venerdì 24 dicembre 2010

Il "medico dei pazzi" Ignazio Marino e Rosi Mauro

Nell'esprimere la mia solidarietà a Rosi Mauro per gli attacchi di questi giorni, vi faccio vedere cosa è successo al Senato dopo l'approvazione del ddl Gelmini, quando il senatore Marino ha fatto marcia indietro sulla diagnosi che aveva fatto sulla condizione mentale della senatrice Rosi Mauro, alla quale avrebbe voluto mettere la camicia di forza. Mi chiedo se l'ordine dei medici possa intervenire in una vicenda del genere perchè il comportamento di Marino è, a dir poco, politicamente e professionalmente scorretto.

RIZZI (LNP). Signor Presidente, la ringrazio per avermi dato la parola. Io vorrei intervenire, non tanto sull'ordine dei lavori, quanto su un fatto che presenta un aspetto personale, con diverse sfaccettature. Sono contento, inoltre, che sia rimasto in Aula il presidente Ignazio Marino, perché egli è oggetto di questo mio intervento.
Io non posso fare a meno di rimarcare, prima di tutto come medico ma anche come senatore, una dichiarazione del collega Ignazio Marino di questa mattina, ripresa da diversi giornali, come ad esempio «il Giornale» piuttosto che «L'Unità», che si configura come un grosso attacco nei confronti di un membro del nostro Gruppo, ma ancor più grave a livello istituzionale, in quanto si tratta della Vice Presidente di questo Senato, la collega Rosi Mauro, alla quale vorrei esprimere parole di solidarietà.
Io mi rivolgo direttamente al senatore Ignazio Marino, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul Servizio sanitario nazionale, normalmente persona assolutamente equilibrata, che però, con parole come quelle che mi accingo a leggere, ha fatto qualcosa di veramente grave. Riferendosi a quanto accaduto l'altro ieri in quest'Aula, ma rivolgendosi personalmente alla collega Rosi Mauro con parole di questo tipo: "come medico dichiaro che andrebbe curata con benzodiazepine e con 10 giorni di riposo assoluto e qualche minuto di camicia di forza".
Orbene, signor Presidente, io credo che questa frase vada contro l'etica del Senato, sicuramente, ma anche contro la deontologia medica perché con queste parole il collega Ignazio Marino esprime una vera e propria diagnosi psichiatrica e suggerisce anche una terapia psichiatrica. Io ritengo che tale atteggiamento, deontologicamente, da parte di un collega che ha tutta la mia stima come chirurgo non possa essere tenuto. Del resto, questa sua reazione è determinata da quanto successo l'altro ieri, quando la collega Rosi Mauro, mentre presiedeva questa Assemblea, ha avuto la sola grave colpa di rivolgersi a una serie di ignobili provocatori - e voglio sottolineare l'appellativo ignobili - presenti in quest'Aula con l'espressione «Vergognatevi!».
Io vado a sottoscrivere queste parole impiegate da parte della collega Mauro, perché è inammissibile che in questa Aula si debba assistere ad atteggiamenti di questo genere. Bene ha fatto la collega a farlo rimarcare. Adesso io invito, nel modo più amichevole possibile, il collega Ignazio Marino a cambiare ulteriormente la propria specialità e, magari, a trasformarsi in oculista, andando a prendere atto della trave che sta nel proprio occhio e non della pagliuzza che sta nell'occhio dell'amica e collega Rosi Mauro, tra l'altro Vice Presidente di questa assise! (Applausi dai Gruppi LNP e PdL).
Se è vero che il collega Gasparri, per smorzare i toni, ha giustamente chiesto scusa alla presidente Finocchiaro, che non ha avuto modo di esprimere fino in fondo il proprio pensiero, credo che il senatore Ignazio Marino debba perlomeno fare lo stesso nei confronti della vice presidente Mauro. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL e del senatore Totaro. Congratulazioni).
PRESIDENTE. Senatore Rizzi, la Presidenza esprime il suo più profondo rammarico per le vicende di ieri che hanno visto la Vice Presidente di turno oggetto di fortissime e inusitate contestazioni, che non hanno consentito a lei la prosecuzione dei lavori.
Parto dal presupposto che la Presidenza debba essere sempre posta in condizione di poter adempiere al proprio ruolo e, quindi, mi associo a questo rammarico augurandomi che per il futuro episodi del genere non si verifichino più perché sino ad oggi sia il sottoscritto che i suoi Vice si sono mossi all'unisono per fare in modo che venissero applicate le regole. Sono fiero dei miei Vice Presidenti, sia provenienti dal centrodestra che dal centrosinistra (Applausi). Sono persone di grande levatura e di grande trasparenza. Mi auguro che in futuro episodi del genere, con qualunque Vice Presidente, non si verifichino né da parte delle opposizioni né da parte della maggioranza nei confronti dei Vice Presidenti di turno.
La Presidenza opera - come diceva la presidente Mauro - sulla base di indicazioni degli Uffici. Non si inventa le soluzioni, perché a volte non è in grado di individuarle immediatamente. Ho detto ieri che i nostri Uffici sono il fiore all'occhiello del Senato, come della Camera. Sono Uffici neutri, dotati di grandissima professionalità, che hanno sostenuto i Presidenti che si sono succeduti in questi anni, di qualunque appartenenza. Sono stati il baluardo ed il riferimento all'attività dei presidenti Mancino, Marini, Pera e del sottoscritto e dimostrano competenza e neutralità. Di questo, credo che i miei predecessori - il presidente Marini, il presidente Mancino - saranno testimoni, da quei galantuomini che sono.
MARINO Ignazio (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARINO Ignazio (PD). Signor Presidente, sono felice di essermi trattenuto in Aula per ascoltare le parole di Fabio Rizzi, un senatore che stimo, con cui lavoro molto bene in Commissione d'inchiesta sul servizio sanitario da due anni.
Devo fare una brevissima premessa, e cioè che le parole che il senatore Fabio Rizzi mi ha attribuito sono effettivamente da me state pronunciate, ma non all'interno di un dibattito serio e rigoroso come quello di un'Aula del Senato, ma in una trasmissione radiofonica basata sugli scherzi, che si intitola «Un giorno da pecora», nel corso della quale, in diretta, mi è stato chiesto se un paziente con determinate caratteristiche doveva o meno essere sottoposto a trapianto di fegato, ed io scherzosamente ho risposto anche a quello.
Mi rendo assolutamente conto però che, nel contesto e nell'insieme di critiche che si sono sollevate rispetto al momento in cui la presidente Mauro presiedeva l'altro giorno la nostra Aula, tali parole possano essere state percepite come offensive. Se questo è stato, davvero me ne scuso sinceramente, perché non era questo lo scopo. Tra l'altro, ho un rispetto personale per la presidente Mauro. Ho pensato, anche nel mio ruolo di opposizione (certamente anch'io facevo la mia parte in quel momento) che effettivamente era molto complesso gestire l'Aula in quelle situazioni.
Mi auguro, quindi, che le mie parole e le mie espressioni vengano confinate nell'ambito in cui sono state pronunziate, cioè quello di una battuta scherzosa. E spero che questo incidente non comprometta assolutamente i nostri rapporti lavorativi. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL).
PRESIDENTE. Senatore Marino, apprezzo anch'io moltissimo questo suo intervento.
BONFRISCO (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

