sabato 13 novembre 2010

La libreria di Pierluigi Bersani piange


Qual è la differenza tra i messaggi pubblici del segretario del Partito democratico Pierluigi Bersani e quelli di Silvio Berlusconi? Quando fa un messaggio filmato, Silvio Berlusconi cura molto di più i partitcolari. Mentre Bersani non lo fa. Anzi, il segretario del Pd riesce sempre a dare di se la peggiore immagine possibile. Lo testimonia un piccolo spot andato in onda su YOUDEM ieri sera. Nel corso del messaggio agli elettori del Pd in vista delle primarie, Bersani, che si presentato vestito da controllore delle FS, è stato capace di realizzare un filmato, nella stessa ambientanzione, con due diverse inquadrature. Nella prima inquadratura Bersani parla mentre al suo fianco appaiono nell'ordine una pianta, una bandiera e un'altra bandiera. E, sullo sfondo, una libreria con quattro volumi appoggiati. Il problema di questa inquadratura è che i libri non sembrano di pregio. E le bandiere sono indistinguibili. Sembra quasi che Bersani abbia realizzato questo messaggio dentro un ripostiglio. Qualche secondo dopo, Bersani viene inquadrato di nuovo. Ma anche qui non si chiarisce nulla. La libreria è evidentemente piena di vuoti. La bandiera resta indistinguibile. Ma alle spalle di Bersani spunta l'immagine di un ritratto (a me sembra un autorittratto di De Chirico) che copre inpietosamente un vuoto. Quando si dice la chiarezza.

Separati alla nascita, l'assaggiatore dei polli amadori e Paolo Ferrero di Rifondazione

Assaggiatore dei polli Amadori
Paolo Ferrero, Rifondazione comunista

Un inviato molto speciale, Aung San Suu Kyi e Piero Fassino


Quella di oggi è la giornata della liberazione della grande Aung San Suu Kyi. Mi auguro che non diventi la giornata di Piero Fassino, che certo non ha svolto un gran lavoro come Inviato speciale dell'Unione europea in Birmania. Per dimostrarvi che a Fassino non frega niente di Aung San Suu Kyi dovete andare a guardare la home page di Piero Fassino sulla birmania (le due foto sopra) e la home page di Pierofassino.it (Qui sotto). Mentre tutte le agenzie di stampa del mondo diffondevano la notizia della liberazione della leader democratica Birmana, il sito dell'Inviato speciale era aggiornato al 4 agosto di quest'anno. Complimenti......

Quel consenso deve essere creato

Voce Repubblicana del 13 novembre 2010
Intervista a Bruno Torresin
di Lanfranco Palazzolo

Sull’emergenza rifiuti in Campania non ha funzionato la concertazione inter-istituzionale. Lo ha spiegato alla “Voce Repubblicana”, l’amministratore delegato della società Trattamento Rifiuti Metropolitani (TRM), che sta costruendo il termovalorizzatore di Torino.
Bruno Torresin, quali sono le sue valutazioni su quello che ha visto in questi giorni in Campania? Cosa non ha funzionato?
“Gli aspetti da prendere in esame sono tre. A Torino abbiamo lavorato per costruire il consenso intorno al nostro lavoro. Il termovalorizzatore è un impianto a forte impatto emotivo, che può non essere accettato da tutti. Nella realtà campana non ha funzionato la concertazione di tipo istituzionale. La contrapposizione tra i diversi livelli istituzionali non è stato un buon messaggio ai cittadini”.
A Torino cosa avete fatto?
“Abbiamo stipulato dei protocolli d’intesa in cui i comuni, la provincia e la città di Torino hanno condiviso gli obiettivi della raccolta differenziata, le scelte impiantistiche, la dislocazione sui territori in cui ogni realtà istituzionale si è sentita partecipe, non il luogo in cui veniva scaricato il problema. Inoltre, i cittadini non hanno sempre avuto un’informazione corretta di cosa si va a realizzare. Anche qui non bisogna avere paura di dire che quando si realizza un termovalorizzatore o una discarica, questi impianti richiedono che ci sia un controllo diretto da parte dei cittadini. A questo proposito, a Torino è stato costituito il Comitato locale di controllo. Quindi, i sindaci e i loro rappresentanti, i cittadini e i tecnici controllano che effettivamente una discarica sia costruita secondo i principi della sostenibilità ambientale. In Campania questo elemento è mancato”.
I soggetti che dovevano controllare la compatibilità ambientale erano credibili in Campania?
“A Torino, le prefetture e l’ARPA godono di credibilità. In Campania questa credibilità è venuta meno. Chi deve controllare la realtà di certe situazioni non sempre è corretto. I cittadini pensano che ci sia qualche connivenza con pratiche poco corrette. Questa è la comparazione che mi sento di fare tra a realtà torinese e quella della Campania”.
Che giudizio pensa di dare all’intervento della Protezione civile in Campania?
“Con le mie considerazioni non ho voluto esprimere alcun giudizio o indicare delle responsabilità personali. Ho fatto delle valutazioni su come abbiamo gestito il consenso a Torino e su come questo consenso è stato gestito in Campania. Bertolaso e le istituzioni devono mettere in chiaro che la risposta data in Campania è transitoria. Ma dopo si deve affrontare una proposta impiantistica e i implementazione di un ciclo integrato di rifiuti per modificare tanti aspetti del comportamento dei cittadini come quello della raccolta differenziata”.