venerdì 17 dicembre 2010

Natale romano: Piazza della Repubblica ibernata










La frase del giorno: "Anna Finocchiaro grande comunicatrice"

''La Finocchiaro e' una grande comunicatrice, una che buca il video, che sa parlare alla gente: la voglio come leader del Partito democratico''. Lo ha sottolineato Alba Parietti, che oggi e' stata ospite in studio del programma di Radio2 "Un Giorno da pecora". Nella foto sopra la "grande comunicatrice" in formato "Morticia". La politica ci sorprende sempre. Pensare che un esponente politico come la Finocchiaro sia una grande comunicatrice è davvero un atto di ruffianaggine infinita. Ce lo conferma la showgirl torinese che dovrebbe ricordare che la Finocchiaro è stata mandata a casa da Raffaele Lombardo alle elezioni regionali in Sicilia. La Finocchiaro è stata una brava comunicatrice, al punto che l'hanno fatta ritornare come capogruppo al Senato come se nulla fosse.

Questo libro non esiste, ma c'è

Simone Berni, "Manuale del cacciatore di libri introvabili".

Il polo dei divisi

Il Tempo, 17 dicembre 2010
Di Lanfranco Palazzolo

Il terzo polo delle contraddizioni. Sarà difficile che il Partito della nazione riesca ad avere uno sbocco politico elettorale credibile presso l'opinione pubblica italiana. Pier Ferdinando Casini, Gianfranco Fini e Francesco Rutelli hanno una visione politica antitetica. Il “trio” terzopolista si divide in due blocchi: nel primo blocco ci sono Rutelli e Casini, profondamente avversi al Bipolarismo; nell'altro blocco c'è il bipolarista Gianfranco Fini. Nonostante questa spaccatura sistemica, gli esponenti di Futuro e libertà non si fanno scrupolo di proporre un'alleanza con il Partito democratico. Mentre lo scorso 7 dicembre Fini affermava a “Ballarò” di non voler fare un accordo elettorale con il Pd, il 24 agosto precedente Italo Bocchino aveva ipotizzato addirittura un nuovo governo di emergenza con il Pd (Vedi “Sole 24 Ore” del 24 agosto del 2010, “Bocchino, nel governo con centristi e Pd”). Su questo tema Casini e Rutelli sono stati molto più prudenti. Casini ha apertamente criticato il Pd, dicendo che a Bersani “l'alternativa non si costruisce in piazza” (“Il Messaggero, 17 ottobre 2010”. Contraddizioni sistemiche a parte, come si comporterebbe il “trio” di fronte ad un provvedimento impegnativo? Nel caso del testamento Biologico, la posizione di Fini è problematica per i terzopolisti. Il 26 agosto scorso Fini è andato alla Festa del Pd a Genova per dire che: “Non si tratta di favorire la morte, ma di prendere atto della impossibilità di impedirla e di affidare la decisione alla persona, all'affetto dei familiari o alla scienza del medico”. Nel partito di Bersani si sono spellati le mani per gli applausi. Nessun esponente del partito di Casini sottoscriverebbe mai una frase del genere. Non è un caso che Enzo Carra (Udc) abbia definito queste affermazioni, all'epoca, come “uno sparo nel buio”. Anche Paola Binetti, esponente del Partito della nazione non condividerebbe nemmeno una parola di Fini. Un altro elemento di grande contraddizione è quello relativo alla collocazione europea dei cosiddetti terzopolisti. Francesco Rutelli aderisce all'Alde, il Partito liberale europeo. In questo zibaldone politico c'è l'Italia dei valori, alleato del Pd; i Lib-Dem inglesi alleati dei conservatori di David Cameron e l'eterno sconfitto Francois Bayrou. Invece, i finiani e Casini aderiscono al Partito popolare europeo, che ha sempre condiviso e sostenuto la linea politica espressa da Silvio Berlusconi. Infatti, è stato lo stesso Berlusconi, nel corso delle votazioni sulla fiducia, a proporre a Casini di fare il Ppe in Italia: “Dovete venire con noi, dobbiamo costruire il Ppe in Italia”. Un altro elemento di ambiguità della babele centrista è l'atteggiamento sulla legge elettorale. Qui si trova davvero di tutto. Gianfranco Fini vuole il maggioritario a doppio turno, soluzione che farebbe felice Massimo D'Alema. Invece, gli esponenti dell'Udc, che vorrebbero la fine del bipolarismo, si pronunciano a favore del ripristino delle preferenze e per il mantenimento del proporzionale. Di fronte ad un dilemma del genere chi decide e per chi nel Partito della nazione? Il terzo polo è riuscito anche a compiere un grande miracolo, riunendo due esponenti politici che si sono sempre avversati: Luciana Sbarbati e Giorgio La Malfa. La prima è stata candidata dal centrosinistra in Sardegna per il centrosinistra, mentre il secondo è stato eletto nelle Marche con il Pdl nel 2008. Nel 2001 i due si erano divisi perché La Malfa voleva andare con Berlusconi e la Sbarbati voleva andare nel Pd. Resta un mistero su come questa arca di noè della politica possa reggere di fronte ad un confronto parlamentare e ad una dura prova elettorale. A rendere inquietante il quadro si è aggiunto anche l'arrivo dell'ex segretario del Psi Enrico Boselli, in quota Rutelli. Nel 2006 Boselli aveva dichiarato al “Giornale”: “Toglierei i soldi alla Chiesa e darei i matrimoni anche ai gay”. E nel 2007 aveva proposto l'abolizione del Concordato. Nel 2005 Rutelli aveva definito le proposte di Boselli del Concordato una boutade. Ma se dovesse ripetere una proposta del genere nel Partito della nazione, il giorno dopo scapperebbero tutti da Berlusconi, tranne Gianfranco Fini e Italo Bocchino.

