domenica 28 novembre 2010

Il videocertificato degli esami sostenuti da Bersani



La polemica sul concorso notarile arriva alla Camera


La Procura di Roma ha scoperto che la Commissione d’esame del concorso notarile appena annullato sapeva già che il tema era irregolare, ma lo propose ugualmente agli esaminandi, per “negligenza o distrazione”. Eppure non è stato contestato alcun reato. La Procura di Roma sembra infatti tirare il freno a mano. Pur avendo avviato un’inchiesta per abuso d’ufficio sullo svolgimento nella Capitale del concorso per 200 posti di notaio dello scorso ottobre, e pur avendo accertato che almeno i sei membri “togati” della commissione, cioè scelti tra i magistrati, avevano individuato profili di irregolarità nella scelta del tema che poi suscitò la clamorosa contestazione, ha deciso - almeno per il momento - di non iscrivere nel registro degli indagati nessuno degli autorevoli componenti della Commissione stessa.

I magistrati avrebbero individuato anche il componente della commissione d’esame che ha presentato la traccia contestata. Si tratta del notaio Maria Lacalendola, barese, nominata con decreto del ministro di Giustizia a inizio ottobre. Fu lei a proporre una traccia quasi del tutto identica ad un’altra già provata alcune settimane prima nelle esercitazioni dei candidati iscritti a un corso di preparazione della scuola Anselmo Anselmi a Roma.
Nella commissione, composta da sei notai, tre professori e sei magistrati, qualcuno se n’era accorto. Si era aperta una discussione abbastanza accesa, alla quale avrebbero partecipato notai e professori. Qualcuno avrebbe alzato la voce, sostenendo che sarebbe stato opportuno accantonare quella traccia. Altri si sarebbero sforzati di presentare scelte alternative. Quasi emarginati dal confronto sarebbero stati i sei magistrati. Un silenzio che quei giudici avrebbero spiegato agli inquirenti con la mancanza di competenza nella elaborazione delle tracce. Anche per questo, alla fine, tutti avevano seguito l’indicazione della Lacalendola. In qualche modo si erano adeguati; alcuni per pigrizia, altri per mancanza di competenza, altri ancora animati dal quieto vivere.

Il resto è cronaca nota. La traccia viene sottoposta all’esame degli aspiranti notai. Molti protestano, ma tanti preferiscono il silenzio. Sono proprio quelli che hanno già fatto esercitazione sul testo. E sono tanti secondo la Procura. Più di mille.
Anche la commissaria Lacalendola non è iscritta nel registro degli indagati perché gli inquirenti non hanno riscontrato nel suo comportamento alcun rilievo penale. Secondo il punto di vista della Procura, la presentazione di quella traccia poi finita sotto accusa sarebbe il frutto di una distrazione o di una negligenza. O addirittura di pigrizia. E questo, ad avviso di chi indaga, non consentirebbe di contestare il reato d’abuso d’ufficio.
Il quale, sempre secondo quanto si apprende in procura, potrebbe configurarsi solo se l’eventuale condotta illecita avesse avvantaggiato un ristretto numero di persone. Al contrario, in quell’occasione, sarebbero stati favoriti quasi un migliaio di aspiranti notai. Tanti ne ha contati la procura. Troppi, per dire che fosse una scelta mirata.

Il concorso è stato sospeso il pomeriggio del 29 ottobre scorso, dopo le violente contestazioni dei concorrenti, nate dalla constatazione che la traccia d’esame fosse la fotocopia di quella sui cui si erano esercitati gli iscritti al corso. Il nome del notaio sarebbe emerso dalle testimonianze dei componenti della commissione, ascoltati in questi giorni dal procuratore Giovanni Ferrara e dal pm Attilio Pisani.
Ma il nominativo della Lacalendola, come autrice della scelta poi contestata, comparirebbe anche nella relazione inviata dalla commissione al ministro di Giustizia, per spiegare cosa fosse accaduto durante le tre prove sospese. Le deposizioni dei commissari, ascoltati come persone informate sui fatti, avrebbero permesso agli inquirenti di ricostruire la cronaca delle ore che precedettero lo scoppio dello scandalo. La mattina del 28 ottobre scorso. Quel giorno si doveva svolgere la seconda delle tre prove d’esame. Come è prassi, i membri della commissione si erano riuniti in camera di consiglio per elaborare le tracce da sottoporre ai candidati.

Cosa fa l'Unione europea in tema di Pari Opportunità?


