sabato 27 novembre 2010

Ecco in cosa consiste il decreto sull'Università

Sono in pochi a sapere in cosa consiste il decreto sull'università. Voglio spiegarvelo qui per aiutare i giovani universitari a svuotare le piazze. E a comprendere che questa riforma li aiuta. Buona lettura. E soprattutto buona comprensione.

Il 2 agosto 2010 il Senato ha trasmesso l’A.S. 1905 - presentato dal Governo emodificato durante l’esame presso quel ramo del Parlamento - (A.C. 3687), cui la VII Commissione ha abbinato 18 proposte di legge e che ha successivamente scelto come testo base, apportandovi ulteriori modifiche.
I principi ispiratori dell’intervento delineato sul sistema universitario fanno riferimento ai concetti di autonomia e responsabilità; valorizzazione del merito; combinazione di didattica e ricerca. Al MIUR fa capo la definizione di obiettivi e indirizzi strategici e di verifica dei risultati; la distribuzione delle risorse sarà coerente con gli obiettivi indicati e con la valutazione dei risultati (art. 1). Si tratta dei principi già indicati nelle Linee guida per l’università del 2008.
L’art. 2 delinea indirizzi per la revisione degli statuti delle università statali riguardo a composizione, durata e funzioni degli organi, nonché organizzazione interna. In particolare:
- prevede che il mandato del rettore - cui è affidata la responsabilità del perseguimento delle finalità dell’università - sia unico, non rinnovabile e di durata massima di 6 anni. Egli può essere sfiduciato dal Senato accademico;
- attribuisce al Senato accademico competenza scientifica e al Consiglio di amministrazione competenza gestionale. Il primo organo è costituito da personale accademico scelto su base elettiva, mentre la scelta o la designazione dei membri del secondo avviene, anche mediante avvisi pubblici, tra personalità italiane e straniere in possesso di comprovata competenza in campo gestionale o di una esperienza professionale di alto livello, con attenzione alla qualificazione scientifica. Inoltre, una parte dei membri del Cda non deve appartenere ai ruoli dell’ateneo. Di entrambi gli organi fanno parte il rettore e una rappresentanza degli studenti. Per la composizione del Cda, deve essere rispettato il principio di pari opportunità;
- sostituisce la figura del direttore amministrativo con quella del direttore generale;
- stabilisce che i componenti del nucleo di valutazione devono essere in prevalenza esterni all’ateneo;
- individua i dipartimenti quale luogo di raccordo fra ricerca e didattica e ne prevede una riorganizzazione, determinando, tra l’altro, il numero minimo di professori e ricercatori che deve afferire a ciascuno di essi. Prevede, inoltre, la possibilità di istituire strutture di raccordo fra più dipartimenti, comunque denominate e in numero non superiore a 12, dotate di un proprio organo deliberante.
Peraltro, le università che hanno conseguito stabilità di bilancio e risultati di elevato livello possono sperimentare propri modelli funzionali e organizzativi, sulla base di accordi di programma con il MIUR (art. 1, c. 2). Anche gli istituti di istruzione universitaria ad ordinamento speciale adottano proprie modalità organizzative, fermo restando l’invio di statuti e regolamenti di ateneo al MIUR per il controllo di legittimità e merito (art. 2, c. 3).
Infine, le università che ne fossero prive devono adottare un codice etico della comunità universitaria, volto, fra l’altro,a regolare i casi di conflitto di interessi o di proprietà intellettuale (art. 2, c. 4).
Alle università farà capo la competenza disciplinare: infatti, l’art. 10 stabilisce che presso ciascuna università è costituito un collegio di disciplina, finora istituito nell’ambito del CUN.
Il progetto di legge, inoltre, delega il Governo al rilancio della qualità e dell’efficienza del sistema universitario. In particolare (art. 5), prevede:
- l’introduzione dell'accreditamento periodico di sedi e corsi di studio universitari (inclusi, ai sensi dell’art. 17-bis, i corsi di dottorato di ricerca) e l’applicazione di meccanismi premiali nella distribuzione dei fondi, in base ai risultati conseguiti;
- l’introduzione dell'accreditamento anche per i collegi universitari, come requisito per l’accesso ai finanziamenti;
- la realizzazione di opportunità di accesso ai percorsi formativi uniformi su tutto il territorio;
- la revisione della disciplina di contabilità degli atenei - che, in caso di dissesto finanziario, sono commissariati - e l’introduzione del costo standard di formazione per studente;
- l’attribuzione di una quota del Fondo di finanziamento ordinario (FFO) sulla base della valutazione delle politiche di reclutamento degli atenei.
Inoltre:
- istituisce un Fondo di ateneo per la premialità di professori e ricercatori e, in alcune ipotesi, del personale tecnico-amministrativo (art. 9) e un Fondo per il merito, volto alla promozione dell’eccellenza degli studenti dei corsi di laurea e laurea magistrale, daindividuare tramite prove nazionali e criteri nazionali standard (art. 4);
- specifica ulteriormente le misure per la qualità del sistema universitario già previste dal D.L. 180 del 2008 che ha disposto la ripartizione di una quota del FFO in base alla qualità di offerta formativa, ricerca e sedi didattiche (art. 13). Analoghi criteri premiali vengono previsti per le università non statali con riferimento ai contributi concessi in base alla L. 243/1991(art. 12);
- dispone che gli atenei possano federarsi o fondersi tra loro per razionalizzare l’offerta formativa (art. 3).
In materia di qualità della ricerca, il testo prevede la sperimentazione triennale della tecnica di valutazione fra pari per la selezione dei progetti di ricerca finanziati a carico del Fondo sanitario nazionale e del Fondo per gli investimenti nella ricerca scientifica e tecnologica (FIRST) (art. 18) e la costituzione del Comitato nazionale dei garanti per la ricerca, al quale, fra l’altro, compete l’indicazione dei criteri generali per le attività di valutazione dei risultati. Esso subentra alla commissione istituita per la valutazione delle domande per l'accesso al Fondo per gli investimenti della ricerca di base (FIRB), nonché alla commissione di garanzia prevista per la selezione dei programmi di ricerca di interesse nazionale (PRIN) (art. 18-bis).
In materia di diritto allo studio, il testo delega il Governo a rivedere le norme e a definire i livelli essenziali delle prestazioni (LEP), anche con riferimento ai requisiti di merito ed economici, al fine di assicurare a tutti il conseguimento di un pieno successo formativo (art. 5) .
In ordine al reclutamento nelle università, si prevede:
- per professori ordinari ed associati: il conseguimento di un'abilitazione scientifica nazionale quale requisito per l’accesso alle due fasce del ruolo. L’abilitazione ha durata quadriennale ed è rilasciata, sulla base di requisiti differenti per le due fasce, da una commissione nazionale i cui membri sono scelti mediante sorteggio. In una seconda fase, interviene la chiamata da parte degli atenei, attraverso selezioni indette dagli stessi e basate sulla valutazione di pubblicazioni e curriculum. Alle selezioni possono partecipare anche professori di prima e seconda fascia già in servizio e studiosi stabilmente impegnati all’estero in posizioni di pari livello (artt. 16 e 17). All’abilitazione è equiparata l’idoneità conseguita ai sensi della L. 210/1998, ovvero ai sensi dell’art. 1, c. 6, della L. 230/2005, limitatamente al periodo di durata della stessa, ossia, rispettivamente, 3 anni decorrenti dall’accertamento della regolarità degli atti della commissione, e 5 anni decorrenti dal conseguimento (art. 25, c. 7). Anche l’art. 25, c. 3, riguarda chi ha già conseguito l’idoneità per i posti di associato e ordinario;
- per i ricercatori: il superamento di una selezione di ateneo riservata ai dottori di ricerca e a chi possiede il diploma di specializzazione medica - nonché eventuali, ulteriori, requisiti stabiliti nel regolamento di ateneo - (peraltro, ai sensi dell’art. 25, c. 10, fino al 2015 può partecipare anche chi possiede una laurea magistrale e un curriculum idoneo allo svolgimento di attività di ricerca), che comporta la stipula di un contratto a tempo determinato articolato in due tipologie: la prima consiste in contratti di durata triennale, prorogabili per 2 anni. La seconda è riservata a candidati che hanno usufruito della prima, o di analoghi contratti in atenei stranieri, e consiste in contratti triennali non rinnovabili. Nel terzo anno di questa seconda tipologia, l’università valuta il titolare del contratto ai fini della chiamata nel ruolo degli associati, purché abbia conseguito l'abilitazione scientifica (art. 21). Questa possibilità di accesso è estesa anche ai ricercatori già titolari di contratti di diritto privato a tempo determinato stipulati ai sensi dell’art. 1, c. 14, della L. 230/2005, per almeno 3 anni (art. 25, c. 4).
Le chiamate in servizio dei professori e la stipula dei contratti a tempo determinato dei ricercatori sono effettuate sulla base della programmazione triennale, che assicura la sostenibilità nel tempo degli oneri stipendiali. Peraltro, gli oneri possono essere a totale carico di soggetti pubblici e privati, sulla base di convenzioni. Una parte delle risorse deve essere vincolata alla chiamata di soggetti esterni all’ateneo (art. 17).
