venerdì 10 dicembre 2010

Un appunto sul 10 dicembre

Oggi ho fatto tanta fatica a pensare che questo è uno dei giorni più corti dell'anno. E anche il mese più freddo. Dalle parti di casa mia si poteva ammirare questo panorama. La primavera è vicina.

Il lavoro e le sue tutele

Intervista a Giuliano Cazzola
Voce Repubblicana
del 11 dicembre 2010
di Lanfranco Palazzolo

La legge sul Lavoro è stata molto faticosa, ma le tutele per i lavoratori restano immutate, soprattutto per chi ha svolto un lavoro a tempo determinato e considera il suo contratto irregolare. Lo ha detto alla Voce Repubblicana Giuliano Cazzola, relatore del ddl Lavoro, meglio conosciuta come legge 183 del 2010.
Onorevole Cazzola, cosa ha significato l’approvazione di questo provvedimento per il mercato del Lavoro in Italia? Le opposizioni vi hanno accusato di aver reso più incerta la realtà del mondo del lavoro.
“Non sono d’accordo con questa analisi. Noi abbiamo fatto una legge, che è anche una delle più importanti di questa legislatura, con dei contenuti ricchi. Certo, non è una legge perfetta, nel senso che la legge sul Lavoro è stata caricata di norme estemporanee, non in linea con le norme dei nove articoli che c’erano all’inizio (La legge consta di 50 articoli, ndi). Le norme meno controverse sono quelle che risolvono i problemi, salvo alcune. Mi riferisco all’articolo 20 sull’amianto”.
Quali sono le parti più importanti di questa legge?
“Si riprende la riforma delle pensioni per quanto riguarda i lavori usuranti negli stessi termini nei quali l’aveva posta il governo Prodi nella passata legislatura; si agisce anche sulle norme del 2007 che riguardano la riforma degli ammortizzatori sociali. Ci sono anche delle norme che riguardano il pubblico impiego”.
Quali sono le norme che hanno fatto più discutere?
“Le norme sulla conciliazione dell’arbitrato, norma che è stata fortemente presidiata dal messaggio del Presidente della Repubblica. La norma è stata migliorata a seguito di quel messaggio. Anche con l’apprendistato abbiamo fatto un passo avanti favorendo l’apprendistato al posto della frequenza dell’ultimo anno della scuola dell’obbligo. Sono stato soddisfatto del provvedimento che abbiamo varato. Quando ho parlato alla Camera ad ottobre, ho detto di essere onorato di aver approvato questo provvedimento”.
La Cgil vi ha accusato di aver reso precaria la condizione dei lavoratori precari rendendoli inconsapevoli dei termini della contestazione dei contratti a termine. Come risponde a questa accusa?
“Già la legislazione vigente, alludo alla legge 604 del 1966, prevede che il licenziamento sia impugnato entro 60 giorni. La legge 183 del 2010 estende questo obbligo di impugnazione anche ai contratti a termine. Non mi pare che abbiamo tolto delle tutele a coloro che vogliono un lavoro stabile. Tutti i lavoratori sono in grado di impugnarlo. La Cgil ha bene a ricordare questa norma. Un contratto a termine impugnato per tempo, se è irregolare, viene immediatamente trasformato dal giudice in contratto a tempo indeterminato. Le tutele per il lavoratore ci sono. E se il contratto è illegittimo, il lavoratore deve impegnarlo subito”.

