giugno scorso, in vista della riunione del G20 svoltasi a Toronto, nelle quali si è concordato, tra le altre cose, che “l'UE dovrebbe guidare gli sforzi volti a stabilire un approccio globale all'introduzione di un sistema di prelievi e tasse a carico degli istituti finanziari nella prospettiva di mantenere una parità di condizioni su scala mondiale e difenderà con vigore questa posizione di fronte ai suoi partner del G20. In tale contesto si dovrebbe esplorare e sviluppare ulteriormente l'opportunità diintrodurre un prelievo sulle operazioni finanziarie a livello mondiale.”
Sul tema è intervenuto in più occasioni anche il Parlamento europeo approvando da ultimo, il 10 marzo 2010, una risoluzione che invita Commissione e Consiglio a esaminare in che modo una tassa sulle operazioni finanziarie potrebbe essere utilizzata per finanziare la cooperazione allo sviluppo, in particolare ai fini della lotta ai cambiamenti climatici, e per contribuire al bilancio dell'UE.
Il dibattito non è circoscritto all'Unione europea. In sede di G20 si sono discusse nuove forme di tassazione, ma – come rilevato anche dalla Commissione europea - non esiste un consenso a livello mondiale sull'introduzione di nuovi strumenti fiscali.
In particolare, nelle conclusioni del vertice del G20 di Toronto del 26-27 giugno i Paesi partecipanti hanno convenuto sull'opportunità che il settore finanziario dia un contributo giusto e cospicuo alla copertura degli oneri di interventi statali, se realizzati, volti a stabilizzare il sistema finanziario o a finanziare le misure di risoluzione. Peraltro, hanno sottolineato che a questo scopo esistono vari approcci: alcuni Paesi intendono imporre un prelievo sulle attività finanziarie, mentre altri seguono strade diverse.
Perchè questa tassa?
La Commissione individua tre ragioni essenziali per procedere a un adeguamento del sistema fiscale allo scopo di far contribuire in misura giusta e cospicua il settore finanziario ai bilanci pubblici:
· in primo luogo, l'introduzione di nuove tasse potrebbe contribuire a migliorare l'efficienza e la stabilità dei mercati finanziari e a ridurne la volatilità, insieme agli effetti nocivi dell'assunzione di rischi eccessivi, determinata, in parte, anche dalla prospettiva di un sostegno statale, effettivo o atteso. Ad avviso della Commissione, i rischi eccessivi, unitamente alle asimmetrie informative e alle strutture retributive, hanno contribuito alla crisi finanziaria globale, creando esternalità negative per il resto dell'economia. L'imposizione di una tassa correttiva potrebbe dunque internalizzare tali esternalità;
· in secondo luogo, l'imposizione di nuove tasse potrebbe essere giustificata dal fatto che durante la crisi alcuni governi hanno fornito un sostegno massiccio al settore. Concorrendo al risanamento dei conti pubblici, alla creazione di risorse ausiliarie e non ultimo all'efficienza economica, le nuove tasse sul settore finanziario potrebbero aiutare a creare le condizioni per una crescita più sostenibile, in linea con la strategia per la crescita e l’occupazione Europa 2020;
· in terzo luogo, gran parte dei servizi finanziari nell'UE è esente dall'imposta sul valore aggiunto, dato che la maggior parte del reddito da essi prodotto è basata sui margini, e dunque non facilmente tassabile nell'ambito del sistema attuale dell'IVA.
La Commissione osserva inoltre che, quand’anche i singoli Stati dell’UE decidessero di introdurre prelievi sul settore finanziario a livello nazionale, è importante che che ciò avvenga all'interno di un quadro coordinato europeo, per evitare che sistemi nazionali fondati su basi imponibili divergenti possano incentivare l'arbitraggio fiscale e produrre distorsioni allocative tra i mercati finanziari nell'UE.