Il 21 settembre 2010 la Commissione europea ha presentato la nuova strategia 2010-2015 per la promozione della parità fra uomini e donne nell’Unione europea (COM(2010)491). La strategia prevede azioni basate su cinque priorità: pari indipendenza economica; pari retribuzione per lo stesso lavoro e lavoro di pari valore; parità nel processo decisionale; dignità, integrità e fine della violenza nei confronti delle donne; parità tra donne e uomini nelle azioni esterne.
Tra l’altro la Commissione ritiene necessario:
· adottare misure volte ad aumentare la presenza delle donne nel mercato del lavoro, in linea con gli obiettivi della strategia Europa 2020, e nei posti di responsabilità nel settore economico;
· promuovere l'imprenditorialità femminile e il lavoro autonomo;
· istituire una Giornata europea per la parità salariale per sensibilizzare l'opinione pubblica sul fatto che in Europa le donne continuano a guadagnare in media circa il 18% in meno degli uomini;
· collaborare con tutti gli Stati membri per combattere la violenza contro le donne, e specialmente per sradicare le pratiche di mutilazione genitale femminile in Europa e nel mondo.
Per quanto riguarda in particolare la parità nel processo decisionale, la Commissione rileva che nella maggior parte degli Stati membri le donne continuano ad essere sottorappresentate nei processi e nelle posizioni decisionali, in particolare ai livelli più alti, nonostante costituiscano quasi la metà della forza lavoro e più della metà dei nuovi diplomati universitari dell'UE.
Nonostante i progressi compiuti per raggiungere un equilibrio fra donne e uomini in campo politico, rimane ancora molto da fare, poiché in media solo uno su quattro deputati dei parlamenti nazionali e ministri dei governi nazionali è una donna.
In campo economico la percentuale delle donne è inferiore a quella degli uomini a tutti i livelli direttivi e decisionali. Nei consigli di amministrazione delle maggiori società quotate in borsa dell'UE solo il 10% dei membri e il 3% dei dirigenti sono donne. Studi dimostrano che la diversità di genere presenta vantaggi ed esiste una correlazione positiva tra le donne in posizioni dirigenti e i risultati economici.
Nonostante l'obiettivo fissato dall'UE nel 2005 del 25% di donne nelle funzioni direttive nel settore pubblico della ricerca, questa meta è ancora piuttosto lontana, dato che solo il 19% dei docenti universitari di ruolo dell'UE sono donne. Lo squilibrio tra donne e uomini prevalente nel campo scientifico e della ricerca costituisce ancora un grave ostacolo all'obiettivo europeo di aumentare la competitività e di sfruttare al massimo il potenziale innovativo.
Su tali basi, la Commissione intende:
· esaminare iniziative mirate al miglioramento della parità di genere nei processi decisionali;
· monitorare l'obiettivo del 25% di donne in posizioni direttive di alto livello nella ricerca;
· monitorare i progressi verso l'obiettivo del 40% di membri di uno stesso sesso nei comitati e gruppi di esperti istituiti dalla Commissione;
· sostenere gli sforzi per promuovere una maggiore partecipazione delle donne alle elezioni al Parlamento europeo, anche come candidate.
La Strategia 2010-2015 subentra alla tabella di marcia per la parità tra donne e uomini 2006-2010 (COM(2006)92) presentata dalla Commissione europea il 1° marzo 2006 e tiene conto della dichiarazione politica (cd. “ Carta per le donne”), (COM(2010)78), adottata dalla Commissione europea il 5 marzo 2010, in occasione della celebrazione dei 15 anni dalla piattaforma d'azione di Pechino.


