sabato 20 novembre 2010

Maria Luisa Busi e quel posto in Parlamento

Maria Luisa Busi è una delle moderne martiri del giornalismo italiano. Sentite cosa è andata a dire alla compagna Daria Bignardi dopo il fallimento del suo programma in Rai......
"Mi sono dimessa dal TG1 per senso del dovere, e' la verita'. Non avevo pronto un posto in Parlamento, come e' stato scritto (Quando la Busi si è dimessa non c'erano le elezioni anticipate. A meno che la sinistra non decida di fare le elezioni di mezza via durante la legislatura). Essere autonomi di testa in questo Paese non paga". Cosi' la giornalista Maria Luisa Busi, alla sua prima intervista tv a 'Le Invasioni Barbariche' di Daria Bignardi, in diretta ieri su La7: "La carriera che fanno le donne in Rai - ha detto la Busi - e' una carriera di facciata. Ho visto carriere folgoranti, ma soprattutto di uomini. Adesso c'e' una tendenza femminile di prendere il peggio dei percorsi maschili".
L'ex volto del Tg1 ha poi ricordato le motivazioni che l'hanno sinta alle dimissioni dal telegiornale della prima rete: "Dov'e' l'Italia che esiste e che non raccontiamo piu', dov'e' l'Italia dei cassaintegrati, dov'e' l'Italia dei precari sui tetti, dove sono le donne vere di questo Paese? L'Italia delle persone che devono levarsi il sangue come quell'infermiera di Napoli, certo abbiamo fatto i pezzi quando e' morta, ma non abbiamo mai parlato dei problemi che questa donna aveva". E, infatti, ecco cosa è successo quando la Busi si è occupata dei problemi degli italiani...........

La Busi ha poi concluso ricordando l'episodio con i terremotati de L'Aquila. "La gente dell'Aquila - ha detto - e' stata fondamentale, non si trattava di pericolosi sovversivi ma del nostro pubblico. Gridavano 'vergogna, vergogna, voi del Tg1' e poi un ragazzo con una telecamerina mi ha gridato 'io faccio il tuo lavoro ma non guadagno come te'. Aver fatto le cose nelle regole e sentirsi tacciare di 'venduto', mi e' dispiaciuto. Le persone che mi urlavano 'vergogna', avevano ragione".