Kennedy, il mito americano che ognuno vuole per se


Voce Repubblicana
dell'11 dicembre 2010
di Riccardo Bruno
Lanfranco Palazzolo ha scritto, per Kaos edizioni, il pamphlet “Kennedy Shock”, con un’ampia documentazione tesa a smontare ogni possibile mitologia kennedyana ad uso e consumo della sinistra. L’intuizione è giusta, nel senso che fare di JFK un precursore di Berlinguer, come pure qualcuno ha provato recentemente, è, a dir poco, una forzatura eccessiva. Solo che trattare l’esperienza politica di Kennedy con la sola intenzione di smontare gli argomenti in vigore nella sinistra italiana, non rende un grande servizio storiografico ad una figura politica cruciale del ‘900 e nemmeno a coloro che vogliano capire qualcosa di un’epoca tanto drammatica e complessa. Semmai rischia di aggiungere sciocchezze a sciocchezze. Notiamo poi che l’impianto storico internazionale dell’opera di Palazzolo è piuttosto difettoso. Ad esempio, non c’è da stupirsi se l’ambasciatore dell’Unione Sovietica Gromyko tende a sottolineare sentimenti sbagliati nella personalità del giovane Kennedy, sulla base di episodi che fra l’altro non hanno nessun rilievo pubblico, come una passeggiata a Berlino nel 1939. La guerra fredda prevedeva piani di propaganda evoluti e si attaccava anche alle esperienze più improbabili. Così come rimproverare a Kennedy un qualche senso di solidarietà nei confronti della Spagna franchista negli anni ‘50 ha più o meno il valore di indignarsi per le comprensioni statunitensi verso il regime militare cileno degli anni ’70. Il problema del comunismo e della sua diffusione era contenuto sul piano della realpolitik: valeva per Kissinger come per Kennedy. Dispiace molto poi leggere un giudizio gratuito e liquidatorio sulla figura del primo ministro britannico Churchill, quasi questi fosse “un reazionario” qualsiasi. Forse Palazzolo non ha ben chiara la differenza fra un conservatore inglese e un esponente della reazione europea dopo il 1917. Il conservatore inglese poteva anche apprezzare un reazionario se costui sapeva isolare la minaccia sovietica all’interno dei suoi confini. Era però pronto a fargli la guerra appena i confini si allargavano. E’ vero poi che Churchill provava ammirazione per Mussolini, ammirazione diffusa in tutto il continente, del resto, e comune anche in America, non solo nella famiglia Kennedy. Per non parlare di quella di cui il duce godeva in Italia. Plausibile, poi, una forma di simpatia personale del primo ministro britannico per Mussolini. Eppure c’è ampia documentazione di come Churchill abbia cercato di dissuadere l’Italia dall’impresa in Etiopia e di come l’ostinazione italiana abbia finito per incrinare i rapporti fra Londra e Roma. Quindi, negli anni di massimo consenso mussoliniano, Churchill era divenuto ostile. In ogni caso ci sembra per lo meno curioso bollare come un “reazionario” chi sconfisse con le armi la reazione europea. Quanto al fatto che Churchill non fosse un rivoluzionario, va da sé. Anche Kennedy non lo era. Fu il campione del mondo libero contro la minaccia sovietica. Questo è il dato di fondo della breve epopea kennedyana, che sfugge ovviamente a coloro che ai tempi di Kennedy erano schierati dall’altra parte e ora lo considerano un’icona. Sicuramente Palazzolo non fa di Kennedy un’icona, e questo è apprezzabile. Purtroppo non vede nemmeno quella frontiera di libertà che Kennedy, nonostante le sue contraddizioni e i suoi errori, cercò di estendere contro il muro del dispotismo e della miseria socialista.
Riccardo Bruno

La legislatura prosegue con Berlusconi

Intervista ad Alfredo Mantica
Voce Repubblicana del 10 dicembre 2010
di Lanfranco Palazzolo

E’ impossibile continuare la legislatura senza Berlusconi e il Pdl. In questa situazione solo Berlusconi ha dimostrato di essere coerente. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica del Pdl.
Sottosegretario Mantica, cosa succederà il 14 dicembre? Questi ultimi giorni sono stati caratterizzati da una serie di ricatti infiniti al Governo. Cosa ne pensa?
“Le dichiarazioni contraddittorie che escono da alcuni esponenti politici di questo soggetto mi sembrano dettate dalla volontà di marcare un confine di trattativa politica. Mi sembra che Futuro e libertà sembra orientata a trattare. Mi ha colpito molto la dichiarazione di Fini a ‘Ballarò’, quando ha detto che se il Presidente del Consiglio desse le dimissioni prima del voto di fiducia sarebbe positivo. Fini ha detto che è interessato al programma e non a chi fa il governo. Mi pare una novità importante. Come se accettassero un Berlusconi bis. Certo, questo desiderio non si realizzerà perché Berlusconi non darà le dimissioni prima. Fini nega di voler fare accordi con il Pd, ribadendo la sua collocazione nel centrodestra. Oggi mi pare che nessuno voglia le elezioni. Continuare la legislatura senza Berlusconi e il Pdl mi pare che sia impossibile. Se qualcuno non vuole andare al voto sa con chi deve trattare e su cosa deve trattare”.
Non trova che le argomentazioni di Fini siano contraddittorie? Nel discorso fatto a ‘Ballarò’, Fini ha detto che Berlusconi è una parte importante del ‘problema’. Gli ascari del FLI hanno lanciato più volte l’amo per un governo con il Pd.
“In un momento come questo l’unico a mantenere una posizione coerente è Silvio Berlusconi e il Pdl. Bisogna interpretare queste contraddizioni. Il clima che io vedo è trattativista da parte di Udc e Fli, indipendentemente da quello che dicono alcuni. Siccome la partita se la gioca il governo, le condizioni sono quelle di un centrodestra a più gambe. Il gioco è nelle mani del Presidente del Consiglio. Sarà il voto del 14 a stabilire la forza del Presidente del Consiglio”.
Quali sono i rischi del voto del 14 dicembre?
“Il Consiglio europeo del 17 dicembre. Si tratta di un appuntamento molto importante. In quella sede si dovranno stabilire i criteri della nascita del fondo di salvataggio per i paesi in difficoltà. E’ molto importante che il governo si presenti in buone condizioni a quell’appuntamento”.
Pensa che Fini sia un irresponsabile?
“Io stimo Fini. Credo che questo ‘gioco’ gli abbia preso la mano. In questa legislatura Berlusconi si giocava le sorti di leader del centrodestra. E la partita per la leadership doveva essere affrontata nel 2013. Fini ha accelerato un processo logico con modalità discutibili, mettendo in difficoltà lo schieramento che lui stesso aveva contribuito a fondare”.