Roma blindata il 14 dicembre 2010


La sera del 14 dicembre, quando sono andato in giro per il centro di Roma ho trovato una città in stato di assedio e senza macchine, dopo gli scontri provocati da alcuni dei manifestanti scesi in piazza. In queste due foto che ho scattato potete vedere Palazzo Chigi in Stato di assedio (Foto 2) e Piazza San Silvestro deserta (foto 1). Come potrete notare, i capolinea degli autobus della piazza nel cuore di Roma sono vuoti e nessuno aspetta i mezzi. Una visione insolita per le 19 di martedì sera.

Quegli argomenti sono da straccivendola

Intervista a Bobo Craxi

Voce Repubblicana del 17 dicembre 2010
di Lanfranco Palazzolo
(A sinistra Rosi Bindi 'bella' addormentata in aula).

Rosi Bindi ha utilizzato nei confronti di mio padre degli argomenti da straccivendola. Lo ha detto alla “Voce” Bobo Craxi del Partito socialista italiano, rispondendo alle accuse rivolte dalla Presidente del Partito Democratico al padre.
Bobo Craxi, cosa pensa dell’attacco rivolto da Rosi Bindi contro suo padre nel corso della trasmissione “Ballarò”. La Bindi ha messo sullo stesso piano gli anni del governo di Craxi con quelli di Berlusconi, accusando suo padre di aver provocato l’aumento del debito pubblico in Italia?
“Quello di Rosi Bindi è stato un attacco inusitato con argomenti da straccivendola. Il capo della corrente di Rosi Bindi ha governato per anni insieme ai socialisti. L’argomento straccione che ha utilizzato la Bindi è quello sul debito pubblico. La Bindi ha dimenticato che negli anni del governo socialista il debito pubblico era calato di poco, per poi lievitare di nuovo nei mesi del Governo De Mita. Al di la di queste accuse, l’assioma di mettere insieme gli anni del governo socialista con il Governo Berlusconi è un argomento propagandistico, che certo non ha un fondamento nella realtà dei fatti. Con questo tipo di argomenti la sinistra non va molto lontano”.
Molti esponenti politici del centrosinistra ritengono che Bettino Craxi abbia passato il testimone della sua eredità politica a Berlusconi. Come giudica questa convinzione?
“Credo che sia un argomento vigliacco quello di decontestualizzare il passato perché non si vuole mettere in soffitta il presente. Il problema è che questo argomento è stato ripreso più volte da Rosi Bindi e sia dalla senatrice Anna Finocchiaro nel corso della sua dichiarazione di voto in Senato. Questo la dice lunga sulla mancanza di riflessione sulle sconfitte con le quali la sinistra deve fare i conti oggi. Molti esponenti di sinistra si rifiutano di fare i conti con il proprio passato comunista. Loro non vogliono rendersi conto che il Psi è nel centrosinistra e che vuole cambiare questo schieramento. Io mi batterò come socialista nel centrosinistra affinché i socialisti e i laici nel centrosinistra siano sempre più distanti da questo Partito democratico”.
La Bindi ha anche detto che gli ex socialisti nel Pdl hanno una storia craxiana.
