giovedì 18 novembre 2010

La legislatura non deve finire qui

Intervista a Emerenzio Barbieri
Voce Repubblicana del 18 novembre 2010
di Lanfranco Palazzolo

La legislatura non deve finire qui. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” l’onorevole Emerenzio Barbieri del Popolo delle libertà.
Onorevole Barbieri, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha invitato la politica a ragionare ed evitare polemiche. Cosa è necessario auspicare in un momento difficile come questo, nel quale la legislatura è appesa ad un filo?
“Credo che la prima cosa da fare sia evitare di andare alle elezioni politiche. In un momento come questo sarebbe un problema per il Paese andare alle urne. Sono convinto che sia ancora possibile garantire che questo governo, che ha vinto le elezioni del 2008, possa continuare nella sua azione politica con la stessa identica maggioranza di due anni fa. La legislatura potrebbe andare avanti con una coalizione di centrodestra caratterizzata da tre gambe: la Lega, il Pdl e Futuro e libertà”.
Le mosse di Gianfranco Fini sono inequivocabili? Pensa che il Presidente della Camera dei deputati abbia fatto troppi passi in avanti per andare verso lo scontro?
“Io mi attengo a quello che ha dichiarato fino a lunedì scorso il capogruppo di Futuro e libertà alla Camera dei deputati, Italo Bocchino, il quale ha detto che l’area di riferimento del suo partito resta il centrodestra”.
E allora perché Fini ha visto Rutelli e Casini?
“Non valuto questo incontro come una mossa decisiva. Anzi, non lo valuto affatto. A me pare che non ci sia una grande prospettiva per il cosiddetto Terzo Polo”.
Come ha trovato la doppia apparizione di Gianfranco Fini e di Pierluigi Bersani alla puntata di “Vieni via con me”? Ha trovato queste due trasmissioni rappresentative di Destra e sinistra?
“Non ne penso niente perché non l’ho vista. In quel momento ero impegnato in una riunione del Popolo delle libertà. Devo dire che l’incontro al quale ho partecipato vedeva la presenza di molti sostenitori e simpatizzanti del Pdl. Mi limito alle considerazioni che hanno riportato i giornali”.
Pensa che questi due personaggi siano esaustivi di destra e sinistra?
“Non credo che Bersani sia rappresentativo di quella che oggi possiamo definire come sinistra. Invece Fini è sufficientemente esaustivo nella rappresentazione della destra”.
La legge elettorale è una priorità per il paese?
“Forse non è una priorità per il paese. Ma io sono sempre stato favorevole a riformare questa legge elettorale. Io sono dell’opinione che bisognerebbe reintrodurre le preferenze”.
Ma questo non farebbe schizzare verso l’alto i costi delle campagne elettorali?
“Non c’è dubbio che la preferenza unica ha fatto schizzare i costi verso l’alto. Se facciamo un raffronto sui costi delle elezioni politiche del 1987 (tre preferenze) con quelle del 1992 (una preferenza), i costi sono aumentati. Ma se manteniamo le tre preferenze i costi saranno contenuti”.

