venerdì 29 ottobre 2010

Quanto era bella Susanna Camusso....

Pasolini comunista dissidente

Intervista a Giorgio Galli
Voce Repubblicana del 30 ottobre 2010
di Lanfranco Palazzolo

Pasolini fu un intellettuale che non fu mai al servizio del Pci. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il politolo Giorgio Galli, autore di “Pasolini comunista dissidente”, (Kaos Edizioni).
Professor Galli, come è nata l’idea di questo libro?
“Pasolini si definiva un comunista dissidente. Ho cercato di ricostruire il suo pensiero politico, non solo a partire da questa definizione, ma come si è espresso in diversi periodi della storia italiana che ho ricostruito nei vari capitoli del libro. Insieme a Federico Fellini, Pasolini viene considerato uno degli intellettuali più noti a livello internazionale. Ma è noto soprattutto come regista, come scrittore e come saggista. Il suo pensiero politico mi è sembrato molto solido ed organico. Non erano le posizioni di un letterato che commentavano la politica. Ma l’analisi di un intellettuale, che aveva un pensiero politico basato su una visione dicotomica, schematica, comunque legata al marxismo. L’assunto principale di Pasolini era che in Italia fosse in corso un mutamento antropologico, che non solo cambiava la struttura della società, ma cambiava la psicologia e i comportamenti dei singoli individui”.
Noi siamo sempre stati abituati a vedere poeti e scrittori silenti o complici della politica. Pasolini era diverso da questi intellettuali?
“La cultura di Pasolini non è mai stata sottomessa alla politica. No, ha assunto una posizione assolutamente autonoma rispetto al partito che gli era più vicino, soprattutto quando valorizzò i successi ottenuti dal Pci tra il 1974 e il 1975. La sua posizione è stata di assoluta autonomia. In questo, Pasolini è stato diverso rispetto ai letterati, e intellettuali che accettavano automaticamente le posizioni del Partito comunista”.
La gerarchia del Pci come guardava a Pasolini e che tipo di diffidenza c’era nei suoi confronti?
“Il Pci valorizzava Pasolini e cercava di utilizzare le sue idee quando potevano essergli utili. Nel 1956 Pasolini non abbandonò il Pci dopo la repressione ungherese e la destalinizzazione. Il Pci apprezzò molto questa posizione. Ma nel Pci ci furono molte critiche quando pubblicò ‘Una vita violenta’ e in altre occasioni. Il fatto che lo scrittore divenne editorialista del ‘Corriere della Sera’ rafforzò l’intesa tra il Pci e Pasolini visto che molte delle posizioni espresse da Pasolini coincidevano con quelle del partito. Ma negò che la vittoria sul divorzio fosse anche una vittoria del Pci. Non è un caso che negli ultimi anni della sua vita Pasolini si fosse avvicinato alle posizioni dei radicali e di Marco Pannella. Il suo discorso che avrebbe dovuto tenere al congresso dei radicali, che aveva preparato prima della sua morte avvenuta pochi giorni prima di quell’assise, è un documento importante per capire come stava cambiando il paese”.

Un sistema troppo rigido

Voce Repubblicana del 29 ottobre 2010
Intervista a Daniele Fortini
di Lanfranco Palazzolo

Il sistema della raccolta dei rifiuti a Napoli e in provincia è molto rigido. Lo ha detto alla “Voce” il Presidente di Ferderambiente e della Municipalizzata di Napoli ASIA Daniele Fortini.
Presidente Fortini, cosa pensa della situazione che si è creata intorno alla discarica di Terzigno? Lei ha fatto delle precise critiche su quanto accaduto.
“Io non ho fatto delle accuse, ma delle constatazioni. E evidente se, alla fine del 2008, il sistema era stato messo in sicurezza. Il sistema dei flussi dei rifiuti urbani erano abbastanza fluidi. Tutto sembrava marciare nella giusta direzione. Ai primi giorni di settembre si è verificata una crisi. Per due giorni i rifiuti sono rimasti a terra. Il comune con la municipalizzata, aiutato dalla Protezione civile, ha provveduto a rimuovere questi rifiuti. Lo stesso problema si è verificato nei giorni scorsi, quando ci sono stati cinque giorni di mancata raccolta. Si tratta di una cosa molto pesante per la città di Napoli”.
Perché è accaduto questo nuovo stop?
“Il sistema campano della raccolta dei rifiuti a Napoli e in provincia è molto debole. Non ha volano e vie di fuga. Nel momento in cui l’impianto di Acerra funziona con due linee, gli abitanti bloccano l’accesso alla discarica di Terzigno e la popolazione di Chiaiano chiede l’orario di conferimenti notturni dei rifiuti in poche ore, qualunque elemento di rigidità viene introdotto – all’interno di un sistema che è già rigido – si produce un inceppamento della macchina e si determina questa situazione”.
Qual è il livello di responsabilità che ha bloccato tutto?
“Si è lasciato credere per tantissimi anni ai cittadini che la dotazione impiantistica della Campania - gli ex impianti cdr, quello di Accerra e un terzo che dovrà essere costruito – fossero sufficienti insieme con la raccolta differenziata. Per dieci anni è stato detto ai campani che non c’era bisogno di discariche. Invece non era vero. Il sistema campano ha bisogno di discarica”.
Quali sono i vostri rapporti con l’amministrazione comunale di Napoli?
“Non ci è mai mancato l’apporto e il sostegno del Comune. Il problema è che lo Stato, per ben 16 anni, ha esautorato gli enti locali e le Regioni prendendosi su di se tutte le responsabilità. Infatti, un anno fa è lo Stato che si è preso tutti i meriti per aver risolto l’emergenza rifiuti che era stata risolta in Campania. Questi 16 anni di emergenza, nei quali sono stati spesi tre miliardi di euro era lo Stato che doveva trovare soluzioni. In Campania si doveva costruire un impianto di compostaggio, ma oggi non c’è nemmeno un impianto di compostaggio. Tutti i poteri erano nelle mani dello Stato. Le province potevano fare di più. Ma se lo Stato non c’è riuscito perché dovevano riuscire a farlo le province in pochi mesi?!”.