Il database su uomini e donne nel processo decisionale
Come parte dell’impegno nella promozione della parità di genere nel processo decisionale, la Commissione ha creato un database che registra il numero di uomini e donne in posizioni di responsabilità nell’UE con l’obiettivo di fornire statistiche attendibili da utilizzare per verificare la situazione attuale e le tendenze nel tempo.
Il database considera le posizioni di potere in politica, nella pubblica amministrazione, nel sistema giudiziario e in varie aree prioritarie dell’economia per 34 paesi: oltre ai 27 Stati membri, i 3 paesi dello Spazio economico europeo (Islanda, Liechtenstein e Norvegia), i tre paesi candidati (Croazia, Turchia ed ex Repubblica iugoslava di Macedonia) e uno dei potenziali candidati (la Serbia). I dati vengono aggiornati trimestralmente per l’area politica e annualmente per le altre aree.
Il 23 agosto 2010 è stato pubblicato l’ultimo aggiornamento, i dati sono stati raccolti nelle prime tre settimane del mese di luglio per i livelli politici europeo, nazionale e regionale (se si sono tenuti elezioni); per quanto riguarda banche centrali, tribunali e corti, amministrazioni pubbliche e imprese i dati si riferiscono al periodo maggio-luglio.
Nell’arena politica la Commissione rileva i seguenti sviluppi:
· le elezioni parlamentari nella Repubblica ceca alla fine di maggio hanno portato un numero record di donne nella Camera dei deputati (44 su un totale di 200 membri). Inoltre, alla fine di giugno, Miroslava Nemcova è diventata la prima donna Speaker della Camera. Tale risultato positivo non si è invece riflesso nella formazione del Governo, che è esclusivamente maschile;
· altre elezioni nazionali hanno visto solo mutamenti limitati. In Belgio si è registrato un piccolo aumento della presenza femminile nella Camera dei rappresentanti (40 percento in luogo del precedente 38 percento) a fronte di un piccolo declino nel Senato (dal 41 al 38 percento). Si è verificata una riduzione della presenza femminile anche nelle elezioni nei Paesi Bassi e in Slovacchia;
· a seguito della formazione di nuovi Governi in Finlandia e Slovacchia sono ora tre i paesi membri in cui il governo è guidato da una donna, in confronto al periodo precedente in cui vi era la sola Germania. In Finlandia la squadra del primo ministro Mari Kiviniemi conta undici donne su un totale di venti ministri, con una donna in meno rispetto al precedente governo; in Slovacchia Iveta Radičova ha assunto l’incarico l’8 luglio 2010 come prima donna primo ministro nel paese ma ha una sola donna nella squadra di governo (composta da un totale di 14 ministri);
· le elezioni presidenziali tenutesi in Ungheria, Germania e Polonia nei mesi di giugno e luglio hanno eletto tre uomini;
· soltanto due elezioni regionali si sono tenute nel trimestre, in Nordrhein-Westfalen (Germania) e Burgenland (Austria). In entrambi i casi a presiedere l’assemblea regionale è un uomo (in Germania prima era una donna); inoltre in Austria si è verificato un declino del numero di donne, dal 22 a 19 percento.
Per quanto riguarda le altre aree:
· come anticipato, i governatori di tutte le banche centrali europee sono uomini e la percentuale di esponenti maschili negli organismi decisionali è pari all’82 percento. Vi sono stati isolati miglioramenti nella rappresentanza femminile nel corso del 2010, nelle banche nazionali polacca (in cui la rappresentanza femminile negli organismi decisionali è passata dal 6 al 24 percento) e slovena (una donna su cinque, in luogo di nessuna donna);
· pochi cambiamenti nei livelli più alti del sistema giudiziario. Nell’ambito delle corti europee il solo cambiamento riguarda la sostituzione di un uomo con una donna nella Corte europea di giustizia, in modo che la rappresentanza femminile è ora di uno a cinque. Migliore la situazione della Corte europea dei diritti umani ( che ha la giurisdizione su 47 paesi del Consiglio d’Europa) dove più di un terzo dei giudici sono donne;
· a livello nazionale i cambiamenti nella leadership delle Corti supreme svedese e slovena hanno portato a sette i paesi dell’UE in cui il giudice più alto in grado è una donna, cui si aggiungono due paesi non UE (Serbia e Islanda). In generale in Europa la rappresentanza femminile nelle corti supreme è aumentata dal 31 al 32 percento;
· praticamente nessun cambiamento per quanto riguarda la presenza femminile a capo delle principali società europee quotate in borsa. Si registra come per l’anno precedente che in Europa solo il 3 percento dei presidenti sono donne (per quanto riguarda l’Italia la percentuale è del 5) e che ammonta all’11 percento la presenza femminile negli organismi decisori (soltanto il 4 percento per l’Italia).