La figuraccia della Finocchiaro al Senato



La riforma dell'università era necessaria anche perchè la Finocchiaro ha dimostrato di non conoscere bene la storia. Nel corso del suo intervento al Senato, la capogruppo del Pd ha detto un sacco di cose che non corrispondono alla verità storica. E bene ricordarle. Questo è il passaggio del suo intervento al Senato: "E guardate, non è un caso che la primavera di Praga, che è la prima frattura nel potere assoluto di un Paese dell'Unione sovietica, veda uno studente, Jan Palach, darsi fuoco davanti ad un tank (Applausi dal Gruppo PD), così come a Tienanmen è uno studente di architettura che ferma... (Prolungati applausi dal Gruppo PD. Proteste dal PdL.). Non l'ho tirato fuori io il' 68. Vi conviene ascoltare tranquillamente, perché io prometto di fare altrettanto. (Richiami del Presidente. Commenti dei senatori Gamba e Benedetti Valentini). Saranno molto contenti tutti quelli che ascoltano". Le parole della parlamentare lasciano davvero di stucco. In primo luogo, quella della rivolta di Praga non è la prima frattura nel potere assoluto dell'Urss. Ce n'erano state altre come la rivoltà d'Ungheria del 1956, i moti in Polonia nel 1957, la destalinizzazione; inoltre, Jan Palach non si era dato fuoco davanti ad un Tank sovietico. Un consiglio per la Finocchiaro, faccia un bell'esame di Storia Contemporanea. Anche se i fondi per l'università sono pochi un professore per farle fare l'esame si trova sempre....

