venerdì 5 novembre 2010

Mettiamo in sicurezza i piccoli comuni

Voce Repubblicana del 6 novembre 2010
Intervista a Simne Andreotti
di Lanfranco Palazzolo

Oggi è possibile mettere in sicurezza dal dissesto idrogeologico 600 Comuni italiani ogni anno. Basterebbe utilizzare il “famoso” miliardo di euro stanziato dal Ministero dell'Ambiente per mettere in sicurezza tanti piccoli comuni attraverso interventi mirati sul reticolo idrografico minore. E’ la proposta di Simone Andreotti, responsabile del gruppo Protezione civile di “Legambiente”, sulla grave situazione idrogeologica di alcune regioni italiane, soprattutto nel Meridione.
Simone Andreotti, quali sono state le vostre valutazioni sul grave disastro idrogeologico che ha colpito alcuni comuni della provincia di Massa Carrara e il Veneto?
“I fatti di questi giorni confermano la pessima tradizione italiana di fragilità del territorio, ma con degli elementi in più. Ormai è sotto gli occhi di tutti che cambia il clima. Ci sono temporali e piogge che in poco tempo fanno molti danni. Nello stesso tempo si comprende che il vero tallone di Achille del sistema idrogeologico italiano è il reticolo minore: fiumane e torrenti, che nel corso dell’anno hanno poca acqua. Nel corso di questi temporali, molti di questi corsi d’acqua diventano un autentico pericolo. Si trasformano in micidiali portatori di fango che provocano frane. A fronte di questa situazione, ci troviamo di fronte a tragedie gravissime come quella in Calabria e in provincia di Messina. Ecco perché si continua a fare troppo poco. C’è sicuramente una risposta positiva da parte della Protezione civile. Alla vigilia di ogni evento si riesce ad evacuare meglio di prima e a rispondere all’emergenza. Ma siamo ancora all’anno zero per quanto riguarda la prevenzione”.
Di cosa c’è bisogno?
“La prima tematica da affrontare è senza dubbio quella della manutenzione del territorio. Si deve pensare alla sicurezza dei cittadini. Ci sono poche risorse.
Come utilizzare al meglio queste risorse?
Il ministero dell’Ambiente ha stanziato un miliardo di euro per la prevenzione. A fronte di questo segnale positivo non si vede la partenza dei lavori. Si dice che la prevenzione costa tanto. Ma noi chiediamo di fare qualcosa con i soldi che ci sono. Gli interventi positivi sul cosiddetto reticolo minore ci sono stati e hanno funzionato. I comuni che potrebbero beneficiare di queste politiche di prevenzione sono ben 600. E per questo basterebbe utilizzare la spesa corrente”.
Quali sono i compiti del ministero dell’Ambiente e quello degli Enti locali?
“Il ministero dell’Ambiente deve avere un monitoraggio della situazione attraverso le autorità di bacino per valutare le situazioni critiche. E capire, insieme ai comuni, alle province e le Regioni queste priorità. Sul dissesto non occorre dare soldi a ‘pioggia’, ma fare interventi mirati. E credo che questa priorità è nell’interesse di tutti”.

Rutelli non avrebbe fatto come Alemanno

Voce Repubblicana del 5 novembre 2010
Intervista a Gianluca Quadrana
di Lanfranco Palazzolo