Il sostegno finanziario
Le iniziative UE a sostegno della parità di genere si avvalgono attualmente del sostegno finanziario dei seguenti programmi:
· Programma comunitario per l’occupazione e la solidarietà - PROGRESS (2007-2013)
Il programma PROGRESS si prefigge di fornire un aiuto finanziario all’attuazione degli obiettivi dell’Unione europea nel settore dell’occupazione e degli affari sociali.
Il programma, con dotazione finanziaria complessiva pari a pari a 657.590.000 euro per il periodo 2007-2013, si articola in cinque sezioni distinte corrispondenti ai cinque grandi settori di attività, secondo la seguente ripartizione:
· occupazione 23%,
· protezione sociale e integrazione 30%,
· condizioni di lavoro 10%,
· diversità e lotta contro la discriminazione 23%,
· parità fra uomini e donne 12%.
Il restante 2% della dotazione è destinato alla copertura delle spese di gestione del programma.
Per quanto riguarda la parità tra donne e uomini, il programma PROGRESSpromuove l’integrazione della dimensione di genere in tutte le politiche comunitarie:
- migliorando la comprensione della situazione relativa alle questioni di genere e all’integrazione della dimensione di genere, in particolare mediante analisi e studi e l’elaborazione di statistiche e indicatori, nonché valutando l’impatto della legislazione, delle politiche e delle prassi in vigore;
- sostenendo l’applicazione della legislazione comunitaria in tema di parità fra uomini e donne mediante un monitoraggio efficace, l’organizzazione di seminari destinati a coloro che sono attivi nel settore e lo sviluppo di reti fra organismi specializzati nelle questioni relative alla parità;
- sensibilizzando, diffondendo informazioni e promuovendo il dibattito sulle principali sfide e questioni politiche relative alla parità fra uomini e donne e all’integrazione di genere, anche tra le parti sociali, le ONG e gli altri soggetti interessati;
- sviluppando la capacità delle principali reti di livello europeo di sostenere e sviluppare ulteriormente gli obiettivi politici comunitari e le strategie in materia di parità fra uomini e donne.

- Programma DAPHNE III: Combattere la violenza contro i bambini, gli adolescenti e le donne (2007-2013)
Il programma Daphne III mira a prevenire e a combattere qualsiasi forma di violenza, in particolare di natura fisica, sessuale o psicologica, contro i bambini, i giovani e le donne. È altresì inteso a proteggere le vittime e i gruppi a rischio al fine di raggiungere un livello elevato di tutela della salute mentale, benessere e coesione sociale nell’Unione europea. Si tratta della terza fase del programma Daphne e copre il periodo 2007-2013, per il quale è stato stanziato un bilancio di 116,85 milioni di euro.
La Commissione presenterà entro il 31 marzo 2011 al Parlamento e al Consiglio una relazione di valutazione intermedia sull’attuazione e sui risultati dei progetti ed entro il 31 dicembre 2014 una relazione di valutazione ex post sull’attuazione e sui risultati del programma. Entro il 31 maggio 2012 presenterà anche una comunicazione sulla continuazione del programma in questione.

L’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere (EIGE)
L’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere è stato creato il 20 dicembre 2006 (Regolamento (CE) n. 1922/2006). Dotato di personalità giuridica, l’Istituto è formato da un consiglio di amministrazione, un direttore e dal suo personale, nonché da un forum di esperti. La sede dell’Istituto è a Vilnius (Lituania). Virginija Langbakk ha assunto l’incarico di direttore nell’aprile 2009.
I principali obiettivi dell’Istituto sono:
· la promozione e il rafforzamento dell’uguaglianza fra donne e uomini;
· l’integrazione delle questioni di uguaglianza fra donne e uomini in tutte le politiche comunitarie e nelle relative politiche nazionali;
· la lotta contro la discriminazione fondata sul sesso;
· la sensibilizzazione dei cittadini europei.
Secondo il regolamento che istituisce l’EIGE, questo contributo si tradurrà essenzialmente in un’assistenza tecnica apportata alle istituzioni comunitarie, in particolare alla Commissione, nonché alle autorità degli Stati membri.
Le principali attività dell’Istituto per l’uguaglianza di genere saranno:
- la raccolta, la registrazione, l’analisi e la diffusione di informazioni relative all’uguaglianza tra uomini e donne a livello comunitario. In base a criteri rigidi, l’Istituto elaborerà metodi volti ad aumentare l’obiettività, la comparabilità e l’affidabilità dei dati a livello europeo. Sulla base dei dati obiettivi, affidabili e comparabili che avrà riunito, elaborerà strumenti metodologici destinati ad integrare meglio la parità fra uomini e donne in tutte le politiche comunitarie.
- l’organizzazione di attività volte a promuovere gli scambi di esperienze e lo sviluppo del dialogo a livello europeo con tutte le parti interessate, in particolare le istituzioni della Comunità e degli Stati membri, le parti sociali, le organizzazioni non governative, i centri di ricerca . Più specificatamente, l’Istituto: creerà e coordinerà una rete europea sull’uguaglianza tra uomini e donne; organizzerà riunioni ad hoc di esperti; incoraggerà lo scambio di informazioni tra ricercatori e favorirà l’integrazione della prospettiva di genere nella loro ricerca; svilupperà un dialogo e una cooperazione con organizzazioni non governative, enti operanti nel settore delle pari opportunità, università, esperti, centri di ricerca e parti sociali.
- la collaborazione all’organizzazione di conferenze, campagne e riunioni a livello europeo al fine di sensibilizzare i cittadini dell’Unione europea riguardo alla parità tra gli uomini e le donne.

