sabato 18 dicembre 2010

Quella legge deve essere rivista

Intervista a Filomena Gallo
di Lanfranco Palazzolo
Voce Repubblicana, 18 dicembre 2010

Oggi è necessario fare il punto sulla legge 40 del 2003. Lo ha detto alla Voce Repubblicana l’avvocato Filomena Gallo, presidente dell’Associazione “Amica Cicogna” e vicepresidente dell’Associazione Luca Coscioni.
Avvocato Gallo, venerdì mattina avete fatto un convegno al Senato sulla fecondazione assistita dal titolo “Cosa resta della legge 40”. Qual è il bilancio dell’applicazione di questa normativa?
“Abbiamo fatto il punto sulla realizzazione della legge 40, che in sei anni di applicazione ha visto, il più delle volte, sentenze dei magistrati che ne hanno dato un’interpretazione nel rispetto dei diritti dei destinatari. I giudici non hanno modificato la legge, ma l’hanno interpretata in modo che non fossero lesi i diritti delle coppie infertili e delle coppie fertili, che hanno bisogno di accedere alle tecniche di fecondazione assistita. In questi anni abbiamo effettuato un monitoraggio con associazioni di pazienti. Anche se la legge risulta modificata rispetto al testo originario del 2003, questo è accaduto grazie all’intervento Corte costituzionale. In questo caso, la Consulta ha rimosso i divieti più dolorosi per la salute della donna, che imponevano dei trattamenti invasivi. Di fatto, possiamo constatare che in Italia esiste un’applicazione della legge a macchia di leopardo. Il più delle volte, i centri pubblici non applicano tutte le tecniche. La garanzia di giusto accesso alle tecniche di fecondazione assistita in ogni caso non è rispettato”.
Oggi cosa chiedete politicamente?
“Noi chiediamo soprattutto di modificare la legge. E comunque vogliamo che siano rispettati almeno gli obblighi stabiliti dalla legge, a cominciare dalla revisione delle linee guida. E vogliamo che almeno sia resa effettiva l’applicazione della legge 40 dopo la sentenza della Corte costituzionale, che ha modificato le linee guida sul consenso informato, che viene stabilito anche dal ministero di Grazia e Giustizia. Ecco perché chiediamo nuovi interventi su ciò che resta della legge 40”.
Che ruolo ha svolto la Consulta in questo quadro giuridico a dir poco confuso?
“La sentenza della Corte costituzionale ha cambiato l’applicazione della normativa, perché ha eliminato il limite dei tre embrioni producibili. E il contemporaneo impianto di tutti gli embrioni prodotti. Si tratta di due punti che producevano un danno per la salute della donna. Infatti, le relazioni al Parlamento hanno evidenziato, in questi anni come, caso unico in Italia, vi sia stato l’aumento del 3 per cento delle gravidanze a rischio. E le relazioni al Parlamento sono degli atti ufficiali prodotti dal ministero della Salute su una raccolta dati effettuata dal registro nazionale sulla fecondazione assistita, che è un organo dell’Istituto superiore di sanità. Il Parlamento doveva intervenire immediatamente. Invece è intervenuta la Consulta…”.