“L’argomento usato dalla Bindi è da straccivendola perché c’è stato un uso improprio del termine craxiano, che è stato citato con un chiaro intento di ostilità e di intolleranza verso coloro che avevano condiviso quella visione politica. La veemenza polemica della Bindi è assolutamente fuori dal tempo. E’ vero che nel Pdl ci sono molti socialisti. Per la verità mi sembra che siano in maggioranza lombardiani più che craxiani. La stragrande maggioranza dei craxiani autonomisti sono fuori dalla lotta politica. E comunque non sono finiti con Berlusconi”.

Ecco le donne con le palle

Intervista a Giancarlo Lehner
Voce Repubblicana del 16 dicembre 2010
di Lanfranco Palazzolo

Nel gruppo di Futuro e libertà le uniche che hanno le “palle” sono le donne. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il deputato del Popolo delle libertà Giancarlo Lehner.
Onorevole Lehner, il governo Berlusconi ha superato brillantemente lo scoglio del voto di fiducia. Adesso cosa accadrà dopo la pesantissima sconfitta dei finiani?
“Il risultato del voto di oggi spiega perfettamente che la congiura e il tradimento non sono passati. Oggi abbiamo scongiurato il rischio di un governo Tulliani; un governo di ‘irresponsabilità nazionale’. La giornata politica del voto di fiducia ha reso certamente onore alle donne. Tre donne che appartenevano all’area finiana come la Sbai, la Siliquini e la Polidori hanno dimostrato che le uniche in grado di tirare fuori gli attributi sono le donne. Le donne di Futuro e libertà si sono dimostrate le più coraggiose, decise e lungimiranti rispetto ai maschi del loro stesso gruppo parlamentare”.
Adesso cosa deve fare Fini?
“Si deve dimettere. Il Presidente della Camera ha provato a mettere in atto la congiura di Palazzo, come accadeva nei periodi più oscuri delle monarchie, quando c’erano queste trame. Fortunatamente per lui non c’è il carcere o la Cayenna per gli sconfitti che tentano questo tipo di complotto. A questo punto, Fini dovrebbe fare il capopartito di un partito che non c’è. L’unico modo per farlo è dimettersi dalla carica che ricopre. La sconfitta di oggi dimostra che il suo partito non esiste. Fini la smetta di fare la terza carica dello Stato super-partes. Questo è il vero scandalo”.
Le dimissioni di Fini però regalerebbero un voto in più a Futuro e libertà contro il governo? Di fatto, il mantenimento della carica che ricopre sta producendo il logoramento di Fini.
“L’aritmetica ci ha dato ragione, ma non ci consentirà di governare. Quindi è chiaro che si deve allargare la maggioranza all’Udc attraverso un patto di legislatura su alcuni punti programmatici. Io sono contrario all’allargamento al FLI. Per noi, Futuro e libertà è un ex alleato. Oggi è più facile fare un accordo con Bersani piuttosto che farlo con Fini. Dopo le parole che ha usato oggi Bocchino contro Berlusconi, credo che un’alleanza così sia impossibile. Se non fosse possibile un accordo con l’Udc, dovremmo occuparci delle emergenze del paese e poi dovremmo andare al voto”.
Quanto hanno pesato queste manifestazioni violente sul pendolo delle votazioni alla Camera dei deputati?
“Sono molto arrabbiato con il mio partito. Nel 2008 avevo presentato una proposta di legge salva-Roma da queste manifestazioni violente. Dobbiamo preservare la capitale da certe intemperanze che provocano danni ad una città che è patrimonio di tutto il mondo. Queste manifestazioni riducono il turismo. I manifestanti dovrebbero sfilare fuori dal Raccordo”.