TFF

La TTF è concepita come una tassa sul valore delle singole transazioni. Perché abbia un'ampia copertura, la tassa dovrebbe applicarsi a una vasta gamma di strumenti finanziari (cioè azioni, obbligazioni, valute e derivati), anche se alcune proposte sul tavolo prevedono di limitarne il campo d'applicazione ad un sottoinsieme (per esempio, un prelievo sulle transazioni valutarie).
Nello specifico, ai fini della presente comunicazione, la base imponibile della TTF copre operazioni di borsa su obbligazioni e derivati come pure gli strumenti negoziati fuori borsa (over-the-counter- OTC) che comprendono operazioni su derivati e operazioni in valuta a pronti.
Struttura e gettito della TTF
La Commissione rileva in via preliminare che il gettito potenziale della TTF e l'intensità del suo impatto economico variano considerevolmente in funzione della sua portata (mondiale, in tutta l'UE o nazionale), dei prodotti coperti e del volume delle negoziazioni in una data giurisdizione. In assenza di consenso internazionale sull'applicazione di una simile tassa, le entrate dipenderebbero dalla delocalizzazione delle attività di negoziazione. Anche le possibilità di elusione mediante operazioni di ingegneria finanziaria sui prodotti e l'aliquota d'imposta prescelta, ad avviso della Commissione, possono avere ripercussioni sul gettito.
La Commissione stima che nel 2006 il gettito d'imposta sarebbe ammontato:
· a circa 60 miliardi di euro su scala mondiale se fosse stata applicata una tassa dello 0,1% sulle operazioni su azioni e obbligazioni;
· ad un importo dieci volte maggiore (secondo alcuni studi) ove fossero inclusi i derivati. Tuttavia, come osserva la Commissione, per i derivati esistono problemi tecnici, come ad esempio quello di stabilire la base imponibile, e sussistono dubbi sulla precisione delle stime del gettito;
· di circa 20 miliardi di euro nell'UE-27 se nella base imponibile fossero incluse esclusivamente le azioni e le obbligazioni negoziate in borsa. Se si includessero anche i prodotti derivati, le stime delle entrate sarebbero molto più alte, e secondo alcuni calcoli arriverebbero fino a 150 miliardi di euro nella sola UE a 27.
Inoltre, la Commissione stima che con un prelievo esiguo sulle transazioni valutarie ad un'aliquota dello 0,005% prelevata sulle valute mondiali più vendute, in base ai dati del 2007 si potrebbero ricavare entrate annue di 24 miliardi di euro.
Le entrate generate sarebbero in gran parte raccolte in un numero limitato di Paesi in cui si concentrano le attività di negoziazione. Questa distribuzione irregolare sarebbe anche maggiore in caso di inclusione dei derivati. Secondo la Commissione, da un lato questo potrebbe rendere più difficile il raggiungimento di un accordo sull'imposizione di una tassa, poiché tutti i Paesi dovrebbero imporla, mentre soltanto alcuni beneficerebbero del relativo gettito. D'altro lato, gli investitori di tutto il mondo utilizzano le piazze finanziarie centrali, contribuendo così a conferire al gettito d'imposta una dimensione mondiale.
In generale, ad avviso della Commissione, le tasse sul settore finanziario possono comportare una certa ridistribuzione del reddito dagli azionisti della banca, dai dirigenti o dagli operatori di mercato alla popolazione in generale. È altresì probabile che il carico fiscale sia parzialmente trasferito sulla clientela e sul cliente medio, ma questo dipende dalla capacità dei contribuenti di eludere la tassa. Indirettamente, la tassa farebbe aumentare anche il costo del capitale per le amministrazioni pubbliche e le imprese, anche se non sono disponibili prove empiriche sulla sua incidenza reale.

Effetti sull’efficienza del mercato e la stabilità economica
La Commissione rileva come vi sia un’ampia convergenza sul fatto che una TTF con un'ampia base di applicazione potrebbe contribuire a stabilizzare i mercati finanziari riducendo le negoziazioni speculative a breve termine. Tuttavia, permane il rischio che la tassa possa accrescere la volatilità dei prezzi riducendo la liquidità, per esempio nei mercati utilizzati per lacopertura del rischio. Inoltre, poiché è imposta sulle transazioni e non sul valore aggiunto, la TTF è cumulativa, ed i prodotti negoziati con maggiore frequenza subirebbero un carico d'imposta maggiore.
Dal punto di vista ideale, la TTF dovrebbe essere imposta sulle transazioni “nocive” o fortemente speculative, ma è in pratica – secondo la Commissione - non è possibile distinguere tali transazioni da quelle “normali”. Quindi, per raggiungere il suo obiettivo di efficienza, la TTF dovrebbe essere imposta sulla base più ampia possibile, ed in tutte le piazze finanziarie, per evitare i rischi di delocalizzazione ed elusione.
Valutazione
Su scala mondiale, secondo la Commissione, la TTF può rivelarsi una fonte appropriata di gettito fiscale da destinare in particolare al finanziamento di obiettivi strategici mondiali. Pertanto la Commissione si impegna a portare avanti il lavoro con i partner internazionali, in particolare in sede di G20, per raggiungere un accordo su questa materia. D’altro canto, l'imposizione di una tassa sulle transazioni finanziarie esclusivamente a livello dell'UE porrebbe seri problemi di efficacia, data la portata mondiale del settore finanziario e la sua forte interconnessione.