Il nuovo concetto strategico della NATO

La preparazione del nuovo concetto strategico
   Il concetto strategico della NATO è il documento di orientamento politico-strategico chiamato a delineare finalità e compiti operativi dell’organizzazione. L’ultima versione del concetto strategico, quella attualmente in vigore, venne approvata nel vertice NATO di Washington dell’aprile 1999. Una nuova versione è in preparazione e dovrebbe essere approvata nel corso del prossimo vertice dei Capi di Stato e di governo dell’Alleanza a Lisbona il 19-20 novembre 2010.
    Il processo di elaborazione del nuovo concetto strategico ha preso avvio con la dichiarazione conclusiva del vertice NATO di Strasburgo/Kehl nell’aprile 2009. In quella occasione, i capi di Stato e di governo hanno incaricato il Segretario generale della NATO, Anders Rasmussen, dell’elaborazione del nuovo concetto strategico, che avrebbe dovuto essere concluso appunto entro il successivo vertice convocato a Lisbona per la fine del 2010. I capi di Stato e di governo hanno anche incaricato il Segretario generale di convocare un gruppo di esperti chiamato a riflettere sulle linee guida del nuovo concetto strategico. Il gruppo di esperti, presieduto dall’ ex Segretario di Stato degli Stati Uniti Madeleine K. Albright, ha iniziato i suoi lavori nel settembre 2009, per concluderli il 17 maggio 2010, sottomettendo al Segretario generale e al Consiglio NordAtlantico il documento NATO 2020: Assured Security; Dynamic Engagement.
Il processo di elaborazione del nuovo Concetto Strategico
Il processo di elaborazione del nuovo concetto strategico della NATO è stato articolato in tre fasi:
· nella prima fase, detta di riflessione, svoltasi tra settembre 2009- e aprile 2010, il gruppo di esperti indipendenti ha svolto, incontri, conferenze e quattro seminari con esperti e soggetti interessati, ai fini dell’elaborazione del proprio documento finale (per la ricostruzione delle attività del gruppo cfr. infranel paragrafo Chronology del documento).
I quattro seminari si sono tenuti in Lussemburgo nell’ottobre 2009, in Slovenia nel novembre 2009, in Norvegia nel gennaio 2010 e negli Stati Uniti nel febbraio 2010. Nel corso dei seminari e degli altri incontri che hanno caratterizzato la fase di riflessione sono stati approfonditi i seguenti aspetti:
- I compiti fondamentali e le funzioni della NATO: il significato della difesa collettiva e della deterrenza nella situazione attuale; come confrontarsi con un più ampio spettro di rischi per le popolazioni dell’Alleanza; il ruolo della NATO nel disarmo, nel controllo delle armi e nella non-proliferazione;
- la cooperazione della NATO con le organizzazioni internazionali e con quelle non governative;
- il ruolo della NATO nella costruzione della sicurezza nell’area euroatlantica, l’allargamento e le partnership dell’Alleanza, comprese le relazioni con la Russia;
- le forze e le capacità dell’Alleanza; la pianificazione della difesa e il mercato della difesa in un momento di crescenti difficoltà finanziare che impone flessibilità e capacità di scelta delle priorità.
· Nella seconda fase, quella di consultazione(maggio-agosto 2010), il Segretario generale della NATO ha discusso le conclusioni del rapporto degli esperti con ogni Stato membro. Sulla base di queste discussioni, il Segretario generale ha redatto una prima bozza del nuovo Concetto strategico.
· Nella terza fase, di negoziazione( settembre-novembre 2010), gli Stati membri stanno emendando il testo del Segretario generale in vista dell’approvazione del documento finale al vertice di Lisbona nel Novembre 2010.
Il contenuto del “documento Albright” e la riflessione successiva del Segretario generale.
Il documento conclusivo del gruppo di esperti contiene una ricostruzione delle attività e delle funzioni fin qui svolte dalla NATO (cfr. ad esempio infra i paragrafi NATO’s Legacy of Success e An Enduring Foundation) nonché delle nuove sfide dell’Alleanza. (cfr. infraparagrafo New Perils New Resolvee il capitolo The Security Enviroment). Gli indirizzi e le raccomandazioni formulate per l’elaborazione del nuovo concetto strategico sono però principalmente concentrate nel paragrafo Moving Toward NATO 2020e nel capitolo Core Tasks.
In particolare, vengono sottolineati i seguenti aspetti:
- la necessità di riaffermare l’impegno principale della NATO, vale a dire la difesa collettiva come definita dall’articolo 5 del Trattato;
In base all’articolo 5 del Trattato Nordatlantico, un attacco armato contro uno o piu’ stati membri della NATO in Europa o nell’America settentrionale sarà considerato come un attacco diretto contro tutte le parti.
[…]
- estensione della protezione alle minacce non convenzionali: per il futuro prevedibile, la prospettiva di un attacco militare contro i confini dell’Alleanza rimane altamente improbabile; minacce più realistiche sono invece rappresentate da attacchi terroristici; attacchi con armi di distruzione di massa; attacchi informatici, o miranti alla distruzione di infrastrutture vitali; secondo il documento queste minacce possono o meno raggiungere il livello di minaccia descritto dall’articolo 5; è in ogni caso necessario per la NATO aggiornare il suo approccio alla difesa del territorio dell’Alleanza, potenziando allo stesso tempo la sua preparazione per operazioni di sicurezza oltre i suoi confini;
- legato a quest’ultimo aspetto è la richiesta di linee guida per le operazioni oltre i confini dell’Alleanza (come quella ISAF in Afghanistan): il documento sottolinea che la NATO non può rappresentare la sola risposta ai problemi concernenti la sicurezza internazionale e riafferma il carattere di organizzazione regionale, e non globale dell’Alleanza;
- al tempo stesso, il documento afferma la necessità di creare le condizioni per il successo della missione ISAF in Afghanistan; la missione in Afghanistan, a giudizio del documento, fornisce preziose indicazioni per l’elaborazione del nuovo concetto strategico con riferimento specifico a tale tipologia di missioni: la desiderabilità di un comando unificato; il valore di un’effettiva pianificazione e della “diplomazia pubblica”, l’idoneità di un “comprehensive approach” civile e militare alle crisi; la capacità di dispiegare forze ad una distanza strategica per un esteso periodo di tempo;