Alemanno ha sbagliato a parificare Stato e Chiesa nelle celebrazioni del XX settembre del 1870. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il consigliere comunale di Roma della lista civica per Rutelli Gianluca Quadrana.
Consigliere Quadrana, le celebrazioni per l’anniversario della Breccia di Porta Pia hanno provocato molte polemiche. Il Comune di Roma ha voluto unire le memorie della Chiesa cattolica con quelle laiche di chi si batteva per lo Stato Unitario. E’ stato un errore?
“La celebrazione istituzionale fatta dal comune di Roma alla presenza del Segretario di Stato vaticano, il cardinal Bertone, e del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano aveva la giusta intenzione di pacificare gli animi su una questione molto controversa: i rapporti tra lo Stato italiano e il Vaticano. Però, una celebrazione fatta in quel modo, con l’intenzione di parificare le due parti, è stato un errore per la stragrande maggioranza degli italiani. Quella del 20 settembre del 1870 è stata una grande pagina di libertà. E non un atto di occupazione”.
Come si è comportata la Chiesa di fronte a questa celebrazione particolare?
“Lo Stato pontificio era caratterizzato da istituzioni non democratiche. Era praticamente uno stato tirannico, nel quale la libertà non veniva considerata come un valore fondativo. Il 20 settembre è stato un atto di grande liberazione per il popolo romano. La breccia di Porta Pia è stato un capitolo importante della nostra storia, dopo la Repubblica romana, per tutti coloro che si rifanno agli ideali risorgimentali”.
Ritiene che sia in corso un’opera di revisione storica che tende a dimostrate che la Chiesa cattolica, contrariamente a quanto accadde nella realtà, aveva svolto un ruolo positivo nella costruzione unitaria italiana?
“Io non sono un credente. Penso che il cattolicesimo faccia parte della cultura del nostro paese. Credo che nessuno possa escludere questo dato di fatto. Ma uno dei difetti della nostra cultura è quello di tentare di uniformare tutto, di appiattire ogni cosa. E di non lasciare spazio alle sfumature, a quello che non risponde alla fiction che si vuole determinare. Credo che la storia d’Italia che la televisione ci consegna, se escludiamo gli approfondimenti storici che vengono trasmessi in orari improponibili, sia troppo romanzata. Se guardiamo alcuni programmi non riusciamo a comprendere chi era dalla parte del giusto e chi era dalla parte del torto. Si fa un minestrone sul quale i giovani d’oggi non riescono a distinguere le responsabilità”.
L’ex sindaco di Roma Francesco Rutelli si sarebbe uniformato alle celebrazioni “buoniste” del XX settembre come ha fatto il sindaco Alemanno?
“Non credo. Penso che Fancesco Rutelli si sarebbe comportato con maggiore rispetto verso la realtà storica dei fatti”.

La storia siamo "Noi", anzi è Veltroni


Giovanni Minoli è proprio un bravo ragazzo. Aiuta sempre i perdenti. Lo ha fatto anche nella puntata di giovedì sera sera de "La storia siamo noi", regalando l'apertura della trasmissione, dedicata al bombardamento di Roma nel 1943, a Walter Veltroni, che ha letto alcune pagine del suo ultimo romanzo dal titolo "Noi", dove c'è anche un capitolo dedicato al bombardamento alleato sulla capitale. Oltre a questa trovata promozionale, Minoli ha beccato due storici che avrebbero potuto dire tutto quello che faceva comodo al racconto buonista sulla storia del bombardamento di Roma del 19 luglio del 1943. La puntata della "Storia siamo noi" era evidentemente un pretesto per parlare bene di Pio XII e per ricordare quanto era buono quel pontefice. Certo, se la televisione continua a raccontare queste storie su Papa Pacelli gli italiani si convinceranno che il vero Papa buono era lui e non certo Giovanni XXIII. Il programma non ha affrontato alcuni nodi relativi alle vicende sul bombardamento di Roma. In primo luogo, la puntata di Minoli non ha spiegato cosa avrebbe potuto fare il Vaticano per salvare le popolazioni romane colpite dal bombardamento. Ricordiamo a tutti che pochi giorni prima di quell'azione militare alleata, la capitale fu sommersa dai volantini degli alleati che preannunciavano l'azione sulla capitale. Il Partito fascista di Roma sequestrò tutti quei manifestini. Ma molti di quei messaggi arrivarono anche all'attenzione del Vaticano. Eppure in Vaticano nessuno si mosse per evitare che quel bombardamento quasi annunciato potesse colpire la popolazione civile. Un altro grosso buco dell'inchiesta è stato il passaggio relativo alla liberazione di Roma. E storicamente appurato che il Papa scrisse al Foreign office per chiedere ai vertici militari alleati di non far entrare nella capitale, soldati di fede e razze diversa dalla cristiana. Nessuno dei due storici interpellati dalla trasmissione lo ha detto. E questo non ha fatto certamente onore ad un programma apprezzato come "La storia siamo noi". Notiamo che la difficoltà di ristabilire un minimo di obiettività storica sta diventando sempre di più un'impresa irrealizzabile. Ma quando saremmo messi nelle condizioni di apprezzare un programa storico senza che questo scada nella pubblicizzazione di un libro o dove si racconta di tutto meno di come si svolsero i fatti che realmente accaddero?

Il Bunga di Melissa P.


