mercoledì 22 dicembre 2010

La sinistra e la teoria dell'infiltrato

Il Tempo del 21 dicembre 2010
di Lanfranco Palazzolo


Il centrosinistra e la teoria dell'infiltrato. I partiti che si richiamano al vecchio Partito comunista italiano hanno poca fantasia. Quando devono giustificare gli scontri in piazza tirano sempre in ballo la vecchia formula dell'infiltrato. Era successo anche ai tempi delle Brigate Rosse, quando i terroristi di sinistra venivano definiti come eterodiretti dalla destra e dai servizi. I giornali vicini al centrosinistra non hanno fatto altro che rilanciare questa antica teoria, senza peraltro avere il coraggio di portarla fino in fondo. La prima a lanciare il sasso nello stagno è stata la capogruppo al Senato del Pd Anna Finocchiaro, sostenuta dal Comunistissimo Oliviero Diliberto. Il 16 dicembre, due giorni dopo gli scontri, su “l'Unità” Massimo Solani spiega la dinamica sulla nascita delle leggenda dell'infiltrato con la paletta del ministero dell'Interno, il giaccone beige, le manette e il manganello: “Un accusa pesante – scrive il giornale del Pd - fondata, a quanto si dice nei corridoi del Senato, da alcune segnalazioni arrivate direttamente agli uffici del Pd”. Ma ancor prima che il ministro dell'Interno Maroni intervenga in aula, e senza dire da chi sono arrivate le segnalazioni, “l'Unità” risponde agli interrogativi aperti dai sospetti della Finocchiaro: “Difficilmente, però, in quella sede, troveranno risposta i molti dubbi ed interrogativi allarmati che in tutta la giornata di ieri si sono rincorsi in rete attraverso blog e social network”. In questa gara per individuare l'infiltrato si distingue “Il Secolo d'Italia”, che dedica un ampio servizio di una pagina sul tema con un titolo a caratteri cubitali: “Ma chi è quello con la pala? Dalle foto dei tumulti a Roma spunta uno strano studente...”. I puntini del titolo lasciano pochi dubbi ai sospetti avanzati dal quotidiano finiano. Nel servizio del 16 dicembre, il giornale di Futuro e libertà spiega che “nulla impedisce di pensare, quindi, che se ci sono state infiltrazioni le stesse smentite apparse sul portale [di Indymedia] siano a loro volta dei depistaggi”. Infatti, “Il Secolo” punta l'obiettivo su un video sospetto apparso su YouReporter nel quale il ragazzo con la giacca beige partecipa agli scontri senza “mai picchiare un poliziotto”. “Il Riformista” definisce il sospetto sugli infiltrati come “la domanda del giorno”, ricordando che “la Guardia di Finanza ha comunicato martedì, in una nota, la presenza di agenti in borghese sul luogo degli scontri. “Il Riformista” ritiene che alcune foto apparse il giorno degli scontri “non possono non far discutere”. Il quotidiano “la Repubblica” del 16 dicembre non crede alle smentite degli organi preposti all'ordine pubblico: “Arriva una prima, parziale, precisazione della questura di Roma, che non smentisce in assoluto la presenza di agenti provocatori”. Da questo coro di sospetti si dissocia a sorpresa “Europa”. Sulla prima pagina del 16 dicembre, forse per distinguersi dal fratello maggiore “l'Unità”, il giornale di Menichini invita apertamente il Pd a non seguire linea dell'infiltrato: “I miti sulle infiltrazioni [il Pd] li lasci in archivio”. Per accreditare la tesi dell'infiltrato, “l'Unità” mobilita lo psichiatra Luigi Cancrini. Il 17 dicembre, relegato a pagina 20, l'ex parlamentare del Pdci spiega ad un lettore del giornale della De Gregorio: “L'idea che la manifestazione di martedì a Roma sia stata fatta degenerare da alcuni infiltrati non è, purtroppo, un'idea peregrina”. La conclusione dello studioso è questa: “Gli infiltrati vengono fuori proprio in queste situazioni ed eccoli lì. Sbagliato pensarlo?”. I fatti hanno dimostrato di sì.