Per il conseguimento dell’abilitazione scientifica, si prevede la definizione di settori concorsuali, che sono raggruppati in settori macroconcorsuali e possono essere articolati in settori scientifico-disciplinari (art. 15).
Vi sono anche nuove norme inerenti la chiamata diretta di studiosi impegnati all'estero (art. 25, c. 6) e il conferimento a studiosi stranieri di incarichi annuali rinnovabili, in esecuzione di accordi culturali internazionali che prevedono l’utilizzo reciproco di lettori (art. 23).
Ulteriori disposizioni riguardano i contratti per attività di insegnamento - di cui si prevedono 2 tipologie (art. 20) - e il conferimento di assegni di ricerca, per i quali si modificano, tra l’altro, i requisiti per l’accesso e la durata (art. 19).
In materia di stato giuridico ed economico (artt. 6-8), si conferma che il regime di impegno di professori e ricercatori è a tempo pieno o definito e si introduce un impegno orario figurativo pari a 1500 ore per il tempo pieno (750 in caso di tempo definito). I professori devono riservare almeno 350 (250 in caso di tempo definito) di queste ore a compiti di didattica e di servizio agli studenti. A tali attività si affiancano quelle di ricerca e di aggiornamento scientifico.
L’effettivo svolgimento delle attività didattiche deve essere autocertificato (all’autocertificazione si affianca la presentazione di una relazione triennale sul complesso delle attività svolte), mentre la valutazione delle attività dei singoli docenti e ricercatori fa capo alle università: in caso di valutazione negativa, i professori e i ricercatori sono esclusi dalle commissioni di abilitazione, selezione e progressione di carriera e dagli organi di valutazione dei progetti di ricerca e, salva possibilità di reiterare la richiesta, sono esclusi dalla attribuzione dello scatto economico.
Ogni università, nell’ambito delle proprie disponibilità di bilancio, determina la retribuzione aggiuntiva dei ricercatori di ruolo ai quali sono affidati corsi curriculari.
Sono disciplinate le incompatibilità e le attività consentite, nonché misure volte ad incentivare la mobilità interuniversitaria, a carico del FFO. Ulteriori misure riguardano il collocamento in aspettativa senza assegni, per un massimo di 5 anni, per svolgere attività presso soggetti pubblici e privati.
Il trattamento economico sarà revisionato con due regolamenti di delegificazione relativi, rispettivamente, ai professori e ricercatori già in servizio, ovvero vincitori di concorsi già indetti, e ai professori e ricercatori assunti sulla base delle nuove regole.
Con riguardo al pensionamento, l’art. 22 prevede che ai professori e ai ricercatori non si applicano le disposizioni sul biennio di prosecuzione del rapporto di lavoro recate dall’art. 16 del d.lgs. 503/1992, disponendo anche la decadenza dei provvedimenti già adottati dalle università, ad eccezione di quelli che hanno iniziato a produrre i propri effetti.
In materia di finanziamenti alle università statali, oltre a quanto già ante evidenziato, si prevede di:
-attribuire, dal 2011, una quota pari almeno all’1,5% del FFO alle università che presentino un sottofinanziamento superiore al 5% rispetto al modello per la ripartizione teorica del Fondo(art. 11);
- incrementare la quota del FFO collegata al miglioramento della qualità, prevista dal D.L. 180/2008, in misura annua compresa fra lo 0,5% e il 2% del Fondo (art. 13);
- istituire, attraverso decreti legislativi, un apposito fondo di rotazione, distinto ed aggiuntivo rispetto alle risorse destinate al FFO, a garanzia del riequilibrio finanziario degli atenei (art. 5, c. 4, lett. l).
Ulteriori disposizioni riguardano:
- i crediti formativi riferiti alle conoscenze e alle abilità professionali e alle altre conoscenze maturate in attività formative di livello post-secondario, il cui numero viene ridotto da 60 a 12, salvo deroghe motivate. Possono essere riconosciuti alcuni titoli conseguiti in ambito sportivo (art. 14);
- l’anagrafe nazionale degli studenti e dei laureati (art. 24);
- i soggetti abilitati a svolgere attività di ricerca presso le università (art. 17, comma 5).
- i dottorati di ricerca, i cui corsi - utilizzabili anche per i contratti di apprendistato - possono essere attivati da università, istituti universitari ad ordinamento speciale e qualificate istituzioni italiane di formazione e ricerca, sulla base di criteri definiti dal MIUR, al quale compete l’accreditamento (art. 17-bis).
L’art. 25, infine, reca norme finali e transitorie, molte delle quali già sopra citate.
Una illustrazione ampia del testo dell’A.C. 3687 - sul quale si innestano le modifiche apportate durante l’esame in Commissione - corredata dal quadro normativo di riferimento, nonché delle pdl abbinate, è presente nel dossier Studi n. 387 del 14 settembre 2010, al quale si rinvia.

