martedì 23 novembre 2010

Dobbiamo andare alle urne

Intervista a Filippo Facci
Voce Repubblicana del 24 novembre 2o1o
di Lanfranco Palazzolo

Solo le elezioni potranno mettere chiarezza a queste polemiche e dare ad ognuno il ruolo politico che gli spetta. Lo ha spiegato alla “Voce” il giornalista e saggista Filippo Facci.
Filippo Facci, quali sono le sue valutazioni sulla crisi politica di questi mesi in attesa del voto parlamentare del 14 dicembre prossimo?
“Non sono un grande interprete di questi movimenti e sotto-movimenti quotidiani. Vedo che il Governo si è dato appuntamento a metà dicembre per decidere se continuare ad esistere o no. Ma, nei fatti, il governo non c'è. L'esecutivo non esiste perché non fa quello che fanno tutti i governi del mondo: guidare il paese. I ministri e il Presidente del Consiglio sono in apnea. Non simpatizzavo per le urne come ultima e unica soluzione. Ma a questo punto non vedo quale sia l'alternativa a questa situazione”.
Come ha trovato l'atteggiamento di Pier Ferdinando Casini e di Gianfranco Fini?
“Hanno continuato a trattare con Berlusconi, ma nello stesso tempo bloccano ogni sviluppo con il veto sul nome dell'attuale Presidente del Consiglio. Questo comportamento rientra nel DNA dell'Udc, dell'anima democristiana di Pier Ferdinando Casini. Non riesco proprio a capire cosa stia succedendo. Non riesco a comprendere i movimenti di Fini, se non in una chiave che deve essere pesata attraverso un confronto elettorale. Credo che solo il voto potrà restituire equilibrio a tutto”.
Era giusto mettere in discussione Berlusconi dopo la vittoria delle elezioni regionali?
“Quella che stiamo vedendo è solo una lotta di potere. Punto e basta. E trovo che sia anche una lotta poco coraggiosa. Sia Casini che Fini, anche per mancanza di alternativa di quest'ultimo, hanno pensato che il momento giusto per azzannare Berlusconi è 'finalmente' giunto. Fini ha captato quello che vogliono i suoi potenziali elettori: la rottura con Silvio Berlusconi. Il rimescolamento degli assetti del potere per il futuro non è solo una questione di tempismo, ma anche una questione di sopravvivenza e di necessità da parte di Gianfranco Fini”.
Lunedì è scoppiata una rissa tra Finiani e Pdl sul simbolo. Una delle accuse dei finiani a Berlusconi è quella di non aver garantito la democrazia interna al partito. Tuttavia, il partito di Fini si è presentato con un simbolo personalizzato, con il nome di Fini, nel quale viene messa una ipoteca di potere su Futuro e Libertà. La democrazia manca anche al FLI?
“Questa è la conferma della mia fatica nel comprendere quello che sta accadendo. E a rispondere a queste domande. Nel Pdl manca la democrazia. Questo però non mi impedisce di dire che il partito di Gianfranco Fini non esiste come legittimazione popolare. Finora nessuno ha mai votato Futuro e libertà. Non sono un sostenitore del voto ad ogni costo, ma credo che oggi sia necessario mettere ordine a queste polemiche con le elezioni”.

La talpa (prima puntata). E' Mara Carfagna?



Benvenuti all'ultima puntata della talpa. Oggi l'onorevole Mussolini ha fatto questa dichiarazione:
"L'ho detto a Silvio Berlusconi, la Carfagna sta con Bocchino: non si faccia infinocchiare". Proviamo a risolvere il giallo.....E' vero? Se avete degli indizi portate alla nostra attenzione. Vaglieremo ogni atto o sospetto. Arrivederci alla prossima puntata. I titoli sopra sono di "Italia Oggi" e de "Il Giornale".

Gianfranco Fini e il Restyling costituzionale

"Chi parla male vive male", chissà quante volte avete ascoltato questa frase. Naturalmente mi guardo bene dal citare la persona che l'ha tirata fuori. Ma il discorso riguarda in pieno Gianfranco Fini. Oggi, il Presidente della Camera ha dichiarato:

''Occorre fare un po' di restyling costituzionale, mettere mano ad alcuni articoli. Non dico quelli di cui si parla di solito, ma parlo ad esempio dell'articolo 117 della Costituzione, quello che stabilisce le competenze regionali''.

C'è da chiedersi perchè la terza carica dello Stato utilizzi questo termine: Restyling. Si tratta di una bestemmia del diritto. Ma cerchiamo di capire il perché.

Restyling è un termine di origine inglese, siginifica rivisitazione di un oggetto esistente senza uno stravolgimento consistente dello stesso.
Tra i più conosciuti esempi di restyling vi sono
1) Il R. ferroviario rappresenta le ristrutturazioni mirate soprattutto al comfort dei passeggeri sui treni che non coinvolgono grosse modifiche strutturali.
2) R. automobilistico intende una serie di modifiche che vengono fatte su un dato modello, già presente sul mercato, per rilanciarne le vendite.
Definire il dibattito sui cambiamenti della Costituzione come qualcosa di paragonabile ad una modifica ferroviaria o di una macchina offende tutti. Se non altro perchè la Costituzione siamo anche NOI.

