mercoledì 1 dicembre 2010

Onore a Demetrio Volcic

Fa davvero effetto vedere Demetrio Volcic giovane che fa queste belle corrispondenze da Praga. Il giornalismo degli inviati è una cosa bellissima. Sono in pochi a coronare una professione come questa con un'esperienza del genere. Ecco perchè ho pensato fosse giusto ripercorrere la carriera giornalistica di questo grande corrispondente che è stato di sinistra, ma non è mai stato comunista. Una piccola aggiunta. Fare il corrispondente a Mosca non è mai stato facie in Rai. In quella sede un giornalista rischia tanto. Se Volcic ha resistito così tanto tempo questo significherà anche qualcosa. Nel servizio c'è anche uno stralcio di un servizio di Pier Giorgio Branzi da Mosca nel 1964. Una spiegazione delle foto. Quella sopra raffigura Volcic mentre mostra l'ultimo giornale libero pubblicato a Praga, nel 1968, prima della chiusura decretata dalle truppe sovietiche nel 1968. Le altre due foto sotto sono accompagnate da una didascalia. Buona visione.



Pagnoncelli studentesco

Chissà quanto sarebbe stato contento Pagnoncelli di manifestare insieme agli studenti per le piazze di Roma? E' una domanda che si sono fatti in molti dopo aver letto con attenzione questo sondaggio che conferma la voglia di Pagnoncelli di stare dalla parte degli studenti. Quando si vuole fare un sondaggio che non deve dare ragione agli "avversari" si mette in atto la tecnica della "fetta di salame". In cosa consiste questa metodologia? Si fanno tre domande molto ambigue dalle quali si evince come la persona che si vuole affossare, in questo caso la Gelmini, abbia torto. Se si guarda questo sondaggio sulla riforma universitaria, si nota come la Gelmini abbia ragione, ma il risultato apparente del sondaggio è opposto. Il 44 per cento degli italiani è convinto che la riforma sia ottima (Domanda 2 [30%] e 3 [14%], vedi sopra). Ma il risultato effettivo del sondaggio è diverso, in quanto la domanda negativa contro la riforma Gelmini è una sola e raccoglie tutti i detrattori della riforma, alludiamo alla prima domanda (quella con il 40%) mentre quelle a favore di questa riforma sono due. Il risultato è scontato. Il fronte filogelminiano è diviso in due. E Pagnoncelli viene accolto dal giubilo degli studenti contestatori.

Pagnoncelli e quel 13 per cento sparito

Una delle caratteristiche del pagnoncellaniesimo è quella di far sparire le percentuali dei sondaggi come il giovane Majorana. Ovviamente per queste sparizioni non si mobilita nessuno. Ieri Pagnoncelli ha dimostrato che le sparizioni nel corso dei suoi sondaggi sono frequentissime. E' il caso della domanda fatta da Pagnoncelli sulle riforme. Il Governo Berlusconi è quello delle riforme annunciate o di quelle realizzate? Ovviamente, dal sondaggio pagnoncelliano la risposta non poteva che essere negativa. Però le percentuali riportate totalizzano appena l'87%. E l'altro 13% cosa dice? Aspettate la prossima puntata di "Chi l'ha visto?" e lo saprete.

Ecco come Pagnoncelli sminuisce Berlusconi

Una delle tecniche Pagnoncelliane è quella di sminuire il ruolo del nostro amatissimo Presidente del Consiglio. Il 16 novembre, in una condizione di marasma per l'esecutivo, Pagnoncelli propone alla Ipsos di realizzare un sondaggio nel quale si chiede agli italiani chi è il capo del governo che gradirebbero di più. Il risultato è favorevole a Berlusconi, che vince a man bassa con il 17 per cento. Chissà quanto si sarà incazzato Pagnoncelli. Ma il 30 novembre Pagnoncelli torna alla riscossa con un sondaggio più sibillino nel quale Berlusconi non viene incluso. La domanda del sondaggio è questa qual è il leader al quale gli italiani riservano la loro fiducia. Al primo posto figura il nostro amatissimo Presidente della Repubblica. Ma questo non significa nulla. Anzi, può sembrare che Berlusconi è sparito da ogni graduatoria di considerazione per la fiducia degli italiani. Per Pagnoncelli la missione è compiuta.

