lunedì 8 novembre 2010

La stretta di Puskas: ecco come inaugurammo lo stadio Olimpico di Roma (Italia-Ungheria 0-3)

Non so se vi è mai capitato di chiedervi come è stato inaugurato lo stadio Olimpico. Se non vi siete dati una risposta posso dirvi che l'Olimpico venne battezzato il 17 maggio del 1953 nel corso della partita Italia-Ungheria. Come tutte le inaugurazioni italiane, quella partita fu un autentico disastro per i nostri colori. La foto sopra è la formazione che inaugurò il nostro Stadio Olimpico. Eppure tutti sembravano così felici di quella "festa dello sport". A rovinarci tutto fu Puskas che ebbe l'onore di farci il secondo e il terzo gol di quel disastro calcistico. E pensare che all'arrivo in treno alla Stazione Termini, nessuno avrebbe immaginato che quell'uomo con la valigetta da rappresentante (vedi foto sotto) avrebbe potuto rendere quella festa un giorno triste per il nostro sport. Mettiamo subito in chiaro che nessuno si aspettava una vittoria dai nostri. La partita era data come persa fin da quando l'Italia aveva saputo di essere finita nello stesso girone dell'Ungheria nella Coppa Internazionale. Quello che vedete sopra è il primo gol segnato dalla nazionale Ungherese, che è anche il primo gol che ha visto lo Stadio Olimpico in una gara ufficiale. Lo ha segnato Hidegkuti al '40 del primo tempo. A stendere definitivamente gli azzurri ci pensa il valoroso Puskas al '63 e al '70. Un vero peccato visto che il Papa in persona aveva benedetto lo stadio in una cerimonia in Vaticano (Foto sotto). Però, il vero protagonista della giornata è Puskas. Non solo per la doppietta che fa piangere i romani e gli azzurri, ma anche per il simpatico modo di stringere la mano al capitano degli azzurri Boniperti. Eccolo immortalato qui al centro del campo un minuto prima dell'inizio della partita. Ah, dimenticavo, Forza Ungheria.

Il nuovo divo della politica italiana

L'ultima convention di "Futuro e libertà" ha sancito anche la grande affermazione di Italo Bocchino come leader politico nazionale. Si fa davvero fatica a credete che IB sia diventato una figura così importante. La prima caratteristica che un leader politico deve avere è la sicurezza. Questa manca del tutto a Bocchino. Vi faccio leggere uno stralcio di un intervista di qualche mese fa rilasciata dallo stesso Italo Bocchino al Riformista (1 aprile del 2010) nella quale IB parla di Berlusconi come di "un genio" della politica. Al punto che preoccupatissimo Alessandro De Angelis gli chiede, tra le righe, se sia diventato berlusconiano di colpo, alias un leccaculo di SB. Queste grandi giravolte fanno davvero riflettere sulla superficialità della politica. E sulla consistenza dei cosiddetti nuovi leader. E' preoccupante vedere un esponente politico che prende consigli da un senatore del Partito democratico e poi dice che berlusconi è un genio. E, alla fine, scopre che il genio è Fini. Non comprate una 500 usata da Italo Bocchino potrebbe avergliela data Nicola Latorre o quel "genio" di Fini.

La D'Addario, Fini e la questione dell'articolo 3 della Costituzione

Alla convention di Futuro e libertà che si è svolta a Roma è successo un fatto davvero sgradevole. I militanti del Fli hanno cacciato via Patrizia D'Addario. E' stato un episodio davvero brutto visto che quella era, non solo la convention di un partito politico, ma anche la convention del partito del Presidente della Camera dei deputati. Il Presidente della Camera avrebbe dovuto garantire al presenza della D'Addario in quella sede anche perchè l'articolo 3 della Costituzione recita: "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese". Per questa ragione il Presidente della Camera in persona doveva intervenire per garantire la presenza di questa donna.