Tassa sulle attività finanziarie (TAF)
Nella sua forma più estesa (TAF calcolata secondo il metodo "additivo"), la TAF colpirebbe profitti e compensi complessivi, ma può anche essere destinata a colpire espressamente le rendite economiche e/o il rischio economico.
Struttura e gettito della TAF
La Commissione rileva che che per le 22 economie sviluppate prese in considerazione nel rapporto del Fondo monetario internazionale (FMI) al G20, una TAF additiva al tasso del 5% potrebbe generare entrate corrispondenti in media allo 0,28% del PIL, vale a dire – in termini assoluti – un gettito di circa 75 miliardi di euro. Per l'UE-27, secondo le stime della Commissione, il gettito sarebbe di circa 25 miliardi di euro.
Tali entrate non sarebbero così concentrate come nel caso della TTF, perché la base di imposizione non è l'attività di negoziazione, che si svolge soprattutto in un numero limitato di piazze finanziarie, ma i compensi e i profitti, la cui distribuzione è più uniforme. In questo senso, la TAF sarebbe più adatta a generare entrate da destinare al risanamento dei conti nazionali.
Per quanto concerne l’onere economico della tassa, se dovesse essere trasferita sul cliente, e dato che non sono previste detrazioni per le imprese, l'onere fiscale potrebbe anche ricadere parzialmente sugli utenti dei servizi finanziari.
Effetti sull’efficienza del mercato e la stabilità economica
La TAF additiva, ad avviso della Commissione, non modificherebbe direttamente le strutture dei mercati in cui sono attivi gli istituti finanziari, poiché essa va a colpire il reddito indipendentemente da come è generato. In questo senso, i diversi prodotti non sarebbero discriminati tra loro, ma al tempo stesso l’imposta non influirebbe direttamente sull'esistenza di negoziazioni ad alta velocità (che sono per loro natura speculative).
Infine, l'introduzione della TAF da parte di alcuni Stati membri isolati potrebbe creare potenziali distorsioni nel mercato interno, il che potrebbe essere incompatibile con la necessità di garantire pari condizioni tra gli Stati membri.

Valutazione
Se concepita come un complemento dell'IVA attuale, la TAF presenta una serie di problemi tecnici per allineare entrambe le tasse. La Commissione ritiene che sia opportuno esplorare l'opzione TAF nel contesto dell'UE, valutando anche le sue eventuali implicazioni a livello della concorrenza, e se sia possibile compensare tali implicazioni con eventuali disincentivi alla delocalizzazione delle società.

Conclusioni generali e prospettive
La Commissione osserva chei bilanci pubblici sono sottoposti a una pressione crescente in tutta l'UE. Le sfide maggiori comprendono: la necessità di migliorare la stabilità ed il funzionamento del settore finanziario per ridurre le esternalità negative per il resto dell'economia; la necessità di risanare le finanze pubbliche messe a dura prova dalla crisi finanziaria; nonché l'esigenza di rispettare gli impegni assunti nei confronti dei Paesi in via di sviluppo e di lottare contro i cambiamenti climatici e la rarefazione delle risorse a livello mondiale.
Per vincere queste sfide, la Commissione ritiene giustificato "rivisitare" l'imposizione delle attività del settore finanziario, affinchè diano un contributo giusto e cospicuo ai bilanci pubblici.
In qualsiasi iniziativa futura in materia di tassazione del settore finanziario la Commissione intende tener conto dell’esigenza di minimizzare le attuali distorsioni imputabili all'esenzione dei servizi finanziari dall'IVA e di ridurre l'eventuale doppia imposizione transfrontaliera. A tal fine, la Commissione valuterà l'impatto cumulativo della riforma a livello mondiale della regolamentazione di questo settore.
Tenuto conto che la TTF appare lo strumento più adatto per la generazione di entrate su scala mondiale, la Commissione intende appoggiare l'approfondimento dell'analisi e l'ulteriore perfezionamento della TTF e delle sue varianti a livello di G20, e si adopererà per promuovere il raggiungimento di un accordo con i più importanti partner internazionali.
Peraltro, dall'analisi compiuta ad oggi emerge che la TTF mal si adatta ad un'introduzione unilaterale nell'Unione, poiché gli alti rischi di delocalizzazione ne minerebbero la capacità di generare entrate. Pertanto, in questa fase la Commissione ritiene che ci sia un margine maggiore per l'imposizione di una tassa sull'attività finanziaria (TAF) a livello dell'UE.
In conclusione, la Commissione intende avviare una valutazione completa dell'impatto, nella quale saranno ulteriormente analizzate tutte le opzioni sul tappeto, in modo da poter presentare proposte adeguate di azione entro l'estate 2011.