Manifesto selvaggio: il Pd e la cabina telefonica


Guardate quanto sono civili quelli del Partito democratico. Ecco cosa hanno combinato a questa cabina telefonica in pieno centro a Roma, vicino alla stazione Termini. Non sono d'accordo sulla definizione del manifesto che sostiene la tesi di un governo avverso allo sviluppo dell'università. Dal manifesto è comunque chiaro che il Pd taglia le gambe alle cabine telefoniche.

Il Pd tutela chi è dentro l'università

Intervista a Francesco Giavazzi
di Lanfranco Palazzolo
Voce Repubblicana del 24 dicembre 2010

Il Pd ha proposto delle modifiche marginali alla riforma Gelmini. E quando lo ha fatto ha dimostrato di voler tutelare chi già c’è dentro le università. Lo ha detto alla “Voce” l’economista Francesco Giavazzi.
Prof. Giavazzi, cosa pensa della riforma universitaria del ministro Gelmini?
“Credo che a questa riforma manchino alcune caratteristiche tipiche del libearalismo einaudiano. In questa riforma non c’è l’abolizione del valore legale della laurea. E poi manca l’innalzamento delle rette universitarie per gli studenti delle famiglie abbienti. Questi ricavi dovrebbero essere utilizzati per dare agli studenti meno ricchi delle borse di studio. In questa riforma ci sono alcune misure interessanti, ma sicuramente diverse da quelle che avrebbe fatto Einaudi”.
Tenendo conto delle proteste di piazza, se la riforma avesse contenuto anche l’abolizione del valore legale della laurea e l’aumento delle rette universitarie cosa sarebbe successo?
“L’abolizione del valore legale del titolo di studio è una cosa così lontana dalla cultura del nostro paese, al punto che nessuno ci pensa. L’aumento delle rette avrebbe dato spazio a manifestazioni ancora più forti di quelle che abbiamo visto. Ma non ha senso che oggi i poveri paghino l’università dei ricchi. Oggi, i figli delle famiglie meno abbienti frequentano meno le università italiane. Meno di quanto accadeva negli anni precedenti. Se le rette universitarie non coprono più i costi, sono i poveri che pagano per le l’università dei ricchi. Alzare le rette per i ricchi è una cosa di sinistra. Ma questo concetto non è semplice da spiegare”.
Cosa pensa della norma della riforma Gelmini che limita a sei anni il mandato per i rettori che possono essere sfiduciati dal Senato accademico?
“Il mandato a termine per il rettore mi sembra il minimo. Trovo debole la norma che consente al rettore che consente al rettore di continuare fare il Presidente del Cda dell’Università, in quanto il Cda dovrebbe essere il controllore del rettore”.
Non ritiene che l’ingresso nel Cda di personalità esterne all’ateneo possa essere una garanzia di controllo democratico sul rettore?
“Questo ingresso è positivo. I membri esterni restano pur sempre in minoranza. La maggioranza dei consiglieri di amministrazione è dell’università. La terzietà del Cda non c’è. Anche se è vero che la presenza di personalità esterne aiuterà il Cda a renderlo più indipendente”.
Come si è comportata l’opposizione su questo provvedimento?
“Le proposte del Pd si possono dividere in due categorie: sono state proposte delle variazioni marginali al ddl del governo e la linea complessiva del Pd è stata quella di proteggere chi nell’università già c’è. Invece, secondo me bisogna aprire l’università al nuovo, soprattutto a chi non ha la fortuna di esserci”.