I risultati e la valutazione dell’Anno europeo per le pari opportunità (2007)
Il 19 giugno 2009 la Commissione ha adottato una comunicazione relativa ai risultati e alla valutazione globale dell’Anno europeo per le pari opportunità (2007) (COM(2009)269), che ha inteso diffondere tra i cittadini europei la consapevolezza dei loro diritti, con riferimento anche alla tutela offerta dalle direttive adottate a partire dal 2000 sulla base dell’articolo 13 TCE (direttiva 2000/43/CE che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica; direttiva 2000/78/CE che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro; direttiva 2004/113/CE, che attua il principio della parità` di trattamento tra uomini e donne per quanto riguarda l'accesso a beni e servizi e la loro fornitura). La Commissione sottolinea che l'AEPO non ha dunque solo centrato il proprio obiettivo globale, ovvero sensibilizzare riguardo ai diritti e agli obblighi previsti dal quadro giuridico attualmente in vigore, ma è anche riuscito a innescare un dibattito sull'abbattimento delle barriere nella percezione dei 6 motivi di discriminazione (sesso, la razza o l'origine etnica, la religione o le convinzioni personali, gli handicap, l'età o le tendenze sessuali). Il dibattito è sfociato nella decisione della Commissione di adottare una nuova proposta di direttiva basata sull'articolo 13, al fine di armonizzare la protezione garantita nei confronti dei diversi motivi di discriminazione; inoltre ha fatto nascere un dialogo permanente tra gli Stati membri ed i principali soggetti in causa. Secondo la Commissione questi traguardi contribuiranno al superamento dei timori e pregiudizi potenzialmente insiti nell'attuale crisi finanziaria ed economica, contrastando la nascita di nuove forme di discriminazione e impedendo così che un rafforzamento dell'emarginazione ostacoli il rilancio economico.
La proposta di direttiva, che segue la procedura di consultazione, è stata esaminata dal Parlamento europeo nell’aprile 2009 ed è tuttora all’esame del Consiglio.