- utilizzo delle consultazioni tra alleati previste dall’articolo 4 del Trattato atlantico per prevenire o gestire le crisi;
In base all’articolo 4 del Trattato gli Stati membri sono impegnati a consultarsi ogni volta che, nell’opinione di uno di essi, l’integrità territoriale, l’indipendenza politica o la sicurezza di uno degli stati membri fosse minacciata.
- incentivazione delle partnership con Stati esterni all’Alleanza per la gestione dei problemi di sicurezza;
Il documento ricordale forme di partnership avviate con la Russia nel 1997 e sviluppate nel 2002 con la costituzione del Consiglio NATO-Russia; con Georgia e Ucraina, con i Paesi del Mediterraneo e del Medio Oriente nell’ambito del dialogo mediterraneo (iniziato nel 1994, coinvolge 7 stati dell’area mediterranea) e nell’ambito dell’iniziativa di cooperazione di Istanbul intrapresa nel 2004 con lo scopo di coinvolgere gli Stati del “grande Medio Oriente”.
[…]
- incentivazione della cooperazione con Stati esterni all’Alleanza, con organizzazioni internazionali e con organizzazioni non governative nella logica del “comprehensive approach” civile/militare ai problemi di sicurezza e per perseguire obiettivi cruciali per la tutela o il ripristino della sicurezza in contesti di crisi come la ricostruzione economica; la riconciliazione politica; il miglioramento delle capacità di governo; il rafforzamento della società civile;
L’espressione comprehensive approach, è stata utilizzata per la prima volta in ambito NATO con riferimento alla missione ISAF in Afghanistan, al vertice di Bucarest del 2008, allo scopo di indicare la necessità di integrare la strategia militare con quella civiledi gestione della crisi.
- impegno ad una relazione costruttiva con la Russia, come mezzo per la sicurezza nell’area euro-atlantica; il principale strumento per la cooperazione con la Russia è individuato nel consiglio NATO-Russia. Il documento sottolinea come permangano, tra Russia e NATO, reciproci dubbi sulle rispettive intenzioni e politiche. In tal senso, il nuovo concetto strategico dovrebbe riaffermare il desiderio della NATO alla cooperazione di sicurezza con la Russia, riassicurando al tempo stesso tutti gli Stati membri che la loro sicurezza e i loro interessi saranno comunque difesi. Il documento invita a concentrarsi sulle opportunità di collaborazione pragmatica in settori quali non proliferazione nucleare; il controllo degli armamenti; l’antiterrorismo; la gestione delle crisi; le operazioni di pace; la sicurezza marittima; il contrasto al narcotraffico;
Il NATO Russia Council, come già sopra si è accennato, è stato istituito, al Vertice di Pratica di Mare nel 2002, con la funzione di Forum permanente di discussione e collaborazione tra gli Stati membri della NATO e la Russia. Il Consiglio ha sostituito il Joint Permanent Council, istituito nel 1997, che non aveva prodotto i risultati sperati in termini di sviluppo della cooperazione NATO-Russia anche a causa, secondo alcuni osservatori, del suo carattere di Forum bilaterale tra la NATO da un lato elaRussia dall’altro (a differenza del Nato Russia Council che, come si è detto, pone su un piano paritario la Russia con i singoli Stati membri della NATO). L’attività del Nato Russia Council ha subìto un periodo di congelamento in occasione della guerra georgiana del 2008, anche se successivamente i suoi incontri sono ripresi a livello di ministri degli esteri
[…]
- mantenimento della prospettiva dell’allargamento: il documento ricorda come dalla fine della guerra fredda;, gli Stati membri della NATO siano cresciuti da 16 a 28 e come siano attualmente in considerazione successivi allargamenti nei Balcani occidentali e con riferimento ad Ucraina e Georgia; al riguardo il documento ritiene che l’adesione di nuovi membri potrà avvenire non appena questi avranno raggiunto i requisiti necessari, rilevando tuttavia come la NATO non sia un’organizzazione ad adesione completamente volontaria;
- adattamento delle capacità militari ai nuovi rischi;
Al riguardo, il documento (nel capitolo 5: Alliance Forces and Capabilities)sottolinea la necessità di fermare le precipitose riduzioni nella spesa militare per la difesa, ponendo in essere riforme e miglioramenti di efficienza e individuando le priorità per le capacità future
- mantenimento della deterrenza nucleare e impegno per la non proliferazione: con riferimento al primo aspetto, il documento sottolinea la necessità per la NATO di mantenere, fino a quando esisteranno armamenti nucleari, una propria forza nucleare; ogni cambiamento al riguardo, compresa la distribuzione geografica degli armamenti nucleari NATO in Europa, dovrà essere presa dall’Alleanza nel suo insieme; con riferimento al secondo aspetto, il documento ricorda la riduzione già operata dall’Alleanza delle forze nucleari non strategiche, invitando a ulteriori trattative con la Russia per nuove riduzioni reciproche;
- opportunità di una protezione antimissilistica, da realizzare tra tutti i membri dell’Alleanza e in cooperazione tra la NATO e i suoi partner (in particolare la Russia), in primo luogo con finalità di difesa contro un possibile attacco missilistico dall’Iran, in coerenza con la decisione già assunta dal presidente Obama al riguardo;
- elaborazione di una capacità di risposta ai rischi crescenti di attacchi informatici;
- realizzazione di riforme interne per realizzare un’Alleanza più efficiente e più rapida nelle decisioni;
- promozione, nei Paesi membri e all’esterno, delle finalità di mantenimento della sicurezza dell’Organizzazione.
Il documento sintetizza quindi in quattro obiettivi chiave (core tasks) le esigenze fin qui richiamate:
1) mantenimento della capacità di deterrenza e di difesa degli Stati membri, con riferimento anche alle nuove minacce non convenzionali;
2) contributo dell’organizzazione alla più ampia sicurezza dell’area euroatlantica;