Ho difeso il mio paese. E minacciano mio figlio

Il Tempo 18 dicembre 2010
Intervista a Licia Ronzulli
di Lanfranco Palazzolo

Ho difeso il mio paese dagli insulti di Sonia Alfano. Solo per aver fatto questo hanno minacciato di morte mio figlio. Lo sostiene l'Europarlamentare del Popolo delle libertà Licia Ronzulli, iscritta al gruppo parlamentare del Ppe.
Onorevole Ronzulli, dopo lo scontro con Sonia Alfano al Parlamento europeo, che l'ha apostrofata come 'vajassa' che tipo di minacce ha dovuto subire?
“Ho ricevuto insulti e minacce di tutti i generi. Mi hanno definita una 'puttana'”.
Attraverso quale mezzo?
“Ho ricevuto molte e-mail di minacce alla casella di posta elettronica del Parlamento europeo, su facebook e sulla casella di posta elettronica del Pdl. Gli insulti più comuni erano 'Troia infame', 'Puttana di merda', 'devi morire, tu e quel lurido figlio di puttana di tuo figlio che voglio vedere morto', 'stai attenta che ti veniamo a prendere'”.
Le persone che l'hanno minacciata sul social network, lo hanno fatto con un'identità di comodo?
“Questo non saprei dirlo. Oggi, fare un account fittizio su facebook è semplicissimo. Su questo social network mi hanno definita come la 'serva di un nano' da una persona che si è firmata. Inoltre, mi hanno scritto: 'la Alfano ti ha sputtanata' oppure la 'prostituzione è un mestiere antico'; 'Come sappiamo, lei è una puttana'. Altri hanno scritto: 'Grazie al 'Fatto quotidiano' abbiamo visto il suo modus operandi. Tutte le minacce erano riconducibili all'area dei simpatizzanti dell'Idv. Infatti, molti si sono firmati come 'elettore dell'Italia dei Valori'. Devo aggiungere che i messaggi di solidarietà sono stati molti di più rispetto agli insulti. Le persone che mi hanno offesa e minacciata combattono con i cannoni caricati dall'odio, con la rabbia. Non posso accettare che mi dicano 'Voglio vedere tuo figlio morto'”.
E' la prima volta che riceve delle minacce del genere?
“Non sono mai stata minacciata prima d'ora. E' la prima volta in assoluto. Mi sono permessa di interrompere Sonia Alfano perché stava insultando l'Italia e ho ricevuto questa valanga di insulti e di infamie”.
Quando il Presidente della Repubblica Napolitano vi aveva ricevuto, all'inizio di questa legislatura cosa vi aveva detto sull'impegno da parlamentari europei?
“Il Capo dello Stato ci ha detto che il Parlamento europeo non doveva diventare il teatro delle polemiche nazionali e che le istituzioni europee dovevano restare fuori da questo tipo di polemica. Sonia Alfano utilizza sistematicamente le dichiarazioni di voto al Parlamento europeo per fare quello che Napolitano ci ha sempre chiesto di evitare: gettare fango sull'Italia”.
La presidenza non ha detto nulla sull'insulto dell'Alfano nei suoi confronti?
“Il termine 'Vajassa' non è stato tradotto. Quindi il Presidente di turno dell'assemblea, il socialista Stavros Lambrinidis, non ha compreso il termine. Gli interpreti non ce l'hanno fatta a spiegarlo. Devo dire che sono stata sfortunata. Lambrinidis ha un modo tutto suo di condurre i lavori in aula. Il Presidente voleva far addirittura ripetere la dichiarazione di voto della Alfano oppure darle dei minuti in più per darle infangare ancora l'Italia”.
Lei è finita sulle prime pagine dei quotidiano europei perchè ha votato in aula con suo figlio in braccio. Cosa pensa delle parlamentari del Pd che hanno votato nella fase terminale della maternità?
“Sono d'accordo con Giulia Bongiorno, che ritiene la maternità non comparabile con una malattia. Ci vuole un congedo di maternità per i deputati. Questa possibilità non esiste nemmeno al parlamento europeo. Però ritengo che ci siano delle priorità. Se avessi una gravidanza a rischio non andrei a votare in aula. Non avrei mai pensato, come ha fatto la Bongiorno, di prendere una carrozzina e di andare in Parlamento per votare la sfiducia. Mio figlio viene prima della sfiducia contro Berlusconi”.

Quando Berlusconi frega Bernardo Bertolucci



Io non riesco proprio a capire certe corrispondenze. Mercoledì scorso, Bernardo Bertolucci era al MoMa di New York. Giovanna Botteri lo ha intervistato. Ma l'intervista è stata mandata in onda su "Linea Notte" solo venerdì sera: due giorni dopo l'evento. La chicca dell'intervista è che Bertolucci vorrebbe fare la terza parte di "Novecento" su Berlusconi se scoprisse che il "cavaliere" non è entrato nel DNA degli italiani. Figuriamoci cosa avrebbe detto se il governo fosse caduto martedì scorso. Chissà, lo avremmo trovato con il ciak in mano pronto a girare la prima scena. Notate l'ammiccamento finale tra la Botteri, Mannoni e Travglio in studio. Mi chiedo però cosa c'entri un evento importante come la retrospettiva su Bertolucci (che a me piace molto!) con le corrispondenze da New York. Eppure di notizie dagli Usa ce n'erano moltissime: la riforma fiscale approvata da Obama per favorire i ceti medio alti. E allora perchè intervistare Bertolucci con una domanda che qualsiasi giornalista avrebbe potuto fargli magari andandolo a trovare a Parma?