WikiLeaks, quei documenti non mettono paura

Voce Repubblicana del 1 dicembre 2010
di Lanfranco Palazzolo
Intervista ad Ennio Di Nolfo

I documenti pubblicati da WikiLeaks sono quasi del tutto privi di valore. Anzi, posso dire che gli americani erano più preoccupati di quello che faceva Moro di quello che fa oggi Berlusconi. Lo ha detto alla “Voce” il prof. Ennio Di Nolfo, docente di Storia e relazioni internazionali.
Professor Di Nolfo, qual è la sua interpretazione sulla rivelazione dei file segreti fatta da WikiLeaks? Quale importanza dobbiamo dare a questi documenti considerando le dichiarazioni del ministro degli Esteri Frattini, che ha parlato di 11 settembre della diplomazia?
“Credo che Frattini abbia calcato la mano sull’espressione che lei ha citato. Dare troppa importanza a questi documenti significa diminuire l’importanza di altri fatti che avvengono nella vita politica italiana come la legge di riforma dell’università. Ho recentemente pubblicato un saggio, edito da Polistampa, dal titolo ‘L’Italia e la guerra fredda’, nel quale ho raccolto alcuni saggi scritti nella mia lunghissima carriera accademica. Il mio saggio è una risposta alle domande che vengono poste da WiliLeaks. Chi non conosce la tecnica dei documenti della politica internazionale ha l’impressione di trovarsi di fronte a dei documenti di fondamentale importanza nella vita della politica internazionale. Ma per noi, che siamo degli esperti in materia, è evidente che questi documenti contengano degli elementi interessanti. Ma come blocco di documenti sono probabilmente privi di valore”.
Come ha trovato le reazioni a questi documenti?
“Un funzionario del controspionaggio americano, citato dal ‘Washington Post’ ha detto che nessuno dovrebbe pensare che i diplomatici americani sono delle spie. Ma i diplomatici ci aiutano a capire quello che succede nella politica internazionale. Questi documenti sarebbero stati pubblicati. Io ho pubblicato tanti documenti della diplomazia americana. Nel 1976 avevo pubblicato dei documenti inediti della politica estera americana, che hanno avuto un eco discreto nel dibattito politico italiano perché davano l’idea delle reali preoccupazioni degli americani nella vita politica italiana”.
Come interpreta le preoccupazioni degli Usa sull’Italia di oggi?
“Dai documenti americani traspare l’evidente preoccupazione dei rapporti tra il nostro Paese e la Russia. Non voglio entrare nei rapporti personali tra Berlusconi e Putin, di cui non so nulla. Ma ricordo che il tema delle forniture energetiche dalla Russia all’Italia ha preoccupato gli americani dai tempi di Enrico Mattei e dalla prima visita di Gronchi nell’Urss. Per noi del mestiere questa non è una novità”.
Gli americani erano preoccupati più di quello che faceva Moro o di quello che fa Berlusconi?
“Secondo me erano più preoccupati di quello che faceva Aldo Moro. All’epoca esisteva l’Urss, che oggi non c’è più”.

Riforma Gelmini: il Pd e l'Idv vogliono i studenti davanti alla Camera

Ecco come la Camera ha ricordato il grande Mario Monicelli


Quando ieri si è aperta la seduta della Camera ero curioso di vedere chi avrebbe detto qualcosa su Mario Monicelli, scomparso due giorni fa a Roma. Pensavo che lo avrebbe fatto qualcuno di sinistra. Invece, a sopresa, è stato il deputato dell'Udc Enzo Carra. Quello dell'onorevole Carra è stato un grande intervento.
ENZO CARRA. Signor Presidente, come è noto, ieri ha tragicamente dato tragicamente fine ai suoi giorni il regista Monicelli. Intendo rievocarlo brevissimamente con un ricordo affettuoso in questa Aula, dove tra l'altro per motivi familiari egli ha avuto anche dei legami seri. Voglio anche ricordare che quell'Italia che lui aveva minuziosamente descritto in tanti anni - in oltre cinquant'anni di lavoro - credo che gli si sia parata davanti tutta quanta insieme, perché la lunghissima serie dei suoi capolavori si è realizzata miracolosamente - purtroppo per lui e forse purtroppo anche per noi - come in un'unica epopea. I personaggi e gli interpreti che egli aveva pensato sono usciti nel frattempo da quello schermo, hanno lasciato lo schermo e sono entrati tra di noi in questa società e anche in quest'Aula. C'è l'eroe dei nostri tempi, ci sono «i soliti ignoti», ci sono i cialtroni opportunisti della «grande guerra», c'è «l'armata Brancaleone», e un po' defilati ci sono quelli che vogliono «i colonnelli», e poi ci sono al Governo e fuori dal Governo gli «amici miei», i «borghesi piccoli piccoli», che da vittime diventano carnefici e preferiscono sparare sugli altri. Ci siamo tutti in quell'affresco gigantesco di Monicelli, e lui - comprensibilmente, credo - è morto affranto per aver visto da vicino con i suoi occhi nella realtà, e non sullo schermo, i suoi protagonisti e i suoi interpreti: un'Italia fosca, che lui ha consegnato e pensava di aver consegnato alla storia del cinema, e che invece è entrata nel costume, nella società nostra attuale, nella nostra cronaca quotidiana, che quindi, invece che su un libro di storia del cinema, è finita nelle cronache di tutti i giorni. Ecco, credo che questo abbia contribuito, oltre alla vecchiaia e alla malattia, ad uccidere Monicelli, e per questo io intendo rievocarlo con affetto e con la devozione di chiunque creda nella nostra cultura e nella genialità italiana. Voglio per questo rievocarlo e commemorarlo qui tra noi questa mattina (Applausi).