3) sviluppo dell’Alleanza come forum transatlantico per la consultazione in materia di sicurezza e per la gestione delle crisi;
4) promozione delle partnership con Stati esterni, organizzazioni internazionali e organizzazioni non governative.
Dal documento appaiono quindi prospettati, sia pure con le prudenze tipiche di questo tipo di documentiriflessioni, alcuni indirizzi per il futuro dell’Alleanza: privilegiare il ruolo di organizzazione per la difesa collettiva, ampiamente intesa, rispetto a quello di organizzazione per lo svolgimento di operazioni di peace-keeping o peace-enforcement; ribadire il ruolo regionale dell’organizzazione, rifiutando l’idea di una “NATO globale”; dare priorità alla cooperazione con la Russia, attraverso l’individuazione di specifici settori di collaborazione, rispetto all’allargamento dell’organizzazione; sottolineare la necessità per l’Alleanza di prepararsi a minacce non convenzionali, come attacchi terroristici, anche con armi nucleari, e attacchi informatici.
Le conclusioni del gruppo di riflessione presieduto da Madeleine Albright hanno costituito la base per l’elaborazione da parte del Segretario generale Rasmussen del progetto di nuovo concetto strategico, oggetto di negoziati con gli Stati membri che vivranno la loro fase conclusiva nel vertice di Lisbona.
L’8 ottobre 2010 il Segretario generale Rasmussen ha fornito alcune anticipazioni sulla sua visione del nuovo concetto strategico in un discorso a Brussels al German Marshall Fund[3] (cfr. infrasezione “documentazione ufficiale”). In esso si ritrovano molti degli elementi già contenuti nel “documento Albright”.
In particolare, il Segretario generale ha delineato la necessità di creare una “nuova NATO versione 3.0”, chiamata a succedere alla “NATO versione 1.0”, l’alleanza militare della guerra fredda, e alla “NATO Versione 2.0”, quella post-guerra fredda, dal crollo del muro di Berlino ad oggi, impegnata nella stabilizzazione democratica del continente europeo, attraverso l’allargamento, e nella gestione delle crisi, dai Balcani all’Afghanistan. In tal senso, vengono delineati tre fondamentali compiti dell’Alleanza:
1) l’impegno nella difesa collettiva: si tratta di un impegno che deve essere più ampiamente inteso rispetto al passato, con riferimento ai rischi di attacchi terroristici, ivi compresi attacchi nucleari, e attacchi informatici che potrebbero colpire le reti di trasporto, il sistema economico o le amministrazioni pubbliche, nonché di minacce all’approvvigionamento energetico dell’are dell’Alleanza
2) il potenziamento della capacità militare come strumento di deterrenza;
3) lo sviluppo della NATO come strumento di consultazione politica.
Per far fronte a questi tre compiti vengono delineati necessari cambiamenti in tre aree:
1) lo strumento militare da modernizzare: esso deve essere in grado, infatti, sia di garantire una proiezione durevole di forze militari per missioni fuori dal territorio dell’Alleanza che però si rendano necessarie per la sicurezza della stessa (sul modello della missione ISAF in Afghanistan), sia di far fronte a minacce missilistiche o a minacce di nuovo tipo come quelle informatiche (a questo ultimo proposito si prospetta anche una cooperazione con l’Unione europea). Nell’intervento il Segretario generale ha sottolineato lo sviluppo di una visione comune, a dispetto delle differenziazioni emerse recentemente (cfr. infra), sulla gestione dello strumento nucleare NATO. Inoltre l’investimento da compiere nell’ammodernamento dei sistemi di protezione delle truppe NATO viene individuato in “poco meno di 200 milioni di euro” nei prossimi dieci anni;
2) gli strumenti di gestione delle crisi da riformare in cooperazione con le altre organizzazioni internazionali e le organizzazioni non governative, promuovendo un “comprehensive approach” civile e militare;
3) le cooperazioni con gli Stati esterni all’Alleanza da sviluppare per creare un ambiente di “sicurezza cooperativa”.
In un passaggio finale del suo intervento, il Segretario generale compie anche un interessante riferimento alle conseguenze sulla difesa dell’attuale crisi economica, che ha spinto molti Stati a ridurre gli investimenti nel settore. Al riguardo, viene sottolineata la necessità di riforme nel settore per garantire una maggiore efficienza, anche “comprando e facendo insieme [cioè tra gli Stati NATO ndr] cose che individualmente non potremmo affrontare”. Insieme si richiama la necessità di non spingere i tagli al settore della difesa troppo oltre, al punto di rischiare di compromettere la sicurezza collettiva.
Con riferimento alle riflessioni da ultimo richiamate del Segretario generale, si è ritenuto di inserire nella sezione “Documentazione ufficiale” anche la recente (2 novembre 2010) Declaration on Defence and Security Cooperation franco-britannica che pure non rappresenta un’iniziativa maturata in ambito NATO, bensì un esempio di cooperazione bilaterale tra due importanti Stati membri dell’Alleanza. Nel quadro di tale cooperazione, infatti, lo sviluppo di forme di difesa comuni appare come la conseguenza della necessità di perseguire il mantenimento dell’efficienza dello strumento militare in un quadro di risorse a disposizione destinato a diminuire. In particolare, la dichiarazione annuncia la sottoscrizione di un trattato per sviluppare la cooperazione e la mutua interdipendenza tra le due forze armate, garantendo anche l’accesso reciproco ai rispettivi mercati della difesa; la cooperazione nella gestione dei rispettivi arsenali nucleari; la sottoscrizione di una lettera di intenti per creare una nuova cornice di scambi tra le due forze armate sul piano operativo; la promozione di una forza di intervento congiunta e l’utilizzo congiunto delle rispettive portaerei e del nuovo aereo da trasporto A400M (sulla ridefinizione da parte della Gran Bretagna in particolare della propria politica di difesa alla luce dei severi provvedimenti antideficit cfr. anche il dossier La Strategic Defence and Security Review della Gran Bretagna – 27 ottobre 2010).
Il dibattito sul nuovo concetto strategico: sintesi degli “spunti di riflessione”