Le bugie di Benedetto XVI sulla pedofilia. Appunti su "L'inquisitore" (Kaos Edizioni)

Benedetto XVI è un bugiardo matricolato. Ne abbiamo avuto conferma leggendo le sue parole sulla pedofilia nel libro che è stato pubblicato in questi giorni. Il Papa dovrebbe ripensare ai suoi atti perchè il problema era stato posto e nessuno volle andare avanti. A questo proposito vi invito a leggere "L'inquisitore", libro pubblicato dalla "Kaos Edizioni", che smaschera le bugie del futuro pontefice.
Quando nel 2002 venne alla luce il gravissimo scandalo degli abusi sessuali che coinvolgeva la Chiesa degli Stati Uniti, il Vaticano insieme all'episcopato americano, mise a punto delle norme severe per combattere il fenomeno, tuttavia da Roma non parti' un'iniziativa rivolta a tutti gli episcopati del mondo per scoprire se altrove vi fosse la stessa situazione, invece ''avremmo dovuto farlo''. E' quanto spiega il Papa nel libro ''Luce del mondo'' scritto con il giornalista tedesco Peter Seewald e distribuito al pubblico a partire da domani. Sullo scandalo abusi sessuali, il Pontefice rileva che si poteva fare di piu' e in particolare, in riferimento al 2002 e alla vicende americana, osserva: ''Sarebbe stato dovere di Roma, poi, dire espressamente a tutti i Paesi: scoprite se siete nella stessa situazione; forse avremmo dovuto fare questo''. Sempre in riferimento alla stessa questione, il Papa ha dichiarato di capire che quanti sono stati vittime di violenze di tipo sessuale da parte del clero, si allontanino dalla Chiesa: ''E' difficile per loro continuare a credere che la Chiesa sia una fonte di bene, che comunica la luce di Cristo, che la Chiesa aiuta le persone nella vita, questo lo posso capire''.

Per suffragare le nostre parole è il caso di farvi leggere alcuni titoli di giornali del 2002, proprio quando lo scandalo della pedofilia aveva toccato la punta massima negli Stati Uniti. Potrete notare, tra i titoli, anche quello relativo all'allarme lanciato dai cattolici americani. Il primo titolo è del quotidiano "La Stampa" del 5 dicembre 2002; il secondo è un titolo del "Corriere della Sera" del 29 dicembre del 2002 e l'ultimo è di "Repubblica" del 22 maggio 2002. Per completare il quadro. Dopo i titoli pubblico integralmente l'articolo del quotidiano "La Stampa" del 5 dicembre del 2002 perchè merita davvero la nostra attenzione.......




La Stampa, 5 dicembre 2002


Marco Tosatti CITTA' DEL VATICANO


Un anno fa esplodeva negli Stati Uniti lo scandalo dei sacerdoti che molti anni prima avevano abusato sessualmente di minori e adolescenti. Ieri il cardinale RATZINGER, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, ha lanciato la sua denuncia: si e' trattato di una campagna manipolata e pianificata, con l'obiettivo di screditare la Chiesa. Il porporato non ha usato termini come «cospirazione», o «complotto», ma il senso delle sue parole e' chiaro, ed e' questo. Sotto accusa e' il sistema informativo degli Stati Uniti - televisione e giornali - che sarebbe stato lo strumento, piu' o meno corrivo, in quest'operazione. Il cardinale ha incontrato un gruppo di giornalisti in Spagna, a Murcia, a margine di un Congresso intitolato: «Cristo, Via, verita' e Vita», che si e' svolto all'Universita' di Sant'Antonio. E' stato chiesto al porporato bavarese, uno dei piu' stretti collaboratori di Giovanni Paolo II, e titolare del «ministero» piu' delicato, che cosa pensasse delle difficolta' per la Chiesa nate dallo scandalo dei preti pedofili. «Nella Chiesa, i preti sono anche peccatori - ha risposto, secondo quanto riporta l'agenzia cattolica ''Zenit'' -. Ma sono personalmente convinto che la presenza costante nella stampa dei peccati dei preti cattolici, specialmente negli Stati Uniti, e' una campagna pianificata, dal momento che la percentuale di questi abusi fra i preti non e' piu' alta che in altre categorie, e forse e' persino piu' bassa». Il cardinale ha poi spiegato in dettaglio la sua denuncia: «Negli Stati Uniti c'e' un'attenzione costante di informazione su questo soggetto, ma meno dell'1% dei sacerdoti sono colpevoli di atti di questo genere. La presenza costante di questi temi di informazione non corrisponde ne' all'oggettivita' dell'informazione stessa, ne' all'oggettivita' statistica dei fatti. Quindi, una persona puo' giungere alla conclusione che questo e' intenzionale, manipolato, che c'e' un desiderio di screditare la Chiesa. E' una conclusione logica e ben fondata». In realta' il cardinale RATZINGER non e' il primo a parlare di un'aggressione pianificata da parte dei media statunitensi verso la Chiesa cattolica; il cardinale Maradiaga, un salesiano honduregno, e alcuni presuli messicani l'avevano preceduto; qualcuno aveva usato anche il termine di «persecuzione». Ma gli stessi concetti espressi dal titolare del piu' importante dicastero vaticano assumono un valore e un peso ben diverso. E in effetti sono numerosi i punti di divergenza fra Chiesa cattolica e Casa Bianca. L'embargo a Cuba e all'Iraq, l'appoggio incondizionato al governo Sharon, e la scarsa volonta' di impegnarsi a risolvere la questione palestinese, e la «guerra preventiva» aprono una lista ben piu' lunga. Una Chiesa «azzoppata» dallo scandalo pedofilia ha certo meno credito quando tocca temi profetici. Il cardinale RATZINGER ha poi spezzato una lancia in difesa delle radici cristiane dell'Europa, alla luce della «Costituzione» che si prepara. «Sono convinto che l'Europa non deve essere semplicemente qualche cosa di economico o di politico; piuttosto ha bisogno di fondamenta spirituali». E queste fondamenta non possono non contemplare il cristianesimo: «E' imperativo avere dei valori fondanti, e se ci chiediamo quali sono i fondamenti, ci accorgiamo che, al di la' delle varie confessioni cristiane, non ci sono altri fondamenti al di fuori dei grandi valori della fede cristiana. Ed ecco perche' e' imperativo che nella futura Costituzione europea sia fatta menzione delle fondamenta cristiane dell'Europa. Non voglio cadere nell'errore - ha concluso - di costruire un cattolicesimo politico. La fede non offre ricette politiche, ma indica i fondamenti». Che pero' non possono poi non trovare, secondo RATZINGER, un riscontro nella pratica. «Da un lato la politica ha la sua autonomia, ma d'altro canto non c'e' una separazione totale fra politica e fede». Senza cadere nel fondamentalismo: «Non si possono dedurre dalle Sacre Scritture ricette politiche, e ancora di meno giustificazioni per il terrorismo».

