giovedì 30 dicembre 2010

Separati alla nascita: il pianista Giovanni Allevi - Riccardo Cucchi di Radio Rai


Quella polemica non stupisce

Voce Repubblicana del 30 dicembre 2010
Intervista ad Elio Veltri
di Lanfranco Palazzolo

La polemica dentro l’Idv non mi ha stupito. Lo ha detto alla “Voce” l’ex parlamentare Elio Veltri, cofondatore dell’Italia dei Valori e responsabile dell’associazione “Democrazia e legalità”.
Onorevole Veltri, è rimasto sorpreso quando gli eurodeputati De Magistris e Alfano hanno sollevato la “questione morale” contro Antonio Di Pietro?
“Non sono rimasto sorpreso da questa polemica. Non c’era bisogno che uscissero dal partito Scilipoti, Razzi e Porfidia, per votare a favore di Berlusconi, per comprendere che nell’Idv c’è una ‘questione morale’. Io me ne sono andato nel 2001. E tutti sanno quello che avevo fatto per fondare l’Idv e per sostenere Di Pietro. Avevo capito questa difficoltà già dieci anni fa. De Magistris e la Alfano mancano di coraggio. Loro parlano come se Di Pietro fosse altro rispetto alla crisi del partito. Si rivolgono a lui come se fosse il ‘buono’ che viene raggirato ed abbindolato dai gattini. Non è così. L’Idv è fatta su misura per il suo leader. Questo è un partito che ha voluto costruire Di Pietro con queste caratteristiche. E’ lui che sceglie le persone, le promuove e le candida. Infatti, nel gruppo parlamentare ci sono suo cognato e il cognato del cognato. E’ una polemica che deve andare al cuore del problema. Quando la situazione del partito entra in conflitto con la propria coscienza bisogna fare una scelta netta. Io me ne sono andato. Ho fatto così nel 1981 dal Psi di Bettino Craxi e l’ho fatto anche con Antonio Di Pietro dieci anni fa”.
Ci saranno delle conseguenze per questa polemica?
“Non credo. Questa polemica su Di Pietro non porta da nessuna parte. Anzi, questa polemica lo aiuta. Il leader del Idv può difendersi dicendo che De Magistris vuole prendere il suo posto alla guida del partito. Il paradosso di questa situazione è che se Scilipoti e Razzi non fossero usciti dal partito questa polemica non ci sarebbe stata. Nell’Idv si dovrebbe avere il coraggio di fare un’analisi seria e chiedere dei cambiamenti radicali. Altrimenti è meglio tacere”.
Perché esponenti del dipietrismo hanno votato per Berlusconi?
“Non mi meraviglio di niente. Se l’opposizione dell’Idv è fatta solo di insulti contro Berlusconi non si arriva da nessuna parte. Io sono stato querelato ben 12 volte da Berlusconi per cause civili perché le critiche che rivolgevo entravano nel merito delle questioni politiche. Di Pietro questo non lo fa. Ecco perché il dipietrismo rischia di diventare l’altra medaglia del Pdl e la gente se ne va dal partito denunciando la mancanza di democrazia”.
L’Idv farà la fine dell’Uomo qualunque?
“Non lo so. Oggi Di Pietro è indispensabile per l’Idv. Se Di Pietro desse spazio ad altri non sarebbe più la sua Italia dei Valori. In questi dieci anni il partito non ha voluto cambiare perché Di Pietro non lo ha voluto”.

Per quella riforma ci vogliono i soldi

Voce Repubblicana del 29 dicembre 2010.
Di Lanfranco Palazzolo.
Intevista a Gianfranco Pasquino
La situazione dell’università è intollerabile. Ma dubito che la riforma Gelmini possa essere realizzata a costo zero. Lo ha detto alla “Voce” il politologo Gianfranco Pasquino.
Prof. Pasquino, cosa pensa della riforma universitaria della Gelmini?
“Sono docente di Scienze politiche. La situazione dell’università di oggi è intollerabile. Non va bene. L’università oggi funziona molto male. Qualsiasi riforma che cerchi di cambiare il funzionamento dell’università ha degli aspetti positivi. E la riforma Gelmini ha anche degli aspetti positivi. Questi aspetti positivi sono parecchi e sono anche in corso. I nuclei di valutazione di cui si parla nella riforma esistono già. Erano stati istituiti dal ministro Fabio Mussi. Utilizzarli al meglio, come si propone questa riforma, è già un importante passo avanti. Il punto debole, e non dipende tanto dal ministro Gelmini – anzi dipende dal ministro Tremonti – è che ci sono davvero poche risorse. Le riforme senza fondi non si possono fare. A meno che, il ministro non pensi che con l’attuazione di questa riforma vengano utilizzati dei fondi risparmiati da qualche altra parte, che potranno essere investiti nell’università”.
E’ d’accordo con il mandato a termine unico di sei anni per i rettori delle università, i quali sono sfiduciabili da Senato accademico? I retori gestiscono bene il loro potere nelle università?
“La norma impedisce che ci siano rettori che durino in carica troppo a lungo. Però, la scienza politica mi consiglia che è sempre meglio avere due mandati, perché al termine del primo mandato il rettore può essere valutato, giudicato per quello che ha fatto. Con un solo mandato il rettore diventa di fatto irresponsabile. Non dovendo essere rieletto, il rettore non ha alcun interesse nel tenere conto degli interessi degli studenti. Il problema non è il rettore. Il problema della riforma è che inserisce nella struttura dell’università personale che viene da fuori, pensando di alleggerire il peso dei baroni. Ma i baroni conoscono meglio di loro il meccanismo dell’università. E questa situazione può creare dei conflitti”.
E’ positivo che nella riforma ci siano delle norme che consentono al MIUR di premiare quegli atenei che dimostrano di aver dato buona prova dell’utilizzo delle loro risorse economiche?
“Gli sprechi ci sono. Ma non ci sono dappertutto. I ministri dell’università che si sono alternati in questi anni dovrebbero chiedersi cosa hanno fatto di concreto per controllare gli atenei e le loro spese. La moltiplicazione delle sedi universitarie ha prodotto inevitabilmente degli sprechi. In qualche caso non veniva controllato il modo in cui venivano chiesti i concorsi per i professori. Se oggi esiste il blocco dei concorsi è perché in passato sono stati fatti troppi concorsi universitari”.