I diversi aspetti presi in esame dal gruppo Albright e dal Segretario generale della NATO si sono riversati in una serie di riflessioni ed analisi di osservatori ed esperti. Nella sezione “Spunti di riflessione” del presente dossier si fornisce una selezione di tali contributi, il cui contenuto è di seguito sintetizzato .
In particolare:
1) sulla revisione del concetto strategico della NATO in generale:
- sia i Transatlantic Trends 2010sia il capitolo The EU’s New Security Dilemma nel rapporto dell’European Council on Foreign Relations The spectre of a Multipolar Europe forniscono elementi in ordine all’orientamento delle opinioni pubbliche europee e statunitense nei confronti della NATO e dei problemi di sicurezza euroatlantica. I Transatlantic Trends sottolineano (attraverso interviste telefoniche compiute su un campione casuale di popolazione negli Stati Uniti e negli Stati europei) come la maggioranza assoluta o relativa degli intervistati di tutti i paesi resti favorevole all’intervento della NATO anche al di fuori dei confini europei (gli unici paesi in cui non si raggiunge la maggioranza assoluta sono la Turchia, con il 48%, la Bulgaria e la Romania; solo un europeo su tre e un americano su cinque è invece favorevole alla possibilità di limitare l’azione NATO ai confini europei; le percentuali maggiori si raggiungono in Germania, 41%, nel Regno Unito, 38% e in Romania, 37%); la netta maggioranza degli americani (60%) e degli europei (59%, con valori più alti nell’Europa orientale) continuano a considerare la NATO elemento essenziale per la propria sicurezza, anche se si tratta di un dato in diminuzione in media in Europa, ed in particolare in Europa occidentale (nel 2002 erano il 69% degli europei ad esprimere tale valutazione; in Germania il dato è passato dal 74% del 2002 al 54% del 2010); rimane consistente, infine la differenza tra le due sponde dell’Atlantico in ordine all’uso della forza: i tre quarti degli americani si dichiarano favorevoli al ricorso all’uso delle armi per ottenere giustizia, contro un quarto degli europei. L’European Council on Foreign Relations (che ha invece interpellato 250 esperti e personalità qualificate nel settore della politica estera degli Stati membri dell’Unione europea, nonché analizzato i principali documenti di sicurezza dei medesimi Stati) sottolinea invece l’evoluzione del concetto di sicurezza negli Stati europei dalla tradizionale sicurezza militare contro invasioni esterne (la condizione di pace non è vista in pericolo) alla necessità di affrontare una molteplicità di rischi: la minaccia vista come più consistente è quella legata alla presente crisi economica (prevalente in 25 Stati su 27, fanno eccezione solo Italia e Belgio); alle armi di distruzione di massa (12 Stati), alle immigrazioni non controllate (11 Stati), al cambiamento climatico (11 Stati), al terrorismo (10 Stati), alla competizione per le risorse (10 Stati); tutti gli Stati dell’Unione giudicano le proprie forze armate come maggiormente idonee ad operazioni di peacekeeping; solo Francia e Gran Bretagna le giudicano adatte anche a proiezioni in teatri molti distanti, nonché, insieme a Cipro e Danimarca, a combattimenti ad alta intensità; solo sei Stati (Francia, Germania, Italia, Olanda, Spagna e Regno Unito) si considerano medie potenze e nessuno Stato si considera una “grande potenza”; solo 11 Stati dell’Unione (tra cui l’Italia) considerano la Russia un partner, mentre ben 14 la considerano un “frenemy”, vale a dire un interlocutore che può essere alternativamente considerato un partner o un competitore; infine il rapporto sottolinea come per 11 Stati dell’Unione europea sia ancora la NATO la principale garanzia di sicurezza mentre per 9 questa sia rappresentata dall’Unione europea e per il 7 (tra cui l’Italia) dalla NATO e dall’Unione europea in egual misura;
- il capitolo Europe’s Evolving Security Architecture dello Strategic Survey 2010 dell’International Institute for Strategic Studies sottolinea le difficoltà che la NATO, come le altre due principali organizzazioni europee e transatlantiche, l’Unione europea e l’OSCE, stanno attraversando a causa delle differenti percezioni tra gli Stati membri sui principali rischi per la sicurezza e sul loro grado di urgenza; con riferimento all’elaborazione del nuovo concetto strategico vengono sottolineate le diverse percezioni in ordine al rilancio o meno della funzione di organizzazione per la difesa collettiva dell’Alleanza, al ruolo della Russia (partner o competitore); alle capacità di sviluppo del comprehensive approach (ovvero se lo stesso possa essere effettivamente sviluppato in cooperazione con altre organizzazioni per gli aspetti non militari o, in alternativa, si debba pensare allo sviluppo autonomo di capacità anche civili da parte della NATO);
- il documento IAI The Italian Government and NATO’s New Strategic Concept fornisce elementi di riflessione sugli interessi italiani nell’ambito dell’elaborazione del nuovo concetto strategico: in particolare si sottolinea come l’insistenza del documento Albright sulla NATO come organizzazione regionale risulti rispondente agli interessi italiani, così come l’insistenza sulla necessità di calibrare le ambizioni della NATO sulle sue attuali capacità; al tempo stesso l’Italia dovrebbe insistere, in sede di elaborazione del concetto strategico, sul rendere maggiormente espliciti i riferimenti ai vantaggi di una cooperazione NATO-Unione europea;il documento IAI ritiene invece maggiormente distante dagli interessi italiani la parte del documento Albright sulle relazioni con la Russia: se infatti appare condivisibile, nell’ottica italiana, l’insistenza sulla Russia come partner e sulla necessità di ripristinare il pieno funzionamento del consiglio NATO-Russia, meno sostegno può essere espresso al potenziamento, pure prospettato, delle infrastrutture militari in Europa orientale, in una logica di permanenza del confronto con la Russia;