Quelle dimissioni che non lasciano indifferenti

Voce Repubblicana del 23 novembre 2010
Intervista a Mario Landolfi
di Lanfranco Palazzolo

L’annuncio delle dimissioni di Mara Carfagna non possono lasciarci indifferenti. Faremo di tutto per farla restare nel Pdl. Lo ha detto alla “Voce” il deputato e coordinatore vicario del Popolo delle libertà in Campania Mario Landolfi.
Onorevole Landolfi, il ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna minaccia di lasciare il Governo e il Pdl. Cosa sta succedendo?
“Queste dimissioni ci colgono di sorpresa. Nel senso che all’opinione pubblica non erano noti i motivi di frizione territoriale che vedevano la Carfagna contrapposta al Presidente della provincia di Salerno, l’onorevole Cirielli. Due giorni fa (venerdì, ndi), il quotidiano ‘Il Mattino’ ha pubblicato un’intervista a Nicola Cosentino, nella quale il coordinatore del Pdl campano si era detto favorevole a farsi da parte per favorire la candidatura della Carfagna a sindaco di Napoli. E’ stato un gesto di grande disponibilità. Anche io, come coordinatore vicario del Pdl in Campania, avevo detto che qualsiasi discorso relativo alla candidatura a sindaco di Napoli doveva passare attraverso il nome della Carfagna. Il ministro avrebbe avuto una sorta di diritto di prelazione su questa candidatura. Questo era dovuto anche al grande consenso che la Carfagna aveva ricevuto alle ultime elezioni regionali in Campania. Capisco i dissapori e le frizioni. Ma queste polemiche dipendevano dal territorio salernitano, che è il territorio del ministro Carfagna. Certo, questa è una situazione che non può lasciarci indifferenti. Spero che il ministro possa ripensare a tutto questo con maggiore serenità e far rientrare questa situazione. Abbiamo tutto l’interesse che la Carfagna continui a dare il suo contributo al Pdl”.
Il margine ampio dato per le sue dimissioni lascia pensare che sia possibile risolvere le questioni sollevate dal ministro?
“I penso di si. Io non credo che questo sia il momento degli Aut-Aut, ma degli Et-Et. L Campania sta attraversando un momento di grave difficoltà. Il Presidente della Regione Campania Stefano Caldoro ha bisogno di un partito forte. E non di un partito che si lacera su polemiche che alla fine hanno poco di comprensibile. Il Pdl ha bisogno di un sostegno forte rispetto alle tante emergenze che dobbiamo affrontare. Oggi l’emergenza riguarda Napoli e la sua provincia. Oggi appare chiara la responsabilità degli enti locali. In particolare di Napoli”.
Ci vuole una rifondazione del Pdl, come chiede Caldoro?
“Noi siamo un partito che ha una forte attrazione carismatica grazie anche a Silvio Berlusconi, che è un leader forte. Il problema è quando, anche sul territorio, tutti pensano di essere dei leader carismatici. Invece poi non è così. Nel Pdl abbiamo bisogno di una maggiore partecipazione e di radicamento nella società. Non abbiamo bisogno di un partito leggero”.