La legge 183 e il mercato del Lavoro

Oggi il direttore di Radio Radicale Paolo Martini mi ha incaricato di condurre un dibattito alla Radio sul ddl Lavoro approvato il 19 ottobre scorso dal Parlamento. Ecco cosa ne è uscito fuori. In studio con me c'erano Claudio Treves della Cgil e Salvo Barrano dell'associazione "20 maggio". In collegamento con lo studio di Radio Radicale c'era il relatore della legge Giuliano Cazzola. Buon ascolto.

Fuga da Antonio Di Pietro

IL TEMPO del 9 dicembre 2010
Di Lanfranco Palazzolo

Fuga da Antonio Di Pietro. Il dibattito parlamentare della prossima settimana sta destabilizzando l'Italia dei valori. Alcuni parlamentari sono in predicato di fare le valigie. E' il caso di Domenico Scilipoti, deputato omeopata dell'Idv. Proprio questa mattina il parlamentare terrà una conferenza stampa con l'ex Democratico Massimo Calearo e il fuoriuscito da Alleanza per l'Italia Antonio Cesaro. A chi lo stuzzica sul voto, Calearo risponde: “L'astensione il 14 dicembre? E' una possibilità. Al momento la mia posizione resta quella di ieri. Domani vedremo”. Antonio Di Pietro aspetta di vedere chi sono i Giuda nel suo partito. Nell'attesa utilizza toni soft su Scilipoti: “Riconfermo tutta la fiducia in lui. E' un valente medico omeopatico, un bravo deputato, e ci dà pure un sacco di indicazioni mediche”. Ma a fare il lavoro sporco ci pensa Massimo Donadi, che telefona a Scilipoti. Questa chiamata di Donadi si trasforma nel “casus belli”: “Mi ha chiamato Donadi – denuncia Scilipoti -, dicendomi che c'è un cartello pronto a buttarmi addosso fango, fatto da Pd, da Repubblica e dall'Idv”. La chiamata non è stata smentita dal vicecapogruppo dell'Idv alla Camera Antonio Borghesi: “Se non è una barzelletta, si commenta da sè”. Scilipoti lascia tutti nel dubbio dicendo che “nella vita non si sa mai” quello che potrebbe accadere. Leoluca Orlando tenta di rassicurare tutti dicendo che il parlamentare non lascerà il partito: “L'on. Scilipoti non ha neanche motivazioni di ruolo politico, essendo un parlamentare di un partito che, grazie alla sua linea intransigente, ha continuamente raddoppiato i propri consensi ed è prevedibile che dovrà raddoppiare anche i propri parlamentari”. Un altro caso scottante è quello dell'abruzzese Antonio Razzi, eletto con l'Idv nella circoscrizione estero (Europa). Di Pietro non ha mai avuto buoni rapporti con lui. Il problema di Razzi è che lavora troppo e quindi fa ombra ad Antonio Di Pietro. Qualche mese fa Razzi aveva definito Berlusconi “simpatico” (“la Repubblica”, 16 settembre 2010). Questa frase aveva mandato Di Pietro su tutte le furie. Al “Corriere” di ieri, Razzi ha detto: “Mandiamo a casa Berlusconi. E dopo chi ci mettiamo?”. Una frase che lascia spazio a ben poche interpretazioni. Il governo Berlusconi può contare sul Repubblicano Francesco Nucara, Francesco Pionati dell'Adc, Noi Sud-PID (11 voti), Pdl (235 voti), Lega (59 voti). Se Cesario, Razzi, Scilipoti e Calearo voteranno a favore del Governo, i voti per Berlusconi saranno 311. La grande ammucchiata che va dall'Idv a Futuro e libertà conta 206 voti del Pd, sui 34 del Fli, i 35 dell'Udc, i 6 dell'Api, i 5 dell'Mpa, i 3 dei Liberaldemocratici e i 22 dell'Idv. Si aggiungono alla carovana i 3 parlamentari del misto: Giorgio La Malfa, il liberale Paolo Guzzanti e Giuseppe Giulietti e il valdaostano Nicco. La grande ammucchiata è a quota 315. Si astengono, almeno per il momento, Gianfranco Fini, Giampiero Catone (Fli), i due delle minoranze linguistiche tedesche, Zeller e Brugger. Il distacco è di appena 4 voti. La partita è apertissima.