Cortocircuito per Federica Pellegrini

Come saprete tutti, oggi la Pellegrini ha collassato nel corso di una gara. In questi giorni, la Pellegrini è apparsa in tutte le ore del giorno in tv come testimonial di due ditte: la Enel e la Pavesini. Un utente su internet, nel sito spotanatomy, ha scritto: "FEDERICA PELLEGRINI MANGIANDO TANTI PAVESINI PRODUCE TANTA ENERGIA CHE POI SI RIVENDE A ENEL….". E oggi è arrivato il cortocircuito.





"L'ultimaparola" della Serracchiani

Non c'è dubbio che Deborah Serracchiani sia una delle eurodeputate più invitate nelle trasmissioni televisive. Dopo la sconfitta con la De Girolamo a "Linea Notte" sul Tg3 la ritroviamo con il guardaroba rifatto a l'Ulitima parola. L'Europarlamentare, pur non essendo molto alta, si presenta con uno stivalone da diva discotecara. Rispetto all'apparizione a "Linea Notte", dove aveva sfoggiato un look alla Giuseppe Garibaldi, la ritroviamo con un completino blu. Si tratta di un megamaglione trasformato in gonna che mette in risalto lo stivalone da "L'altromondo studios" di Rimini. Per completare il suo look, la Serracchiani passa dalla sua vecchia casa di campagna e stacca la "catenella" del suo antico bagno per utilizzarla come catenina. Per completare il quadro, la Serracchiani si mette a fianco di un vecchio trombone come Gianpiero Mughini, con il quale scherza a ripetizione. Una delle costanti della Serracchiani è quella di chiudere gli occhi. Sarà che la parlamentare preferisce chiudere gli occhi di fronte agli errori del suo partito, ai quali lei stessa contribuisce. Un'ultima considerazione sugli ospiti. Si parlava di università. Tra gli ospiti non potevano mancare i giovani contestatori sui tetti. Potete notare che di giovani non se ne vedono.