2) sulle relazioni con la Russia:
- il report Toward a NATO-Russia Strategic Concept dell’International Institute for Strategic Studies e del russo Institute of Contemporary Development delinea i vantaggi di una cooperazione stabile tra Russia e NATO. Il report precisa che questa cooperazione non dovrebbe significare un indebolimento dell’impegno alla difesa degli Stati membri della NATO da parte dell’organizzazione, né una riduzione della sovranità statale sulle politiche di difesa e sicurezza. Il concetto strategico dovrebbe invece enfatizzare la ricerca di misure reciproche di fiducia come la ripresa delle trattative in materia di controllo degli armamenti e del Trattato sulla riduzione delle forze convenzionali in Europa; la costruzione di un sistema di difesa missilistico cooperativo; fornire una risposta collaborativa alla proposta del presidente russo Medvedev di un’architettura di sicurezza euro-atlantica; promuovere cooperazioni nei settori della sicurezza informatica e energetica oltre che nell’elaborazione di una strategia regionale di cooperazione in Afghanistan; da parte sua la Russia dovrebbe fermare le esercitazioni militari su larga scala nei confronti della NATO; rinnovare l’adesione al Trattato sulle forze convenzionali in Europa; dimostrarsi disponibile ad un atteggiamento costruttivo nell’ambito del consiglio NATO-Russia;
Il Trattato sulle forze convenzionali in Europa è stato firmato dagli Stati membri della NATO e del Patto di Varsavia nel 1990 a Parigi, allo scopo di giungere ad una riduzione delle forze armate convenzionali presenti nell’area di applicazione del Trattato che comprendeva tutta l’Europa dall’Oceano Atlantico agli Urali. A tal fine il Trattato individuava limiti per due gruppi di Stati: i membri della NATO (Il Gruppo occidentale) e i membri del Patto di Varsavia (il Gruppo orientale). Nel 1999, nell’ambito del summit OSCE di Istanbul, venne sottoscritto un accordo sull’adattamento del Trattato, ridefinendone i limiti agli armamenti con riferimento ai singoli Stati e non ai “Gruppi” sopra richiamati, in conseguenza dello scioglimento, nel 1991, del Patto di Varsavia. L’accordo sull’adattamento conteneva degli annessi che, tra l’altro, impegnavano la Russia a ritirare le proprie truppe dalla regione della Transnistria in Moldova, a dismetteredue basi in Georgia e a raggiungere un accordo sul mantenimento delle forze nelle altre due basi presenti in quel paese. A questi impegni la Russia ha adempiuto solo in modo parziale e conseguentemente gli Stati NATO hanno bloccato la ratifica dell’Accordo sull’adattamento del Trattato. In risposta alla NATO la Russia nel dicembre 2007 ha deciso di sospendere l’applicazione dell’intero Trattato sulle forze convenzionali.
3) sulla questione nucleare:
- il documento del Carnegie Endowment for International Peace ricostruisce la questione: nel novembre 2009 l’accordo di coalizione tra CDU/CSU e liberaldemocratici prevedeva l’impegno tedesco per la rimozione delle testate nucleari tattiche dall’Europa; alla posizione tedesca si sono successivamente allineate Olanda, Norvegia, Belgio e Lussemburgo; il documento sottolinea come un impegno in tal senso potrebbe agevolare le relazioni con la Russia anche nell’ottica di una reviviscenza del trattato sulle Forze convenzionali in Europa; l’applicazione del Trattato è infatti bloccata dalla Russia fino a quando gli Stati europei non adempiranno ai conseguenti impegni (che comporterebbero un significativo cambiamento nelle politiche della difesa europee), mentre gli Stati europei richiedono, prima di adempiere, il ritiro delle truppe russe da Georgia e Moldova, in accordo con gli impegni assunti dalla Russia nel 1999 a Istanbul, preventivamente alla ratifica del Trattato; infatti la Russia potrebbe ritenersi compensata, con il ritiro degli armamenti nucleari, rispetto allo squilibrio attualmente esistente sulle forze convenzionali con la NATO in Europa;
- il documento del Center for European Reform (tra gli autori l’ex-Segretario generale della NATO George Robertson) esprime invece una posizione fortemente critica sulla posizione tedesca;
Da ultimo, un articolo apparso sul New York Times il 30 settembre 2010 avanza l’ipotesi, riportando anche alcune dichiarazioni del ministro degli esteri tedesco Westerwelle a seguito di un suo incontro con il segretario di Stato USA Clinton, che il nuovo concetto strategico della NATO possa per la prima volta contenere un richiamo al disarmo nucleare
4) sulla crisi economica e sulle politiche per la difesa:
- il report Strategy in Austerity: The Security and Defence of the United Kingdom di Chatham House si sofferma sull’esempio finora più interessante di interrelazione tra crisi economica e politiche della difesa, vale a dire la Strategic Defence and Security Review Britannica, sottolineando l’esigenza di recuperare una visione effettivamente strategica, riequilibrando le scarse risorse con investimenti volti a massimizzare il loro valore e spostando l’accento da “input strategici” – i sistemi d’arma, gli equipaggiamenti – ad “output strategici”, come le funzioni richieste per una sicurezza che varia in un “ambiente” europeo e mondiale in evoluzione (ad esempio le surveillance and intelligence technology);
5) sulla cyber-guerra e i rischi di attacchi informatici:
- il report On Cyber Warfare di Chatham House sottolinea come la cyberguerra si caratterizzi come guerra altamente “asimmetrica”, dando una forza sproporzionata ad attori piccoli o altrimenti insignificanti, ed invita ad una più stretta cooperazione internazionale in materia.