Quel Presidente è stato avvilente

Intervista a Margherita Boniver
di Lanfranco Palazzolo
Voce Repubblicana del 15 dicembre 2010

Alla vigilia del dibattito sulla fiducia il Presidente della Camera Gianfranco Fini ha dato uno spettacolo avvilente. Lo ha detto alla Voce Repubblicana l’onorevole Margherita Boniver del Popolo delle libertà.
Onorevole Boniver, cosa pensa del tentativo operato dal quotidiano “Il Secolo d’Italia” di inserirla in una lista di simpatizzanti del futurismo finiano?
“Quando mi hanno detto che ‘Il Secolo’ mi aveva messo in questa lista pensavo che non fosse vero. Ho visto una copia del ‘Secolo’ e ho visto che ero in eccellente compagnia. Si è trattato indubbiamente di un tentativo di deviare l’attenzione sul miserando stato di salute del neonato partito di Futuro e liberto. Questa situazione è sotto gli occhi di tutti. Ad una domanda di adesione al gruppo dei finiani risponderei: ‘No, grazie’. A mio avviso, l’intento del giornale era palese. Il quotidiano del Fli aveva bisogno di parlare d’altro, d’inventarsi una trovata come questa. Loro l’hanno definita come una lista anti-proscrizione. Il riferimento era a quanto aveva fatto il quotidiano ‘Libero’”.
Come ha trovato il comportamento di Fini alla vigilia di questo dibattito? Il Presidente della Camera ha paventato le sue dimissioni.
“Sono dimissioni che non si materializzano mai. Lo spettacolo di un Presidente della Camera si sporca le mani in un durissimo dibattito politico è uno spettacolo avvilente. Non seguito tutto il discorso fatto da Fini nel corso di una trasmissione in Rai. Ero a Torino per una manifestazione a sostegno del Popolo delle libertà. Ho visto solo degli spezzoni di questa intervista. Ho avuto l’impressione di assistere ad una sorta di suicidio politico. Indipendentemente da quello che sarà l’esito del dibattito in Parlamento, mi chiedo quale possa essere l’interesse di Gianfranco Fini una volta che il Presidente della Camera avrà fatto cadere il governo”.
E’ giusto andare immediatamente alle elezioni politiche dopo questo dibattito?
“Temo che questo potrebbe essere uno degli scenari del voto. Non lo dico perché ho paura del voto. I sondaggi danno in vantaggio il Pdl e i suoi alleati. Le mie preoccupazioni riguardano la situazione economica del Paese. Si parla con maggiore frequenza del rischio della distruzione dell’Euro. Immaginare di andare in campagna elettorale con questa situazione sarebbe estremamente rischioso per l’Italia”.
E’ rimasta sorpresa dalla fuga dei parlamentari dell’Idv verso Di Pietro?
“Sono stupita fino a un certo punto. Non conosco i due ex dipietristi. Immagino che abbiano meditato bene la loro scelta visto che sono stati sottoposti ad una vera e propria gogna mediatica. Una troupe di ‘Annozero’ ha importunato la madre 91enne dell’onorevole Scilipoti. Questi due deputati sono stati correttissimi. Hanno preso le loro decisioni in modo trasparente”.