Futuro e Libertà scende al 4 per cento. Vendola superstar

Secondo l'ultimo sondaggio (24-25 ottobre) realizzato da Euromedia Research, l'istituto guidato da Alessandra Ghisleri pubblicato da Affaritaliani.it il partito di Nichi Vendola è in crescita e raggiungerebbe il 6-8%.
Futuro e libertà si attesterebbe tra il 2,5 e il 4,5%.
Il Popolo della Libertà si attesta tra il 29 e il 31 per cento ed è stabile
rispetto alla precedente rilevazione.
La Lega Nord che rimane tra il 12 e il 14%.
La Destra è tra l'1 e il 3%.
Totale della coalizione di Centrodestra 42 - 48%.

Il Partito Democratico è fermo tra il 24 e il 26%.
L'Italia dei Valori è un po' in contrazione e si colloca tra il 6 e l'8%.
Sinistra Ecologia Libertà di Nichi Vendola è in deciso rialzo tra
il 4 e il 6%.
Totale del Centrosinistra 34 - 40%.
L'Udc si attesta tra il 5,5 e il 7,5% ed è stabile con piccole
oscillazioni all'interno di questa forchetta.
Futuro e Libertà per l'Italia di Gianfranco Fini è in leggera crescita tra il 2,5
e il 4,5%.
Totale della nuova, ipotetica, coalizione di centro 8- 12%.

La Federazione della Sinistra (Rifondazione e Comunisti
Italiani) e al 2 - 3%.

Exploit del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo che si colloca tra il 2,5 e il 3,5%.

La lista Bonino -Pannella è tra l'1,5 e il 2,5%.

Gli altri sono intorno al 2%. Il sondaggio è stato realizzato tra domenica 24 e lunedì 25 ottobre.
Campione di 1.000 casi rappresentativi della popolazione italiana con diritto di voto. Metodologia C.A.T.I.

Quel Lodo non andrà fino in fondo

Voce Repubblicana del 28 ottobre 2010
Intervista a Stefano Ceccanti
di Lanfranco Palazzolo

Il lodo Alfano fa parte della strategia processuale del centrodestra in vista dell’esame del legittimo impedimento di fronte alla Consulta. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il senatore del Pd Stefano Ceccanti.
Senatore Ceccanti, cosa sta accadendo sul Lodo Alfano dopo l’intervento del Presidente della Repubblica sulla norma che concerne proprio i procedimenti sul Capo dello Stato?
“Fin dal mese di giugno avevo sottolineato che la cosa più grave in assoluto in quel disegno di legge costituzionale era il punto che il Presidente della Repubblica nel suo intervento: il procedimenti sul Capo dello Stato. Il fatto che il Parlamento decida a maggioranza semplice se concedere o meno questa autorizzazione a procedere nei suoi confronti o negarla significava rendere il Presidente della Repubblica dipendente da una maggioranza parlamentare. L’indebolimento del potere del Presidente della Repubblica potrebbe portare a situazioni piuttosto imbarazzanti: le pressioni di una maggioranza parlamentare affinché il Presidente della Repubblica firmi una legge sulla quale il Capo dello Stato non è convinto, in cambio del voto contro l’autorizzazione a procedere nei suoi confronti. A me è sembrata grave l’idea di inserire questa norma. Oltretutto, mettere una deliberazione sul Presidente della Repubblica significa incentivare i conflitti con il potere giudiziario, perché significa invitare il potere giudiziario ad avere un palcoscenico come il Parlamento in seduta comune che si riunisce per una deliberazione sul Capo dello Stato. Anche volendo fare quel ddl costituzionale una norma di quel tipo è grave”.
Nemmeno una maggioranza rafforzata sul Capo dello Stato potrebbe andare bene?
“Sono assolutamente contrario. Il Capo dello Stato non deve essere sottoposto a questo tipo di voto. Altrimenti si viene a creare un meccanismo anomalo di fiducia tra il Presidente della Repubblica e la maggioranza parlamentare. Anche con una maggioranza qualificata il problema resta. Mi sembra che l’intervento del Presidente della Repubblica abbia chiesto proprio la cancellazione del voto di autorizzazione”.
Come ha trovato le reazioni del centrodestra?
“Nel centrodestra hanno compreso che è il caso di togliere la deliberazione parlamentare. E quindi nel centrodestra hanno fatto di necessità virtù”.
Come interpreta le parole di Berlusconi per il ritiro del provvedimento pensando anche alla tagliola del referendum confermativo?
“Non credo che il centrodestra abbia fatto questa legge per arrivare fino in fondo. In vista della seduta della consulta sull’esame della legge sul legittimo impedimento del 14 dicembre, si vuole dare il segnale alla Corte che il centrodestra sta rispettando la promessa di una legge costituzionale sui reati commessi dalle alte cariche dello Stato”.