Italia-Romania: una diretta infinita

Il dramma del telespettatore italiano dopo Italia-Romania. La televisione di Stato dimostra di essere sempre più scadente. Ce ne siamo accorti mercoledì sera quando la Rai si è prodotta in una lunghissima diretta da Klagenfurt per seguire la partitaccia tra Italia e Romania. La partita ha fatto discutere per la purga sampdoriana decretata contro il povero Antonio Cassano. Dimentichi di aver portato ai mondiali persone al centro di polemiche calcistiche e penali, i dirigenti della Nazionale hanno fatto a meno di utilizzare il fantasista barese. La nazionale che si è vista ieri era in formato straniero. E i tifosi della nazionale non hanno mancato di mettere in evidenza il loro stupido razzismo contro Mario Balotelli. La Rai ha dato ancora una volta conferma della sua scarsa praticità nei confronti di certi eventi sportivi. La diretta per la partita amichevole tra Italia e Romania è iniziata prima delle 21.00 ed è finita oltre la mezzanotte. I telespettatori sono stati sommersi dalle banalità di Giancarlo Mazzocchi e di Fulvio Collovati, che si sono prodotto in disquisizioni calcistiche sulla bellezza della partita vista ieri sul piccolo schermo. Per la cronaca la nazionale italiana ha giocato male. Gli azzurri hanno pareggiato fortunosamente 1-1 dopo essere andati in svantaggio contro una nazionale modesta. Una simile partita non meritava tanta attenzione e soprattutto una diretta così lunga. Il servizio pubblico non significa necessariamente costringere gli italiani ad ascoltare tutta la sera le disquisizioni calcistiche di Mazzocchi, reduce dalla figuraccia della diretta di Italia-Serbia. A Klagenfurt si sono arrabbiati molto. Gli addetti allo stadio avrebbero voluto chiudere l'impianto dopo la partita. Ma a causa della presenza della troupe della Rai hanno dovuto ritardare la chiusura dello stadio. E' stato uno spettacolo raccapriciante, che ha visto il suo culmine quando i commentatori hanno letto i "Collovoti", le pagelle di Fulvio Collovati sui giocatori della nazionale italiana. A quel punto il dibattito si è fatto incandescente: "Sei stato molto generoso", ha detto Mazzocchi a Collovati. E lui gli ha risposto: "E' vero, ma se fosse stata una partita ufficiale avrei dato un voto in meno ai giocatori". Poi è arrivato il colpo della serata: l'arrivo nella sala stampa dell'attaccante Mario Balotelli, che ha ironizzato sulla sua permanenza al Manchester City. Venti minuti dopo dallo studio televisivo di Klagenfurt c'è stato un nuovo collegamento con la sala stampa dello stadio per far ripetere al giornalista esausto cosa aveva detto pochi minuti prima Ballottelli. E' stata un'autentica tortura mediatica. Adesso, la prossima volta che la nazionale italiana scenderà in campo per una partita vera, dove sono in gioco i tre punti, a che ora finirà la diretta? Meno male che i telespettatori italiani possono cambiare canale.

La strage di Brescia e il silenzio di Chiara Moroni (2° parte)

A conferma di quanto vi ho detto nel precedente post su Chiara Moroni voglio anche ricordare che nel suo blog, la parlamentare bresciana non ha sprecato nemmeno una riga per dire qualcosa sulla strage di Brescia. Questa è l'home page della parlamentare di Futuro e libertà il 18 novembre, come è possibile leggere sul lato sinistro in alto sulla pagina di apertura del sito. Il blog è aggiornato fino al 16 novembre.