Ugo La Malfa, intervista sui 100 anni dell'Unità d'Italia

Nell’aprile del 1961 la rivista “Storia Illustrata” organizzò una tavola rotonda sui 100 anni dell’Unità d’Italia. A questo dibattito parteciparono Ugo La Malfa, Lo storico Luigi Salvatorelli, il liberale Giovanni Malagodi, lo scrittore Alberto Moravia, l’ammiraglio Angelo Iachino e lo scrittore Manlio Lupinacci. Visto che sono da sempre convinto dell’attualità del pensiero di Ugo La Malfa, ho pensato di riproporre ai lettori del mio blog le domande poste 50 anni fa dal mensile di storia e le risposte del grande leader repubblicano, nella convinzione che le considerazioni di La Malfa siano ancora una chiave di interpretazione utilissima per riflettere sulla nostra storia più o meno recente.
Ritiene ancora pertinente, a cent’anni di distanza, la celebre battuta di D’Azeglio: “L’Italia è fatta, ora bisogna fare gli italiani”?
Ritengo che la battuta di D'Azeglio avesse valore per il momento (risorgimentale) in cui fu pronunciata. In effetti si poteva dubitare, cento arini fa, che gli italiani fossero uniti, nelle loro convinzioni nazionali, tanto quanto l'unificazione territoriale poteva Presupporre. Ma a cento anni di distanza, questo dubbio è cessato. Rimane da stabilire se gli italiani, dopo cento anni di unità, abbiano costruito uno Stato democratico moderno, una civiltà democratica, compatti in tutte le loro manifestazioni. Ma questo è tutt'altro problema”.
In che misura, l’istituto monarchico, identificandosi con il Risorgimento, ha inibito o deviato gli ideali mazziniani e repubblicani, cioè le aspirazioni sociali, federative e internazionaliste?
Come condensatore di interessi moderati e conservatori, preesistente susseguente all'unità d'Italia, l'istituto monarchico ha rappresentato una remora allo sviluppo democratico dell'Italia, che già segnava un grande ritardo sui Paesi più democratici del mondo. Il fenomeno del fascismo può essere inquadrato in questo sottofondo conservatore e, talvolta, rea-zionario della vita italiana, alla cui influenza l'istituto monarchico non si è mai sottratto, nemmeno nei suoi più felici periodi della lotta risorgimentale. Evidentemente se il movimento democratico, mazziniano del Risorgimento, avesse potuto avere maggiore influenza, nel momento in cui si acquistava la pina unità d’Italia avesse potuto avere influenza politica proporzionata al contributo da esso dato in tutto il periodo della lotta risorgimentale, la condizione politica-sociale d’Italia sarebbe oggi diversa e democraticamente molto più progredita di quanto oggi non lo sia”.
In cent’anni di storia, il problema della frattura tra Nord e Sud è stato avviato a una certa soluzione o è rimasto sostanzialmente immutato?
“La discussione dottrinaria è stata vastissima prima dell'avvento del fascismo. Ma i provvedimenti concreti limitati nella loro efficacia. Dopo la caduta del fascismo con la istituzione della Cassa del Mezzogiomo nel 1950, si è fatto molto di più. Ma come ha dimostrato la recente discussione in Parlamento, i progressi economici delle zone più sviluppate sono tali che, nonostante certi indubbi progressi del Mezzogiorno, il divario tende ad aumentare, non a diminuire. Bisogna affrontare il problema che non è soltanto problema di Nord e Sud, ma problema di rapporti tra aree economicamente sovrasviluppate e aree sottosviluppate, su un piano più generale, con un programma economico di carattere nazionale”.
Il dissidio tra Stato e Chiesa, che è sempre stato presente, in modo più o meno vivo, in questi cento anni della nostra storia, può considerarsi oggi superato?