Le più recenti iniziative dell’UE
Si ricorda che l’Unione europea ha recentemente adottato la direttiva 2010/41/UE del Parlamento europeo e del Consiglio sull’applicazione del principio della parità di trattamento fra gli uomini e le donne che esercitano un’attività autonoma e che abroga la direttiva 86/613/CEE del Consiglio. Tale intervento legislativo si è reso necessario in quanto nella sua relazione sull'attuazione della direttiva 86/613/CEE la Commissione ha concluso che i risultati pratici dell'attuazione della direttiva non sono stati pienamente soddisfacenti in relazione al primo obiettivo della direttiva, vale a dire quello di produrre un miglioramento generale del quadro giuridico che tuteli i coniugi coadiuvanti. Anche il Parlamento europeo aveva invitato in più occasioni la Commissione a rivedere la direttiva, al fine di migliorare in particolare la situazione dei coniugi partecipanti alle attività nel settore agricolo.
Con la nuova direttiva le lavoratrici autonome godranno degli stessi diritti di accesso al congedo maternità delle lavoratrici dipendenti, ma su base volontaria. Al tempo stesso i coniugi e i conviventi (riconosciuti come tali in base alla legislazione nazionale) che lavorano a titolo informale nell'ambito di una piccola impresa familiare quali un'azienda agricola o uno studio medico (i cosiddetti "coniugi collaboratori") avranno accesso, su richiesta, a una copertura di sicurezza sociale per un livello almeno equivalente a quello dei lavoratori autonomi.
Continua invece l’esame della proposta di direttiva sull’attuazione di misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute sul lavoro delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento, che rappresenta la revisione della direttiva 92/85/CEE (COM(2008) 637). In particolare, la proposta estende la durata minima del congedo di maternità da 14 a 18 settimane, per consentire alla lavoratrice di riprendersi dai postumi del parto e per facilitarle il ritorno sul mercato del lavoro al termine del congedo di maternità; la proposta inoltre intende migliorare i diritti in materia di occupazione e contribuire a una migliore conciliazione di vita professionale, privata e familiare di questa categoria di lavoratrici.
La proposta di direttiva è all’esame delle istituzioni comunitarie secondo la procedura di codecisione. Il 20 ottobre 2010 il Parlamento europeo ne ha concluso l’esame in prima lettura. La risoluzione legislativa approvata dal Parlamento europeo reca alcuni emendamenti volti a: estendere il congedo di maternità minimo a 20 settimane (andando cosi oltre la proposta della Commissione di 18 settimane); prevedere, durante il congedo di maternità una remunerazione al 100% dell'ultima retribuzione mensile o della retribuzione mensile media; garantire ai padri il diritto a un congedo di paternità remunerato di almeno due settimane, durante il periodo di congedo di maternità; proibire il licenziamento delle donne dall'inizio della gravidanza fino a almeno il sesto mese dopo la fine del congedo di maternità. Il testo adottato afferma anche che le donne devono poter tornare al loro impiego precedente o a un posto equivalente, con la stessa retribuzione, categoria professionale e responsabilità di prima del congedo.
I due interventi legislativi citati fanno parte di un pacchetto unitario che la Commissione ha presentato il 3 ottobre 2008 quale contributo alla conciliazione tra vita professionale, privata e familiare. Nella comunicazione che accompagna le proposte legislative, la Commissione rileva come tali misure di conciliazione possano attivare un maggior numero di donne verso il mercato del lavoro, liberando il grande potenziale rappresentato per l’economia dal lavoro femminile. Secondo quanto riportato dalla Commissione, l'occupazione femminile è stata il volano principale del costante incremento dell'occupazione negli ultimi anni in seno all'UE: sulla base dei dati forniti dalla Commissione, tra il 2000 e il 2007 il numero degli occupati nell'UE 27 è cresciuto di 14,6 milioni di unità, 9,2 milioni delle quali erano donne; il tasso di occupazione delle donne (di età compresa tra 15 e 64 anni) è salito ogni anno, fino a raggiungere il 58,3% nel 2007, vale a dire il 4,6% in più rispetto al 2000. Si tratta secondo la Commissione di un risultato impressionante, ma con un impatto sull'equiparazione dei generi poco significativo. In fatti gli indicatori relativi alle retribuzioni, alla segregazione del mercato del lavoro e alla presenza delle donne in posti decisionali non sono affatto migliorati negli ultimi anni. In particolare, il divario di retribuzione continua ad essere del 15% dal 2003, con una diminuzione dell'1% solamente dal 2000 in poi. Secondo la Commissione è improbabile che questa situazione cambi finché persistono gli attuali squilibri di genere nell'applicare le opzioni di conciliazione (come il lavoro a tempo parziale o la concessione di congedi per motivi familiari) e finché continuerà a essere così ampio il divario tra il tasso di occupazione delle donne con figli e quello delle donne senza. Tra il 2000 e il 2007 il tasso di occupazione complessivo dei 2 gruppi è aumentato ma il divario tra di essi è restato del 12%.
In tale contesto, il rafforzamento del diritto dei lavoratori al congedo per motivi di famiglia e la garanzia di pari trattamento dei lavoratori autonomi e dei coniugi collaboratori sono iniziative volte a migliorare la conciliazione tra vita professionale e familiare.
Completa il pacchetto una relazione sull’attuazione degli obiettivi fissati dal Consiglio europeo di Barcellona del 2002 riguardanti le strutture di custodia per i bambini in età prescolastica.
Il Consiglio europeo di Barcellona del 2002 aveva pressantemente invitato gli Stati membri a rimuovere i disincentivi alla partecipazione femminile al mondo del lavoro fornendo entro il 2010 un'assistenza all'infanzia per almeno il 90% dei bambini di età compresa fra 3 anni e l'età scolare e per almeno il 33% dei bambini di età inferiore a 3 anni. Questi obiettivi sono divenuti parte integrante della Strategia europea per l'occupazione e dell'Agenda di Lisbona. Nella relazione, la Commissione rileva che:
– la maggior parte degli Stati membri non è a buon punto nel conseguire gli obiettivi, soprattutto riguardo ai bambini fino a 3 anni d'età;
– laddove le strutture esistano, sono spesso costose o il loro funzionamento (orario di apertura) è incompatibile con attività a tempo pieno o a ore inconsuete;
– la qualità di tali strutture (per es. qualifiche del personale, rapporto personale/bambini) potrebbe indurre i genitori ad astenersi dal servirsene.