La strage di Brescia e il silenzio di Chiara Moroni

Oggi (Nel pomeriggio del 17 novembre del 2010) ho ascoltato gli interventi dei parlamentari alla Camera dei deputati sull'esito negativo sul processo per la strage di Brescia. Nel corso del dibattito sono intervenuti esponenti della Lega Nord, del Partito democratico, del Popolo delle libertà e dell'Udc. Non posso negare che sia stato un bel dibattito politico-parlamentare. Mi aspettavo di vedere e di ascoltare l'intervento della parlamentare bresciana di Futuro e libertà Chiara Moroni. Ritengo che sia stato uno sbaglio perdere l'occasione di intervenire in aula per dire cosa si prova di fronte all'impotenza dello Stato davanti ad epilogo così tragico su quella che è stata uno degli episodi più gravi dello stragismo politico dell'ultrafascismo. Eppure l'onorevole Chiara Moroni non si è fatta vedere. Nel resoconto di aula della seduta del 17 novembre non risulta un suo intervento in aula. Visto che la Moroni aveva recentemente parlato di una nuova etica pubblica lo scorso agosto, quando era intervenuta alla Camera per discutere la mozione di sfiducia contro l'onorevole Caliendo, era lecito attendersi dalla parlamentare un bell'intervento in aula, come quelli che hanno fatto l'onorevole Paolo Corsini e Viviana Beccalossi e gli altri colleghi che hanno onorato questo parlamento parlando in aula. Questa assenza dovrebbe riflettere bene qual è lo spirito che anima la politica di Futuro e libertà, che pensa solo a far cadere Silvio Berlusconi e a trascurare i drammi della nostra vita civile. Buona lettura......
PAOLO CORSINI. Signor Presidente, ho chiesto la parola per una brevissima riflessione, da condividere con i colleghi e con l'Aula, in ordine a quanto si è consumato ieri nell'aula della Corte d'assise di Brescia: dopo 36 anni di una strage efferata, dopo la quinta istruttoria, la vicenda si conclude con un macigno, sostanzialmente con un nulla di fatto, sostanzialmente con un non luogo a procedere per insufficienza di prove. Ebbene, credo che questa vicenda si concluda con un insulto a quanti sono caduti quella mattina del 28 maggio del 1974 nella efferata strage di Piazza della Loggia. E laddove la verità e la giustizia non si coniugano tra di loro i morti muoiono due volte. Quindi, si tratta di un insulto irreparabile ai morti, ai loro familiari e ai loro congiunti, e nello stesso tempo di un'offesa alla città e alla coscienza pubblica di questo Paese. Un'offesa alla città, la quale è stata capace nelle sue istituzioni, nei suoi mondi vitali, attraverso l'indefessa e coraggiosa opera dell'associazione dei familiari delle vittime, di attribuire linfa e di dare alimento alla durata della memoria. Ora non resta che un'amara constatazione. Da un lato, vi è una giustizia che non è giusta, ma, nello stesso tempo, vi è l'amara constatazione della durata e della capacità di convincimento di una verità storica che è stata - credo - sostanzialmente acquisita, e che in qualche misura riesce ad appagare ed a remunerare la sete di giustizia e l'ansia di verità di quanti non si rassegnano a che la storia del nostro Paese sia una storia di pagine nere non scritte. Credo che appartenga alla memoria condivisa la consapevolezza, acquisita nella coscienza del nostro Paese, che la strage va, appunto, attribuita a quell'universo, a quella miscela esplosiva che è dovuta alle trame eversive promosse dal radicalismo della destra estrema, dalla presenza nel nostro territorio di servizi stranieri che operano in nome di un oltranzismo atlantico, che non riesce ad interiorizzare il fatto compiuto della Costituzione repubblicana, e nel contempo, dall'attività eversiva di apparati dello Stato che sono infedeli alle regole della Costituzione e che non accettano la democrazia come strumento di regolazione della convivenza associata.Credo e sono certo di interpretare il sentimento di tutta l'Aula se esprimo qui, non dico la rabbia, che non è umana, che appartiene solo agli animali, ma certamente l'indignazione che è propria della coscienza e della sua consapevolezza per i fatti che si sono compiuti e si esprime l'auspicio che, in un secondo grado di giudizio, la verità e la giustizia possano essere finalmente acclarate (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
ADRIANO PAROLI. Signor Presidente, ieri ero presente a Brescia, nella mia città, alla lettura del verdetto sulla strage di piazza della Loggia e, in quell'aula, si respirava un senso di impotenza che si accompagnava a quel senso di impunità che, purtroppo, dopo 36 anni è ancora presente per una strage tra le più odiose, una strage che per la mia città, per Brescia, è una ferita ancora aperta, che non si sanerà mai, che vuole nel ricordo ricostruire un'appartenenza ad una città, ad una civiltà, ad un essere uomini, che non può accettare gesti come quello. La città chiedeva due cose: verità e giustizia. Non ha ottenuto né verità né giustizia. È evidente che dopo trentasei anni un processo doveva essere affrontato in un modo adeguato e, riconoscendo sia alla magistratura sia alle parti un atteggiamento per davvero costruttivo, devo dire che il processo è stato un'appassionata ricerca della verità. La verità non è stata accertata: la strage rimane impunita ma la mia città, Brescia, continuerà a chiedere verità, a chiedere di poter conoscere cosa è accaduto, a chiedere che la ricostruzione dei fatti possa rendere ragione ad un dolore che non avrà mai fine (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).