“Il dissidio fra Stato e Chiesa appare formalmente superato dopo i Patti lateranensi e dopo che il famoso art. 7 della Costituzione repubblicana si è richiamato a tali Patti, come strumento di regolamento dei rapporti fra Stato e Chiesa. Ma il regolamento di tali rapporti non può essere soltanto giuridico e formale. Esso deriva dal comportamento concreto dello Stato da una parte e delle gerarchie ecclesiastiche dall'altra. Da questo punto di vista concreto, il problema si è ripresentato acuto dopo Ia preponderanza guadagnata dalla D.C. nella vita politica italiana e per il carattere particolare dei rapporti che intercorrono fra tale partito e le gerarchie ecclesiastiche. Le recenti acute polemiche condotte da partiti, uomini di cultura e stampa che rispecchiano una concezione laica, derivano da tale stato concreto di cose e dai disagi che esso produce fra coloro che intendono i compiti dello Stato assolutamente autonomi e divisi da quelli della Chiesa. Bisogna che le gerarchie ecclesiastiche e il partito della D.C. avvertano i limiti che il regolamento dei rapporti fra Stato e Chiesa assegna alle iniziative della Chiesa e dei suoi organi”.
La Resistenza italiana è stata spesso definita un secondo Risorgimento. Questa affermazione potrebbe essere interpretata nel senso che la lotta contro il nazismo e il fascismo fu generata dallo stesso moto popolare e dagli stessi ideali di rinnovamento che ispirarono i garibaldini di allora?
In molta misura sì. Il movimento garibaldino e mazziniano fu un movimento popolare e democratico, ed il movimento della Resistenza fu un movimento popolare, che si richiamava all’ideale democratico del Risorgimento contro il fascismo. Naturalmente nel reagire al fascismo. fenomeno degenerativo di carattere reazionario della società italiana, non si oppose una concezione popolare e democratica univoca come quella del Risorgimento. La presenza dei democratici-cristiani da una parte e dei socialisti e comunisti dall'altra, rappresentò una modificazione di certe caratteristiche proprie del movimento garibaldino e mazziniano del Risorgimento. Sarebbe però un lungo discorso dire in che la presenza democraticocristiana, socialista e comunista modificò quel quadro”.
Esistono ancora oggi “Questioni” (Nel campo politico, economico e del costume) oltre a quelle accennate, che l’Italia si è trascinata dietro per cent’anni senza riuscire a risolvere? Quali sono?
“Ne esistono molte. Vi è il problema dei rapporti fra Stato ed autonomie locali, (comunali, provinciali, regionali) che, dibattuto dal Risorgimento in poi e risolto in un certo modo dalla Costituzione repubblicana, è rimasto ancora concretamente insoluto. Vi è il problema di certe libertà costituzionali, e della loro garanzia rispetto ai poteri pubblici, che mal risolto in regime monarchico, risolto in senso autoritario e reazionario in regime fascista, si trascina ancora, fra compromessi e vecchie legislazioni, in regime democratico e repubblicano. Vi è il problema di un equilibrato sviluppo economico e di una maggiore perequazione fra aree sovrasviluppate e aree sottosviluppate del nostro Paese vi è il problema gravissimo della scuola, della diffusione dell'istruzione e della cultura, della diffusione stessa del libro, che non è stato ancora democraticamente risolto. Vi sono i problemi del costume della vita collettiva, nei quali si è purtroppo regredito rispetto alle nobili ed oneste generazioni risorgimentali e post-risorgimentali. Vi sono insomma molti problemi non risolti che caratterizzano appunto una civiltà democratica moderna. Si può, per riassumere, affermare che l'Italia come nazione, come Paese di sviluppo economico, come Paese di grandi ed intelligenti iniziative singole, come Paese capace, geniale e creativo, capace di destare simpatie, è enormemente migliorato. Ma come collettività democratica moderna, capace di servire gli interessi dei cittadini e di contare sulla devozione dei cittadini deve compiere ancora molto cammino”.
(A cura di Lanfranco Palazzolo).