Il Parlamento europeo
Il 10 febbraio 2010 con 381 voti favorevoli, 253 contrari e 31 astensioni, il Parlamento europeo ha adottato la relazione di Marc Tarabella (S&D, BE) sulla parità tra donne e uomini nell'Unione europea che sottolinea l'importanza di "rafforzare le politiche di parità tra i sessi", rilevando la necessità di "un maggior numero di azioni concrete e di nuove politiche".
Deplorando che i piani di ripresa economica "si concentrino principalmente sui posti di lavoro in cui prevalgono gli uomini", i deputati incoraggiano gli Stati membri a promuovere l'imprenditorialità femminile nel settore industriale e "a fornire assistenza finanziaria, strutture di consulenza professionale e una formazione appropriata alle donne che fondano imprese". Pongono l'accento, inoltre, sulla necessità di valorizzare, sostenere e rafforzare il ruolo delle donne nell'economia sociale e invitano la Commissione e gli Stati membri a prestare attenzione alla situazione dei coniugi coadiuvanti – nell'artigianato, nel commercio, nell'agricoltura, nella pesca e nelle piccole imprese a conduzione familiare.
Il Parlamento europeo si rammarica che l'integrazione della parità tra uomini e donne sia praticamente assente dall'attuale strategia di Lisbona e invita il Consiglio e la Commissione ad includere un capitolo su tale dimensione nella sua strategia post Lisbona "UE 2020";
Il Parlamento europeo osserva poi che il differenziale retributivo medio tra donne e uomini "stagna a un livello importante (tra il 14% e il 17,4%) dal 2000", nonostante le numerose misure attuate e gli impegni assunti. Chiede quindi alla Commissione per quali motivi non abbia ancora presentato una proposta legislativa sulla revisione della legislazione vigente sull'applicazione del principio della parità di retribuzione tra uomini e donne.
Il Parlamento europeo esorta le istituzioni UE e gli Stati membri a fare in modo che la crisi economica e finanziaria "non conduca a limitazioni delle prestazioni e dei servizi sociali, soprattutto per quanto riguarda la custodia dei bambini e l'assistenza agli anziani". Anche perché l'accesso a tali servizi "è essenziale per assicurare una partecipazione paritetica degli uomini e delle donne al mercato del lavoro, all'istruzione e alla formazione" e per una "migliore conciliazione tra vita professionale e vita privata".
Pur sottolineando l'importanza della proposta di revisione della direttiva 92/85/CEE relativa al congedo di maternità, i deputati ritengono che questa "non sia sufficientemente ambiziosa" per quanto riguarda la promozione della conciliazione tra lavoro e famiglia per gli uomini e le donne. Invitano inoltre la Commissione a sostenere "qualsiasi iniziativa volta all'introduzione di un congedo di paternità a livello europeo". Ritengono infatti che il congedo di maternità debba essere associato a quello di paternità "per garantire alla donna una maggiore tutela nel mercato del lavoro e combattere così gli stereotipi esistenti nella società in merito all'uso di tale congedo".
Il Parlamento europeo chiede agli Stati membri e alle parti sociali di promuovere una presenza più equilibrata tra donne e uomini nei posti di responsabilità delle imprese, dell'amministrazione e degli organi politici". Sollecitando pertanto "la definizione di obiettivi vincolanti per garantire la pari rappresentanza di donne e uomini", sottolinea "gli effetti positivi dell'uso delle quote elettorali sulla rappresentanza delle donne". In proposito, si compiace della decisione del governo norvegese di aumentare ad almeno il 40% dei membri il numero di donne nei consigli di amministrazione delle società private e di imprese pubbliche, e invita la Commissione e gli Stati membri "a considerare l'iniziativa norvegese come un esempio positivo e a progredire nella stessa direzione".
D'altro canto, i deputati sottolineano con favore che la quota di deputate al Parlamento europeo è passata dal 32,1% al 35% rispetto alla scorsa legislatura, la quota delle presidenti di commissioni parlamentari è passata dal 25% al 41% e che la proporzione delle Vicepresidenti del Parlamento europeo è passata dal 28,5% al 42,8%. Sostengono poi che la percentuale di donne tra i commissari designati (pari al 33% del totale), "raggiunta con grandi difficoltà", rappresenti "il minimo assoluto". Rilevando quindi che la composizione della Commissione "dovrebbe rispecchiare meglio la diversità della popolazione europea, anche sotto il profilo uomo-donna", invitano gli Stati membri, in occasione delle future nomine, a proporre due candidati – un uomo e una donna – in modo da agevolare la formazione di una Commissione più rappresentativa.
Un’altra risoluzione del Parlamento europeo, approvata il 17 giugno 2010, valuta i risultati della tabella di marcia per la parità tra donne e uomini 2006-2010 e formula raccomandazioni future. Tra l’altro il Parlamento europeo:
· propone la convocazione ogni anno di una riunione tripartita tra Consiglio, Commissione e Parlamento europeo sui progressi della strategia per la parità di genere nell'Unione europea;
· sottolinea l'importanza di realizzare una conferenza annuale sulla parità di genere, con la partecipazione di organizzazioni di donne, di organizzazioni che operano a favore dell'eguaglianza di genere, di organizzazioni sindacali di diversi Stati membri, di membri del Parlamento europeo, della Commissione e del Consiglio, nonché di deputati nazionali, dedicando in ogni edizione annuale un'attenzione particolare e una tematica definita previamente;
· insiste sulla necessità di un dialogo strutturato con la società civile al fine di garantire il principio della parità tra donne e uomini;
· suggerisce di non limitare la cooperazione istituzionale in questo settore alle sole associazioni femminili, ma di cercare attivamente la collaborazione con le associazioni che rappresentano gli uomini e le donne e che si adoperano a favore dell'uguaglianza di genere;
· chiede l'avvio immediato e con prerogative piene delle attività dell'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere e l'elaborazione di tutti gli indicatori di genere necessari per monitorare le problematiche legate alla parità in tutti i settori; insiste su un aggiornamento regolare di tali indicatori per consentire un allineamento degli obiettivi stabiliti e dei risultati effettivamente ottenuti;
· invita l'Ufficio di presidenza del Parlamento europeo e la Commissione a intensificare gli sforzi per incrementare il numero di donne con incarichi dirigenziali nell'organico; invita la Commissione a studiare un meccanismo volto ad assicurare la parità in seno al Collegio dei Commissari nella prossima legislatura;
· chiede maggiori interventi, azioni di sensibilizzazione e controlli nei posti di lavoro al fine di garantire migliori condizioni di lavoro per le donne, riservando attenzione al carico di orario, al rispetto dei diritti alla maternità e alla paternità, alla conciliazione tra vita professionale e familiare, sollecitando una più ampia diffusione del congedo di maternità, l'introduzione di un congedo parentale e di un congedo retribuito di paternità, l'introduzione di un congedo familiare retribuito destinato, tra l'altro, all'assistenza di parenti in stato di dipendenza, misure per combattere gli stereotipi sessisti nella divisione del lavoro e dei compiti di assistenza, e la lotta contro le decisioni che mettono in questione tali diritti;
· sottolinea, a tale scopo, l'importanza di misurare, certificare e premiare la cosiddetta "responsabilità sociale dell'impresa" in cui sia considerata a pieno titolo, tra gli elementi richiesti, la parità di genere; ritiene che quest'ultima vada realizzata mediante l'adozione di modelli organizzativi flessibili, basati sul lavoro per obiettivi non legato alla presenza, in cui per tutti i lavoratori, indipendentemente dal sesso, sia possibile sviluppare il proprio percorso professionale, retributivo, di carriera, secondo capacità e competenze, tenendo conto delle necessità sociali derivanti dalla cura dei figli e della famiglia, anche con servizi e organizzazione del lavoro "calibrata alla famiglia";
· sottolinea l'importanza della negoziazione e della contrattazione collettiva nella lotta contro le discriminazioni a danno delle donne, segnatamente in materia di accesso all'occupazione, retribuzioni, condizioni di lavoro, avanzamento nella carriera e formazione professionale;
· ritiene importante, nell'ambito delle strategie e dei piani relativi alla ripresa economica, l'adozione di misure esemplari di filiera che sostengano percorsi di istruzione e di formazione specifici con inserimenti mirati nel mercato del lavoro per le ragazze e per le donne, nei settori strategici dello sviluppo e in ruoli e qualifiche ad alto livello tecnologico e scientifico.
Il 19 ottobre 2010 il Parlamento europeo ha inoltre approvato una risoluzione sulle lavoratrici precarie. Considerando come la sovrarappresentazione delle donne nei posti di lavoro precari sia uno dei principali fattori che contribuiscono al divario di genere, il Parlamento europeo chiede alla Commissione e agli Stati membri di adottare specifiche misure legislative volte a garantire a tutti i dipendenti parità di accesso ai servizi e alla tutela sociale, compreso il congedo di maternità, l'assistenza sanitaria e le pensioni di anzianità nonché l'istruzione e la formazione professionale, a prescindere dalle condizioni di lavoro. Per quanto riguarda il settore delle collaborazioni domestiche, il Parlamento europeo invita inoltre la Commissione a sostenere gli Stati membri nella messa a punto di una campagna finalizzata a una graduale trasformazione del lavoro precario in lavoro regolare.