The Balzan Prize is a flattering recognition

Voce Repubblicana, 20th november 2010
 Prof. Carlo Ginzburg
Interview with professor Carlo Ginzburg
by Lanfranco Palazzolo

The micro-History has great potential. He told the "Voice" the historian Carlo Ginzburg, who won the Balzan Prize for European History. The prestigious award was given to the student yesterday during a ceremony at the Quirinale, the President of the Republic Giorgio Napolitano. We met last Thursday at the Accademia dei Lincei in Rome.
Prof. Ginzburg, this award comes at the end of his career as a university lecturer. What significance attaches to this recognition and the importance of micro-history as an approach?
"The Balzan prize is a flattering recognition. I am happy about that. The fact that I ended my teaching period is just the closure of part of my business. Keep working and doing research. As for the micro-History, it is a collective project that I intend to continue and that had a significant international attention. And 'the project of a group of Italian historians gathered around the journal "Quaderni storici", around the late 70s. I am convinced that this project is very interesting potential. I must emphasize that the term has that prefix micro-refers to the microscope. And the supposed smallness of historical objects".
His books have been translated into many languages, but this historic project never reached the general public?
"None of these projects has never become a best seller. But this is not a problem. The translations of my works were very significant because they involved an attention that is unpredictable. There is a network of scholars who worked on the design of micro-history. To start this process we thought a historian Hungarian and Icelandic, is a demonstration of international attention to this discipline. "
He believes that popular culture can be the right way to understand the great historical events of today?
"Cultural traditions are many. And they are all intertwined. I think we should continually relived, shooting, shaped in the light of questions that are related to a new context. "
Television has played a negative role on the popular traditions?
"I have no television and not watch. I can not give an answer to this question. "
She has studied the history of the Inquisition and the courts. This story has always been negative in human history?
"The testimony of history are many. It is knowing how to interpret it right. That interpretation of the courts has been a revelation to historians. But this approach has placed many problems of method because it is still one-sided sources".

Il Premio Balzan è un riconoscimento lusinghiero

Voce Repubblicana del 20 novembre 2010
Intervista a Carlo Ginzburg
di Lanfranco Palazzolo

La microstoria ha delle grandi potenzialità. Lo ha detto alla “Voce” lo storico Carlo Ginzburg, che ha vinto il premio Balzan per la Storia Europea. Il prestigioso riconoscimento è stato consegnato allo studioso ieri, nel corso di una cerimonia al Quirinale, dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Lo abbiamo incontrato giovedì scorso all’Accademia dei Lincei di Roma.
Prof. Ginzburg, questo premio arriva al termine della sua carriera come docente universitario. Quale significato attribuisce a questo riconoscimento e all’importanza della microstoria come approccio della storia?
“Il premio Balzan è un riconoscimento lusinghiero. Sono felice di questo. Il fatto che io abbia chiuso il mio periodo di insegnamento rappresenta solo la chiusura di una parte della mia attività. Continuerò a lavorare e a fare ricerca. Quanto alla microstoria, si tratta di un progetto collettivo che ho intenzione di proseguire e che ha avuto un eco internazionale di rilievo. E’ il progetto di un gruppo di storici italiani riunita attorno alla rivista ‘Quaderni storici’, attorno alla fine degli anni ’70. Sono convinto che questo progetto abbia delle potenzialità molto interessanti. Mi preme sottolineare che il termine microstoria ha quel prefisso che allude al microscopio. E non alla presunta piccolezza degli oggetti dell’indagine storica”.
I suoi libri sono stati tradotti in molte lingue, però questo progetto di storico non ha mai raggiunto il grande pubblico?
“Nessuno di questi progetti è mai diventato un best seller. Ma questo non è un problema. Le traduzioni dei miei lavori sono state molto significative perché hanno implicato un’attenzione che è imprevedibile. C’è un network di studiosi che lavora attorno al progetto della microstoria. Ad iniziare questo percorso ci hanno pensato uno storico islandese e uno storico ungherese a dimostrazione dell’attenzione internazionale a questa disciplina”.
Crede che le tradizioni popolari possano essere la strada giusta per comprendere i grandi fenomeni storici di oggi?
“Le tradizioni culturali sono tante. E sono tutte intrecciate. Penso che debbano continuamente rivissute, riprese, plasmate alla luce di domande che sono legate ad un contesto nuovo”.
La televisione ha svolto un ruolo negativo sulle tradizioni popolari?
“Non ho la televisione e non la guardo. Non posso dare una risposta a questa domanda”.
Lei ha studiato la storia dell’inquisizione e dei tribunali. Questa storia è sempre stata negativa nella storia degli uomini?
“Le testimonianze della storia sono tante. Si tratta di saperle interpretare nel modo giusto. Quella dell’interpretazione dei tribunali è stata una rivelazione per gli storici. Però questo approccio ha posto molti problemi di metodo perché si tratta pur sempre di fonti unilaterali”.