Oggi ad Annozero era presente anche una diva della letteratura italiana. Stiamo parlando di Melissa Panarello, in arte Melissa P. Nel corso del suo intervento durante la trasmissione di Michael Santoro, Melissa P si è dichiarata contraria al Bunga Bunga e ha criticato i comportamenti di Silvio Berlusconi dicendo che è un uomo solo perchè frequenta certe persone. Da Melissa P mi aspettavo qualsiasi cazzata ma non certo questa. Dopo averci abituato ai suoi pesonaggi che pensano solo a scopare per trovare la propria identità, Melissa è riuscita ad inserire il premier nella trama del suo romanzo peggiore. Non so se avete mai letto l'avvincentissimo, si fa per dire, "Trecento colpi di spazzola". Io non l'ho letto. Però vi posso dire che la trama è molto peggio del Bunga-Bunga, che tra l'altro non so nemmeno cosa sia.
Il romanzetto della Panarello - da quello che ho visto su Wikipedia - narra le vicende di Melissa, ragazza sedicenne che riesce a trovare sfogo soltanto nell'amore per il proprio corpo di adolescente. Una sera, Melissa conosce Daniele, un ragazzo di 18 anni, con il quale ha la prima esperienza sessuale, la cui magia viene però distrutta dal comportamento rude di lui che l'allontana non appena sospetta che non sia vergine come gli aveva detto. I due si incontrano spesso e hanno rapporti sempre freddi e quasi meccanici che finiscono per convincerla a donare il proprio corpo a chiunque lo chieda, quasi sempre in maniera violenta (chiedendo addirittura ad un amante di stuprarla), perché prima o poi qualcuno possa vedere la sete d'amore che c'è in lei. Ecco, dopo aver letto questa sequela di cazzate, pensate che è Berlusconi quello che ha problemi di solitudine?

Pierluigi Bersani abusivo, ma "migliore"

Non so se vi è mai capitato di incontrare Pierluigi Bersani per strada. A me è capitato proprio oggi. Quello che ho visto è un Bersani abusivo, in quanto la sua immagine era rappresentata su un manifesto abusivo in centro a Roma. Non è la prima volta che mi capita di vedere un Bersani abusivo. Ai tempi delle elezioni primarie avevo beccato un megamanifesto del Bersani in un Bancomat in Corso Vittorio. Se lo cercate nel mio blog, digitando le chiavi "Bancomat" e "Bersani", lo trovate. Il manifesto che ho visto mi ha dato l'impressione di essere un'apparizione. Sembrava che Bersani fosse proprio li ad attendermi per dirmi: ecco, siamo noi il Governo migliore. Dubito che uno piazzato su un manifesto abusivo possa essere migliore del governo che c'è. Non è necessario che il governo sia "migliore". Se bastasse un governo "migliore" potremmo anche smetterla con le elezioni. Basterebbe scegliere il "migliore" e buonanotte ai suonatori. Non posso negare che però mi ha fatto piacere vedere Bersani con le maniche rimboccate. Se il risultato di questo "rimbocco" è quello di vedere il Pd al 24% stiamo freschi. Per vedere un Bersani vincente dovremmo aspettare di vederlo in mutande......

Vauro Senesi pubblicizza "il Manifesto" ad Annozero

Per me il giovedì sera è un autentico strazio. Per ragioni di lavoro mi tocca vedere Annozero. La serata di ieri è stata triste perchè, come mi aspettavo, si è parlato di Berlusconi. La ciliega sulla torta sono state le vignette di Vauro, che ha raccontato i suoi disegni all'interno di un'edicola a Castiglion della Pescaia. E, guarda caso, alle sue spalle è apparso solo un quotidiano. Non poteva che trattarsi de "Il Manifesto". E' un peccato che Vauro abbia fatto questa scivolata senza riderci su. Avrebbe potuto girarsi e dire: "Toh, qui dietro c'è 'il Manifesto'....Sai le risate! Invece le vignette del vignettista toscano non hanno fato ridere e la visione di quella pubblicità occultà mi ha rattristato ancora di più. Al punto che avrei voluto telefonare a Vauro per dirgli: "Concita De Gregorio è meglio di te: la scorsa settimana, sempre ad 'Annozero', ha fatto la pubblicità de 'Il Giornale' mostrando tra le sue mani la prima pagina del quotidiano della famiglia Berlusconi. Eppure lei continua a far ridere più di te".

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