RAFFAELE VOLPI. Signor Presidente, intervengo per associarmi alle parole di rammarico che già sono state espresse dal collega Corsini e dal collega Paroli. Sono parole di rammarico che tuttavia non bastano più perché troppe vicende come queste sono rimaste nel buio di una storia che non è ancora passata. Noi abbiamo vissuto la strage della Loggia in quel profondo dolore che non può essere racchiuso nel dolore dei bresciani ma nel dolore di tutti gli italiani perché se non si trovano le verità, restano ferite così profonde che non consentono di guardare oltre quei momenti tragici in un futuro che cambia. O c'è la verità e si esce dall'ipocrisia e qualche volta è necessario anche uscire dalla retorica per chiedere ancora oggi che quelle verità vengano fuori con il coraggio di chiederle insieme bipartisan, non facendo discorsi retorici nelle piazze ma dicendo che deve essere fatta giustizia.
PRESIDENTE. Voglio associarmi, anche a nome di tutta l'Aula, alle cose che sono state dette. Vorrei ricordare una parola detta dall'onorevole Volpi: non è stato un dolore dei bresciani, è stato un dolore di tutti gli italiani, dalle Alpi fino al Lilibeo. Lì la fiducia di una generazione nei confronti dello Stato si è incrinata e noi, per ricostituirla, abbiamo dovuto pagare un prezzo elevatissimo, perché è indubbio che senza questi attentati e queste provocazioni la storia del terrorismo in Italia sarebbe stata diversa o forse questa storia non ci sarebbe stata.Desidero unirmi al dolore delle famiglie che oggi si rinnova e alla domanda che si faccia chiarezza, perché solo la verità può ricostruire per intero quella fiducia fra i cittadini e lo Stato di cui oggi più che mai il Paese ha bisogno.
VIVIANA BECCALOSSI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Il suo è l'ultimo intervento: le do la parola solo perché la so bresciana e so quanto abbia partecipato alle sofferenze della sua città; dopo però torneremo all'ordine del giorno.Ne ha facoltà.
VIVIANA BECCALOSSI. Signor Presidente, in coda agli interventi sulla questione della sentenza per la strage di Piazza della loggia, vorrei dire che io, da cittadina bresciana che ha cominciato a fare politica nel lontano 1985, chiedo che venga fatta giustizia e mi sento ferita almeno tanto quanto le vittime di Piazza della loggia che, seppure in maniera meno grave, sono anche tutti coloro che per 36 anni hanno dovuto convivere con un'ombra sulla testa, quasi come se fossero tutti responsabili.Ricordo che, per anni, decine e decine di giovani e di ragazzi che militavano nella destra bresciana non hanno più potuto fare politica, hanno dovuto lasciare la loro città, hanno avuto le case perquisite, sono stati spesso arrestati ingiustamente, qualcuno di loro ha passato anni in galera a 16, 17 o 18 anni, ingiustamente.Tuttora, nel 2010, vorrei che fosse chiaro a tutti che nessuna forza politica a Brescia, che non sia nell'area di centrosinistra, può permettersi di chiedere spazio politico in Piazza della loggia: viene concessa a Piazza vittoria, viene concessa a Piazza duomo, ma è come se vi fosse un pudore politico a chiedere Piazza della loggia per una manifestazione qualsiasi. Noi non abbiamo più avuto agio politico di quella piazza.Allora io mi sento, da militante della destra italiana, oggi nel Popolo della Libertà, ferita tanto quanto coloro che non hanno avuto giustizia. Chiedo che venga fatta giustizia per Piazza della loggia come per tutte le altre stragi che hanno caratterizzato il nostro Paese negli anni Settanta, nessuna delle quali ha avuto una risposta, nessuna delle quali ha avuto giustizia. Chiedo che si ricordino - lo dico ancora una volta - anche coloro che, seppure non fisicamente, sono caduti politicamente su finte verità che qualcuno ha voluto perseguire per 36 anni. Contesto aspramente quanto detto dall'ex sindaco e oggi deputato, professor Paolo Corsini, quando dice sostanzialmente che il teorema di una strage di destra su Piazza della loggia è un teorema ancora valido. Questo, infatti, è stato sancito ieri in una sentenza, in cui si dice che Pino Rauti e tanti altri sono stati evidentemente accusati del falso. Lo ripeto: sono stati accusati del falso. Probabilmente, se per trentasei anni non avessimo insistito a seguire le indagini solo in una direzione, oggi, la verità sarebbe più vicina per tutti i bresciani (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania).

La finta dichiarazione di voto a favore di Berlusconi dell'on Bocchino

Ci tenevo a pubblicare sul mio blog questa dichiarazione di voto a favore del Governo da parte di Italo Bocchino. E' giusto che gli italiani possano ascoltare le parole di questo esponente politico, che il 29 settembre aveva detto che la legislatura e il governo devono restare in carica fino alla fine della legislatura, ma poi ha fatto di tutto per far affondare il Governo.