D'Alema l'8 aprile del 1994: un governo a termine per fare la legge elettorale

Corriere della Sera
8 aprile 1994

Massimo D' Alema non si illude che le divisioni nel fronte di destra siano insanabili. Qualora lo fossero, pero', ha pronta un' ipotesi che potrebbe suscitare preoccupazioni in Forza Italia e nei missini: far sopravvivere la legislatura anche dopo il fallimento dei loro tentativi di formare il governo. "Io penso che alla fine un accordo lo troveranno", ha premesso il numero due del Pds parlando di Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini e Umberto Bossi. "Ma se non ci riuscissero perche' rivotare subito? Potrebbe costituirsi un governo a tempo, con un obiettivo limitato: varare una nuova legge elettorale. E poi, di nuovo alle urne", ha detto D' Alema. Sul capo della Lega ha ripetuto in un' intervista a Panorama i suoi apprezzamenti dei giorni scorsi: non e' matto, "e' coerente" nella sua diffidenza verso Berlusconi gia' manifestata in campagna elettorale. Definirla una sponda ai leghisti, per la verita' , non e' esatto. Innanzitutto perche' la riforma elettorale resta un cancello chiuso nei rapporti tra Pds e Lega: il partito di Achille Occhetto vuole introdurre il doppio turno (e su questo e' piu' d' accordo con Berlusconi), a Bossi va bene il sistema attuale. Poi perche' lo stesso D' Alema ribadisce che "la destra ha vinto e deve essere messa alla prova fino in fondo". C' e' tuttavia un segnale in questa presa di posizione che sembra destinata a un futuro remoto: Berlusconi, sappi che la tua minaccia di nuove elezioni per privare Bossi dell' elettorato di Forza Italia non troverebbe appoggio dal Pds. E tu, Bossi, sappi che non resterai solo se insisterai nella richiesta di una disciplina piu' europea sull' antitrust, sulla proprieta' dei mezzi d' informazione, sulle norme e le prassi che garantiscono i diritti delle minoranze. "La cosa che non sta ne' in cielo ne' in terra e' pensarci disposti a confondere i ruoli tra maggioranza e opposizione . sottolinea Franco Bassanini, componente della segreteria del Pds. . Noi abbiamo ricevuto dall'elettorato il mandato di fare opposizione e ne abbiamo preso atto. Il problema e' un altro", aggiunge. Per spiegare qual e' , Bassanini ricorre al linguaggio calcistico "che piace tanto a Berlusconi": "Una squadra che vince il campionato ha il pieno diritto di portarsi a casa la coppa e il titolo di campione per tutto il campionato, ossia l'intera legislatura. La squadra che perde lavora per vincere il campionato successivo. Ma in una democrazia occidentale le regole del gioco non possono essere cambiate dalla squadra vincente. E fondamentale: le regole e gli arbitri devono essere decisi da tutti. Non sono come tasse e sanita' , sulle quali e' giusto che decida soltanto la maggioranza di governo. Se Berlusconi desse garanzie su questo, sarebbe meglio per tutti. Sospetti di scavalcamenti non avrebbero modo di sorgere". Insomma, maggioranza di governo e' una cosa, maggioranze per cambiare la Costituzione un' altra. Prima della distensione con il Msi, la leva usata dai leghisti contro il Cavaliere era il federalismo. Parola generica. Esistono punti di contatto fra l' impostazione di Botteghe oscure e quella leghista? Il programma del Pds indica come modelli di federalismo Stati Uniti e Germania. Il progetto elaborato da Gianfranco Miglio per il precongresso di dicembre ad Assago prefigurava un' Unione tra Repubbliche di Nord, Centro e Sud (poi ha parlato di "cantoni") che Bassanini, da costituzionalista, giudica "confederale". Ecco una differenza: negli Stati federali esistono forti istituzioni federali per i poteri esecutivo e legislativo nell' ambito delle materie riservate all' entita' superiore. Il Bundestag, il presidente americano. "Nel Direttorio con i governatori delle tre Repubbliche di Assago, ognuno avrebbe potere di veto sulle decisioni economiche e sociali. Ma l' idea della paralisi non rientra nei modelli federali", obietta Bassanini. Negli Stati federali la carta dei diritti e delle liberta' dei cittadini e' federale, non dei singoli Stati. "Tant' e' che fu una delle cause della guerra civile americana tra federalisti del Nord e confederati del Sud. I secondi volevano che ogni Stato fosse libero di riconoscere i diritti civili ai neri oppure no", sottolinea Bassanini. Altra differenza e' sulle tasse: il federalismo fiscale proposto dal Pds prevede tre livelli (imposte federali, statali, locali). "Ciascuno ha il suo livello impositivo e il suo livello di responsabilita' . Ad Assago la Lega prevedeva che tutto fosse riscosso a livello locale, con un trasferimento di gettito a livello statale e nazionale senza responsabilita' connesse". Posizioni di partenza distanti, dunque. "Ma quando vai a stringere . osserva Bassanini . la Lega non e' rigida. Solo Miglio. Maroni indica come buon punto di partenza la Germania e il documento della Bicamerale. Beh, quel documento l' ho firmato io con Silvano Labriola".
Caprara Maurizio